Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 25/08/2013 alle  13:21:44, nella sezione LIBRI,  1169 letture)

In Italia il cinema di genere è stato sempre sottovalutato, ma se esiste un regista aborrito dalla critica e ingiustamente emarginato questi è proprio Mario Bava. Luigi Cozzi è stato uno dei primi a pubblicare un libro - omaggio sul maestro del thriller fantastico e del noir duro all’italiana, mentre Alberto Pezzotta gli ha dedicato una colta biografia edita da Il Castoro. Se conosciamo bene Mario Bava, avrebbe preferito il primo, perché il regista di Cani arrabbiati era uomo semplice e schivo, uno che dei suoi film amava dire: “Sono soltanto stronzate”. Magari non lo pensava, ma le parole erano quelle, come dice Joe Dante: “Mario Bava faceva insalata di pollo usando la merda”. Ma quant’era buona la merda di Bava, se confrontata ai veri escrementi odierni esaltati dalla critica e presentati al Festival di Cannes! I mezzi erano scarsi, i tempi inadatti a fare cinema di genere, Bava era noto per far risparmiare un sacco di soldi ai produttori, al punto che realizzò l’opera pop Diabolik (il mitico John Philip Law - che ho fatto in tempo a conoscere! - e l'affascinante Marisa Mell) con modellini e pupazzi, facendo la cresta sul budget. Mario Bava era il regista che girava i film a Pietro Francisci, ché dopo la fine del sodalizio il re del peplum non ha più fatto niente di buono, ma è anche l’autore di un capolavoro del gotico come La maschera del demonio (1960), interpretato da una sconosciuta Barbara Steele. Ercole al centro della terra, Gli invasori, La ragazza che sapeva troppo, I tre volti della paura, La frustra e il corpo, Sei donne per l’assassino, sono i suoi lavori fino al 1964, che spaziano dallo storico - mitologico al giallo classico, passando per horror sadico, gotico e thriller violento. La strada per Fort Alamo (1964) è uno dei pochi western che anticipa uno straordinario fanta horror come Terrore nello spazio (1965), realizzato con budget ridicolo, ma anticipatore di Alien. Operazione paura (1966) è di nuovo gotico, nello stesso anno de I coltelli del vendicatore, ma Bava trova il tempo per girare anche un divertente Franco & Ciccio movie come Le spie vengono dal semifreddo, interpretato da Vincent Price. Diabolik (1968) è un’opera pop indimenticabile, colorata come un fumetto, fallimentare quanto sublime e mai troppo rivalutata dai contemporanei. Il rosso segno della follia (1970), Quante volte… quella notte (1972) e 5 bambole per la luna d’agosto (1970) sono film minori, ma contengono alcune sequenze indimenticabili, soprattutto il primo, un horror psicologico inquietante. Roy Colt e Winchester Jack (1970) è forse il solo film trascurabile di Mario Bava, mentre sono piccoli capolavori Reazione a catena (1971) - grazie anche a Dardano Sacchetti che inventa lo slasher movie! - e Gli orrori del castello di Norimberga (1972), per non parlare di Lisa e il diavolo (1972), massacrato da una riedizione come La casa dell’esorcismo (1975) per seguire una moda, e il fantastico Cani arrabbiati (uscito postumo, ma va vista l’edizione 2002, curata dal figlio Lamberto). Bava si conferma grande regista anche negli ultimi film: Shock (1977), sul tema della casa stregata, interpretato da Daria Nicolodi e John Steiner, La Venere d’Ile (1978), girato per la Tv con il figlio Lamberto. Non dimentichiamo il Polifemo televisivo de L’Odissea di Franco Rossi, costruito da Carlo Rambaldi, ma fatto vivere in maniera perfetta da un maestro degli effetti speciali e della fotografia.

Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni rendono omaggio al genio di Mario Bava con un eccellente documentario come Mario Bava - Operazione paura, realizzato per Sky in apertura a un ciclo di pellicole dedicate al maestro. Per fortuna abbiamo la televisione commerciale! Infatti, la RAI non si sogna più di fare cicli su autori del passato, ma delega il compito a La Sette (La valigia dei sogni) e a SKY Classic (questa estate, per esempio, sta andando in onda un prezioso ciclo dedicato a Totò). Per la RAI va bene L’isola dei famosi, invece, a tempo perso un reality con Simona Ventura oppure le ricette di una presentatrice di cui non ricordo il nome e non ho voglia di andare a cercarlo. Al termine del montaggio, Acerbo e Pisoni si trovano così tanto materiale in mano che ne ricavano un libro (Kill baby kill-Il cinema di Mario Bava), edito con cura maniacale da Unmondoaparte, corredato da fotografie, schede biografiche e filmografie. Un grande lavoro, indubbiamente, ricco di testimonianze, da Joe Dante a Quentin Tarantino, passando per Luigi Cozzi, Lamberto Bava, Stefano Della Casa, Manlio Gomarasca, fino a Tim Burton, Fulvio Lucisano, Alberto Bevilacqua e chi più ne ha più ne metta. Una sola nota stonata. La testimonianza arrogante e supponente di Umberto Lenzi, che non conosce Mario Bava e (s)parla. Venticinque euro spesi bene, date retta.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 06/08/2013 alle  13:35:18, nella sezione LIBRI,  1041 letture)

IO SONO LE VOCICi sono piccole realtà editoriali che meriterebbero il successo, non fosse altro per l’impegno da talent-scout e per la cura con cui confezionano nuovi libri. Sappiamo che non è facile perché la concorrenza è agguerrita, ma soprattutto perché in Italia si legge poco e male, soprattutto si leggono libri inutili, spesso proposti a suon di classifiche e di strombazzamenti mediatici dalla grande editoria. Spezziamo una lancia, allora, in favore della piccola editoria e sfogliamo i libri che in questo torrido mese di agosto ci sono stati recapitati da Edizioni Anordest di Villorba. Ce n’è per tutti i gusti, dal fantastico al minimalista, passando per romanzo di formazione e genere sentimentale.

Danilo Arona è un nome che tutti gli amanti del fantastico conoscono, anche se - come lui stesso mi ha confidato una volta - scrivere fantastico in Italia è come vendere gelati al polo. Arona ci prova ancora, comunque, con Io sono le voci (pagine 358 - euro 12,90), inquietante thriller dalle atmosfere sadiche e morbose, ispirato dal suo amore per il cinema horror nordamericano. Se Arona fosse statunitense avrebbe fatto successo da un pezzo, oppure scriverebbe libri per Stephen King, ma in ogni caso i suoi libri vengono pubblicati da editori di tutto rispetto, anche Anordest è ben distribuita, inoltre dispone di uno zoccolo duro di lettori che lo segue. Io sono le voci non è il solito romanzo sul solito serial killer, né la solita indagine poliziesca condotta dal solito commissario di polizia. Se amate le cose originali, leggetelo. Altrimenti vi consiglio l’ultimo lavoro di Faletti oppure Dan Brown, anche se già li conoscete.

Marco Candida è una scoperta di Giulio Mozzi, diamo a Cesare quel che è di Cesare, che per primo l’ha pubblicato a puntate sulla rivista on line Vibrisse. Per una volta sono d’accordo con lui e sono felice di aver consigliato all’editore trevigiano di pubblicarlo, anche se di questo non compare traccia da nessuna parte. Invece che Candida sia una scoperta di Mozzi viene messo in bella evidenza sulla fascetta di copertina, citare il nome del noto insegnante di scrittura creativa pare che serva a vendere copie. Magia da Re Mida. Ricordo un verso di Vecchioni: “Scambiare al mattino tutto Moravia per un Paperino/ oppure far credere alla gente che chi mi compra è intelligente”. Il ricordo di Daniel non è un romanzo facile, parte dall’amnesia di un uomo di 32 anni che cerca di ricordare il suo passato mentre si lascia soggiogare da una realtà piena di dubbi angosciosi. Un romanzo sulla ricerca interiore, sulla crisi d’identità personale e delle nuove generazioni, molto pirandelliano, da meditare al posto del solito Camilleri o di un Baricco d’annata.

Annick Emdin, invece è una mia scoperta, direbbe Pippo Baudo, e anche qui - visto che non lo dice nessuno - me lo dico da solo. Anordest pubblica l’intenso Lividi, un romanzo d’amore e rabbia, insolito, pasoliniano, non convenzionale, scritto con stile cinematografico, teatrale, tagliente, efficace. Sangue e lacrime, sesso e orrore, angoscia e passione, personaggi che si muovono come allucinati derelitti del presente in una New York cupa e perversa. Annick è nata nel 1991, ha un futuro davanti, ma al suo attivo ha già un sacco di lavori come scrittrice e regista di teatro. Il Foglio Letterario ha pubblicato la sua opera prima: Tempesta elettrica, nella prestigiosa collana Demian diretta da Sacha Naspini e Federico Guerri (insegnante di scrittura di Annick).

Il romanzo che amo meno tra le nuove proposte di Anordest è Smalltown Boy - un’altra storia d’amore di Marco Campogiani, ma è un mio limite, non mi appassionano le storie sentimentali, che invece vanno di gran moda. Il romanzo è stato finalista al Premio Calvino, è ben ambientato a Urbino ed è zeppo di citazioni musicali, inoltre lo stile di Campogiani non ha niente a che vedere con quello di Federico Moccia. Basterebbe questo per convincerci a comprarlo. Sceneggiatore e regista, ha vinto il premio Salinas, ha scritto e diretto La cosa giusta (2009). Se amate le storie d’amore giovanilistiche (non è in senso dispregiativo) è il libro che fa per voi.

 
di Luca Raimondi (pubblicato il 29/07/2013 alle  11:06:22, nella sezione LIBRI,  1180 letture)

foto cavallaro basilePresentato ieri ad Augusta, presso il ristorante “A Massaria”, la nuova raccolta di racconti dell’avvocato-scrittore di Acireale Salvo Cavallaro (a sinistra nella foto a fianco), edita dalle Edizioni Carthago. Il libro, degnamente introdotto dal professore e poeta Carmelo Giummo e dalla direttrice editoriale di Carthago Susanna Basile (nella foto, a destra), propone quattro racconti. Il primo dà il titolo alla raccolta, “Date da mangiare ai pesci”, ed è il più lungo e spassoso, un “diario di bordo” di un viaggio negli Stati Uniti in cui un anonimo alter-ego dell’autore si riappropria delle proprie radici, del piacere di essere siciliano e vivere in Sicilia, nel momento in cui mette un oceano tra sé e la propria terra.  I pesci rimasti nella propria casa siciliana di cui non bisogna mai dimenticarsi. Gli affetti, i ricordi, i sentimenti, l’Etna e le granite, un bagaglio a mano da non perdere sotto le luci di Las Vegas o le esperienze mistiche messicane. I pesci però non sono statici, nuotano, migrano, esplorano. I pesci sono anche i ragazzi protagonisti del racconto, ragazzi che hanno un disperato bisogno di nuovi stimoli, nuovi sogni, nuovi amori, che soltanto attraverso il viaggiare è possibile trovare, laddove la realtà da cui provengono si dimostra non degna delle loro aspettative e non sazia del tutto le loro legittime aspirazioni. copertina del libroSalvo scoprire che neanche l’America è il santuario dove celebrare il culto della felicità e che anche lì si può sempre imbattersi in un Nico, personaggio-chiave del racconto, che pur avendo abbandonato la Sicilia per New York non è felice, lavora troppo, non apprezza niente perché lontano da quelle persone con cui avrebbe voluto condividere la propria vita. Si ripropone quindi il dramma – apparentemente senza fine – di una gioventù siciliana combattuta tra l’amore per la propria terra, l’impossibilità ormai quasi oggettiva di realizzarvi i propri sogni o anche soltanto di costruirvi una degna sopravvivenza, la necessità di emigrare e la difficoltà di vivere in modo pienamente soddisfacente in una nuova realtà che comunque rimarrà a lungo estranea, diversa, solitaria.

Questo primo segmento del libro si segnala per uno stile immediato e spontaneo. Più artefatti e letterariamente ambiziosi i successivi. Se il secondo racconto torna sul tema del viaggio in una chiave fantascientifica, operazione sempre coraggiosa per gli autori italiani (generalmente poco inclini a tale genere), il terzo racconta con toni grotteschi e pirandelliani una personalità che va in pezzi a causa dell’insegnamento del famoso Metodo concepito da Stanislavskij. Il quarto racconto si apre con una citazione di Kapuscinski che riassume un po’ il tema principale del libro, la visione della vita come viaggio di conoscenza degli altri ma prima ancora del proprio sé: “Un viaggio non inizia quando si esce né finisce quando si fa ritorno. In realtà inizia molto prima e mai finisce per davvero”. Il viaggio che propone questo racconto è infatti un viaggio interiore, relazionale e familiare, tra le quinte di quel grande teatro che è la vita: siamo ancora una volta dalla parti di Pirandello, autore significativo per Cavallaro non in quanto siciliano come lui, ma in quanto espressione letterariamente più alta – e non ancora superata - dei drammi e dei dubbi dell’uomo contemporaneo.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 10/07/2013 alle  11:40:50, nella sezione LIBRI,  939 letture)
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di Gordiano Lupi (pubblicato il 06/07/2013 alle  18:04:54, nella sezione LIBRI,  960 letture)

bonannoConosco Mario Bonanno, musicologo catanese del 1964, grazie alla Casa Editrice Bastogi di Foggia, per la quale diversi anni fa ho pubblicato Un’isola a passo di son - Viaggio nel mondo della musica cubana. A quel tempo Bonanno dirigeva la rivista Musica & Parole, un prezioso strumento per musicofili che scandagliava con numeri monografici la canzone d’autore italiana. Mi propose di collaborare con lui ma alla fine non ne facemmo di niente. Bonanno è un purista, non è interessato a divagazioni caraibiche, il suo programma riguarda solo la musica italiana di qualità. Ricordo ancora quei volumetti agili che raccontavano l’opera di Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, piccoli gioielli per collezionisti, strumenti di lavoro indispensabili. La rivista ha chiuso i battenti, come la maggior parte delle pubblicazioni cartacee di argomento letterario - musicale, soppiantata dal web che fagocita tutto con la sua onnipresenza e gratuità. Bonanno, invece, continua il suo lavoro di ricercatore musicale, collaborando con piccoli e medi editori, sensibili alle istanze culturali. Stampa Alternativa è uno di questi, Marcello Baraghini è da sempre alfiere della cultura popolare, scopritore di talenti e divulgatore di notizie su grandi musicisti dimenticati (Claudio Lolli, Sergio Endrigo…). Bonanno ha pubblicato tre gioielli per Stampa Alternativa: Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso (2011), Rosso è il colore dell’amore - Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli (2012) e Io se fossi Dio - L’apocalisse secondo Gaber (2013).

Rosso e Bertoli sono due cantanti importanti della musica leggera italiana, due veri e proprio intellettuali rimossi, dei quali non si parlava da tempo, mentre - in periodi culturalmente poveri come quelli che stiamo vivendo - si sentiva la necessità di una loro riscoperta. I due libri contengono allegati preziosi: un CD con un concerto semi inedito di Stefano Rosso e un DVD con intervista - concerto di Pierangelo Bertoli. Il lettore - ascoltatore avrà modi di apprezzare le note irridenti de Lo spinello ma anche lo struggente impegno politico di Rosso colore. Non solo. Conoscerà in maniera approfondita le motivazioni dell’opera culturale di due cantautori impegnati, ma non soporiferi e non necessariamente tristi e pesanti. Io se fossi Dio, invece, è un libro monografico sulla canzone più discussa scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, riproposta nelle due versioni (1980 e 1991), tra interviste, esegesi, storia e un pizzico di gossip. Mario Bonanno è uno di quei personaggi che fanno bene alla cultura italiana, la vera cultura popolare, che non si vergogna di parlare di cinema di genere e musica leggera. Tra i suoi libri migliori ricordiamo: Paolo Conte. Sotto le stelle del jazz (2000), Angelo Branduardi. Futuro antico (2002), Francesco De Gregori. Cercando un altro Egitto (2003), Ivan Graziani. Il chitarrista (2005), Anni affollati. Italia e i cantautori. 1973-1983, Storia di dischi andati (2009), Roberto Vecchioni. Samarcanda (2010). Cercateli. Ne vale la pena.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/07/2013 alle  11:35:34, nella sezione LIBRI,  1020 letture)

padre a tempoLa casa editrice lancia il libro con uno strillo intrigante: “il primo libro in Europa con colonna sonora integrata”. Spiega l’ufficio stampa: “Per la prima volta un libro completo di colonna sonora: grazie a PLAY.ME, leggendo il romanzo, sarà possibile ascoltare in streaming su smartphone una playlist di canzoni scelte dall’autore”. Lascio al pubblico questo privilegio, ché io non possiedo smartphone - e non ho nessuna intenzione di comprarlo! - ho capito da poco (forse grazie a Grillo, ecco a cosa è servito il Movimento Cinque Stelle!) cosa significa streaming, mentre playlist è l’unico vocabolo che - obtorto collo - è entrato a far parte del mio linguaggio. Mi scuso per il latino. So che non va più di moda. Vediamo la trama del romanzo.

Michael è un giovane di successo, arrogante, saccente, misogino e sociopatico. Dopo un anno passato a Los Angeles, torna a lavorare a Milano in una famosa agenzia di comunicazione. Ha un unico obiettivo: rendere l’ufficio un inferno e le sue colleghe miserabili, documentando ogni nuovo sadico stratagemma sul suo diario di bordo. Il destino decide di dargli un calcio nel sedere e Michael scopre di aver lasciato a Los Angeles qualcosa in più di un semplice souvenir: una figlia che non sapeva di avere e di cui adesso deve prendersi cura. Con una tazza di caffè americano in una mano e un biberon nell’altra, quest’uomo dal sarcasmo scorretto si prepara al lavoro più difficile della sua carriera: diventare padre a tempo indeterminato. Il romanzo racconta con ironia la storia di un cambiamento inaspettato: da bastardo part-time a padre a tempo indeterminato. Al romanzo è abbinato un book-trailer (poteva mancare in un prodotto così tecnologico?), in collaborazione con Nokia, L’Uomo Elite Milano e MSGM, Andrea Olivo e Fabrizio Martinelli hanno realizzato un filmato interamente girato con il nuovo Nokia Lumia 920. Il video è disponibile dal 4 luglio e vede come protagonista il modello di Elite, Mario Scalia, nei panni di Michael.

Due parole sull’autore. Ne sentiremo parlare, credo. Marcello Signore, 24 anni, è nato a Napoli. Dopo un’esperienza negli Stati Uniti vive a Milano, dove si occupa di social media. Grazie al successo web della serie Pausa Pranzo, nel 2011 approda in tv, su La3, dove conduce Mi chiamo NERD, una nuova trasmissione interattiva scritta e pensata da lui per i giovani. Nel 2012 diventa blogger di Huffington Post Italia. Non solo. Si tratta di uno dei nuovi volti di Occupy Deejay su DeejayTV. Con oltre 10.000 followers fra Facebook, Twitter e YouTube, Marcello è un “social writer”, i suoi post e i suoi racconti vengono seguiti ogni giorno da centinaia di utenti e sono fra i più commentati del web. Dopo il successo di alcune storie brevi pubblicate su Facebook e sul suo blog, questo è il suo primo romanzo. Il libro sarà presentato il 4 luglio, presso la Libreria Hoepli di Milano (Via Ulrico Hoepli, 5) alle ore 18, con un evento in partnership con Nokia su “Lo scrittore al tempo dei social media”. Insieme all’autore interverranno Alessandro Rimassa (direttore del Centro Ricerche dello IED), Giuliano Federico (direttore di Swide.com), Silvia Vianello (conduttrice di Smart&App su La3) e Alessandro Cusmano (brand manager di Nokia Italia). Il dibattito sarà moderato da Paolo Maria Noseda, interprete di Che tempo che fa e autore de La voce degli altri. La presentazione sarà trasmessa in streaming via Google Hangout sul canale di Marcello Signore http://www.youtube.com/marcellosignore.

 
di Luca Raimondi (pubblicato il 23/06/2013 alle  11:56:23, nella sezione LIBRI,  1912 letture)

cop libro oranoHo avuto l’onore e il piacere di presentare ieri, presso il Biblios Cafè di Siracusa, l’esordio letterario del magistrato Giorgio Orano, edito  di recente da Aracne. Prendo dunque spunto dal dibattito sorto in quella sede per scrivere qualche considerazione in merito ad un romanzo particolare, potente e generoso come pochi altri esordi recenti. Un articolato mondo narrativo in cui smarrirsi piacevolmente, abitato da personaggi alla deriva, confusi, in crisi esistenziale, un mondo costruito con un linguaggio perfetto, incisivo, attento ai dettagli, letterario ma senza mai compiacimento, degno dei migliori autori classici. Un romanzo sulla borghesia italiana sospesa tra una volontà di potenza, di successo, di denaro, residui del benessere precedente, e un presente e un futuro mediocre, quando non rovinoso, in cui il mondo sembra dirigersi verso la propria autodistruzione e non sembra esserci speranza, se non quella di riscoprire valori e sentimenti ormai sepolti.

Lo sguardo dello scrittore non è moralistico, non suggerisce facili vie d’uscita, ma pone dei dilemmi e delle questioni morali su cui riflettono i personaggi e noi insieme a loro. La società non sembra più essere costruita a nostra immagine e somiglianza, siamo invece noi ad essere schiacciati e soggiogati da essa: i suoi fili sembrano essere sempre gestiti da qualcun altro, anche quando sembra che tutto sia in nostro pieno controllo.

La famiglia non certo esemplare scelta come protagonista da Orano, è già in partenza disgregata. Augusta, Vittorio, Giada, sono per certi versi come i protagonisti della “Stanza del figlio”: la scomparsa di Matteo, figlio di Augusta e Vittorio e fratello di Giada, è però già avvenuta, digerita, ma è chiaro che quell’episodio ha permesso di far venire a galla i nodi irrisolti di questa famiglia. Famiglia che in un certo senso include anche un ex calciatore siracusano, Angelo, sicuramente il personaggio meno negativo, comunque un campione mancato, una promessa non mantenuta.

Augusta è la prima a rendersi conto del “misero spettacolo del mondo”, la prima volerne fuggire, cercando di riscoprirsi felice attraverso la macrobiotica, annullando la propria identità, lasciandosi la famiglia alle spalle, per lei solo causa di dolore e sofferenza non solo per la scomparsa del figlio, ma anche per il suo fallimento educativo nei confronti della figlia, del tutto schiava della droga e di altre esperienze estreme, nonché per il suo fallimento di moglie, in quanto il marito sembra più dedito al gioco e alle puttane che non a lei. Si unisce ad una comunità chiamata Colle e cerca qui la sua direzione, che potrebbe anche portarla ancora più lontano, addirittura verso l’Africa, secondo un percorso di purificazione dai propri sensi di colpa scaturiti dalla facilità “upper class” con cui ha vissuto. L’allontanamento da casa di Augusta alla volta del Colle sembra avere effetti disastrosi più su Angelo, di cui Augusta era divenuta una sorta di amante, che sul marito Vittorio, ex giocatore laziale onesto, solido, ma non certo quel che si dice un campione, che sta perdendo tutto il patrimonio familiare per via del gioco, che dal campo di calcio si è trasferito sui tavoli da poker. Un uomo avvelenato dalle sue stesse ambizioni, sconfitto e superato da tanti giocatori più meritevoli, più bravi di lui, privo di talento ma animato da questa determinazione di andare oltre i propri limiti, limiti però che non gli hanno permesso di spiccare il volo: e con il gioco d’azzardo, nella fortuna, con l’aiuto del caso, cerca un risarcimento per le sue frustrazioni, per i suoi “grumi di odio”.

raimondi presenta oranoC’è poi Giada, ragazza confusa, bisognosa di qualcuno che si prenda cura di lei, dato che in famiglia sembrano tutti avere altro da fare e pensare. E c'è anche Leonardo Baldi, un furbacchione che ci fa vedere da vicino gli ingranaggi che Giorgio ben conosce, dato che per professione si occupa proprio di tipetti loschi come Leonardo, intrallazzatore per conto di affaristi senza scrupoli, pronti a creare società dal nulla, intestandole a prestanomi ignari dei raggiri che vengono compiuti con il proprio nome: gente ingenua, apparentemente innocente, in realtà colpevole comunque di vendere il proprio immacolato nome per trenta denari o per fugare, come nel caso di Angelo, il senso di colpa per una paternità mai vissuta, mai goduta. Il fallimento sembra scolpito insomma nel patrimonio genetico dei protagonisti, fallimento che in realtà è solo nella loro mente, circuita dai falsi idoli della società consumistica, che cagionano un male di vivere che spinge all’aggressività, all’impossibilità di realizzarsi in una vita autentica, pura. La vita sociale, come in Pirandello, è fatta di inganni, di illusioni, di apparenze, che in Orano sembrano quasi già superate, i protagonisti hanno già buttato via la maschera, sono già dei vinti fin dalla prima pagina, nonostante il loro benessere li renda così diversi dai vinti di verghiana memoria. Smascherati nella pochezza dei loro risultati, schiacciati dal peso delle aspettative, vagano nelle loro vite senza neanche trarre consolazione dalla memoria, anch’essa depositaria soltanto di dolori, ossessioni, priva di consolazione o di valori. Il percorso dei personaggi che ci mostra Orano è un percorso che fustiga le aspettative e le ambizioni del tutto fuori luogo, fuori dal tempo e dalla storia, che la società instilla nei suoi abitanti, magari attraverso le peggiori serie televisive americane, persino attraverso la musica. Siamo insomma manovrati come marionette, tutto quello che ci circonda è ormai posseduto dal commercio, dal capitale, dal mercato. Persino il cibo è sempre meno naturale, produrre cibo sicuro è sempre più difficile laddove l’intero mondo è inquinato, anche il ramo del biologico è stato ormai posseduto dalle multinazionali. E qui entra in gioco anche Siracusa, che ha davvero fatto il suo per deturpare una delle più belle coste del Mediterraneo...per che cosa? Quando e come, si chiede Orano, si è imposta nella nostra testa l’idea che dovessimo deturpare il paesaggio, la bellezza, la natura, per una supposta idea di progresso e di relativo benessere? Valeva la pena vivere in una cloaca puzzolente per potersi comprare una macchina o un tostapane?

Per ritrovare noi stessi occorre tornare alle cose semplici, ad un mano calda da stringere in una vita ordinaria solo all’apparenza. Per fortuna c’è ancora qualche testa pensante, qualcuno che ha voglia di conoscere la realtà abbandonando le schermo di un televisore o di un pc. Bisogna tornare a viaggiare leggeri, cessare di possedere le cose per non lasciarsi possedere da esse. Essere uomini normali, in grado tuttavia di compiere imprese, con il solo merito di non tirarsi indietro laddove occorre.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 21/06/2013 alle  10:09:05, nella sezione LIBRI,  959 letture)

COPERTINA LUPORINIQuesta volta soltanto libri belli, tanto per cambiare. Basta con i libri strapubblicizzati, spazzatura ignobile, che si compra per moda e magari non si legge. I libri della mia estate, finiti in una rapida settimana di vacanza, compagni di giornate rilassate ve li racconto in poche parole, senza tentare recensioni critiche, ma vi invito a cercarli e a leggerli, ché ne vale la pena.

Sandro Luporini racconta Giorgio Gaber con la collaborazione di Roberto Luporini, in un grande libro edito (sorpresa!) da Mondadori (G. - Vi racconto Gaber), che non si limita a riepilogare la carriera di un cantante, ma con una lunga intervista compone il romanzo d’una generazione sconfitta. “Avrebbero voluto da Giorgio e da me delle risposte. Proprio da noi che abbiamo vissuto tutta la vita nell’assoluta certezza del dubbio”. Un libro narrato in prima persona dall’ispiratore di quasi tutti i testi di Gaber, un testo fondamentale voluto dalla Fondazione che servirà da stimolo per riscoprire un cantante importante, un pensatore che ha segnato la nostra epoca. A proposito di cantanti rimossi, non lasciatevi sfuggire Che mi dici di Stefano Rosso? scritto a quattro mani da Mario Bonanno e Stefania Rosso, anche perché contiene un CD introvabile con alcune stupende canzoni incise dal vivo. Tra tutte: Gli occhi dei bambini, Letto 26 e Canzone per un anno. L’editore è Stampa Alternativa, che alterna ottime cose ad altre più discutibili, ma resta un punto di riferimento per l’editoria indipendente. Non è un libro di pettegolezzi ma un testo che racconta la musica di un poeta, abile chitarrista, narratore della generazione del Sessantotto, tra spinelli, marijuana e voglia di fuga. Un cantautore proustiano, se si vuole, sospeso tra nostalgia, ricordo e rimpianto della gioventù perduta. Se non conoscete Stefano Rosso è l’occasione buona per cominciare ad ascoltarlo. Manuel De Sica pubblica per Bompiani il notevole Di figlio in padre, colmando una lacuna importante, regalando al grande genitore un vero libro sulla sua vita, non quella patetica raccolta di pensieri pubblicata alcuni anni fa dal fratello Christian. Molti aneddoti, tanto cinema, vita privata, giudizi taglienti, racconto di un uomo che ha reso grande il cinema italiano in collaborazione con Cesare Zavattini.

Restiamo al cinema con il giovane saggista Giovanni Modica che pubblica per Profondo Rosso il libro più completo che sia mai stato scritto su una sola pellicola: Dario Argento e il gatto dalle molte code. Qui il solo soglio da superare è il prezzo (ben 25 euro), ma il volume li vale tutti e un appassionato di Dario Argento non può lasciarselo sfuggire. Luigi Cozzi integra il testo con foto e commenti, lui che è il più grande conoscitore (oltre che amico) di Argento può permetterselo ed è garanzia di serietà. Un libro indispensabile che dice tutto quel che c’è da sapere sul secondo film della trilogia animale di Argento. Modica ha già pubblicato lavori interessanti come Sette note in nero di Lucio Fulci e Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo.

Invito a leggere anche Marco Bracci che scrive un saggio agile sulla storia della mia città: Radici di ferro e futuro d’acciaio - Uno sguardo comunicativo sull’identità di Piombino (Liguori Editore). La tesi dell’autore è che Piombino non può fare a meno delle sue radici (l’acciaio), ma che deve guardare al futuro con fiducia cercando di andare oltre i limiti angusti della città fabbrica. Ultimo ma non ultimo un grande libro di narrativa: Roald Dahl, Tutti i racconti (Longanesi), un tomo che allieterà le vostre vacanze, ottocentoventi pagine di narrativa fantastica, surreale, ironica, pungente, scritta con piglio agile e forbito da uno dei migliori scrittori per ragazzi del nostro secolo. Questi sono racconti per adulti, alcuni dei veri capolavori di narrativa breve. Altro che i nostri patetici figliocci di Carver! Ventidue euro, ma ne vale la pena. Procuratevelo. Vi farà passare giornate allegre e spensierate.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/06/2013 alle  13:53:59, nella sezione LIBRI,  979 letture)

conrad candySono tanti i libri che affollano la mia scrivania, anzi il mio comò, ché io i libri li tengo a portata di mano per quando vado a letto; prima di dormire - abitudine che si tramanda di padre in figlio - leggo sempre qualche pagina. Ma quando viene l’estate, le giornate si allungano, il tempo aumenta, Piombino è ricco di mare e pinete, leggo molto di più, tra libri e manoscritti che piovono da ogni dove, anche tre testi a settimana. Contando che molti siano affamati di libri, comincio a selezionare. Prendete appunti. Lettura estiva obbligata uno straordinario dark fantasy scritto da Vincent Spasaro, che dopo Assedio (uscito per Segretissimo, ma in ristampa per Edizioni Anordest), sorprende con l’inquietante Il demone sterminatore, libro di cui parlerò diffusamente in altra nota. Chi ama la divulgazione storica non si lasci sfuggire Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini di Daniele Dell’Orco (Historica), che racconta la vita dimenticata di uno dei fondatori del partito comunista italiano, passato al fascismo, per morire accanto al duce. Massimo Maugeri esce con E/O, nella collana diretta da Carlotto e Rossi, presentato da Valerio Evangelisti, con un giallo intitolato Trinacria Park, ben congegnato e dotato di meticolosi meccanismi, utile come svago e capace di far pensare. Domenico Vecchioni aggiunge una biografia interessante al suo infaticabile lavoro di storico dello spionaggio e concepisce Kim Philby - Il terzo uomo (Greco&Greco), sulla vita di uno degli agenti segreti più efficaci di tutti i tempi. samarAmate la poesia? Non perdetevi Roberto Mosi e il suo Concerto (Gazebo), dedicato a Populonia, terra etrusca dalla quale scrivo. Tutt’altra materia affronta Le vendicatrici, edito dalla giovane e intraprendente Cut-up, che racconta la vendetta al femminile, tra eccessi splatter e horror. Tra i migliori autori - presentati da Alan D. Altieri - spiccano Danilo Arona, Marco Roberto Cappelli e Luigi Bernardi. Concludo con le molte novità di Edizioni Anordest, casa editrice di Villorba che sta lavorando bene, proponendo libri di autori giovani e interessanti, ma anche lanciando best-seller inediti in Italia. Lia Tosi è finalista al Premio Viareggio con Ispida stella, un romanzo a metà strada tra il diario e la cronaca sentimentale dei nostri anni Ottanta. La cubana di Los Angeles Cecilia Samartin pubblica Tutto l’amore di nonna Lola, un best-seller internazionale capace di far emozionare e sorridere, affascinante per la costruzione del carattere della protagonista. In appendice trovate anche le ricette caraibiche di nonna Lola. Amore, cucina, passione e la storia di un bambino che grazie all’affetto della nonna riesce a convivere con la morte e a godere di momenti di inaspettata felicità. Lauren Conrad è l’ultima scoperta internazionale di Edizioni Anordest, diventata famosa come protagonista di due serie di culto di MTV, mix tra reality show e fiction: Laguna Beach e The Hills. L’editore trevigiano pubblica L.A. Candy, il primo romanzo della Conrad, ispirato alla sua vita personale, il primo di una trilogia, vero e proprio best-seller nella classifica dei libri più venduti redatta dal New York Times.

Per ora basta. Avete da leggere almeno fino a luglio.

 
di Redazione (pubblicato il 22/04/2013 alle  14:35:11, nella sezione LIBRI,  878 letture)

SANCHEZ LUPIEsce il 24 aprile il nuovo libro di Gordiano Lupi, “Yoani Sanchez. In attesa della primavera”, edito da Anordest. Yoani Sánchez nell'aprile del 2007 ha creato il blog Generación Y, dove pubblica regolarmente storie di vita cubana, caratterizzate da un tono critico nei confronti del governo. È una delle più influenti voci sulla realtà cubana. Il suo blog è stato bloccato dal 2008 al 2011 agli utenti cubani ed è spesso perseguitata dalle autorità. In Italia, i suoi post sono pubblicati dal quotidiano La Stampa, tradotti da Gordiano Lupi. È stata candidata al premio Nobel per la Pace 2012.

La prefazione del libro è a firma del direttore della “Stampa”, Mario Calabresi, che così si esprime: “Due persone sono state decisive per convincermi definitivamente dell’importanza del lavoro che Yoani Sánchez porta avanti da anni: Barack Obama e il mio barbiere. Nel 2009 Yoani inviò alla Casa Bianca sette domande sul futuro di Cuba, indirizzate al presidente Obama. Una persona qualunque poteva attendersi come replica, al massimo, due righe cortesi di ringraziamento redatte da qualcuno dello staff presidenziale. Passarono invece poche settimane e a casa di Yoani arrivò una risposta scritta di Obama, che si dilungava nel dettagliare la linea della sua Amministrazione nei confronti del regime castrista. «Il suo blog» scrisse tra l’altro il presidente alla Sánchez «offre al mondo una finestra unica per scoprire la realtà della vita quotidiana a Cuba». Il settimanale Time aveva già inserito poco tempo prima Yoani nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta. Ma la mossa di Obama significava qualcosa di più, perché faceva della blogger cubana un interlocutore diretto per il governo degli Stati Uniti, un modo per l’America di raggiungere direttamente il popolo cubano. Nel nostro piccolo, noi de La Stampada questo punto di vista avevamo preceduto il presidente americano di diversi mesi, riconoscendo l’eccezionale opportunità di capire Cuba che ci offrivano i racconti di Yoani. Il governo de L’Avana nella primavera 2009 le vietò di partecipare al Salone del Libro di Torino: l’espatrio per Yoani era solo un sogno e sarebbero passati altri quattro anni di battaglie prima che le fosse concesso di avere il passaporto e lasciare l’isola. Visto che il regime all’epoca non la lasciava andare in giro per il mondo e ostacolava in ogni modo il suo lavoro sul web, decidemmo di darle ospitalità sul nostro giornale e su LaStampa.it, diventato la casa italiana del blog Generaciòn Y di Yoani. Da allora, è diventata una di “famiglia” per noi della Stampa, una testimone eccezionale che ci ha aiutato a scoprire la complessa evoluzione delle vicende cubane. Attraverso Yoani, però, sono stati soprattutto i lettori italiani a vivere l’altalena di frustrazioni e piccole e grandi conquiste che caratterizzano la vita quotidiana sotto uno degli ultimi regimi comunisti al mondo. Yoani ha storie da raccontare che colpiscono chiunque, dal presidente degli Stati Uniti alla gente comune. A farmelo capire è stato il mio barbiere. Un giorno sono entrato nel suo negozio, mi sono seduto per attendere il mio turno e sul tavolino in bella evidenza, dove di solito dominano le riviste di gossip, ho visto il libro Cuba Libre di Yoani. «Cosa ci fa qui?», ho chiesto al barbiere. «L’ho comprato perché ero incuriosito dall’autrice» mi ha risposto «e ho scoperto che ci racconta come si vive davvero a Cuba, senza censure. Lo tengo a disposizione dei clienti nella speranza che lo sfoglino, così il tempo che passano nell’attesa serve a qualcosa. Gli ho regalato una finestra su Cuba...». Il mio barbiere a Torino la pensava esattamente come Barack Obama a Washington. E allora buon viaggio con Yoani”.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 10/04/2013 alle  18:55:59, nella sezione LIBRI,  960 letture)

Claudio Volpe conferma le promesse con il suo secondo romanzo in uscita per la dinamica realtà delle Edizioni Anordest, dopo aver stupito la critica e aver ottenuto un buon successo di vendite con Il vuoto intorno (Il Foglio Letterario, quindi Anordest in seconda edizione). Claudio Volpe viene presentato per il secondo anno consecutivo al Premio Strega, con un altro romanzo corale che scava nel dolore, approfondisce le esistenze dei vinti, degli sconfitti, degli esclusi. “Stringimi prima che arrivi la notte è una storia di profondo dolore umano e di approfondita e acuta analisi introspettiva”, scrive Dacia Maraini, che ha creduto fin da subito nelle potenzialità del ventitreenne autore di Pontinia. Claudio Volpe racconta una storia complessa che analizza diverse esistenze, unite dal filo conduttore della sconfitta e del dolore, utilizzando tanto di quel materiale da poter scrivere quattro romanzi. La sovrabbondanza narrativa era una caratteristica anche de Il vuoto intorno, così come lo stile poetico, il lirismo letterario, la ricerca della frase a effetto sono una costante nell’opera del giovane autore. I vinti di verghiana memoria, protagonisti di un melodramma contemporaneo che ricorda il cinema di Luchino Visconti, sono una figlia adottiva innamorata di un padre debole e una madre medico in cerca di identità. Il romanzo affronta il dramma dell’anoressia con crudo realismo, ci porta nel mondo di Ana, alla scoperta di siti Internet dove si convincono le persone che mangiare è il male, che il cibo è da evitare, che il solo scopo della vita è dimagrire. Volpe analizza il rapporto di coppia, il dramma di una donna che non può avere figli, il tradimento nonostante l’amore, la difficoltà di cercare il proprio scopo nella vita. Il personaggio della moglie cardiochirurgo è caratterizzato da alcune liriche che la donna scrive nei momenti di abbandono, brevi poesie che non conserva, ma lascia cadere lungo le strade della vita. Una delle pagine più belle del romanzo - che presenta sequenze di pura poesia - è la commovente descrizione della morte di una piccola paziente davanti a una costernata dottoressa impossibilitata a salvarla. Un altro momento importante sono le memoria della guerra in Afghanistan ricostruite attraverso le lettere della protagonista. La dottoressa decide di andare a fare il medico in trincea per dimenticare il tradimento e per sentirsi finalmente utile a qualcuno. Non c’è realismo in queste pagine, ed è normale, perché l’autore non voleva fare un reportage bellico, ma continuare con lo stile poetico che caratterizza la narrazione.

Abbiamo incontrato Claudio Volpe per rivolgere alcune domande.

Perché una nuova storia di dolore?

Credo che il dolore sia presente nella vita di ognuno di noi, permea il nostro pensiero, la nostra esistenza, ed è al contempo ciò che più ci forma. Indagare tra le pieghe del dolore umano è ciò che più mi interessa perché mi permette di percepire e comprendere meglio oltre che me stesso e gli altri, anche il modo attraverso il quale le parole e la scrittura possono salvare e salvarci. in alcuni Paesi esistono forme di psicoterapia che si fanno mediante la letteratura, leggendo e confrontandosi con la realtà scritta dagli autori. Perché scrivere significa evidenziare diverse modalità di esistenza, permette di scoprire nuove frontiere e soprattutto di non sentirsi soli.

Stringimi prima che arrivi la notte può dirsi un romanzo morale? La tua scrittura vuol dare dei messaggi?

 Non credo che possa definirsi un romanzo morale, almeno spero che non venga inteso come tale. Credo che la scrittura non debba fornire o indicare forme di morale o di etica ma permettere di comprendere tutte quelle esistenti in una dimensione aperta al confronto e alla conoscenza dell’altro e di sé in relazione all’altro. Naturalmente la mia scrittura vuole dare dei messaggi ma non vuole avere la presunzione di obbligare al pensiero unico. Si tratta più che altro di una forma di fede verso gli uomini, una preghiera rivolta all’umanità affinché essa comprenda l’importanza della sua poliedrica ricchezza e si smetta di guardare il mondo dai confini ristretti del proprio “orticello” per comprendere come in realtà la vita e la realtà siano molto più complesse di quanto si possa pensare. La bellezza sta tutta qui: nell'amare la libertà di essere diversi l'uno dall'altro, di essere se stessi a sempre in un'ottica di condivisione e arricchimento reciproco.

Quanto è importante la lirica nella tua narrativa?

Per me la lirica è fondamentale, la vita di ognuno dovrebbe essere intrisa di lirismo, di poesia perché, amo ricordare, poesie in greco significa FARE nel senso materiale di costruire. Spero che la mia scrittura possa essere intesa come un costruire materiale, un incidere diretto sulle cose e sul mondo. Amo il lirismo anche nella prosa, adoro una scrittura che sia una cavalcata, una corda, un concerto di musicalità diverse. La scrittura che più mi emoziona è quella densa, violenta, contundente, quella scrittura che sembra essere fatta di materia, avere un corpo ed essere tangibile.

Ami raccontare le storie dei perdenti. Ti senti dalla parte degli ultimi?

Mi sento una persona normale come tante, uno che prova a fare lo scrittore e a raccontare quegli angoli di umanità disprezzata, derisa, umiliata. Scrivo contro la presunzione dei potenti. Scrivo per la bellezza degli uomini comuni.

Facendo i debiti scongiuri, qual è il tuo pronostico per lo Strega?

Non credo di riuscire ad essere selezionato nella rosa dei dodici finalisti. Spero solo che il mio romanzo venga letto con attenzione ed eventualmente scartato perché inferiore ad altri romanzi presentati al Premio. In ogni caso la mia soddisfazione è quella di essere stato presentato da critici letterari e scrittori come Minore e Milanese. A me interessa scrivere e comunicare. Poi quello che verrà verrà.

 
di Luca Raimondi (pubblicato il 08/04/2013 alle  19:22:58, nella sezione LIBRI,  1375 letture)

copertinaDue giovani siracusani, studenti di Lettere e Filosofia in quel di Catania, hanno unito le forze per ideare un romanzo immaginifico che molto deve alla letteratura horror e fantasy ma anche ai giochi di ruolo. Si tratta di Chiara Listo e di Giuseppe Vitale, rispettivamente 21 e 22 anni, e il loro romanzo ha un titolo e un’ambientazione inglese: “London Calling: a tale from Norwich”. Esce oggi, 8 aprile, direttamente in ebook per Prospero, casa editrice creata meno di anno fa con l’idea di dotare di un trampolino di lancio alcuni autori meno conosciuti ma meritevoli, il cui staff è formato da giovani e giovanissimi, a partire dal titolare, Riccardo Burgazzi, classe 1988.

Quello dell’ebook è un mercato in continua espansione, anche se ancora ben lontano, almeno in Italia, dai grandi numeri dell’editoria tradizionale. Il trend è certamente destinato a mutare con il diffondersi degli appositi lettori, con il miglioramento della loro tecnologia e con la migliore propensione – da parte delle nuove generazioni – verso l’utilizzo di tale supporto a scapito della carta stampata (irrinunciabile invece per i più anzianotti o per chi, come me, ama il libro non solo per il pensiero o per le storie che tramanda ma anche per la forma, i suoi odori, i suoi colori, insomma, la sua materialità, artigianale o industriale che sia). Guardo con sospetto molte delle realtà editoriali nate intorno all’ebook: un file epub non è così difficile da creare e per nulla costoso, checché se ne possa dire. Fosse solo per quello, non ci sarebbe bisogno di editori. Un buon software come Calibre o Adobe In design e anche un amico nerd, se proprio voi non ci sapete mettere mano, è in grado di farvi il vostro bell’ebook. vitaleLe cose cambiano quando però la casa editrice vi fornisce una bella impaginazione, un buon editing, belle illustrazioni (di Gianluca Maragno, nel caso in questione) e una mano concreta per lanciare il vostro bel romanzo. Allora si che avere un editore con cui spartire i denari può essere vantaggioso: e sembra proprio essere il caso di Prospero. Di sicuro quest’editore non è uno sprovveduto, giacché ha messo sotto contratto questa insolita ditta a quattro mani che unisce il gusto maschile verso il macabro e la sensibilità e l’introspezione tipica della scrittura femminile (ma potrei essere smentito, magari la più sanguinosa dei due è proprio Chiara).

Il romanzo è difficile da raccontare in poche righe, almeno tanto quanto è piacevole e scorrevole alla lettura. Non manca la carne al fuoco ed è quantomeno improbo dover citare tutti i numerosi riferimenti e rimandi letterari. Siamo del resto, ormai da tempo, in pieno post-moderno, in cui nel passato è possibile trovare tutti gli ingredienti per una nuova narrazione. Tarantino, al cinema, lo fa da anni e con successo. Prende Django, Trinità, i film di Griffith e pure quelli di Jacopetti & Prosperi e sforna qualcosa di autenticamente spassoso e personale. Anche Listo & Vitale approdano, tra tanti riferimenti e archetipi letterari, fumettistici e cinematografici, a una futuristica e apocalittica visione del mondo, ispirati dalle loro lunghe sessioni di giochi di ruolo,  in cui il mistero della morte è indagato apparentemente secondo i dettami della tradizione gotica, ma bastano poche pagine per rendersi conto che in realtà questo romanzo non assomiglia a nessun altro scritto finora, perché, in sostanza, parla di oggi, del nuovo Medioevo in cui siamo ripiombati a dispetto del nostro sviluppo tecnologico che ci ha donato gli ebook. E scusate se è poco. I romanzi di Prospero sono scaricabili alla seguente pagina, il prezzo non supera le 5 euro: http://www.prosperoeditore.com/i-nostri-libri.html.

 
di Redazione (pubblicato il 02/04/2013 alle  21:03:46, nella sezione LIBRI,  3827 letture)

Papiro copertinaPer le edizioni di INFORUM (Istituto Nuova Formazione Universitaria Multimediale) Europa è stato pubblicato uno studio di Raimondo Raimondi riguardante la carta che a Siracusa si ottiene dalle fibre della pianta del papiro. Lo scritto, contenuto in un volumetto di 80 pagine, si intitola “La carta papiro - Antico supporto di scrittura – Contenitore del sapere” e si divide in vari capitoli che parlano del papiro siracusano, dell’isola di Ortigia, del barocco patrimonio dell’umanità, della produzione odierna della carta papiro, dei luoghi storici del papiro, delle splendide terre di Sicilia, del teatro greco di Siracusa ed è illustrato da numerose fotografie.

Il libro contiene anche note sui personaggi storici citati nel testo e, in appendice, i brani della “Naturalis Historiae” di Plinio il Vecchio che descrivono la produzione della carta papiro così come avveniva nell’antico Egitto.

L’autore, Raimondo Raimondi, scrittore e giornalista, è componente del Comitato Direttivo del Museo Civico di Augusta ed è autore di numerose pubblicazioni di poesia, narrativa e saggistica.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 15/03/2013 alle  20:42:17, nella sezione LIBRI,  1030 letture)

RasputinDomenico Vecchioni è un ex diplomatico di carriera che da tempo si dedica alla divulgazione storica, confezionando agili saggi su personaggi popolari come Evita Peron, Raúl Castro, Pol Pot, Raoul Wallenberg, sullo spionaggio e sulla Seconda Guerra Mondiale. Chi ha assassinato Rasputin? Vita, sesso e miracolo del "diavolo santo"  (Ginevra Bentivoglio Editoria, p. 190, 16 euro) è un libro scritto con il solito stile colloquiale, con pretese di serietà scientifica, ma con taglio divulgativo, perché risulti accessibile a un vasto pubblico. Abbiamo avvicinato l’autore che ci ha concesso un’intervista ricca di particolari nel corso della quale spiega la genesi del libro.

Perché un libro su Rasputin?

Sono stato affascinato dalle più recenti interpretazioni storiche sul suo assassinio e sul ruolo politico da lui svolto. Rasputin, cioè, sarebbe stato eliminato nel contesto di un complotto ordito dai servizi segreti britannici, ossessionati dalla prospettiva di una pace separata della Russia con gli Imperi Centrali (siamo nel dicembre 1916). Rasputin, in effetti, era un pacifista convinto e aveva sempre cercato di impedire il coinvolgimento dello Zar Nicola II nelle guerre balcaniche. Gli inglesi temevano che il “diavolo santo”, in sintonia con la zarina Alessandra (di origini tedesche), alla fine avrebbe convinto lo Zar a sganciarsi dagli Alleati. Un abile 007 dell’MI6, Oswlad Rayner, sarebbe l’autore del “professionale” colpo di grazia sparato sullo Staretz, già ferito da giovani aristocratici russi. Viene d’altra parte rivalutato il suo ruolo “politico”: pacifista appunto, contrario alle discriminazioni razziali, preoccupato della sorte dei più poveri, critico degli eccessi della Chiesa ufficiale, fautore della collaborazione tra le classi ecc… Insomma finora molti studiosi si sono fatti forse abbagliare più dal mito che dal personaggio, in una sorta di sfasatura storica. Rasputin non è stato la causa della caduta della Russia imperiale, ne è stato solo l’effetto.

In una simile biografia, fin dove arriva la realtà storica e dove comincia la leggenda?

Difficile, in effetti, stabilire una linea netta di separazione in un personaggio entrato da vivo nel mito e morto in maniera conforme al mito…Certo è che alla sua leggenda nera (corruttore di corpi e di anime, detentore di poteri occulti, possessore delle “forze del male”), si dovrebbero aggiungere le sue lungimiranti visioni politiche, ancorché espresse con la rozzezza dovuta alla sua limitata cultura storica e politica. Se lo zar avesse seguito i suoi consigli (sopratutto quello di non entrare nella Grande Guerra), forse la caduta della monarchia e del paese sarebbe stata rallentata e molti lutti sarebbero stati risparmiati alla popolazione. Rasputin probabilmente non era un “veggente”, era solo un “visionario politico”. Aveva, cioè, capito prima degli altri che il mondo imperiale russo stava irrimediabilmente decadendo, gestito da un regime che non sapeva più valutare gli eventi ed era incapace di correggere i propri errori.

Ci sono personaggi contemporanei che possono in qualche modo assomigliare a Rasputin?

Rasputin verosimilmente è un personaggio unico, irripetibile, legato ad un determinato ambiente politico e sociale. Certo si può considerare che appartenga alla categoria delle éminences grises , dei consiglieri occulti (o comunque senza incarichi specifici e ufficiali) del potente di turno. Ma non credo esistano personaggi animati da una personalità così straordinariamente contraddittoria. Rasputin era convinto che non ci può essere estasi, avvicinamento a Dio senza un sincero pentimento. E non ci può essere pentimento senza peccato… Quindi più si pecca, più intenso è il pentimento che ne segue e più facilmente ci si avvicina a Dio…Con una simile filosofia di vita ci si predispone alle peggiori aberrazioni per poi salire più in alto nell’estasi divina…

Ci parli dei suoi progetti per il futuro.

Continuare nella mia attività di divulgatore e saggista attraverso la pubblicazione di articoli su riviste di Storia (in particolare BBC History/Italia) e la pubblicazione di biografie di personaggi insoliti. Sto attualmente studiando le vicende di Felix Kersten, il “medico del diavolo”, il fisioterapista di Himmler! Approfittando dei momenti di quasi “felicità” del Capo delle SS dopo i suoi interventi (era la sola persona al mondo capace di liberare Himmler dagli atroci dolori di stomaco che gli impedivano di vivere normalmente), Kersten riesce ad ottenere la liberazione di prigionieri ebrei e non ebrei. Massaggiando Himmler, gli si accredita di aver salvato 60.000 persone!

 
di Michela Italia (pubblicato il 08/03/2013 alle  15:10:33, nella sezione LIBRI,  958 letture)

Catena FiorelloDopo il successo di “Casca il mondo casca la terra”, edito da Rizzoli, Catena Fiorello presenta la sua nuova creatura. Le librerie italiane sono un ottimo termometro di gradimento, il libro arrivato da appena una settimana sta andando letteralmente a ruba. Il prossimo 11 Marzo verrà presentato nella Sala Costanza Bruno della Provincia Regionale di Siracusa in via Malta 106. La manifestazione verrà patrocinata dalla Società Siracusana di Storia Patria, che ha ritenuto la pubblicazione di interesse storico e culturale, poiché attraverso le sue pagine restituisce una affresco culturale e antropologico della Sicilia orientale. A moderare sarà la dott.ssa Michela Italia, interverrà il presidente della Società Siracusana di Storia Patria prof. Sebastiano Amato e il prof. Luigi Amato (ordinario di Estetica presso l’Accademia delle Belle Arti di Reggio Calabria). Un romanzo intimo, personale che lascia spazio alla riflessione e alla sana autoironia. Protagonista è una famiglia semplice e modesta, i Fiorello, con la loro storia che passa dai fornelli di una cucina. Attraverso colori, profumi e sapori, impressi indelebilmente nella memoria della piccola Catena, si parla ricette, di Sicilia e di piccole magie realizzate con ingredienti semplici. Ma qual è il segreto di queste ghiottonerie? L’amore di mamma Sara, capace di trasformare un semplice pomodoro in una salsa prelibata. Il libro contiene un forte messaggio di speranza: Insieme e con amore si può. La pubblicazione, seppur contenendo in appendice una cinquantina di ricette, non deve essere considerata un libro di cucina, ma piuttosto un quaderno di ricordi culinari “made in Sicily”. Le date del tour siciliano: a Catania il 12 marzo presso la Libreria Cavallotto, il 13 marzo a Taormina presso San Domenico Palace Hotel, a Messina il 14 marzo presso la Libreria Ciofalo, a Palermo il 15 marzo Libreria Flaccovio.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 03/03/2013 alle  12:03:05, nella sezione LIBRI,  851 letture)

Copertina del libro su VirzìMy name is Virzì non sembra neppure un libro di cinema da quanto è scritto bene. Non so dire se la passione con cui ho letto il testo è dovuta al fatto che l’argomento m’intriga e che un po’ di tempo fa avevo cominciato ad accumulare materiale per scrivere un libro sull’autore livornese. Poi non ne ho fatto di niente. Meglio così, perché Alessio Accardo e Gabriele Acerbo hanno redatto davvero un libro definitivo su Paolo Virzì, regista de La bella vita e La prima cosa bella, tracciando limiti di ricerca ben definiti. Adesso sono attesi dal duro compito di aggiornare e di continuare a seguire l’opera di un regista interessante del quale sono divenuti i più documentati biografi. Pare che dal testo - edito con cura da Le mani e messo in commercio a un prezzo accessibile (inconsueto per un testo di cinema) - sarà ricavato un documentario, aggiornato alle ultime pellicole. Non è un peccato che al lavoro manchi Tutti i santi giorni, un netto passo indietro e una battuta d’arresto nel quadro di una produzione di grande livello, al punto che non sarebbe stato facile trovare elementi per salvarlo. Il lavoro è impreziosito da una dotta ma al tempo stesso agile introduzione del cinemaniaco Gianni Canova, che ammette un errore di giudizio nei confronti delle prime opere di un regista che poi (da Tutta la vita davanti, il film che ha convinto la critica) ha cominciato ad apprezzare. Acerbo e Accardo raccontano la vita avventurosa di un regista che parte da Livorno insieme all’amico Francesco Bruni, frequenta la scuola del grande Furio Scarpelli, comincia a scrivere sceneggiature e si candida a diventare l’erede della tradizione della commedia all’italiana. Gli autori narrano l’apprendistato e la lotta di classe all’Ovosodo, nella Livorno operaia, il lutto familiare con la scomparsa del padre, l’autobiografia romanzata che affiora in ogni film. “Per raccontare una bugia credibile bisogna partire da una parziale verità”, afferma Virzì. Il regista livornese è un romanziere mancato, il suo cinema è molto letterario, recitato quasi sempre da non professionisti, spesso amici di gioventù, attento a raccontare storie appassionanti più che a realizzare inquadrature suggestive. Furio Scarpelli è il grande maestro di un regista che cresce sui romanzi di Dickens, sulle pellicole di Scola, Pietrangeli, Risi, Monicelli, Ender… appassionandosi al miglior modo di raccontare la vita: la commedia. Il saggio narra la passione politica, gli anni del Centro Sperimentale, le prime sceneggiature (Condominio, Biciclette ai tropici…), i cortometraggi fallimentari e il sorprendente esordio de La bella vita. Virzì è regista a me caro per la scelta di Piombino, esemplare la descrizione di una classe operaia allo sbando, priva di punti di riferimento, ma ottima anche la scelta del set cittadino per girare N, quando invece di andare all’Isola d’Elba adatta il centro storico piombinese. Un autore che intinge la penna nel sarcasmo livornese, che fa sorridere con amarezza sui nostri difetti, raccontando la fine di balordi imprenditori senza futuro (Baci e abbracci) e lo scontro da sinistra radical-chic e arricchiti berlusconiani (Ferie d’agosto). Ovosodo rappresenta la riconciliazione livornese, un modo per riappropriarsi delle radici e di raccontare - in parte - la sua adolescenza. La prima cosa bella lo è ancora di più, opera scritta dopo il matrimonio con Micaela Ramazzotti, impregnata di amore e di nostalgia per il passato, inarrivabile per vette di poesia e lirismo, intensa nel raccontare la storia di una famiglia. Valerio Mastandrea, ormai attore feticcio di Virzì (che finge di non sapere il significato dell’espressione) dà il meglio di se nel ruolo del figlio che torna a casa per accudire la madre e nel frattempo ripensa al passato. Tra i lavori di Virzì, il meno riuscito è My name is Tanino, film irrisolto, ancora una volta interpretato da un attore non professionista, forse girato in una location non troppo legata alla poetica labronica. Caterina va in città è molto autobiografico, perché Caterina è Virzì che lascia la provincia per andare a vivere nella capitale, ma è ancora una volta un film che narra un’epopea familiare, racconta le vicissitudini di un rapporto destinato a morire. Tutta la vita davanti è il film più amato dalla critica, buon successo di pubblico, che descrive il mondo dei precari, per la prima volta protagonisti di un’epopea cinematografica. Film galeotto per il regista, fa scoccare la scintilla del secondo amore della vita di Virzì, dopo Paola Tiziana Cruciani, quella Micaela Ramazzotti (nudo integrale cliccatissimo su Youtube!) che diventerà moglie e madre del primo figlio maschio. Acerbo e Accardo non si limitano a raccontare il cinema e la vita di Virzì, compongono anche un documentato lavoro critico, non limitandosi a riferire opinioni altrui, ma dando un quadro d’insieme della poetica del regista. Inadeguatezza, fascino discreto della provincia, cantore delle piccole cose, nostalgia dell’innocenza, letteratura al cinema, romanzo di formazione, voce fuori campo, cinema di parola, verosimiglianza, macchiettiamo, stereotipi, bozzettismo, inzeppamento, commedia di donne, il mondo visto dai ragazzini, attori dilettanti guidati con passione, lieto fine ineludibile… Tutto questo è il cinema di Virzì. Tutto questo Accardo e Acerbo lo spiegano con dovizia di particolari, passione, competenza e - cosa non trascurabile - con uno stile piano e accattivante, da consumati narratori.

“Federico Fellini è ricordato come il regista con la sciarpa e Alessandro Blasetti è definito il regista con gli stivali, a noi piacerebbe chiamare Paolo Virzì il regista che ride”, concludono gli autori. In fondo proprio questo è la commedia: una risata vi seppellirà.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 25/01/2013 alle  16:21:17, nella sezione LIBRI,  1086 letture)

Copertina del libroSi legge poca poesia nel nostro paese, purtroppo, anche se la lirica resta la prima forma letteraria conosciuta, insieme al teatro. Ma interessa ancora la letteratura in un panorama editoriale guidato dal profitto e gestito da manager? La domanda è retorica. Per fortuna che ci sono i piccoli editori e i traduttori intelligenti, tra i quali - immodestamente - mi ci metto pure io, visto che Il Foglio Letterario (grazie a Malini) traduce Polanski, ma anche (grazie a me) i cubani Viera, Navarrete, Padilla e Piñera, oltre a pubblicare italiani di valore (Garofalo e Polito su tutti). LietoColle compie un’opera meritoria, grazie all’attenta traduzione di Marisa Cecchetti che rende in un italiano raffinato e lirico alcune poesie scritte a Edimburgo, nel 1993, da Barolong Seboni (Botswana, 1957). Poesie scritte fuori dall’Africa, ma che parlano dei problemi e dei panorami della sua terra, profumano di nostalgia e di sconfinate praterie del Kalahari, pur scritte nel rigido clima scozzese. “La poesia di Seboni - come scrive la traduttrice in una dotta prefazione - passa attraverso il recupero della memoria dei padri, del loro orgoglio nazionale, è un processo di riscoperta delle radici che diventa riscoperta e costruzione di sé, con un ritorno nel grembo materno della sua tradizione, in un’esigenza di dignitoso riscatto della propria cultura dopo il tentativo dei bianchi di cancellare tale passato”. Un popolo senza passato è un popolo perso, afferma Seboni. Come dargli torto? Ognuno di noi è alla ricerca del suo passato, delle sue radici, ma nel caso di Seboni sono radici antirazziste, ricordano la lotta contro un colonizzatore bianco per il riscatto d’una terra libera. Il mio amore per Cuba fa sì che riesca ad apprezzare meglio di altri questa straordinaria opera poetica, perché sono molte le suggestioni che sento vicine. Alberi possenti come il baobab - nel Caribe si chiama ceiba ma è la stessa cosa - dove si seppelliscono i propri cari, simbolo di energia, di longevità e di forza. La leggenda cubana della ceiba che protegge perché contiene le anime dei genitori, della possente sequoia immortale che non va abbattuta ha radici africane. La jacaranda è un altro fiore che unisce Africa e Cuba, commistione razziale e paesaggi sconfinati tra terra e mare sono il ricordo che torna prepotente alla memoria. La poesia di Seboni ricorda liriche di Piñera e racconti di Cabrera Infante quando cita il fiore dal rosso colore, l’erba ingiallita, il vento capriccioso, i cespugli dannati e gli ossuti rovi. Le donne della Namibia sembrano contadine cubane di razza nera sedute all’ombra della loro bancarella, un vestito che è fluire di luce splendente, mentre cuciono pezze multicolori sulle bambole che vendono. E che dire delle stagioni? Come posso non amare una lirica che recita: “Non ci sono stagioni/ in Africa, dicono/ solo calde estati che fumano/ di nubi tonanti gonfie/ di pioggia del tipo convenzionale/ e notti invernali che fischiano/ sulle sabbie gialle del Kgalagadi”. Questa è Cuba, signori, non soltanto l’Africa, è anche la terra dei miei amati poeti che un tiranno fuori dalla storia mi impedisce di rivedere. Ecco perché non posso scrivere una recensione su questo piccolo gioiello di libro, ma solo testimoniare tutto il mio amore per liriche intense che raccontano un luogo dell’anima che non è patrimonio esclusivo del poeta. Due parole sulla traduttrice, Marisa Cecchetti, che ha scoperto un talento lirico ignoto al pubblico italiano. Pisana di San Giuliano Terme, lucchese di adozione, di cui abbiamo letto con piacere un intenso romanzo di formazione come La bici al cancello (Baroni, 2007). Vi lascio con due liriche particolarmente suggestive di Seboni. Leggere la sua opera fa bene al cuore.

Sanguedisole

Nelle sere
le donne di Soweto
con occhi arrossati
piangono
perché attraverso
il velo di fumo
densodipus
il loro sole
sanguina.

Coltello notturno

Al colpo
di un coltello
la notte si immerge
improvvisa sul tenero
fianco di Soweto.

La mattina grida
come sirene
insanguinate di rugiada.

E il giorno
si sparge vuoto
spalancandosi
in una sorpresa mortale
come una gola
fessa.

 

Barolong Seboni, Nell’aria inquieta del Kalahari (In the disquiet air of the Kalahari)
Traduzione di Marisa Cecchetti
LietoColle - Pag. 90 - Euro 13

 

 

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 12/01/2013 alle  10:43:46, nella sezione LIBRI,  901 letture)

copertina del libroL’Italia letteraria è da tempo patria di giallisti. Non solo quasi tutti i romanzi che escono per grandi editori sembrano scritti con la mente rivolta a una possibile sceneggiatura televisiva. Niente di deprecabile, ci mancherebbe. Siamo un popolo di investigatori, amiamo perlustrare la scena del crimine, ci piacciono le congetture intorno ai delitti più impensati e le trame con il finale a sorpresa. Paolo Roversi è scrittore intelligente e raffinato, asseconda i gusti del pubblico, intesse un giallo padano, ironico e piacevole, ambientato in un piccolo centro della Bassa, dove si passano noiose giornate al bar e tutti sono comunisti. Il maresciallo Omar Valdes, nuovo investigatore seriale ideato da Roversi, indaga per scoprire l’autore di un efferato delitto. Lo scemo del paese, uno squilibrato che minaccia di compiere una strage, è il primo sospettato. Ma sarebbe tutto troppo facile. Abbiamo avvicinato l’autore per rivolgergli alcune domande.

"Milano criminale" era un romanzo di ispirazione cinematografica, una sorta di omaggio a Scerbanenco. È stato il tuo debutto con Rizzoli. Ti ha portato fortuna?

Mi ha portato molta fortuna devo dire. Oltre a tanti nuovi lettori in Italia (ha avuto due edizioni qui da noi) il romanzo è già stato tradotto con successo in Francia e lo sarà presto in Spagna e in Germania. In questo paese, in particolare, l’editore Ullstein ha deciso di farlo uscire, l’8 marzo prossimo, come titolo di punta del proprio catalogo con un’altissima tiratura. Ci sarà una campagna promozionale su radio e televisioni per il lancio e la cosa mi fa molto piacere visto che la Germania è uno dei mercati editoriali più importanti d’Europa.

"L’ira funesta" è il primo caso del maresciallo Valdes. Presentaci il tuo nuovo personaggio.

Il maresciallo Omar Valdes è un tipo burbero e poco ciarliero, amante della pesca al pesce siluro - per questo, per prenderlo in giro quando non sente, la gente l’ha soprannominato Tenente Siluro -  e con un passato oscuro alle spalle, nelle forze speciali. Per un castigo che i suoi superiori hanno deciso d’infliggergli si trova confinato in un piccolo paese della Bassa, ribattezzato Piccola Russia per via delle idee politiche dei suoi abitanti, dove, volente o nolente, dovrà occuparsi di uno strano caso di omicidio il cui indiziato principale sarà un matto di paese, il Gaggina, un omone che si crede la reincarnazione di un samurai e che, per questa ragione, se ne va a spasso per il paese con una katana, la famosa spada giapponese...

Il giallo di provincia è un tuo marchio di fabbrica. Ami ambientare le tue storie nella Bassa Lombarda. Segui una tradizione italiana importante, da Chiara a Soldati... La provincia italiana ti permette di dare spessore alla narrazione e di raccontare il malessere contemporaneo?

Certamente. Questo romanzo, per me, è un ritorno alle atmosfere de "La mano sinistra del diavolo", un libro che mi ha portato molta fortuna e regalato grandi soddisfazioni. Quando scrivo della mia terra, e della provincia quindi, m’ispiro in modo particolare a Guareschi che ha descritto benissimo e con ironia la Bassa. Credo che raccontare le vicissitudini di una piccola comunità permetta, in ultima analisi, di raccontare tutto un Paese con le sue paure, i suoi difetti, le sue ossessioni. Raccontando la Piccola Russia, insomma, ho cercato di scattare una fotografia ironica e  al tempo stesso disincantata dell’Italia di oggi.

Il tuo amore per Bukowski - di cui sei un cultore - a tuo parere condiziona le storie che scrivi?

Lo condiziona forse solo come stile: frasi brevi e incisive, ritmo serrato. Quanto al contenuto e al tipo di storie raccontate invece siamo davvero molto distanti.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 02/12/2012 alle  10:00:57, nella sezione LIBRI,  1012 letture)

POLPOT COPERTINA DEL LIBRODomenico Vecchioni è un esperto saggista che si è specializzato in agili volumetti di biografie storiche, esaurienti e semplici, cosa non facile da abbinare, utili per la conoscenza di personaggi del nostro passato. Abbiamo letto un suo lavoro su Evita Peron, ma anche un bel profilo di Raúl Castro, senza dimenticare due libri che raccontano la vita di Richard Sorge e di Raoul Wallemberg. Opere di grande interesse, in modo particolare la biografia del nuovo (si fa per dire) Capo di Stato cubano, frutto della conoscenza diretta dell’ultimo sistema comunista come ambasciatore italiano sull’isola dei fratelli Castro. Pol Pot - L’assassino sorridente è un libro che si legge tutto d’un fiato, come un allucinante romanzo horror, ma Vecchioni racconta un storia vera, riassume in poco più di 150 pagine la follia di un uomo al potere e il genocidio compiuto da un esercito di sanguinari ragazzini. I Khmer rossi - per anni esaltati da una strana sinistra italiana - hanno ridotto la Cambogia allo spettro di se stesa, riempiendo il territorio di ossari e fosse comuni, dopo aver celebrato processi farsa, torture, decapitazioni e aver preso assurde misure anticapitaliste. Vecchioni scrive di getto, come un romanziere, racconta una rivoluzione compiuta per realizzare l’uguaglianza perfetta, trasformata in un assurdo e feroce sistema di eliminazione di massa. Un manipolatore delle menti come Pol Pot (Saloth Sar è il suo vero nome), uno folle ignorante geniale, un contadino - oratore che indottrina le masse, le spinge a lottare contro monarchia e corruzione per costruire un sistema perverso, figlio del suo delirio di onnipotenza. Pochi anni al potere bastano per uccidere due milioni di uomini, compiendo un genocidio storico che mette in ginocchio la Cambogia. Pol Pot chiude gli ospedali, caccia i medici, elimina le scuole, definite inutili perché la vera scuola sono le risaie e le campagne. Malati terminali si aggirano per strada come zombi, bambini denutriti muoiono sotto gli occhi di madri costernate, soldati bambini fucilano controrivoluzionari. “Meglio uccidere dieci nemici che lasciare vivo un solo nemico”, afferma Pol Pot. I suoi uomini lo prendono alla lettera: torturano e massacrano, senza pietà.

Vecchioni descrive il ruolo ambiguo del principe Norodom Sianouk (recentemente scomparso), la strana posizione degli Stati Uniti, i rapporti con il Vietnam, prima nemico storico della Cambogia, quindi esercito liberatore, per finire con gli atti del processo di Phnom Pen. Pol Pot - l’assassino sorridente è un testo importante per conoscere un triste episodio della storia contemporanea, approfondire le gesta assurde di un governo sanguinario, fondato su ignoranza e repressione, guidato da un gruppo di sadici assassini che non hanno esitato a compiere uno sterminio deliberato di un popolo. Leggendo il libro di Vecchioni mi sono venute a mente alcune tragiche sequenze del Salò di Pasolini, opera terminale di un grande intellettuale nemico di ogni dittatura. Giovanni Scuderi, uno pseudo giornalista italiano che spero sia scomparso nel niente, alla morte di Pol Pot ebbe il coraggio di scrivere un articolo celebrativo sul dittatore cambogiano, definendolo salvatore della patria. I servi sciocchi del potere sono peggiori dei dittatori che ne armano la penna intrisa di sangue. Leggete questo libro e fatelo leggere ai vostri figli, perché la follia non assurga mai più a sistema di potere.

 
di Redazione (pubblicato il 02/12/2012 alle  09:48:09, nella sezione LIBRI,  1050 letture)

Presentazione del nuovo romanzo di Barbara Becheroni “Morire per amore” (Eclissi editrice) alla Biblioteca Comunale di Floridia, oggi 2 dicembre alle ore 18. Interverranno Cristina Gianino ed Elio Miano, che leggerà alcuni brani del romanzo. Si tratta di un giallo ambientato in Sicilia, terra di adozione dell’Autrice. Ritroviamo il commissario di polizia Marzia Leone, milanese trapiantata al Sud, che deve risolvere un intricato mistero ambientato nel mondo dell’ippica, fra scuderie, cavalli, fantini e scommesse clandestine. Ancora una volta Barbara Becheroni ci svela tramite il giallo un mondo ben diverso da come appare, pieno di lati oscuri e di contraddizioni. Un romanzo ben scritto, caratterizzato uno stile asciutto e chiaro e venato da arguzia e ironia.

 
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