Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 12/11/2014 alle  14:31:45, nella sezione LIBRI,  651 letture)

Conosco Simone Pazzaglia sin dai tempi del primo romanzo - Un paese di poveri pazzi e cani -, apologo felliniano sulla vita di provincia, una sorta di Amarcord in salsa toscana. Ho apprezzato anche il successivo racconto sulla crisi di coppia, l’ironico ma meno intenso Amanita, lavoro che conferma indubbie capacità di scrittura. Nidi di rondine (Historica Edizioni, pp. 70, 8 euro) è un racconto lungo, insolito intermezzo nella produzione di un autore che è già all’opera per sfornare il terzo romanzo, una storia complessa di famiglie della provincia toscana a cavallo tra due guerre. La dedica a un Amico fragile di deandreiana memoria, evaporato in una nuvola rossa in una delle molte feritoie della notte, fa capire che ci troviamo di fronte a una storia pericolosa - per citare Emil Cioran - una di quelle degne di essere raccontate, perché l’autore scava nelle ferite della vita e scandaglia i meandri del tempo perduto. Ancora una volta lo scenario di Pazzaglia è la provincia, quell’angolo di Maremma dove vive, tanto caro a Bianciardi, periferia di Kansas City, un luogo indefinibile che potrebbe essere Gavorrano, Montepescali, Sticciano, Paganico, Seggiano… Non ha importanza definire topograficamente il paese, conta l’atmosfera pesante da Berlinguer ti voglio bene, quei luoghi che Benigni e Bertolucci hanno saputo dipingere con pennellate di degradante squallore componendo un affresco verista. “Un paese con una chiesa, un campetto di calcio, e gente che ogni tanto urla dalle finestre… un paese lento e moribondo che anno dopo anno perde un pezzo di carne come un lebbroso”, ma anche una madre che “cucina roba senza amore e con poco sale”, “un padre di poche parole lanciate come frecce da evitare” e alcuni amici che si danno appuntamento in un fantastico campo di calcio al limitare del bosco, “torsi nudi e pantaloncini corti”. Una storia che nasce in pineta, in un giorno d’estate, un’ingiustizia che si consuma dopo una partita di calcio, gerarchie di ragazzini che impongono la loro volontà su altri più deboli e poi una vecchia signora che paga per veder distruggere nidi di rondine a colpi di fionda. Passano gli anni e non accade niente di straordinario, a parte la vita che scorre, il tempo che si perde, i ricordi che restano ricordi. Capita che ci si ritrova in un bar, davanti a una birra, per accorgersi che la vita si è presa il gusto di vendicare torti e ingiustizie. Non aggiungo altro. Il racconto merita di essere letto e apprezzato, centellinato pagina dopo pagina, assaporato, magari riletto per andare alla ricerca dei sapori intensi della vita di provincia. Nelle botti piccole ci sta il vino buono. Nei cataloghi dei piccoli editori tanti piccoli gioielli. Oggi ne abbiamo scoperto uno.

 
di Redazione (pubblicato il 15/11/2014 alle  09:20:01, nella sezione LIBRI,  616 letture)

di pietroVenerdì 14 novembre la sala di rappresentanza del Pala Holimpia Village (ex Circolo I Delfini, in contrada Spalla a Siracusa) ha ospitato la presentazione del romanzo “La terra sopra Scibini”, edito dalla Fondazione Mario Luzi di Roma, ultima fatica letteraria dello scrittore Corrado Di Pietro (primo a sinistra nella foto), presentato dal critico letterario Maria Nivea Zagarella. Presentati nell’occasione i costumi d’epoca settecenteschi realizzati dall’atelier di Stefania Federico che hanno fatto rivivere le atmosfere e i personaggi del romanzo ambientato appunto in quell’epoca storica. La brava Gianna Parisi ha interpretato suggestivamente un brano del libro con una lettura scenica sulle musiche eseguite dal famoso percussionista Paolo Greco. L’evento è stato coordinato da Pippo Bufardeci.

copertina di pietroIl libro “La Terra sopra Scibini” – scrive nella prefazione Mattia Leombruno - ha già nel titolo l'intenzione dell'autore di operare una ricostruzione storica di quell'area geografica che oggi corrisponde al Comune di Pachino. Lo sforzo di Corrado Di Pietro è dunque quello di ripercorrere in modo credibile accadimenti e fatti che hanno connotato i luoghi oggetto della sua indagine. Ma questo lavoro non può che tradursi in ultimo in una narrazione delle genti. Il carattere misto di quest'opera, storica e romanzata, è una vera e propria mediazione fra gli aspetti documentati e riscontrabili e quel profilo implicito, affatto marginale, che è nella deduzione degli storici".

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 25/11/2014 alle  15:20:36, nella sezione LIBRI,  605 letture)

dinastia comunistaCredo di aver letto quasi tutta la produzione saggistica di Domenico Vecchioni, sempre di alto livello, sia quando parla di spie internazionali che di sanguinari dittatori. Negli ultimi tempi noto un incremento qualitativo e quantitativo della sua opera come divulgatore storico che ha intrapreso al termine della carriera diplomatica. Lavori come Raul Castro, Pol Pot, Ana Belén Montes e adesso questa saga dei tre Kim sono dei veri capisaldi della letteratura biografica, indispensabili per lo studioso e per il semplice curioso del mondo circostante. "La prima dinastia comunista della storia" (Greco & Greco, pp. 190)  racconta il pericolo reale per il mondo rappresentato dalla Repubblica Popolare e Democratica di Corea, un comunismo singolare che non ha niente di marxista-leninista, se non la facciata, un po' come accade a Cuba, un sistema paradossale che è diventato una monarchia dai contorni teocratici. La famiglia Kim guida la Corea del Nord da circa settant'anni, dal Grande Leader (Kim I), al Caro Leader (Kim II) per finire con il Grande Successore (Kim III), accomunati dalla volontà di difendere un potere assoluto che rende paranoici, colpevoli di aver trasformato in triste realtà il romanzo di Orwell: 1984. La dinastia Kim ha riscrive la storia, parla di difesa contro la sempre possibile invasione statunitense, alleva i figli nell'odio contro gli yankee, spende ogni risorsa in arsenali militari e nucleari, senza badare ai bisogni alimentari delle persone. Un simile regime fa marciare il popolo al passo d'oca, lo fa piangere a comando e sorridere per obbligo, non si vergogna di far morire di fame i poveri, ordina fucilazioni di massa per i dissidenti e dispone di giganteschi campi di concentramento dove rinchiude gli antisociali. Un simile regime è una potenza nucleare e un brivido di paura percorre le membra del lettore quando pensa che il folle Kim III potrebbe - soltanto per un capriccio - ordinare un'esplosione atomica. Noi che conosciamo abbastanza da vicino la dittatura cubana - la famiglia Castro governa dal 1959, i Kim dal 1945 - possiamo dire che i due regimi non sono neppure paragonabili. Tanto per fare un esempio, se a Pyongyang venisse fuori una blogger come Yoani Sánchez non solo non sarebbe libera di girare per il mondo criticando il suo governo, ma sarebbe stata da tempo internata in un campo di concentramento o - peggio - fucilata. Il governo coreano pratica l'eugenetica, nel senso che stermina tutta la famiglia del presunto dissidente, una volta accertato (con torture e metodi disumani) il tradimento, che consiste anche in un modesto scostamento dalla dottrina della famiglia Kim. Domenico Vecchioni scrive un ottimo testo, molto utile per che vuole avere una rapida panoramica di uno dei regimi più feroci dell'epoca contemporanea. Si legge come un romanzo, ma non come un romanzo di Veronesi, come un romanzo scritto bene.

 
di Redazione (pubblicato il 30/11/2014 alle  13:25:06, nella sezione LIBRI,  596 letture)

glam city al bibliosGiovedi 4 dicembre alle ore 18, presso il Biblios Cafè di Paola Tusa e Paolo Mastrangelo in via del Consiglio Reginale 11,  lo scrittore Luca Raimondi e il critico Lorenzo Perrona presenteranno il nuovo romanzo dello scrittore catanese Domenico Trischitta dal titolo "Glam City" (Avagliano editore). Trischitta è, oltre che fine narratore, un abile drammaturgo e giornalista che ha collaborato con la terza pagina del quotidiano «Il Tempo» e con «La Repubblica» di Palermo. Si occupa di cultura e spettacolo per «la Sicilia». Ha pubblicato il romanzo Una raggiante Catania (2008) e la raccolta di racconti 1999, con prefazione di Giuseppe Manfridi e postfazione di Manlio Sgalambro (2013).

"Glam City" è la storia di Gerry Garozzo, un ragazzo diverso della Catania anni ’70 che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, di fare il trasformista. Ma Catania gli sta stretta. Per il suo ventunesimo compleanno vola a Londra e lì incrocerà l’astro nascente del Glam Rock, Marc Bolan. Nella torrida Catania, la sua glam city, assieme ad altri variopinti amici tenterà una rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione. Ma Catania non è Londra e lui non è Bolan, e il suo progetto discografico fallirà assieme alla sua disperata voglia di affermazione personale. Da Catania a Milano, andata e ritorno, da promessa della canzone a travestito dei viali milanesi. Arriviamo agli anni ’90, siamo di nuovo a Catania, che nel frattempo non è più la glam city dei ’70. Cosa è cambiato? Quale città adesso Gerry Garozzo si troverà di fronte? E cosa ne è stato della sua rivoluzione? Le aspirazioni di un ragazzo in un romanzo di formazione graffiante e commovente.

 
di Redazione (pubblicato il 07/12/2014 alle  14:35:53, nella sezione LIBRI,  913 letture)

GOOD FOOD"Good food in good event" è un evento domenicale gratuito tra gusto, cultura e musica giunto al secondo appuntamento, organizzato da 95Cento e Unieventi. Oggi, presso I Brillanti (via Romeo, 11 – Catania), sarà ospite lo scrittore siracusano Luca Raimondi che presenterà il suo nuovo romanzo "Tutto quell'amore disperso".

Un'occasione per seguire un percorso di esplorazione del territorio, con le sue materie prime, le produzioni enogastronomiche, le eccellenze grandi o piccole, internazionali o locali, rielaborate da grandi chef, ma anche scoprire un romanzo anch'esso ancorato alla Sicilia, ambientato nell'ateneo catanese degli anni '90. L'incontro sarà moderato da Nello Pappalardo e e dal giovane Marco Fallanca. A seguire, un aperitivo “natalizio” offerto da I Brillanti con specialità gastronomiche e “Dolce & bollicine": crispelle di riso al miele e bollicine con il Prosecco in Valdobbiadene. In mostra anche le espressioni pittoriche di Pina Mazzaglia, artista che prende in esame il simbolo del fuoco, segno di purificazione e di alleanza attraverso lo studio profondo dei paesaggi vulcanici della sua Etna. Infine, il suggestivo cortile de I Brillanti ospiterà anche la presentazione del progetto corale "Power gospel and musical" diretto dal maestro Marco Ravalli, vocal coach e direttore vocale a Catania Aidm, Lentini Smul (scuola musicale leontina ) e Acireale (Dimensione danza). 

 
di Redazione (pubblicato il 09/12/2014 alle  21:08:39, nella sezione LIBRI,  644 letture)

10 DICEMBREMercoledi 10 dicembre alle 19, prima presentazione siracusana del romanzo “Tutto quell’amore disperso” di Luca Raimondi, appena uscito per le toscane Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi. Ad organizzare l’evento, l’associazione culturale “Per la città che vorrei” presieduta da Sergio Pillitteri, in collaborazione con Nuova Acropoli, nella cui sede, in viale Tunisi 16, si terrà l’incontro con lo scrittore siracusano, reduce dagli ottimi riscontri ricevuti dal precedente “Se avessi previsto tutto questo”, il cui protagonista, il tormentato e tragicomico universitario Carlo Piras, torna anche in quest’altra nuova opera. In questo caso i toni si fanno meno grotteschi e più sentimentali, a causa soprattutto di un personaggio, Sofia, una ex da riconquistare a tutti i costi dopo aver capito, attraverso un lungo calvario, che molto probabilmente era proprio lei la ragazza giusta. All’incontro parteciperanno, oltre naturalmente all’autore e a Sergio Pillitteri, anche il presidente di Nuova Acropoli, Elga Daniele, la docente Ismenia Amari, il giornalista Carmelo Miduri, e la cantautrice Adriana Spuria, anche a voler sottolineare l’importanza dei riferimenti musicali del romanzo, pieno di citazioni di famosi brani prevalentemente del 1998, anno in cui si svolge il nuovo capitolo del romanzo di formazione di Raimondi.

Luca Raimondi, lo ricordiamo, ha esordito giovanissimo grazie alle Edizioni Dell’Ariete, proponendo i romanzi “Cerniera lampo” (1996) e “Cuore del vuoto” (1998) e tornando successivamente alla narrativa con “Marenigma” (Aracne, 2009), con il lungo racconto contenuto in “Amore, rabbia e verità” (Melino Nerella, 2009) e con quello più breve in “Le eccellenze del gusto” (2011). “Se avessi previsto tutto questo. In cerca d’amore nella Catania di fine millennio”, edito dalle Edizioni Il Foglio, è del 2013. È autore anche di alcuni saggi, tra cui “Nient’altro che un sogno. Pasolini e la Trilogia della vita” (Bastogi, 2005), “Il pensiero pedagogico di Pier Paolo Pasolini” (Sampognaro & Pupi, 2006) e “Comunicare la cultura” (Bonanno, 2007). Regista, montatore e sceneggiatore, tra il 2002 e il 2008 ha diretto sei edizioni del festival “Corto Siracusano”, nel cui ambito ha pubblicato il volume “Fronte del corto. Scenari siciliani del film breve” (Sampognaro & Pupi, 2005). Una curiosità: le sue pubblicazioni hanno goduto dell’appoggio di illustri prefatori, da Alessandro Quasimodo ad Andrea G. Pinketts, da Eraldo Baldini a Roberto Alajmo, fino al prolifico Gianluca Morozzi, che apre le danze di quest’ultimo volume scrivendo, tra l’altro: “Un perfetto, equilibrato mix di musica di classe e donne complicate. La migliore combinazione del mondo, dopo vodka e martini”.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 14/01/2015 alle  14:18:26, nella sezione LIBRI,  796 letture)

sacha naspiniSacha Naspini torna a scrivere le storie che piacciono a noi, quelle ce l’hanno fatto conoscere e apprezzare, in piena sintonia con I cariolanti (Elliot, 2009) e Le nostre assenze (Elliot, 2012), ma anche con L’ingrato e I sassi (Il Foglio Letterario, 2009). Storie di vita quotidiana, romanzi di formazione, narrativa letteraria ai confini con il genere, come un regista sperimentale che racconta la realtà a base di inquietanti soggettive e poetici piani sequenza. Ciò che Dio unisce (Piano B Edizioni, pp. 176, euro 14) ricostruisce una vicenda matrimoniale - partendo dai rispettivi addii al celibato - da due diversi punti di vista, scanditi da capitoli alterni intitolati con il nome di lui (Michele) e di lei (Marta) che seguono il filo conduttore dei diversi pensieri. L’autore riesce a calarsi bene sia nella psicologia maschile che in quella femminile, non risultando invadente e non facendo trapelare il suo pensiero. Naspini racconta tramite i personaggi e scompare in loro, dote non comune nella narrativa ombelicale contemporanea pervasa da emuli - più o meno riusciti - di Proust.

La materia del romanzo è narrativa nera, alla Ammaniti dei tempi in cui scriveva storie dure e taglienti, stile Fango o Ti prendo e ti porto via, permeata da una psicologia di fondo che ricorda il Bergman di Scene da un matrimonio. Proprio come nel capolavoro cinematografico del maestro svedese, anche nel romanzo di Naspini le tensioni matrimoniali - dopo un lungo periodo di incubazione - giungono al culmine e a un certo punto esplodono. La gelosia di lui, i tradimenti di lei, il gruppo musicale e gli amici che imperversano, gli scherzi oltre ogni limite nella prima notte di nozze, tutto congiura verso un finale imprevedibile e sconvolgente. Naspini contamina noir e horror metropolitano, romanzo criminale e letteratura, cinema e cronaca nera. Trova una sua strada narrativa che lo distingue nel panorama contemporaneo, uno stile asciutto, freddo, senza fronzoli, efficace da un punto di vista comunicativo. Ottima l’ambientazione maremmana, in una Follonica notturna e decadente, teatro insolito di una cattiva storia di provincia. Non manca un pizzico di erotismo, come è presente la musica, vera passione dell’autore, che fa capolino con il gruppo inesistente dei Paturnia (in maremmano si dice: “Non ti fare tante paturnie!”, per convincere qualcuno a non porsi problemi inesistenti) e dal Quartiere Latino, locale follonichese che fa musica dal vivo. L’ultimo capitolo del romanzo è dedicato ai pensieri dell’amico di Michele, ai suoi ricordi, a ciò che ritiene possa accadere durante la prima notte di nozze, prima di partire per uno splendido viaggio intorno al mondo. Non sa quanto si sbaglia. Bravo Naspini che sei tornato all’ovile di quel che sai fare meglio. Altro che romanzi storici!

 
di Redazione (pubblicato il 23/01/2015 alle  15:53:09, nella sezione LIBRI,  2347 letture)

Raimondo Raimondi cita nella quarta di copertina de “L’intima essenza delle cose”, raccolta di scritti sull’arte recentemente edita per i tipi di Inforum Europa, una frase di Papa Giovanni Paolo II: “L'arte è esperienza di universalità. Non può essere solo oggetto o mezzo. È parola primitiva, nel senso che viene prima e sta al fondo di ogni altra parola. È parola dell'origine, che scruta, al di là dell'immediatezza dell'esperienza, il senso primo e ultimo della vita”. Partendo da questa mirabile citazione l’autore di questo elegante libretto affronta i tanti aspetti dell’arte, nei vari capitoli dai titoli esplicativi: l’arte come alchimia, l’arte come catarsi, l’arte come energia, l’arte come mistero, l’arte come sogno, l’arte come valore. Secondo Raimondi “agire con la spontaneità creativa dell’artista, sentire con l’anima il flusso delle energie, ci porta assai vicini all’universale immutabile nei tempi: tutti gli altri, politici, filosofi, teologi, uomini di fede e di diritto, adottano comportamenti partigiani – sostiene l’autore - appartengono a un luogo e a una storia, non sono, né potranno mai essere, depositari della verità”. Raimondo Raimondi vive tra Augusta e Siracusa. Scrittore, giornalista e critico d’arte, ha pubblicato numerosi libri di poesia, narrativa e saggistica ed ha curato l’edizione di numerosi cataloghi d’arte. Componente del Comitato Direttivo del Museo Civico di Augusta, è direttore responsabile della testata giornalistica Dioramaonline. Ultimi titoli pubblicati: Un filo di luna, Melino Nerella, 2010; Arte & Arte, Awa 2014; L’Undicesima, Il Foglio 2014; Sotto il ponte spagnolo, Awa 2014.

 
di Redazione (pubblicato il 05/02/2015 alle  10:25:07, nella sezione LIBRI,  602 letture)

presentazione sortino locandinaUna nuova presentazione di “Tutto quell’amore disperso”, il nuovo romanzo dello scrittore siracusano Luca Raimondi, si terrà domenica 8 febbraio a Sortino alle 19,30, presso la sala “I libri di Morfeo”, sede dell’omonima associazione culturale, in piazza Cappuccini 2. A conversare con l’autore saranno lo scrittore e counsellor Matteo Pugliares (clicca qui per saperne di più) e lo psicopedagogista Nuccio Giaccotto. In questo nuovo romanzo torna Carlo Piras, già protagonista del precedente “Se avessi previsto tutto questo”: un figlio unico un po’ viziato, fragile, confuso, sempre sospeso tra la sua città d’origine, Siracusa, e la vita universitaria nella Catania di fine millennio. Infarcito di innumerevoli citazioni musicali relative agli anni ’90, “Tutto quell’amore disperso" è il lungo autodafé di un personaggio che si dibatte tra ragione e sentimento per costruire la propria identità e scoprire la propria capacità di amare. Come ha scritto su “Parole a colori” Maria Cristina Ruggieri, potrebbe essere definito un “simil-mémoire” in cui Luca Raimondi mette in scena conflitti e psicomanie universali, come la condizione dei figli unici che non crescono mai: “colti dalla sindrome di Peter Pan, giocano tutta la vita ma a differenza di Peter Pan, senz’allegria ma in perfetta e malinconica solitudine”.

 
di Redazione (pubblicato il 13/02/2015 alle  19:54:28, nella sezione LIBRI,  545 letture)

LOCANDINAMercoledi 18 febbraio alle ore 18,30, lo scrittore siracusano Luca Raimondi presenterà il suo ultimo romanzo, “Tutto quell’amore disperso” (Edizioni Il Foglio) a Catania, presso la libreria Mondadori (ex cinema Diana), in via Umberto 13. Alla conversazione prenderanno parte l’avvocato-scrittore Salvo Cavallaro, la cui ultima raccolta di racconti s’intitola “Date da mangiare ai pesci” (Carthago), e il regista, produttore e sceneggiatore Alessandro Marinaro. Quest’ultimo, dopo tanti cortometraggi, documentari e videoclip, ha recentemente scritto e prodotto il film “Mauro c’ha da fare” diretto da Alessandro Di Robilant e ha vinto il primo premio all'"Italian Contemporary Film Festival" di Toronto con il suo ultimo mediometraggio, “Buongiorno sig. Bellavista”. Nel 2013 un suo racconto ha vinto il premio "Racconti nelle rete" ed è stato incluso nell'omonima antologia pubblicata da Nottetempo. Se Cavallaro si soffermerà probabilmente sugli aspetti più letterari, la partecipazione di Marinaro permetterà di certo a Raimondi di rievocare le sue esperienze nell’ambito video-cinematografico, confluite in un paio di capitoli di quest’ultimo romanzo. Il suo alter-ego Carlo Piras infatti, mentre vive le sue traversie sentimentali sul finire degli anni ’90, incentrate per lo più nel rapporto sofferto ma formativo con l’introversa Sofia, si cimenta nella sceneggiatura di un cortometraggio che riflette in modo tragicomico la sua realtà quotidiana. A ribadire il carattere autobiografico della sua storia, va detto che Raimondi ha scritto diversi saggi sul cinema (va ricordato almeno “Nient’altro che un sogno”, dedicato a Pier Paolo Pasolini), ha curato la regia, la produzione e la sceneggiatura di diversi cortometraggi, scritto un film sulla ‘ndrangheta girato in Calabria dal regista Francesco De Fazio (“C’era una volta il sud”) e ha ideato e diretto per sei edizioni il “Corto Siracusano Film Fest”.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 15/02/2015 alle  11:13:48, nella sezione LIBRI,  664 letture)

copertina moralesFernando Morales non prova più interesse per la vita, non ce la fa ad andare avanti senza la moglie, in solitudine, attendendo il giorno della sua dipartita naturale. Non si cura più, vive con indolenza, trattiene i ricordi del passato in un cofanetto immaginario e per lui sono più preziosi del denaro. Un giorno - navigando su Internet nei social network affettivi - scopre un’occasione irripetibile. Decide di morire affidandosi a un’eutanasia assistita che gli consentirà di diventare famoso grazie alla morte in diretta. Chi è il signor Fernando Morales? Ha raccontato la sua vera storia ai funzionari che dovranno occuparsi della sua morte in diretta oppure ha mentito spudoratamente? Non aggiungiamo altro, perché il racconto è breve, gli sviluppi imprevedibili e la suspense fantastica rappresenta il vero sale della storia.

Francesco Verso in "La morte in diretta di fernando Morales" (Future Fiction, ebook Kindle) si prende gioco dei reality show e della società contemporanea, consumistica e televisiva, costruendo una storia ambientata in un ipotetico futuro, che non è poi così distante dalla nostra realtà. Un racconto dotato di una forma perfetta, una scrittura nitida, cristallina, asciutta, senza tempi morti, ma anche di un contenuto politicamente scorretto. L’autore usa lo schema del racconto fantastico per stigmatizzare l’uso smodato dei social network - nella società del futuro trasmettono persino affetto - mettendoci di fronte al problema delle cose che tramandano soltanto loro stesse in una società priva di valori che rende l’uomo sempre meno umano. Fernando Morales è il simbolo dell’individuo solo di fronte alla morte, incapace di dare un senso terminale alla propria vita. Il racconto è una parabola decadente sulla situazione dell’uomo contemporaneo, scritto con la pessimistica consapevolezza che il futuro può metterci di fronte persino alla spettacolarizzazione della morte. Tra l’altro -pensandoci bene - in parte sta già accadendo…

"La morte di Fernando Morales" è stato adattato in forma teatrale e messo in scena all’interno dello spettacolo The Milky Way di Katiuscia Magliarisi e Chiara Condrò, con musiche di Simone De Filippis. Trovate qui alcune notizie sull’autore: http://www.futurefiction.org/francesco-verso/, un esperto del fatstico - che scrive e traduce - tra l’altro vincitore del Premio Urania 2009 con il romanzo "e-Doll".

 
di Redazione (pubblicato il 09/03/2015 alle  15:57:02, nella sezione LIBRI,  626 letture)

copertina libroDomenica 8 marzo a Rosolini, nella sala dell’Antica Macina, in occasione del convegno nazionale organizzato dalla Congregazione templare federiciana e dedicato alla festa della donna, è stato presentato il secondo volume del saggio del semiologo floridiano Salvo Sequenzia “Il testamento. O donna di virtù”. Donne esemplari nel medioevo tra misticismo, fede e ideologia e nella tradizione dei templari federiciani (Edizioni della Confraternita Federiciana, 2015, pp. 200, s.i.p.).

Il libro scava nell’universo femminile del medioevo, universo poco conosciuto ed esplorato, e, spesso, fatto oggetto di indagini storiche offuscate da pregiudizi e da luoghi comuni. Al Medioevo delle torture, delle guerre, delle lotte di religione, che occupa tanto spazio, spesso a sproposito, nell’immaginario collettivo, Sequenzia sostituisce il medioevo delle abazie, dei monasteri, delle biblioteche e delle corti; un “altro” Medioevo, insomma, operoso, colto e raffinato, dove la donna è al centro di una feconda ed intensa trama di relazioni, contatti, idee, opere e linguaggi. Mistiche, profetesse, monache, filosofe, poetesse, guerriere, le donne del Medioevo che ci racconta Sequenzia in questo saggio colto e appassionante, sono “donne sapienti” che s’interessano dei campi più diversi quali la letteratura, la teologia, la medicina. Sequenzia “entra”, per così dire, dentro il cuore del medioevo, e ci racconta la storia di personaggi come Ildegarda di Bingen, la più importante mistica e teologa del medioevo, di Maria di Francia, poetessa e filosofa, di Herrade di Landsberg, badessa di Mont Saint-Odile alla quale dobbiamo la prima enciclopedia illustrata, destinata all`istruzione delle monache, e di tante altre donne che, con slancio e passione, seppero illuminare il buio di quei secoli, innestando alla antica cultura classica una nuova sensibilità ed un nuovo linguaggio.

Nei vari capitoli del saggio, arricchito da un apparato iconografico raffinato, tratto dalla vasta e preziosa tradizione dei codici e delle miniature medievali, Sequenzia individua i rapporti ed i nessi tra i luoghi della produzione culturale come le abazie, i monasteri e le università, e il fiorire di nuovi centri di sapere slegati dalla chiesa, espressione di una cultura laica che nei trovatori provenzali, nel dolce stil novo toscano e nella poesia della corte federiciana trovava la sua massima espressione ideologica ed estetica, e in cui la donna era al centro di una pubblicistica che avrebbe dato vita al più importante movimento di rinnovamento della cultura medievale attraverso le arti e le lettere.

I capitoli più eruditi del saggio di Sequenzia sono quelli che approfondiscono complesse tematiche interpretative, quale il ruolo simbolico della donna nella poetica dei Fedeli d’Amore, l’influsso del libro dell’Apocalisse sull’escatologia cristiana, con particolare riferimento alla figura della “donna vestita di sole”, che influenzerà la mariologia medievale con vaste risonanze nel pensiero teologico contemporaneo dei due papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e nelle attività della Congregazione templare federiciana.

Alla presentazione sono intervenuti Corrado Armeri, Gran Maestro Federiciano, Emanuela Ientile, storica, Mons. Vincenzo Filice, teologo. Il ricavato della vendita del saggio di Sequenzia è stato devoluto alla Casa Meter Onlus di Don Fortunato di Noto.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 19/03/2015 alle  16:16:11, nella sezione LIBRI,  681 letture)

copertina libro"L’antibagno" di Placido Di Stefano (Italic pequod, p. 375, euro 20) è un romanzo travolgente e fuori dagli schemi che si anima delle contorte figure espressioniste di Egon Schiele, della musica disperata e struggente di Kurt Cobain e dei suoi Nirvana, ma anche dei CCP (Produci, consuma crepa!; Un’erezione triste/ per un coito modesto, per un coito molesto, per un coito modesto). Sembrano passati milioni di anni. Chi se li ricorda più, i CCP - Fedeli alla linea, a parte noi che avevamo vent’anni nel 1980! Placido Di Stefano, forse li ha conosciuti nel 1988, visto che è nato nel 1970 ed è uno scrittore vero, che tuffa il pennino telematico nel sangue della vita, lo intinge del rosso delle ferite che il mondo dispensa, invece di perder tempo a scriver gialli, finti porno consolatori e narrativa ombelicale. Di Stefano ci accompagna nei meandri di un non luogo immerso tra gli alti palazzi della periferia milanese dove le voci non hanno suono e le persone sono ombre che svaniscono nel buio. Storie di pusher, di amori impossibili, pulsioni suicide, specchi che riflettono il nulla esistenziale, scritte a caratteri cubitali nei bagni e sui teleschermi che scandiscono una vita fatta di consuetudini. Vediamo la sinossi: “Un ragazzo e una ragazza passano le loro serate seduti sul pavimento dell’antibagno di un Circolo di periferia, di fianco a un lavandino che gocciola di continuo, illuminati dalla luce fluorescente di un neon che ronza sopra le loro teste. È l’inizio del nuovo millennio, i due ascoltano musica da lettori cd portatili e nei loro appartamenti periferici guardano la tele da vecchi apparecchi con il tubo catodico e lo schermo bombato. La città intorno corre nelle strade nelle tangenziali nelle metropolitane mentre loro non fanno altro che starsene seduti di fianco a quel lavandino con le cuffie alle orecchie, come se fossero in attesa di qualcuno o qualcosa. Dentro quel posto sporco e maleodorante è come se vivessero in una dimensione parallela, una sorta di interzona ronzante e caustica. Mentre fuori, nel mondo reale, vivono una vita alienante e ripetitiva fatta di lavori inutili e solitudine”.

Termino la lettura e mi chiedo perché le librerie debordano stronzate mentre i veri romanzi li scopro per caso, inviati in casella postale da piccoli editori che chiedono recensioni o da scrittori che pretendono (giustamente) attenzione. Mi avvicino alla vetrina di una libreria e mi provoca repulsione, fuggo da un’esposizione di thriller, gialli, erotici all’acqua di rose, libri di veline, nani e ballerine. Giungo alla conclusione che le librerie non sono più un luogo per lettori, ma sono un non luogo, come l’antibagno del romanzo, sono luoghi che dispensano carta da culo per non lettori, luoghi che i CCP canterebbero in una loro canzone e distruggerebbero con un realistico produci, consuma, crepa! Quant’è cambiato il mondo dagli anni Settanta - Ottanta… come hanno distrutto il nostro cinema e la nostra letteratura, torve di manager falliti interessati soltanto al profitto e ad addomesticare le masse. Il lettore contemporaneo non deve andare in libreria, non luogo da fuggire come la peste, ma deve cercare su Internet, scovare la letteratura là dove si nasconde, nei cataloghi di piccoli e coraggiosi editori che devono fare soltanto un piccolo sforzo economico. Sì, perché non è possibile far pagare 20 euro un romanzo in un mondo come quello contemporaneo dove la maggior parte delle persone è capace di leggere soltanto lo schermo del proprio telefonino e il resto della popolazione è assuefatto al niente fatto libro proposto dalla grande distribuzione.

 
di Redazione (pubblicato il 28/04/2015 alle  14:39:30, nella sezione LIBRI,  601 letture)

ARRIVEDERCI A BERLINO ESTGiovedì 30 aprile alle 18:30 la libreria Biblios Cafè ospiterà la presentazione del romanzo Arrivederci a Berlino est di Roberto Moliterni, scrittore e sceneggiatore nonchè vincitore, con questo libro, della terza edizione del premio letterario Rai La Giara. A introdurre l’autore sarà lo scrittore siracusano Luca Raimondi. Arrivederci a Berlino Est trascina il lettore in un intenso intreccio di eventi che vanno dalla guerra in Albania alla caduta del Muro, travolgendo il Titta, un siciliano che ha più volte cambiato nome e identità nel corso della sua vita e che è finito a trascorrere le giornate in una piccola pensione della città divisa, ormai rifugio di spie che vengono da ogni parte del mondo. Il protagonista vive sospeso tra un passato scomodo e l'amore per una donna che non riesce a dimenticare.

Roberto Moliterni, senza sacrificare il ritmo proprio di un noir, riesce a penetrare e scavare i suoi personaggi, sempre in bilico tra il desiderio di scegliere il proprio destino o subire quello che la storia decide per loro. Il libro, che ha sconfitto più di 500 romanzi inediti pervenuti alle 21 sedi Rai di tutta Italia e si è aggiudicato la Giara d'oro, è una storia che intreccia amore e spionaggio, ripercorrendo un vasto arco di tempo che va dalla seconda guerra mondiale alla caduta del muro. Moliterni riesce a governare bene il complesso intreccio degli eventi, a trascinare il lettore per le vie di Berlino est, a fargli sentire le sue strade come una grande gabbia, a fargli respirare il clima di quegli anni dalla Bulgaria alla Praga della rivoluzione, con una scrittura capace di ricreare tutti i colori delle diverse fasi attraversate dal suo protagonista: dai toni forti e intensi della gioventù inconsapevole e idealista, a quelli cupi di una maturità disillusa, a quelli grigi di una vecchiaia rassegnata con un cuore solo apparentemente in inverno. Una scrittura che, senza sacrificare il ritmo proprio di un noir, è capace di penetrare e scavare i propri personaggi restituendogli tutte le contraddizioni della vita vera. Il protagonista si chiederà continuamente se siano state le proprie scelte a condurlo là dove si trova, o se la Storia, il contesto, le origini, gli abbiano tracciato un'unica strada percorribile. Moliterni, con una scrittura mai banale, traccia un personaggio la cui amara consapevolezza ha il pregio di non essere dimenticata dal lettore.

Roberto Moliterni (1984) è cresciuto a Matera. Dopo gli studi in cinema, nel 2010 ha vinto il Premio Malerba per la sceneggiatura In prima classe. Ha pubblicato Fare un corto (Dino Audino Editore, 2012), collabora come rubricista a diverse riviste e ha un blog su "Donna Moderna". Ha ideato insieme a due amici le carte da gioco "Materane". Arrivederci a Berlino est è il suo primo romanzo.

 
di Redazione (pubblicato il 30/04/2015 alle  17:16:54, nella sezione LIBRI,  590 letture)

Domenica 3 maggio alle ore 19 la libreria Biblios Cafè di Siracusa ospiterà Luigi Viva, biografo ufficiale di Fabrizio De André che, in occasione della 18° ristampa e dell'uscita del film, presenterà il libro Non per un dio ma nemmeno per gioco, (Feltrinelli), un'accurata biografia del cantautore genovese. Il libro, al quale collaborò lo stesso De André, dopo aver toccato il terzo posto nelle classifiche di vendita dei tascabili, è considerato ormai un importante testo di riferimento per conoscere la vita dell'artista e dell'uomo. Un testo ricchissimo, documentato e avvincente, che dà voce ai racconti di Fabrizio (interviste, colloqui personali, telefonate) e alle testimonianze di prima mano di amici famosi e no, da Paolo Villaggio, complice inseparabile degli anni genovesi, a Ivano Fossati, collaboratore dell'ultimo album, ai genitori di Fabrizio, ai compagni di scuola e di strada.

Durante la presentazione Carlo Natoli (Gentless3) e Andrea Romano (Il Fratello) eseguiranno, voce e chitarra, alcuni brani di Fabrizio De André. Luigi Viva racconta la vita del cantautore genovese attraverso la sua musica, i suoi ricordi e le confessioni rilasciate a voce negli anni all'autore, ricostruendo così il percorso umano ed artistico di un poeta infinito. Luigi Viva, scrittore, giornalista, conduttore radiofonico e socio fondatore della Fondazione Fabrizio De André, ha collaborato con testate come Paese Sera, Il Tempo, Il Sussidiario.net, Jazz Magazine e Jam.

 
di Redazione (pubblicato il 02/05/2015 alle  11:50:20, nella sezione LIBRI,  615 letture)

MISSIROLIDomenica 3 maggio alle ore 11:00 alla Libreria Gabò di Corso Matteotti 38 sarà ospite lo scrittore Marco Missiroli per presentare il suo ultimo romanzo Atti osceni in luogo privato, Feltrinelli Editore, vincitore del Premio Mondello 2015. Ne parleranno con l'autore Loredana Faraci e Pina Dapice.

Marco Missiroli è nato a Rimini nel 1981. Con il suo romanzo d’esordio, Senza coda (Fanucci, 2005), ha vinto nel 2006 il premio Campiello Opera prima. Per Guanda ha pubblicato Il buio addosso (2007), Bianco (2009; premio Comisso e premio Tondelli) e Il senso dell’elefante (2012; premio Selezione Campiello 2012, premio Vigevano e premio Bergamo). È tradotto in Europa e negli Stati Uniti. Scrive per il “Corriere della Sera”.

Atti oscceni in luogo privato racconta una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna. Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

 
di Redazione (pubblicato il 07/05/2015 alle  14:52:36, nella sezione LIBRI,  581 letture)

LA PIZZA PER AUTODIDATTI COPERTINAVenerdì 8 maggio alle ore 19:30 presso il locale Il Peter di Corso Umberto 62 sarà presentato il nuovo libro di Cristiano Cavina, La pizza per autodidatti, Marcos y Marcos edizioni.

Cristiano Cavina nasce a Casola Valsenio nel maggio del 1974 e c’è ancora dentro fino ai capelli: Made in Casola è il marchio in calce ai suoi romanzi e alle sue mail. Si nutre di storie fin da piccolo, ascoltando i racconti dei vecchi al bar; quando poi scopre i libri, la sua strada è tracciata. Scrive di cose che conosce bene: la sua infanzia in Alla grande (premio Tondelli) e Un’ultima stagione da esordienti; l’epopea di Nonna Cristina in Nel paese di Tolintesàc; la sua storia di figlio senza padre e di padre fuori dagli schemi nei Frutti dimenticati (premio Castiglioncello, premio Vigevano, premio Serantini, Selezione premio Strega); il lavoro nell’immensa cava di gesso alle porte di Casola Valsenio in Scavare una buca; i suoi anni di scuola superiore in Inutile Tentare Imprigionare Sogni.

In La pizza per autodidatti trasmette la sua esperienza di "pizzaiolo quando c’è" nella Pizzeria Il Farro di Casola Valsenio: tra impasti, temperature e ricette, ci svela l’importanza del forno per un narratore come lui.

 
di Redazione (pubblicato il 07/05/2015 alle  15:11:27, nella sezione LIBRI,  783 letture)

amato meloniSabato 9 maggio, a partire dalle ore 20:00, nella libreria Gabò in corso Matteotti, 38, Siracusa, si terrà la "festa di presentazione" di due libri appena usciti, La fiera verrà distrutta all'alba di Angelo Orlando Meloni (Intermezzi editore) e Bastaddi di Stefano Amato (Marcos y Marcos edizioni). Tra un bicchiere di vino gentilmente offerto dalle Cantine Pupillo, la lettura di qualche brano e la firma di copie, i due autori siracusani festeggeranno l’uscita dei loro nuovi romanzi.

La fiera verrà distrutta all’alba di Angelo O. Meloni (Intermezzi editore, collana Ottantamila euro 5,00) fa i conti con la mitomania contemporanea, svela i desideri mostruosamente proibiti degli “aspiranti qualcosa” ai tempi dei social network e della paventata, presunta morte della lettura in un apocalittico mondo post-qualcosa. È la storia della fine del giornalismo e dell’editoria come noi li conosciamo, la storia del primo “giornale che vale”. Ce la farà il giovane Enzo Losanga da Pachino, aspirante scrittore suo malgrado, a uscire vivo dalla più pericolosa e imprevedibile fiera del libro di tutti i tempi?

Bastaddi di Stefano Amato (Marcos y Marcos euro 16,00) si ispira a Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. Nel film, otto uomini feroci e selvatici, caricati a odio puro, minano alle fondamenta il dominio nazista. In questo romanzo invece siamo in Sicilia, ed è la mafia l’oppressore. Il tenente Ranieri, al comando dei suoi otto Bastaddi assetati di giustizia, colleziona scalpi di Cosa nostra. Il Capo dei capi è sempre più nervoso. Il Maxiprocesso con tutte quelle condanne è semplicemente intollerabile, e questi Bastaddi assatanati una spina nel fianco. Di questo passo, dove andremo a finire? Occorre proprio un gesto simbolico, una celebrazione della mafia, con i suoi picciotti, il suo onore, i suoi film. Una bella serata mafiosa in un cinema di Siracusa sarà il giusto segnale per tutti. La cupola di Cosa nostra concentrata in un cinema? Che occasione meravigliosa, per i Bastaddi. E se il cinema per giunta appartiene a Carla, che ha perso tutta la famiglia in una strage mafiosa… si scatenerà una gara esplosiva a chi stermina i mafiosi per primo nella sala buia. Perché al cinema, o nei romanzi, i buoni in qualche modo ce la fanno, i cattivi muoiono quando devono morire. E Falcone e Borsellino brinderanno in pace a una Sicilia finalmente libera, sorrideranno ancora. Una cover letteraria di grandi passioni, umane e civili.

 
di Redazione (pubblicato il 18/05/2015 alle  19:22:12, nella sezione LIBRI,  621 letture)

LOCANDINA“Tutto quell’amore disperso” (Edizioni Il Foglio, 2014) il libro di Luca Raimondi, sarà protagonista sabato 23 maggio, alle ore 18:30, del Caffè Letterario di ”Spazio al Sud” condotto da Milena Privitera, ospite ancora una volta dell’elegante sala “Naumachie” dell’Hotel Isabella di Taormina. La kermesse letteraria, ideata ed organizzata dall’associazione “Arte&Cultura a Taormina” la cui presidente, MariaTeresa Papale, firma anche la direzione artistica, è sponsorizzata dall’Associazione Albergatori di Taormina, patrocinata da partners di rilievo quali il Comune di Taormina, Taormina Arte, “Associazione Imprenditori Per Taormina, “Gais Hotels Group”, e vede la collaborazione dell’associazione culturale calabrese “Piazza Dalì”.

Il libro, una sorta di romanzo di formazione a metà tra il diario e lo sfogo personale, continua a tratteggiare il ritratto di Carlo Piras già protagonista del romanzo precedente - “Se avessi previsto tutto questo” - figlio unico, viziato ed un po’ fragile, che naviga a vista tra “ragione e sentimento” per costruire la propria identità. Scoprendo troppo tardi, ed a proprie spese, di aver commesso un grave errore a lasciare la taciturna fidanzatina, Sofia, per andare all’inseguimento di altre gonnelle. Con una vivacissima Catania universitaria a far da sfondo ad un amore complicato, il tragicomico percorso di formazione sentimentale di Carlo - evidente alter ego di Luca - diviene una sorta di metafora per una generazione che aveva vent’anni alla fine del millennio scorso: ragazzi pieni di interessi ma anche preda di complicate elucubrazioni mentali, che si cimentano col teatro, ovviamente, “off-off” e girano corti dalle molte pretese, che studiano filosofia e manifestano per Rifondazione Comunista, in mezzo a professori crudeli e ragazze complicate. Un’esplosione di gioventù, un cocktail di arroganza, superficialità, impegno, incoscienza: inadeguati, presuntuosi e fragili come sono normalmente i giovani in quella tappa della vita dove non hanno ancora ben chiara la strada da percorrere, e, sognando di costruire il futuro, si ritrovano, poi, magari, a chiedere/rsi: “che ne abbiamo fatto del nostro avvenire?” il bel libro di Raimondi è anche l’occasione per una colonna sonora di tutto rispetto con Carlo che riesce a trovare qualcosa dell’amata Sofia persino in un disco dei CCCP dal titolo Epica Etica Etnica Pathos.

Laurea in filosofia, regista, montatore, sceneggiatore, direttore di sei edizioni del Festival del Corto Siracusano, Raimondi è un esponente di spicco di quella sorta di prolifica incubatrice di talenti che negli ultimi anni si è rivelato essere il Sud-Est siciliano: una nutrita schiera di giovani scrittori, cresciuti tra Siracusa e Catania, che con le loro opere sono diventati la punta di diamante della new wave letteraria italiana. Ed il recentissimo "Premio alla Cultura Simone Tasca 2015", assegnatoli a Gela, lo conferma.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 22/05/2015 alle  18:32:54, nella sezione LIBRI,  668 letture)

Quattro libri profondamente diversi tra loro che mi sento di consigliare a diverse tipologie di lettori. Prima di tutto un saggio scritto con stile piano e semplice, da narratore popolare, dal siciliano Roberto Mistretta: Rosario Livatino - L’uomo, il giudice, il credente (Edizioni Paoline - euro 15 - pag. 230). Il lavoro - scritto in collaborazione con padre Giuseppe Livatino - esce nel venticinquesimo anniversario della morte ed è una documentata biografia sul giovane giudice siciliano, ucciso dalla mafia mentre si recava - senza scorta - al Tribunale di Agrigento. Visto il tipo di editore, il saggio affronta anche il cammino spirituale di un uomo coraggioso, impegnato nella lotta alla criminalità organizzata e in odore di beatificazione. Mistretta cita miracoli e testimonianze che andranno a far parte del dossier per la causa di santità promossa in favore del giovane giudice.

Un altro libro interessante è una sceneggiatura inedita di Pier Paolo Pasolini: La Nebbiosa (Il Saggiatore - euro 14 - pag. 200), per un film scomparso come Milano nera, un flop di Gian Rocco e Pino Serpi che resistette solo cinque giorni in cartellone nel capoluogo lombardo. In realtà la vera sceneggiatura non fu mai tradotta in immagini, Pasolini fu pagato solo per metà lavoro e i due maldestri giovani registi tradirono tutta la sua poesia e il grande lavoro di ricerca linguistica e culturale. La Nebbiosa adesso è un libro che si legge come un film ed è un interessante spaccato della violenza metropolitana lombarda negli anni Sessanta, condotta da un gruppo di teddy boys.

Pupi Avati, invece, dopo lo splendido Un ragazzo d’oro, mette da parte il cinema e scrive Il ragazzo in soffitta (Guanda - euro 16 - pag. 250), che segue di due anni un’ispirata autobiografia (La grande invenzione). La storia contiene tutti i temi del suo cinema: adolescenza, musica, provincia, amicizia, persino horror, in un ritorno al passato che profuma de La casa dalle finestre che ridono. Protagonisti due adolescenti: il bolognese Berardo Rossi, detto Dedo, studente poco brillante ma popolare tra le ragazzine, e il triestino Giulio Bigi, introverso quanto abile traduttore dal latino. Filo conduttore del racconto un’amicizia nata sui banchi di scuola che - con il meccanismo del flashback (capitoli alterni) - apre le porte a una storia horror che vede protagonista un orco, presunto assassino di bambine. Finale a sorpresa.

L’ultimo consiglio è un fumetto pulp che costa euro 2,90 in edicola, uscito per Editoriale Cosmo, il primo di una miniserie di quattro albi. Si tratta di Battaglia, di Roberto Recchioni e Massimiliano Leomacs Leonardo, storia di un vampiro ai tempi del fascismo, che utilizza il nero per narrare la storia del nostro recente passato. Battaglia ricorda anche nel formato i vecchi albi di Kriminal, Satanik e Diabolik.

 
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