Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Redazione (pubblicato il 28/03/2017 alle  15:05:17, nella sezione LIBRI,  610 letture)

fotoMartedì 4 aprile 2017 alle ore 18,00 il Circolo Unione di Augusta, sito in piazza Duomo 5, ospiterà la presentazione del libro "Riflessi di una lei" della poetessa Deborah Valenti, pubblicato per i tipi delle Edizioni Carthago. Relazioneranno sul libro il dott. Raimondo Raimondi e il prof. Carlo Cantarella. In scaletta anche gli Interventi musicali della flautista Pamela Patania, della pianista Carmela Caramagno e del gruppo corale "L'ottava nota ensemble" diretto dalla stessa Caramagno. Presenti naturalmente l'autrice del libro Deborah Valenti e l'editore Giuseppe Pennisi. Questo libro della Valenti è un passaggio, un traghettamento dalla poesia della sua prima pubblicazione, “Il sussurro dell'anima”, a un maggiore impegno nella narrativa. Infatti “Riflesso di una Lei” è un insieme di pensieri espressi da un io narrante nel quale ogni donna può rispecchiarsi. È un libro prevalentemente dedicato, infatti, alle donne ma anche agli uomini che vogliono avvicinarsi alla psicologia femminile. E attraverso la prosa di Deborah Valenti effettivamente si apre e si disvela l'universo femminile con tutte i sue splendidi segreti e la sua forza vitale e la sua, a volte disarmante, fragilità.

 
di Redazione (pubblicato il 23/03/2017 alle  14:39:36, nella sezione LIBRI,  506 letture)

locandina eventoSi terrà a Modica, sabato 25 marzo 2017 alle 18, presso Palazzo Sant'anna, in via Ente Liceo Convitto, una nuova presentazione del libro di Maria Concetta Civello “Il doppio svantaggio. La sfida dell'accoglienza e dell'inclusività” (Edizioni Il Foglio, prefazione di Luca Raimondi). L’incontro sarà introdotto da Anna Papaleo e interverrà la prof.ssa Cinzia Spadola.

Il saggio affronta una delle tante delicate questioni poste dall’emergenza immigrazione: la preparazione adeguata ai bisogni di chi porta con sé non solo il peso dello sradicamento e della povertà, ma anche quello della disabilità. La pedagogia interculturale, di cui in questo saggio si fa portavoce l’autrice, ha provato e prova a fornire risposte agli operatori, in particolare scolastici, che ogni giorno si confrontano con culture diverse, operando per l’inclusività: e ciò significa non solo rispettare l’altro, indirizzarlo nella scelta degli obiettivi da raggiungere, comprendere come metterlo nelle condizioni più idonee per poter realizzare il proprio progetto di vita, ma anche rendere migliore l’intera società, che dall’esclusione del “diverso”, dell’“anormale”, dell’ “estraneo” riceve danni tali da determinare l’involuzione e il regresso.

Sul testo si è così espresso il prof. Vincenzo Filetti proprio su "Diorama": "Gli spunti di riflessione sono tanti e interessanti, soprattutto perché la costruzione di una pedagogia interculturale sta diventando una cogente necessità per la pacifica gestione dell'imperante globalizzazione ma, anche per evitare che la scuola dichiari, come accaduto in Belgio lo scorso anno, che gli obiettivi educativi della piena integrazione culturale non sono stati in realtà raggiunti. Ecco, da questo punto di vista, Maria Concetta Civello giustamente menziona Vygotskij per il quale la comunicazione sociale e intersoggettiva viene prima dell'acquisizione del linguaggio, cioè è nella relazione intersoggettiva che definiamo la nostra identità nel rispetto delle diversità, processo che presuppone educazione al dialogo, alla volontà di comunicare, al piacere dell'incontro e dello scambio interculturale, quasi a sottolineare il detto di Martin Buber per il quale “in principio fu la relazione” di cui Il doppio svantaggio si fa portavoce, per i suoi intenti educativi, per la sua chiarezza espositiva e per l'evidente onestà intellettuale dell'autrice, lontana dall'utopia ma vicina a chi vive concretamente la necessità e la positività del dialogo interculturale".

Maria Concetta Civello è nata e vive a Rosolini e ha trascorso la sua infanzia e i primi anni dell’adolescenza a Borgo Ticino, in provincia di Novara. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione, è stata impiegata presso l’USP di Rosolini dove ha svolto mansioni di accoglienza e informazione. Vincitrice di diversi concorsi a cattedra, nel 2007 ha lasciato l’impiego amministrativo per dedicarsi all’insegnamento nella scuola primaria.

 
di Redazione (pubblicato il 21/03/2017 alle  19:10:34, nella sezione LIBRI,  660 letture)

copertina libroUscirà tra poco nelle librerie l'ultimo romanzo di Raimondo Raimondi, già prenotabile su Ibs.it, dal titolo La cattiveria del silenzio, per i tipi delle Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi. E' una storia dura, condotta in prima persona dal protagonista, uomo solitario e schivo capace di intenzioni delittuose; nel suo passato una lunga storia che il lettore conoscerà pian piano attraverso una serie di flash back. L'incontro con Italia, giovane donna che non lo sfugge ma, anzi, costituisce per lui un'ancora di attracco, cambierà la sua vita fino a un epilogo drammatico. Lungo la tormentata narrazione compaiono memorie e personaggi: il notaio Adelmo Lo Monte, il monaco padre Pellegrino, lo psichiatra Mogherini, la ragazzina islamista Zora, la fattucchiera rom Josipa, il vecchio mezzadro don Totò. E, nel cammino delle pagine, considerazioni sulla vita e sulla solitudine di questo mondo contemporaneo, nel quale pare non ci si possa rapportare con i propri simili. Va in scena l'eterna lotta tra il bene e il male nel silenzio delle coscienze perché - come dice il poeta spagnolo Javier Vicedo Alós - "si nasce senza parole e con tutte le parole distrutte ce ne andiamo".

Sulla copertina del romanzo "La cattiveria del silenzio" è riprodotto un particolare dell'opera del noto pittore gelese Giovanni Iudice dal titolo "Nudo e divano blu", del 2004. Iudice è autore anche di un grande dipinto emblematico esposto alla Biennale di Venezia dal titolo “L’umanità”, molto apprezzato da Vittorio Sgarbi. L'artista, a detta di taluni critici, potrebbe essere considerato l’erede di una scuola realista, che proprio in Sicilia ha avuto una tradizione alta e ininterrotta.

La prefazione del romanzo è affidata alla penna di Davide C. Crimi che, tra l'altro, scrive: "La cattiveria del silenzio è un romanzo lunare, che riluce di una carnalità psichica in cui s’annidano importanti considerazioni sulla contemporaneità, suggerite per suggestioni ancor più che comunicate razionalmente. Ecco la ragione dell’aggettivo “lunare”, che aderisce per emulsione alla lama metallica della narrazione, lasciando trasparire la sensibilità dell’autore e la sua salda esperienza di critico d’arte. La modernità del racconto traspare immediatamente quando, all’inizio della narrazione, il protagonista accenna con voluta apparente distrazione ai “programmi cui notte e giorno avevo assistito passivamente” e “alla scelta del nulla”.

L'autore, Raimondo Raimondi, è nato a Caltanissetta, ma vive da molti anni a Siracusa. Giornalista pubblicista, si occupa di letteratura e di critica d'arte. E' direttore responsabile della testata giornalistica Dioramaonline. Ha pubblicato libri di poesia, narrativa e saggistica ed ha, inoltre, curato l'edizione di numerosi cataloghi d'arte. Alcuni titoli: per la narrativa Magica la laguna (1996), Cuore del vuoto (1998), Un filo di luna (2009), L'undicesima (2014); per la saggistica Il filo illogico (1999), L'abbecedario delle arcane stelle (2000), Stirpe d'artisti (2002), La mitica Ortigia e i siti minori (2004), La carta papiro (2010), Arte & Arte (2015), L'intima essenza delle cose (2015), Migrazioni (2016).

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 01/03/2017 alle  23:08:38, nella sezione LIBRI,  521 letture)

fotoNico Parente è un saggista cinematografico che conosco molto bene per aver pubblicato - con Il Foglio Letterario - L’esorcista e Mare blu morte bianca, due opere agili e informative, la prima sul famoso film di William Friedkin, la seconda sul fenomeno del cinema degli squali, apocrifi italiani compresi. Non solo. Parente è stato indispensabile anche per completare la corposa Storia del Cinema Horror Italiano in cinque volumi, perché il suo contributo alla parte sui giovani cineasti italiani (quinto volume) è fondamentale. Adesso lo scopro alla corte di Nicola Pesce, giovane e valente editore che fa cose egregie nel campo del fumetto (Jacovitti, Battaglia, Matteucci e chi più ne ha più ne metta) ma che non conoscevo come cultore di cinema: il libro s'intitola "Ciak si spara!" (NPE, 9,90 euro, 160 p.). La prefazione è niente meno che del mio amico perduto Fabio Giovannini - perduto nel senso proustiano del termine, sono anni che non lo vedo e che non lo sento - vero esperto del cinema italiano (e non solo!), un autore dal quale tutti noi piccoli autori abbiamo imparato qualcosa. Il libro parte in quarta con la materia viva, da Romanzo criminale a Gomorra e Suburra, analizzando – come dice il sottotitolo - il crimine italiano sul grande e piccolo schermo. Vi confesso di non nutrire alcuna passione per Gomorra (il pessimo non romanzo di Saviano o la serie televisiva di Garrone non fa differenza), ancor meno per il pasticciato Suburra, ma di amare visceralmente il cinema di Caligari e il suo canto del cigno Non essere cattivo. Purtroppo Parente non ne parla, ma mi consolo con la Uno Bianca di Michele Soavi, passato in TV ai tempi dei veri sceneggiati, di cui sono stato un fan sfegatato. In ogni caso Parente ci conferma che i generi - come ai tempi del noir alla di Leo e del poliziottesco - siano cinematografici, politici o letterari, possono aiutare a riflettere sulla politica, sulla realtà, sulle condizioni sociali di un’epoca. E anche se in merito a Gomorra chi scrive ha un pensiero diametralmente opposto a quello di Parente, ritengo utile una pubblicazione che affronta temi e problemi messi in evidenza da Uno Bianca, Romanzo Criminale (film e serie), Gomorra (idem), Vallanzasca, Faccia d’angelo e Suburra. Edizione spartana, con il merito di un costo abbordabile, a imitazione Newton & Compton (mica c’è niente di male), molte foto in bianco e nero, un’intervista finale a Stefano Sollima. Un libro commerciale, visti i tempi, ma corretto.

 
di Redazione (pubblicato il 26/02/2017 alle  17:45:47, nella sezione LIBRI,  556 letture)

trischittaNella presentazione della sua raccolta di racconti "Le lunghe notti", presso la Casa del Libro Mascali di Marilia Di Giovanni (presentazione affidata a Lorenzo Perrona e Mariolina Lo Bello) il catanese Domenico Trischitta ha, tra l'altro, parlato dei suoi ricordi di una Catania ferita che ancora non ha metabolizzato la vera e propria deportazione, avvenuta negli anni cinquanta, degli abitanti del quartiere S. Berillo, nel centro storico della città, allora abitato da tanta gente comune ed operosa, spostata in periferia nei grandi e anonimi palazzoni dell'edilizia popolare. Lo sventramento del quartiere San Berillo di Catania fu effettato per creare un grande viale per i palazzoni del commercio e delle banche ma tanta parte del demolito non fu ricostruito e quindi venne consegnata all’emarginazione e al degrado la parte rimasta, ridotta a ricettacolo della prostituzione nei tuguri rimasti, contrassegnati spesso non solo da prostituzione, ma anche da occupazione abusiva degli edifici e devianza diffusa, via via aggravandosi con il progredire della segregazione del quartiere dal resto della città. le lunghe notti copertinaAnche oggi che si tenta con vari progetti di recuperare il quartiere all'arte, all'artigianato e alla cultura permangono difficoltà che dimostrano l’entità del conflitto e dell’incomprensione, resa più gravosa e complicata dalla presenza più o meno regolare di clan composti da individui di etnie diverse. Si deve registrare anche il fatto che l’80% degli edifici risulta di proprietà non di persone fisiche ma di società che sono prevalentemente collegate a quelle che hanno in proprietà i terreni dello sventramento, siti in Corso Martiri della Libertà, il luogo dell’altra parte di San Berillo, l’area delle case distrutte e mai ricostruite. Questa considerazione dimostra una volta di più l’inconciliabilità tra la rete sociale degli abitanti – fantasmi di vecchi proprietari, ombre di prostitute, drogati, clandestini – e quella dei proprietari, intangibili e incorporee società prive di sede, talora anche di bilanci e registri. In queste condizioni il quartiere San Berillo resta un luogo irrisolto della città e, proprio per questo, rappresenta un naturale laboratorio per fare sperimentazioni su un possibile futuro. Emozionante il ricordo di Domenico Trischitta, autore anche di un testo per il teatro, “L’Oro di San Berillo”, dramma in due atti impreziosito dai bellissimi scatti di Giuseppe Leone. Un racconto avvincente che cattura per il suo linguaggio crudo e vivace, con il quartiere di San Berillo che assurge a metafora.

 
di Redazione (pubblicato il 17/02/2017 alle  10:55:48, nella sezione LIBRI,  532 letture)

la figlia femminaDomenica 19 Febbraio per l'appuntamento "Colazione in libreria" alle ore 11:00 alla Libreria Gabò di Corso Matteotti, 38 sarà presentato il libro "La figlia femmina", il duro e soprendente romanzo di Anna Giurickovic Dato, Fazi Editore.  Ambientato tra Rabat e Roma, il libro racconta una perturbante storia familiare, in cui il rapporto tra Giorgio e sua figlia Maria nasconde un segreto inconfessabile. A narrare tutto in prima persona è però la moglie e madre Silvia, innamorata di Giorgio e incapace di riconoscere la malattia di cui l’uomo soffre. Mentre osserviamo Maria non prendere sonno la notte, rinunciare alla scuola e alle amicizie, rivoltarsi continuamente contro la madre, crescere dentro un’atmosfera di dolore e sospetto, scopriamo man mano la sottile trama psicologica della vicenda e comprendiamo la colpevole incapacità degli adulti di difendere le fragilità e le debolezze dei propri figli. Quando, dopo la morte misteriosa di Giorgio, madre e figlia si trasferiscono a Roma, Silvia si innamora di un altro uomo, Antonio. Il pranzo organizzato dalla donna per far conoscere il nuovo compagno a sua figlia risveglierà antichi drammi. Maria è davvero innocente, è veramente la vittima del rapporto con suo padre? Allora perché prova a sedurre per tutto il pomeriggio Antonio sotto gli occhi annichiliti della madre? anna giurickovicE la stessa Silvia era davvero ignara di quello che Giorgio imponeva a sua figlia? La figlia femmina mette in discussione ogni nostra certezza: le vittime sono al contempo carnefici, gli innocenti sono pure colpevoli. È un romanzo forte, che tiene il lettore incollato alla pagina, proprio in virtù di quell’abilità psicologica che ci rivela un’autrice tanto giovane quanto perfettamente consapevole del suo talento letterario. L’incontro sarà introdotto da Alberto Giarrizzo.

Anna Giurickovic Dato è nata a Catania nel 1989 e attualmente vive a Roma. Nel 2012 un suo racconto si è aggiudicato il primo posto al concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature di Roma. Nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 16/02/2017 alle  19:09:50, nella sezione LIBRI,  388 letture)

giannottiAlla ricerca dell’isola perduta di Stefano Giannotti (Altromondo, p. 140, euro 13) è un libro che profuma di altri libri, di mare, di salmastro, di ricordi e di tempo perduto. Non l’ha scritto un autore famoso. Non l’ha pubblicato un grande editore. Non c’è dietro alcun fastidioso battage pubblicitario. Resta un grande libro, perché quando il lettore trova se stesso nelle parole di uno scrittore, significa che l’autore ha colto nel segno. Stefano Giannotti scava nelle ferite della vita, ci mette il suo sangue nell’inchiostro virtuale delle parole digitate al computer, cita e dialoga con i suoi scrittori preferiti, saccheggia a piene mani Izzo, Voltaire, Proust, Kundera, Pavese, Borges, Melville, Dostoevskij, Joyce, Woolf, Whitman, Stevenson, Salgari, fonde e confonde il pensiero dei grandi con il suo credo filosofico. Non solo, ammicca al postmoderno, ché accanto a questi nomi imponenti - che l’autore ha letto e metabolizzato a dovere - cita le avventure di Devil, supereroe cieco molto amato da noi ragazzini degli anni Settanta, nato dalla fervida fantasia di Stan Lee e Gene Colan.

Alla ricerca dell’isola perduta non è un romanzo per chi desidera trame avvincenti e finali a sorpresa, ma è un libro per chi ama i viaggi interiori, il flusso dei pensieri, la scoperta di se stesso attraverso la lettura. Perché un libro è utile se un lettore ci trova anche una sola frase da sottolineare, poche righe cercate per pagine e pagine che alla fine incontra e con entusiasmo decide di evidenziare. La storia comincia con Andrea Neri che si reca a Cracovia per realizzare un sogno della sua vita di quasi sessantenne che ha perduto per strada quasi tutti gli entusiasmi adolescenziali. Vorrebbe vedere La dama con l’Ermellino, ma appena arrivato in aeroporto viene aggredito e rapinato; il malvivente fugge a bordo della sua auto e muore carbonizzato in un incidente stradale. Per tutti Andrea Neri è defunto. L’uomo sta al gioco, come il protagonista de Il fu Mattia Pascal, per vivere una nuova esistenza, emozionandosi per nuove scelte e sensazioni ignote. Andrea comincia la nuova vita da Marsiglia, dove rivede il mare, lui che proviene dal mare sa che le persone che hanno il mare dentro si riconoscono tra loro, trovano nel mare tutti i loro ricordi. Andrea incontra il capitano Achab che lo conduce alla scoperta dell’isola perduta, lo invita a compiere un viaggio surreale e metafisico, una vera e propria immersione nel tempo perduto, alla scoperta di se stesso e dei suoi ricordi.

Alla ricerca dell’isola perduta è un romanzo che si abbevera di altri romanzi, profondamente colto, proustiano, surreale, filosofico, un vero e proprio percorso di formazione e di scoperta all’interno della natura umana. E proprio come da ragazzino mi venne voglia di leggere l’Ulisse di Joyce dalle pagine di un romanzo di Moravia, qui ti fai prendere dalla sconvolgente sensazione di rileggerti tutta la Recherche, di cercare l’opera omnia di Borges, di affrontare finalmente l’ardua impresa di leggere Moby Dick in versione completa… Non solo, ti cattura l’idea di rivedere Casablanca, Colazione da Tiffany, Qualcuno volò sul nido del cuculo, per non parlare della musica, dai Beatles a Peter Gabriel (Biko), passando per tutto il rock americano degli anni Settanta - Ottanta. Non è impresa da poco, né merito da trascurare in questi tempi che stiamo vivendo, così bisognosi di complessità, ché la superficialità ci viene elargita a piene mani sotto forma di libri inutili, programmi televisivi e pellicole cinematografiche che mettono in scena il niente. Concludo con la mia frase sottolineata, anche se ne ho evidenziate molte, ma ne devo scegliere soltanto una per motivi di spazio: “Ci resta sempre in fondo al cuore il rimpianto di un’ora, di un’estate, di un fuggevole istante in cui la giovinezza si schiude come una gemma”. Leggete questo libro, ché ne vale la pena. Non la sera prima di addormentarvi, ma con la mente fresca, con lo spirito del viaggiatore che cerca emozioni nuove, anche se nuove non sono ma si nascondono nei luoghi più reconditi della nostra anima. Giannotti è bravissimo a farle venire fuori…

 
di Redazione (pubblicato il 06/02/2017 alle  15:06:11, nella sezione LIBRI,  699 letture)

libroSarà presentato venerdì 17 febbraio 2017, alle ore 18.00, presso la Mediterranea Art Gallery di Siracusa, sita in via Dione 21, sede degli "Artisti costruttori di pace", il "Libro Proibito" di Giampiero Bernardini (nella foto), A&A Edizioni. Sarà presente l'autore, l'editore Luigi Augelli e il direttore della Mediterranea Art Gallery dott. Raimondo Raimondi che introdurrà il libro e il suo autore.

Bernardini è anche autore de "L'uomo ombra", nel quale affronta le suggestioni presenti tanto nella carriera che nelle modalità di morte di Wolfgang Amadeus Mozart, quanto in alcune teorie che mettono in discussione l'autentica paternità di buona parte delle musiche attribuite a Mozart stesso e al suo contemporaneo Franz Joseph Haydn. Nella sua nuova fatica letteraria, "Il libro proibito", una misteriosa valigia, rimasta sul nastro di riconsegna all'aeroporto, risulta senza proprietario. Chiara, una giovane studentessa si vede rifiutare dal docente di riferimento l'argomento della tesi con il quale vorrebbe laurearsi: Mozart e i suoi ghost writers. Delusa dal rifiuto decide di non rassegnarsi, anche perché vede nell'atteggiamento del professore una censura che va oltre la volontà stessa del docente. La professoressa da lei scelta come correlatore, e con la quale ha un ottimo rapporto, resasi conto della scarsità di materiale di ricerca in possesso della studentessa, le consiglia un libro - L'affaire Mozart - che potrebbe risolverle i problemi di documentazione. foto autoreMa c'è un ostacolo: l'irreperibilità del libro che, lei stessa, non ha potuto leggere e del quale le hanno solo parlato. Con l'appoggio della docente la ragazza si mette alla ricerca del libro misterioso, aiutata di volta in volta dai personaggi che le incorre di incontrare. Nella sua indagine scoprirà una connessione tra il libro, il suo autore, e la misteriosa valigia scomparsa nel prologo della vicenda. Giampiero Bernardini, nato a Roma, si è diplomato in Musica corale e Direzione di coro e in Composizione ed è laureato in Lettere presso l'Università La Sapienza di Roma, con una tesi su Domenico Belli e la monodia cameristica del primo Seicento, pubblicata nel 1993 in estratto sulla rivista Studi musicali dell'Accademia di Santa Cecilia.

 
di Vincenzo Filetti (pubblicato il 21/01/2017 alle  20:27:30, nella sezione LIBRI,  1064 letture)

COPERTINA LIBROLa lettura de Il doppio svantaggio di Maria Concetta Civello (Edizioni Il Foglio) suggerisce preziose riflessioni sul tema delle società multiculturali, oltre che specificamente quello della pedagogia interculturale. Avendo sperimentato di persona cosa significhi relazionarsi in ambienti lavorativi internazionali e multietnici, trovo opportuno e appropriato un testo sulla sfida dell'accoglienza e dell'inclusività di soggetti considerati diversamente abili o culturalmente diversi e lontani da paradigmi consolidati, consuetudinari e (forse banalmente) ordinari. L'autrice sottolinea, già dalle prime pagine, come la formazione dei bambini circa lo sviluppo delle capacità empatiche sia fondamentale per la costruzione di un dialogo interculturale e, aggiungerei, per la costruzione di una società autenticamente democratica in cui si attui un confronto aperto tra cittadini, siano essi diversamente abili o normodotati, e tra cittadini e istituzioni (queste ultime spesso prive di personale abile nell'empatizzare, perché non formato in tal senso). Il tema dell'empatia è tutt'altro che scontato, seppure di moda, perché rappresenta un aspetto cruciale della qualità della vita relazionale a qualsiasi livello, specialmente in settori, ambienti e contesti dove la comunicazione e la convivenza gomito a gomito è un fatto quotidiano. Figuriamoci poi se si stratta di relazioni sociali e lavorative tra persone di culture di diverse che devono convivere in un condominio, in un quartiere o nel medesimo ambiente di lavoro. A questo proposito, il testo di Maria Concetta Civello mi riporta in mente il periodo degli studi americani di intercultural comunication durante i quali il docente spiegava come la preparazione dei global manager, o di manager che avrebbero poi operato immersi presso una specifica cultura non occidentale, dovesse tenere conto dei codici culturali locali. La formazione, appunto.

civelloIl testo appare interessante anche per la formazione alla cittadinanza nel XXI secolo in cui gli schemi dell'identità personale sono forse meno definiti e più liquidi, per dirla alla Bauman, ma anche più flessibili e quindi aperti verso il riconoscimento di chi proviene da cultura altra. Il testo della Civello cita la problematica dei protocolli medici nostrani che, giustamente, non vengono facilmente capiti da chi non è cresciuto in occidente perché non se ne comprende il senso, la categorizzazione, l'approccio. È un tema delicatissimo che rimanda, ad esempio, alla tanto criticata classificazione dei disturbi mentali contenuta nel manuale diagnostico statistico denominato DSM V, manuale giunto, appunto, alla sua quinta edizione per l'evolversi del concetto di disturbo mentale , frutto esso stesso di trend culturali dominanti. Il disturbo, infatti, non può essere facilmente incasellato in uno schema standard senza tenere in considerazione la cultura di appartenenza, come intelligentemente ci fa capire Maria Concetta Civello quando parla di “strani itinerari terapeutici”, ed è un tema che meriterebbe una serie di incontri per smontare l'apparentemente ovvio in fatto di medicalizzazioni della psiche e del soma. Se pensiamo ad esempio all'etnopsichiatria, capiamo ancora meglio come la scienza psichiatrica occidentale abbia relativizzato il suo punto di vista e il suo approccio, calandosi in realtà culturali non occidentali per costruire un paradigma della malattia mentale che rispetti il peculiare universo di sensi e interpretazioni della realtà presa in esame. Ecco, sin qui il testo della Civello offre già una robusta opportunità di riflessione sulla logica della categorizzazione e sul relativismo culturale che può indurre un occidentale ad analizzare il suo precipuo modo di considerare il diverso, il migrante, lo straniero o l'altro da una nuova prospettiva. Il migrante, l'altro, lo straniero si fa portavoce di un mondo di significati basati su una logica culturale diversa dalla nostra ma pur sempre una logica, come scrive l'autrice, ricca di simbolismi che, per essere accolti, vanno capiti, perché comunque dotati di senso, di strutture logiche come sosteneva Claude Lévi-Strauss.

Gli spunti di riflessione sono tanti e interessanti, soprattutto perché la costruzione di una pedagogia interculturale sta diventando una cogente necessità per la pacifica gestione dell'imperante globalizzazione ma, anche per evitare che la scuola dichiari, come accaduto in Belgio lo scorso anno, che gli obiettivi educativi della piena integrazione culturale non sono stati in realtà raggiunti. Ecco, da questo punto di vista, Maria Concetta Civello giustamente menziona Vygotskij per il quale la comunicazione sociale e intersoggettiva viene prima dell'acquisizione del linguaggio, cioè è nella relazione intersoggettiva che definiamo la nostra identità nel rispetto delle diversità, processo che presuppone educazione al dialogo, alla volontà di comunicare, al piacere dell'incontro e dello scambio interculturale, quasi a sottolineare il detto di Martin Buber per il quale “in principio fu la relazione” di cui Il doppio svantaggio si fa portavoce, per i suoi intenti educativi, per la sua chiarezza espositiva e per l'evidente onestà intellettuale dell'autrice, lontana dall'utopia ma vicina a chi vive concretamente la necessità e la positività del dialogo interculturale.

Vincenzo Filetti ha seguito un percorso professionale internazionale e multiculturale iniziato in qualità di docente di filosofia, specializzandosi, dopo la laurea in Pedagogia, in consulenza familiare presso il CTR di Catania, scuola di psicoterapia Sistemico-Relazionale. Ha poi approfondito le strategie di comunicazione attraverso un seminario sulla PNL decidendo, in seguito, di trasferirsi in Nord America dove ha conseguito un MBA in International Business presso la Central Connecticut State University. Ha vissuto in USA operando, dopo gli studi, nel settore della selezione del personale e della formazione multiculturale, e conducendo ricerche e analisi del pensiero sistemico applicato alla gestione aziendale, relativamente alla relazione inerente gli aspetti finanziari, psicologici e manageriali. Tornato in Italia si è occupato di formazione del personale e di progettazione di strutture educative nazionali ed europee presentando direttamente a Bruxelles, per conto di una società italiana, progetti su metodologie formative e gestionali per strutture educative internazionali. Ha, inoltre, ideato e condotto una serie di seminari sulla psicopedagogia in collaborazione con esperti di qualità aziendale, marketing e comunicazione. Ha avviato una collaborazione con l’Università di Catania dove Vincenzo ha tenuto seminari inerenti la relazione leadership comunicazione e il ruolo dell’HR Manager, quest’ultimo presso la sede del dottorato internazionale in Scienze Umane che coopera con il Social Science Research Center della Mississippi State University e con il Department of Philosophy della University of Nevada (Reno, U.S.A.).

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 20/01/2017 alle  10:43:32, nella sezione LIBRI,  437 letture)

AMORE INCOMPATIBILEFrancesco Dell'Olio scrive racconti, incurante delle mode e del fatto che in Italia i racconti non si vendono. Fa bene, perché in fondo si vede che è tagliato per quel tipo di scrittura, per la narrazione breve e ironica, mentre forse non sarebbe così a suo agio con la costruzione di trame e sottotrame e con l'elaborazione di un plot complesso. E poi esiste ancora un tipo di libro che si vende, a parte gli involucri di carta rilegata scritti per Natale da nani, elfi e ballerine? Non si vendono neppure i romanzi, se non ti chiami Moccia, Volo, Baricco, De Carlo, Camilleri e compagnia cantante. Ergo, fa bene il nosstro autore a scrivere quel che vuole. Tanto…

Amore incompatibile è il settimo libro edito dal 2006 - anno del debutto con Un angelo seduto tra i rifiuti - equamente divisi tra due piccoli editori non certo rivali, ma entrambi di progetto. Posso dire che Dell'Olio è una mia scoperta, perché ricordo di averlo premiato quando ero in giuria al Cappelletti, che si teneva a Piombino, quindi di averlo invitato a scrivere per la rivista che dirigevo e infine di aver pubblicato il suo primo libro. Amore incompatibile è la sua raccolta più matura, tra echi di John Fante e Bukowski, una schizzatina di Carver e un pizzico di Amarcord felliniano in salsa ravennate. Ironia, surreale, grottesco, amore per le belle donne, serate alcoliche, amicizie interessate, datori di lavoro sporcaccioni, ragazze che ci stanno, amore per la letteratura. Dell'Olio scrive di se stesso ma estremizza e inventa, racconta le vicissitudini di uno scrittore di provincia, abbastanza sfigato, cita i suoi riferimenti alti nel campo della narrativa e soprattutto ci fa divertire. Erano anni che non leggevo da cima a fondo, ridendo di gusto, un libro da me non scelto, ma inviato da un editore, scopo recensione. Cercatelo, certo non nei discount del libro targati Feltrinelli e Mondadori, ma come il vino buono si trova nelle enoteche più eleganti, pure la narrativa non dozzinale viene servita nei posti giusti. Se non vi piace, scrivetemi. Soddisfatti o rimborsati.

 
di Marco Zunino (pubblicato il 15/01/2017 alle  18:16:03, nella sezione LIBRI,  549 letture)

copertinaDonne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen (Il Foglio letterario): sin dal titolo ambiziosa questa raccolta fiume di poesie di Giuseppe Iannozzi. Si è forse di fronte a una provocazione studiata e voluta dall’autore, nonostante possa far storcere il naso a qualcuno. Ma la sostanza c’è in questo omaggio al grande cantore canadese ed è, in molti casi, al di sopra di quelle aspettative qualitative e di sostanza che il lettore di poesia si augura di leggere ogni qual volta affronta un poeta. Donne, amore, filosofia buddista-ebraica (o pseudo buddista-ebraica), una trinità laica versata nella melanconia, la disperazione e la perdita. La poesia di Iannozzi racconta storie attraverso metafore ardite o di una ingenuità disarmante. I registri poetici usati passano, con disinvoltura, dalla scuola coheniana a quella carveriana, ma non è difficile leggere liriche che affondano le radici nella cultura della Beat Generation e nella poesia visionaria e maledetta di Jim Morrison e dei suoi emuli. Sul sito dell’autore si legge: “…da sempre sono stato influenzato dalla poetica di Leonard Cohen, Francesco Guccini, Pasquale Panella, Franco Battiato, Roberto Vecchioni, Claudio Lolli, Cesare Pavese, Dino Campana, Gabriele D’Annunzio, Guido Gozzano, Federico Garcia Lorca, Hermann Hesse, William Blake, George Gordon Byron, John Keats, Edgar Allan Poe, William B. Yeats, Walt Whitman, Jacques Prévert, Pablo Neruda, etc. etc.”; ciò risulta tanto più vero leggendo le poesie raccolte nel volume Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen che diremmo antologico. Antologico perché le liriche di Giuseppe Iannozzi compendiano 15 anni di lavoro poetico con la diretta conseguenza che lo stile cambia molto di frequente e in maniera brusca. E’ forse un peccato (di sicuro una dimenticanza studiata) che l’autore non abbia indicato delle date utili per ogni lirica preferendo invece una sorta di zibaldone poetico. La cifra poetica di Giuseppe Iannozzi è perlopiù alta, anche quando abbandonando il linguaggio aulico fa uso di un vocabolario più popolare e moderno. Le parole utilizzate da Iannozzi sono sempre molto pesate, mai lasciate al caso, anche a costo di ricorrere a delle illusorie strozzature semantiche per dare la stura a dei versi più o meno criptici e/o misticheggianti.

Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen legittima l’amore in tutte le sue forme sottolineando che amare significa soffrire: nella poetica di Giuseppe Iannozzi non c’è posto per una felicità stabile, sembra invece convinzione del poeta che l’amore, per quanto possa essere esso sublime, sempre sottostà al dolore e alle sue incontrovertibili regole. Non tradisce Iannozzi la poetica coheniana, profondamente passionale e dolorosa, né istituisce luoghi comuni o specchi per le allodole. Leggere Donne e parole. Sulle orme di Leonard Cohen costituisce un viaggio nella verginità dell’anima e nel corpo ancillare dell’Eros, una esperienza da godere sino alle sue estreme conseguenze.

 
di Redazione (pubblicato il 29/12/2016 alle  09:33:36, nella sezione LIBRI,  780 letture)

COPERTINA CIVELLOSi terrà sabato 7 gennaio 2017 alle 18, presso il Cineteatro Caterina di Rosolini, la prima presentazione ufficiale del libro di Maria Concetta Civello “Il doppio svantaggio” (Edizioni Il Foglio). L’incontro sarà moderato dalla prof.ssa Ignazia Iemmolo e vedrà come relatori il pedagogista e scrittore Luca Raimondi e l’assistente sociale di Mantova Lucia Papaleo.

Il saggio affronta una delle tante delicate questioni poste dall’emergenza immigrazione: la preparazione adeguata ai bisogni di chi porta con sé non solo il peso dello sradicamento e della povertà, ma anche quello della disabilità. La pedagogia interculturale, di cui in questo saggio si fa portavoce l’autrice, ha provato e prova a fornire risposte agli operatori, in particolare scolastici, che ogni giorno si confrontano con culture diverse, operando per l’inclusività: e ciò significa non solo rispettare l’altro, indirizzarlo nella scelta degli obiettivi da raggiungere, comprendere come metterlo nelle condizioni più idonee per poter realizzare il proprio progetto di vita, ma anche rendere migliore l’intera società, che dall’esclusione del “diverso”, dell’“anormale”, dell’ “estraneo” riceve danni tali da determinare l’involuzione e il regresso.

La ricerca della Civello segue la storia della diversità a partire dalla cultura, persino dal lessico utilizzato, che ha cercato adeguamenti nel tempo (handicap, disabilità, diversabilità, etc.), segnando una storia, anzi, tante storie, quelle dei repertori morali dell’umanità e dei loro immaginari sociali, fino al sempre provvisorio, ma intanto lieto, fine: l'idea preponderante è infatti oggi quello della diversità come valore e non come esclusione. Quest’idea è alla base della cosiddetta “pedagogia interculturale”, nel cui ambito di studi questo saggio può essere facilmente inquadrato. Una “pedagogia dell’essere” – secondo un’interessante definizione di Luigi Secco – al centro della quale è posto il soggetto nella propria interezza, a prescindere dalla cultura di provenienza.

Maria Concetta Civello è nata e vive a Rosolini e ha trascorso la sua infanzia e i primi anni dell’adolescenza a Borgo Ticino, in provincia di Novara. Laureata in Scienze dell’Educazione e della Formazione, è stata impiegata presso l’USP di Rosolini dove ha svolto mansioni di accoglienza e informazione. Vincitrice di diversi concorsi a cattedra, nel 2007 ha lasciato l’impiego amministrativo per dedicarsi all’insegnamento nella scuola primaria.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 24/12/2016 alle  14:55:58, nella sezione LIBRI,  526 letture)

copertina libroNon sono libri di grandi editori i miei consigli natalizi. D’altra parte i nostri stampatori di nani, elfi e ballerine non ne hanno bisogno. Berlusconi continua a presentare i libri di Vespa; Fazio e Gramellini quelli di Saviano; di tanto in tanto esce un Loretta Goggi, un Lorella Cuccarini… le pagine dei quotidiani e dei settimanali sono piene di simili notizie. Come si fa a parlare d’altro? Magari ci sono anche gli ultimi di Volo, Moccia… E io, invece, sono qui a parlarvi di un libro di Giovane Holden, buon editore viareggino che completa la trilogia di Marco Miele, con protagonista Franco Danzi, detto il Nero, commissario di polizia sopra le righe che conduce le sue indagini dalle parti del Golfo di Baratti, in una Ginepre di fantasia che ricorda Piombino. Il Matto con gli Stivali è il terzo libro di Miele, dopo Un pesce d’aprire e L’umore del caffè, ancora un titolo bislacco, divertente, che pare non entrarci per niente con la storia narrata, ma qualche collegamento c’è sempre, basta fare attenzione. La cosa migliore dei romanzi di Miele è il linguaggio, tipicamente vernacolare, maremmano, con espressioni prese dalla vita quotidiana e con personaggi che provengono dai ricordi di adolescenza dell’autore, confusi tra loro a comporre un interessante affresco felliniano. foto copAlbalibri è il mio secondo editore sconosciuto che pubblica l’albanese Çlirim Muça - autore, operatore culturale, editore e poeta - al suo secondo romanzo dopo L’apatia di Satana. Questa volta il personaggio principale è un topo amante della musica, vero e proprio alter ego del protagonista, nemmeno a farlo apposta un immigrato albanese. Il topo che amava Mozart è umorismo allo stato puro, amore per il grottesco come sarebbe piaciuto ad Achille Campanile, ma anche a un cineasta come Cesare Zavattini. L’autore non dimentica le sue origini di poeta - vi consigliamo le sue numerose raccolte edite da Albalibri - introducendo i capitoli con haiku e citazioni liriche. Termino con un libro che mi è particolarmente caro, perché in qualche modo contribuisco a scegliere gli autori, visto che faccio parte della giuria del concorso. Sto parlando di Tutto inizia da 0, racconti fantastici selezionati tra i partecipanti al Trofeo Rill. Pubblica Rill nella collana Mondi Incantati, ormai un’istituzione della narrativa fantastica. Il titolo della raccolta lo fornisce il racconto vincitore, scritto da Maurizio Ferrero, ma possiamo leggere ottime storie degli italiani Davide Jacod, Luigi Rinaldi, Francesca Cappelli e Francesco Nucera, insieme a racconti internazionali di Ron Schroer, Chus Alvarez, David Clede, Rue Karney e Michael Hardaker. Vincitori del Trofeo Rill italiano si alternano a vincitori di importanti premi internazionali per la letteratura fantastica. Non mi pare poco. Non mi resta che augurare Buon Natale in mezzo ai libri.

 
di Redazione (pubblicato il 22/11/2016 alle  20:23:04, nella sezione LIBRI,  818 letture)

malta book 1Come ogni anno una folta delegazione di Editori siciliani ha partecipato al Malta Book Festival, che si è svolto a La Valletta dal 9 al 13 novembre 2016. Lo stand degli Editori di Sicilia, allestito in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Malta ed il Consolato di Turchia in Sicilia, ha registrato una grande affluenza di pubblico, ampiamente rispettando le aspettative e compensando l’impegno profuso dagli organizzatori per il buon esito delle numerose manifestazioni organizzate. Elenchiamo per un giusto riconoscimento di giusti sforzi profusi nella loro trasferta a Malta, gli Editori di Sicilia presenti: Morrone Editore (Siracusa); Epsil (Siracusa-Roma); Aulino Editore (Sciacca); Bonfirraro Editore (Enna); Cavallotto Editore (Catania); Lombardi Editore (Siracusa); Lussografica Editore (Caltanissetta); Armando Siciliano Editore (Messina).

malta book 2Sono state presentate le più recenti pubblicazioni degli editori presenti, con relatori di tutto rispetto: Avv. Giacomo Lo Bue di Lemos, del Foro di Palermo (storico) Avv. Silvio Aliff, Cassazionista del Foro di Siracusa (Storico) Prof. Arnold Cassola (Docente di letteratura maltese, Università di Malta); Prof. Ignazio Vecchio (Università di Catania) Prof.ssa Cristina Tornali (Università di Catania); Domenico Romeo (Console Generale di Turchia in Sicilia); Dott. Sebastiano Lupo (Storico); Prof. Corrado Di Pietro (scrittore); Arch. Gaetano Malandrino (scrittore) Deila Caruso (Scrittrice); Dott. Sebastiano Campisi (Scrittore); Prof.ssa Ella Ciulla (Poetessa); Dott. Davide C. Crimi (Scrittore). Ospite d’onore per questa occasione, il vice ambasciatore di Turchia a Malta, Halit Akgun, che ha portato il saluto dell’Ambasciatore Reha Keskintepe.

La conferenza è stata aperta e chiusa dal Console Generale di Turchia in Sicilia Domenico Romeo, e moderata dall’Editore Carlo Morrone, che ha preso lo spunto per presentare il volume “La battaglia di Gallipoli – Il riscatto”. Lo stand italiano, corredato per l’occasione con l’esposizione congiunta della bandiera italiana e la bandiera siciliana, ha avuto l’onore di essere stato visitato dalla Presidente della Repubblica maltese, Marie Louise Coleiro Preca, dal Ministro della Cultura Maltese, Evarist Bartolo, dal Ministro per la Ricerca , Innovazione, e lo Sport Chris Agius, dal Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Malta, Dott. Salvatore Schirmo.

 
di Redazione (pubblicato il 11/11/2016 alle  20:12:59, nella sezione LIBRI,  531 letture)

malta editoriaVenerdì 11 novembre a Malta, nella sala incontri dell'Istituto Italiano di cultura, allestita nel grande salone espositivo della mostra dell'editoria siciliana al Festival Books di La Valletta, sono stati presentati due volumi, che riguardano il territorio siracusano: "Promontorium Pachiny" di Nello Lupo, edito da Morrone Editore, e "La Terra sopra Scibini", di Corrado Di Pietro, edito dalla Fondazione Mario Luzi in Roma.

Il libro di Lupo è un saggio storico-archeologico sul territorio pachinese dal neolitico fino all'epoca moderna, con una dettagliata analisi dei siti e delle fonti che raccontano le lunghe e complesse vicissitudini del Promontorio di Pachino.

Il romanzo di Di Pietro narra la storia di un gruppo di maltesi che contribuirono alla fondazione di Pachino, inquadrandola nelle più ampie vicende del settecento siciliano. I due libri saranno presentati dal prof. Arnold Cassola, dell'Università di Malta.

 
di Redazione (pubblicato il 27/10/2016 alle  09:30:17, nella sezione LIBRI,  529 letture)

COPERTINA DEL LIBRODomenica 30 Ottobre alle ore 11:00 presso la Sala dell'Istituto San Metodio in Via della Conciliazione, 6 (Ortigia) verrà presentato il libro di Mario Fillioley "Lotta di classe" edito da Minimum Fax. Dialogherà con l'autore Emiliano Colomasi.

Cosa vuol dire stare in classe ai tempi della «buona scuola», delle lavagne multimediali e degli iPhone sotto il banco? Mario Fillioley ci porta con lui dentro le aule, tra i corridoi durante la ricreazione, nelle stanze dei professori, e ci regala un fantasmagorico diario di un anno di scuola – il suo primo da docente di ruolo – in un istituto distante ottocento chilometri da dove ha vissuto fino a quarant’anni. Da settembre a giugno si mescolano ricordi personali, la voglia di provare metodi nuovi, la paura di sbagliare e lo scetticismo verso chiunque pensi di avere in mano la soluzione su cosa voglia dire oggi educare. Ne viene fuori una commedia a metà tra Woody Allen, David Sedaris e Domenico Starnone, il cui protagonista è un professore sempre vicino ai ragazzi e alle loro storie, un impacciato detective in quella landa misteriosa e avvincente che è l’adolescenza. Ogni lezione si trasforma in un racconto esilarante e talvolta malinconico su quello che infine è il senso profondo della scuola: diventare grandi insieme.

Mario Fillioley è nato a Siracusa nel 1973. È un insegnante di lettere in una scuola pubblica, ha tradotto diversi libri dall’inglese. Ha un blog personale, Aribiceci.com, e un blog sul Post. Vari suoi racconti e reportage sono stati pubblicati su IL. Un suo testo fa parte dell’antologia Non si può tornare indietro, edita da Marsilio nel 2015

 
di Redazione (pubblicato il 17/09/2016 alle  09:37:18, nella sezione LIBRI,  767 letture)

autori cerniera lampoSi terranno a Siracusa il 30 settembre presso il Palazzo del Governo di via Roma (ore 18) e a Ragusa il 7 ottobre (ore 19), presso il Caffè Letterario Le Fate, le prime due presentazioni ufficiali del romanzo “Cerniera lampo” di Luca Raimondi e Joe Schittino (nella foto a sinistra). La prima data è stata voluta dall’associazione culturale “Liberi di costruire”, presieduta da Vincenzo Cultrera, e vedrà la partecipazione di Licia Lantieri, che coordinerà l’incontro, e della musicista Adriana Spuria. A Ragusa sarà invece Donatella Ventura a conversare con gli autori.

“Cerniera lampo” è stato scritto dai due autori a diciassette anni e già edito nel 1996 da una piccola casa editrice siracusana, le Edizioni Dell’Ariete, con prefazione di Alessandro Quasimodo e Danilo Ruocco; esattamente a vent’anni dalla sua prima apparizione, torna disponibile in una nuova versione ampiamente riveduta e corretta grazie alle Edizioni Il Foglio di Gordiano Lupi. Il romanzo gode della sponsorizzazione di Giuseppe Culicchia, popolare autore del cult book “Tutti giù per terra”, che nella fascetta promozionale lo definisce “un romanzo che fa sorridere e riflettere”.

La trama, in breve: nel 1994, in un istituto professionale di una città di provincia (facile riconoscere Siracusa), si incrociano i destini di due adolescenti agli antipodi, Dino e Teo, di una professoressa di arte, Lara, e del marito Gianfranco, un ex carabiniere con velleità letterarie. I coniugi attraversano una crisi matrimoniale che sfocerà nel tradimento di lei con l’intraprendente Dino, in verità mosso più da desideri di rivalsa che non sentimentali o sessuali. Una serie di casualità, come i dentini di una cerniera lampo quando si incastrano nel cursore, si uniranno tra loro per stringere e stritolare in maniera imprevista e imprevedibile Teo, che sarà posto al centro dell’intrigo per una serie esilarante di equivoci. Un romanzo su una scuola non certo e non ancora “buona” (se mai lo diventerà davvero), i cui corridoi e le cui aule sono scenari di conflitti e contenitori di mediocrità e in cui gli alunni si agitano a volte in qualità di carnefici e altre nelle vesti di vittime predestinate.

“Cerniera lampo” presenta un’esuberante varietà di linguaggi e stili, utilizzati con disinvoltura per restituire una galleria grottesca della popolazione scolastica, un microcosmo che ben rappresenta una società caotica, tanto ridicola quanto insidiosa. Al di fuori delle mura dell’istituto, tra genitori distratti, estremismi politici, paninoteche, rassegne cinematografiche, discoteche, prime pulsioni sessuali, ambizioni artistiche e l’onnipresente televisione a monopolizzare i sogni e gli incubi, la maturità sembra ancora lontana anni luce, non solo per i ragazzi, ma anche per gli adulti, in un mondo il cui senso appare inafferrabile.

ragusa locandina le fateIl romanzo risulta essere un perfetto “prequel” dei romanzi di Luca Raimondi “Se avessi previsto tutto questo” e “Tutto quell’amore disperso”, anch’essi editi dalle Edizioni Il Foglio. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un moderno romanzo di formazione, ambientato nello stesso istituto da cui proviene la futura matricola universitaria Carlo Piras, che qui fa una comparsata in quanto compagno di classe dei due protagonisti. A sottolineare la continuità con quei due romanzi, anche in questo caso la copertina è opera del fotografo Luca Morreale, che ha ritratto Giuseppe Vergopia, più popolare come dee-jay con il nome d’arte Wergopix: entrambi aretusei come gli autori. Con questo romanzo si completa una grande tranche de vie generazionale sugli anni ’90, tanto sottovalutati quanto essenziali per capire il presente in cui ci troviamo.

Gli amatori della musica dell’eclettico performer e compositore siracusano Joe Schittino, ormai noto a livello internazionale (ha ricevuto tra l’altro la commissione della Maison d’éducation de la Légion d’Honneur per il Concert Presidentiel 2011 sotto il patrocinio di Sarkozy), troveranno numerosi riferimenti alla sua opera e, in appendice, una partitura precedentemente inedita, composta per l’occasione e perfettamente integrata nel contesto del romanzo. Recentemente è uscito il suo cd “Visioni”, diciotto canti per voce e pianoforte edito da BAM MUSIC.

 
di Redazione (pubblicato il 07/09/2016 alle  12:33:33, nella sezione LIBRI,  518 letture)

Venerdì 9 Settembre avrà luogo al Biblios Cafè di via del Consiglio Reginale di Siracusa l'incontro con Giovanna Nastasi, autrice del romanzo “Frammenti di una confessione erotica”. Il testo è la storia di una passione, profonda e intensa, fra un uomo e una donna che hanno già dei vincoli sentimentali ma che sono, letteralmente, travolti da questo incontro per certi versi fatale. L’autrice racconta: ”Ho voluto raccontare una storia che conteneva già il seme della sua dissoluzione, della fine ma attraverso i due protagonisti ho voluto, senza falsi pudori, raccontare il loro struggimento, la nostalgia, l’occasione di un amore, il desiderio. Per fare questo, ho scelto come voce narrante il punto di vista dell’Uomo per due ragioni: mi piaceva, forse, un po’ travestirmi in quel ruolo ma soprattutto volevo sfatare alcuni pregiudizi che hanno le donne sull’emotività maschile, così ho voluto restituire una parte di verità all’universo maschile, spesso, bistrattata”.

 
di Redazione (pubblicato il 28/05/2016 alle  09:18:31, nella sezione LIBRI,  517 letture)

locandina frazzettoUno studio scientifico denso, rigoroso e accurato sui linguaggi e sui dispositivi legati al mondo della tecnologia digitale, ai videogiochi e alle mitologie tecnologiche legati al web. Tratta queste tematiche l’ultimo lavoro di Giuseppe Frazzetto, storico e critico d’arte docente presso l’Accademia di Belle arti di Catania, uno dei massimi esperti dei linguaggi e dei codici legati ai nuovi media, al web e al mondo virtuale. Luigi Amato, docente di estetica e Salvo Sequenzia incontreranno il professore Frazzetto a Siracusa Sabato 28 maggio, alle ore 18.00, nella sede dell’associazione Articolo 1 di via Raffaello, in un confronto pubblico organizzato dal circolo dei lettori di Siracusa, dal quartiere Acradina e da Articolo 1, durante il quale si discuterà del ruolo dei videogiochi nella società postmoderna, della funzione di social forum come Facebook, delle nuove dimensioni dell’informazione elettronica che passano attraverso la rappresentazione artistica e letteraria, la riflessione filosofica, la produzione e il consumo di concetti e di forme di rappresentazione simbolica e di espressione ludica. L’incontro sarà moderato da Salvatore Russo, mentre Paolo Bruno, presidente della circoscrizione Acradina darà il suo saluto.

Così ha dichiarato il semiologo Salvo Sequenzia: «Il lavoro del professore Frazzetto costituisce un punto di riferimento per chi voglia affrontare, da una prospettiva epistemologica ed euristica scardinata dalla retorica del postmodern, la funzione rivestita dall’universo dei videogiochi, dei social forum, dei database e di Wikipedia nella società di oggi. Sono questi – insieme ai personaggi dei film, del fumetto e dei videogiochi – i nuovi ‘miti’ che hanno sostituito le espressioni della mitologia tradizionale legata alla cultura classica e moderna e che assumono oggi la funzione di ‘reincantare’ il mondo, all’interno di una dimensione dell’esistenza liquida, plastica e appiattita su una presentificazione indistinta determina dalla connessione perpetua dell’individuo al flusso di informazioni proveniente dal web. L’arte, la letteratura, la filosofia, la psicanalisi e le scienze sociali devono orientare i propri statuti epistemologici e la loro riflessione sull’orizzonte di questa nuova dimensione del vivere, del relazionarsi , del produrre e consumare cultura, che condiziona ormai i comportamenti e le esistenze di milioni di persone, gli stili di vita, le mode e le espressioni del vissuto individuale e collettivo dell’umanità».

 
di Redazione (pubblicato il 27/05/2016 alle  17:02:34, nella sezione LIBRI,  719 letture)

Sabato 4 giugno alle 18,30 presso la Sala Conferenze "Agostino Arena" del Distaccamento Aeronautico di Siracusa, sito in via Elorina 25, sarà presentato il libro "Riflettori su Marcolle" di Antonio Interlandi, edito da Giambra. L'evento è patrocinato dall'Associazione Arma Aeronautica e dalla Consulta Civica di Siracusa e verrà presentato dalla giornalista Mascia Quadarella. Il romanzo ha la struttura del giallo con i suoi omicidi irrisolti, indagati da uno strano detective, un impiegato comunale del settore infortunistica. La creazione di questo detective comunale consente allo scrittore di approfondire problematiche sociali: omofobia, smaltimento dei rifiuti tossici, inquinamento e morti di cancro. Interlandi tratteggia una linea di demarcazione fra i morti ammazzati che fanno notizia, e i morti d’ogni giorno, quelli per cancro, spesso misconosciuti. Il paese è al centro della vicenda ed è un luogo del cuore nell'immaginario collettivo, non solo in quello dello scrittore, un posto dov’è possibile ritrovare un pezzo del vissuto di tutti noi, perché abbraccia il modo di pensare della provincia siciliana. Tre gli omicidi senza alcun nesso logico fra loro, se non la scomparsa di un oggetto appartenuto alle tre vittime: un sigillo di Stato, una tegola, un bambolotto di gomma. I protagonisti della storia sono un ingegnere milanese trapiantato in Sicilia che, emulando il suo personaggio televisivo preferito, il detective Martin il Freddo, conduce un’indagine parallela a quella delle autorità competenti, tra disavventure e colpi di scena; un clochard, dall’ambiguo passato, ritornato in paese dopo una lunga degenza in un ospedale psichiatrico, che vende parole in rima; una diga che, violentando la natura del sito, diviene nell’immaginario paesano presagio di calamità. Così Antonio Interlandi scrive una crime story che, al di là delle apparenze e delle verità illusorie, rivela il volto grottesco della vita. Marcolle è l'immaginario paese della Sicilia orientale, già descritto nel precedente romanzo di Interlandi "Benvenuti a Marcolle", descritto come luogo di segreti, di situazioni imprevedibili, di personaggi sfuggenti, un luogo dove nessuno è quello che sembra. Il tema dell’omosessualità viene affrontato come tabù della comunità che si trincea dietro la presunta conoscenza di ogni suo membro e rifiuta il diverso. Alcune pagine e alcuni personaggi richiamano alla memoria atmosfere Pirandelliane come d'altra parte è evidente un tributo a Camilleri, nel personaggio di Santino Bufardeci, che col suo fraseggio senza costrutto riecheggia l’eloquio incomprensibile dell’agente Catarella. Ancora, sono presenti i temi dell'erotismo e del paranormale: femmine che alimentano desideri inconfessabili, sedute spiritiche, messaggi dell’aldilà veicolati attraverso il sogno. L’attenzione alle questioni sociali emerge nel corso della vicenda con accenni alla connivenza fra potere politico e criminalità organizzata, allo smaltimento dei rifiuti tossici e ai morti per cancro, trasformando il romanzo in un giallo sociale, che denuncia la corruzione e il degrado morale di un paese.

Scrive Anna Di Carlo nella prefazione: "L’indagine diviene dunque una lente d’ingrandimento sul mondo e ci mostra in una prospettiva straniante una realtà che ci appartiene, ma non siamo capaci di valutare con obiettività, perché, come afferma David Foster Wallace, “i pesci non sanno cosa diavolo sia l’acqua”. E nella volontà di non essere complice, incarnata in Vittorio, l’antieroe protagonista di "Riflettori su Marcolle", è la portata rivoluzionaria del messaggio che Antonio Interlandi sembra suggerire, con quella pacatezza di linguaggio e di stile propria di un’etica antiretorica che va semplicemente vissuta piuttosto che esibita".

 
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18/02/2019 @ 19:12:28
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