Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/06/2013 alle  13:53:59, nella sezione LIBRI,  883 letture)

conrad candySono tanti i libri che affollano la mia scrivania, anzi il mio comò, ché io i libri li tengo a portata di mano per quando vado a letto; prima di dormire - abitudine che si tramanda di padre in figlio - leggo sempre qualche pagina. Ma quando viene l’estate, le giornate si allungano, il tempo aumenta, Piombino è ricco di mare e pinete, leggo molto di più, tra libri e manoscritti che piovono da ogni dove, anche tre testi a settimana. Contando che molti siano affamati di libri, comincio a selezionare. Prendete appunti. Lettura estiva obbligata uno straordinario dark fantasy scritto da Vincent Spasaro, che dopo Assedio (uscito per Segretissimo, ma in ristampa per Edizioni Anordest), sorprende con l’inquietante Il demone sterminatore, libro di cui parlerò diffusamente in altra nota. Chi ama la divulgazione storica non si lasci sfuggire Nicola Bombacci, tra Lenin e Mussolini di Daniele Dell’Orco (Historica), che racconta la vita dimenticata di uno dei fondatori del partito comunista italiano, passato al fascismo, per morire accanto al duce. Massimo Maugeri esce con E/O, nella collana diretta da Carlotto e Rossi, presentato da Valerio Evangelisti, con un giallo intitolato Trinacria Park, ben congegnato e dotato di meticolosi meccanismi, utile come svago e capace di far pensare. Domenico Vecchioni aggiunge una biografia interessante al suo infaticabile lavoro di storico dello spionaggio e concepisce Kim Philby - Il terzo uomo (Greco&Greco), sulla vita di uno degli agenti segreti più efficaci di tutti i tempi. samarAmate la poesia? Non perdetevi Roberto Mosi e il suo Concerto (Gazebo), dedicato a Populonia, terra etrusca dalla quale scrivo. Tutt’altra materia affronta Le vendicatrici, edito dalla giovane e intraprendente Cut-up, che racconta la vendetta al femminile, tra eccessi splatter e horror. Tra i migliori autori - presentati da Alan D. Altieri - spiccano Danilo Arona, Marco Roberto Cappelli e Luigi Bernardi. Concludo con le molte novità di Edizioni Anordest, casa editrice di Villorba che sta lavorando bene, proponendo libri di autori giovani e interessanti, ma anche lanciando best-seller inediti in Italia. Lia Tosi è finalista al Premio Viareggio con Ispida stella, un romanzo a metà strada tra il diario e la cronaca sentimentale dei nostri anni Ottanta. La cubana di Los Angeles Cecilia Samartin pubblica Tutto l’amore di nonna Lola, un best-seller internazionale capace di far emozionare e sorridere, affascinante per la costruzione del carattere della protagonista. In appendice trovate anche le ricette caraibiche di nonna Lola. Amore, cucina, passione e la storia di un bambino che grazie all’affetto della nonna riesce a convivere con la morte e a godere di momenti di inaspettata felicità. Lauren Conrad è l’ultima scoperta internazionale di Edizioni Anordest, diventata famosa come protagonista di due serie di culto di MTV, mix tra reality show e fiction: Laguna Beach e The Hills. L’editore trevigiano pubblica L.A. Candy, il primo romanzo della Conrad, ispirato alla sua vita personale, il primo di una trilogia, vero e proprio best-seller nella classifica dei libri più venduti redatta dal New York Times.

Per ora basta. Avete da leggere almeno fino a luglio.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 21/06/2013 alle  10:09:05, nella sezione LIBRI,  894 letture)

COPERTINA LUPORINIQuesta volta soltanto libri belli, tanto per cambiare. Basta con i libri strapubblicizzati, spazzatura ignobile, che si compra per moda e magari non si legge. I libri della mia estate, finiti in una rapida settimana di vacanza, compagni di giornate rilassate ve li racconto in poche parole, senza tentare recensioni critiche, ma vi invito a cercarli e a leggerli, ché ne vale la pena.

Sandro Luporini racconta Giorgio Gaber con la collaborazione di Roberto Luporini, in un grande libro edito (sorpresa!) da Mondadori (G. - Vi racconto Gaber), che non si limita a riepilogare la carriera di un cantante, ma con una lunga intervista compone il romanzo d’una generazione sconfitta. “Avrebbero voluto da Giorgio e da me delle risposte. Proprio da noi che abbiamo vissuto tutta la vita nell’assoluta certezza del dubbio”. Un libro narrato in prima persona dall’ispiratore di quasi tutti i testi di Gaber, un testo fondamentale voluto dalla Fondazione che servirà da stimolo per riscoprire un cantante importante, un pensatore che ha segnato la nostra epoca. A proposito di cantanti rimossi, non lasciatevi sfuggire Che mi dici di Stefano Rosso? scritto a quattro mani da Mario Bonanno e Stefania Rosso, anche perché contiene un CD introvabile con alcune stupende canzoni incise dal vivo. Tra tutte: Gli occhi dei bambini, Letto 26 e Canzone per un anno. L’editore è Stampa Alternativa, che alterna ottime cose ad altre più discutibili, ma resta un punto di riferimento per l’editoria indipendente. Non è un libro di pettegolezzi ma un testo che racconta la musica di un poeta, abile chitarrista, narratore della generazione del Sessantotto, tra spinelli, marijuana e voglia di fuga. Un cantautore proustiano, se si vuole, sospeso tra nostalgia, ricordo e rimpianto della gioventù perduta. Se non conoscete Stefano Rosso è l’occasione buona per cominciare ad ascoltarlo. Manuel De Sica pubblica per Bompiani il notevole Di figlio in padre, colmando una lacuna importante, regalando al grande genitore un vero libro sulla sua vita, non quella patetica raccolta di pensieri pubblicata alcuni anni fa dal fratello Christian. Molti aneddoti, tanto cinema, vita privata, giudizi taglienti, racconto di un uomo che ha reso grande il cinema italiano in collaborazione con Cesare Zavattini.

Restiamo al cinema con il giovane saggista Giovanni Modica che pubblica per Profondo Rosso il libro più completo che sia mai stato scritto su una sola pellicola: Dario Argento e il gatto dalle molte code. Qui il solo soglio da superare è il prezzo (ben 25 euro), ma il volume li vale tutti e un appassionato di Dario Argento non può lasciarselo sfuggire. Luigi Cozzi integra il testo con foto e commenti, lui che è il più grande conoscitore (oltre che amico) di Argento può permetterselo ed è garanzia di serietà. Un libro indispensabile che dice tutto quel che c’è da sapere sul secondo film della trilogia animale di Argento. Modica ha già pubblicato lavori interessanti come Sette note in nero di Lucio Fulci e Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo.

Invito a leggere anche Marco Bracci che scrive un saggio agile sulla storia della mia città: Radici di ferro e futuro d’acciaio - Uno sguardo comunicativo sull’identità di Piombino (Liguori Editore). La tesi dell’autore è che Piombino non può fare a meno delle sue radici (l’acciaio), ma che deve guardare al futuro con fiducia cercando di andare oltre i limiti angusti della città fabbrica. Ultimo ma non ultimo un grande libro di narrativa: Roald Dahl, Tutti i racconti (Longanesi), un tomo che allieterà le vostre vacanze, ottocentoventi pagine di narrativa fantastica, surreale, ironica, pungente, scritta con piglio agile e forbito da uno dei migliori scrittori per ragazzi del nostro secolo. Questi sono racconti per adulti, alcuni dei veri capolavori di narrativa breve. Altro che i nostri patetici figliocci di Carver! Ventidue euro, ma ne vale la pena. Procuratevelo. Vi farà passare giornate allegre e spensierate.

 
di Luca Raimondi (pubblicato il 23/06/2013 alle  11:56:23, nella sezione LIBRI,  1730 letture)

cop libro oranoHo avuto l’onore e il piacere di presentare ieri, presso il Biblios Cafè di Siracusa, l’esordio letterario del magistrato Giorgio Orano, edito  di recente da Aracne. Prendo dunque spunto dal dibattito sorto in quella sede per scrivere qualche considerazione in merito ad un romanzo particolare, potente e generoso come pochi altri esordi recenti. Un articolato mondo narrativo in cui smarrirsi piacevolmente, abitato da personaggi alla deriva, confusi, in crisi esistenziale, un mondo costruito con un linguaggio perfetto, incisivo, attento ai dettagli, letterario ma senza mai compiacimento, degno dei migliori autori classici. Un romanzo sulla borghesia italiana sospesa tra una volontà di potenza, di successo, di denaro, residui del benessere precedente, e un presente e un futuro mediocre, quando non rovinoso, in cui il mondo sembra dirigersi verso la propria autodistruzione e non sembra esserci speranza, se non quella di riscoprire valori e sentimenti ormai sepolti.

Lo sguardo dello scrittore non è moralistico, non suggerisce facili vie d’uscita, ma pone dei dilemmi e delle questioni morali su cui riflettono i personaggi e noi insieme a loro. La società non sembra più essere costruita a nostra immagine e somiglianza, siamo invece noi ad essere schiacciati e soggiogati da essa: i suoi fili sembrano essere sempre gestiti da qualcun altro, anche quando sembra che tutto sia in nostro pieno controllo.

La famiglia non certo esemplare scelta come protagonista da Orano, è già in partenza disgregata. Augusta, Vittorio, Giada, sono per certi versi come i protagonisti della “Stanza del figlio”: la scomparsa di Matteo, figlio di Augusta e Vittorio e fratello di Giada, è però già avvenuta, digerita, ma è chiaro che quell’episodio ha permesso di far venire a galla i nodi irrisolti di questa famiglia. Famiglia che in un certo senso include anche un ex calciatore siracusano, Angelo, sicuramente il personaggio meno negativo, comunque un campione mancato, una promessa non mantenuta.

Augusta è la prima a rendersi conto del “misero spettacolo del mondo”, la prima volerne fuggire, cercando di riscoprirsi felice attraverso la macrobiotica, annullando la propria identità, lasciandosi la famiglia alle spalle, per lei solo causa di dolore e sofferenza non solo per la scomparsa del figlio, ma anche per il suo fallimento educativo nei confronti della figlia, del tutto schiava della droga e di altre esperienze estreme, nonché per il suo fallimento di moglie, in quanto il marito sembra più dedito al gioco e alle puttane che non a lei. Si unisce ad una comunità chiamata Colle e cerca qui la sua direzione, che potrebbe anche portarla ancora più lontano, addirittura verso l’Africa, secondo un percorso di purificazione dai propri sensi di colpa scaturiti dalla facilità “upper class” con cui ha vissuto. L’allontanamento da casa di Augusta alla volta del Colle sembra avere effetti disastrosi più su Angelo, di cui Augusta era divenuta una sorta di amante, che sul marito Vittorio, ex giocatore laziale onesto, solido, ma non certo quel che si dice un campione, che sta perdendo tutto il patrimonio familiare per via del gioco, che dal campo di calcio si è trasferito sui tavoli da poker. Un uomo avvelenato dalle sue stesse ambizioni, sconfitto e superato da tanti giocatori più meritevoli, più bravi di lui, privo di talento ma animato da questa determinazione di andare oltre i propri limiti, limiti però che non gli hanno permesso di spiccare il volo: e con il gioco d’azzardo, nella fortuna, con l’aiuto del caso, cerca un risarcimento per le sue frustrazioni, per i suoi “grumi di odio”.

raimondi presenta oranoC’è poi Giada, ragazza confusa, bisognosa di qualcuno che si prenda cura di lei, dato che in famiglia sembrano tutti avere altro da fare e pensare. E c'è anche Leonardo Baldi, un furbacchione che ci fa vedere da vicino gli ingranaggi che Giorgio ben conosce, dato che per professione si occupa proprio di tipetti loschi come Leonardo, intrallazzatore per conto di affaristi senza scrupoli, pronti a creare società dal nulla, intestandole a prestanomi ignari dei raggiri che vengono compiuti con il proprio nome: gente ingenua, apparentemente innocente, in realtà colpevole comunque di vendere il proprio immacolato nome per trenta denari o per fugare, come nel caso di Angelo, il senso di colpa per una paternità mai vissuta, mai goduta. Il fallimento sembra scolpito insomma nel patrimonio genetico dei protagonisti, fallimento che in realtà è solo nella loro mente, circuita dai falsi idoli della società consumistica, che cagionano un male di vivere che spinge all’aggressività, all’impossibilità di realizzarsi in una vita autentica, pura. La vita sociale, come in Pirandello, è fatta di inganni, di illusioni, di apparenze, che in Orano sembrano quasi già superate, i protagonisti hanno già buttato via la maschera, sono già dei vinti fin dalla prima pagina, nonostante il loro benessere li renda così diversi dai vinti di verghiana memoria. Smascherati nella pochezza dei loro risultati, schiacciati dal peso delle aspettative, vagano nelle loro vite senza neanche trarre consolazione dalla memoria, anch’essa depositaria soltanto di dolori, ossessioni, priva di consolazione o di valori. Il percorso dei personaggi che ci mostra Orano è un percorso che fustiga le aspettative e le ambizioni del tutto fuori luogo, fuori dal tempo e dalla storia, che la società instilla nei suoi abitanti, magari attraverso le peggiori serie televisive americane, persino attraverso la musica. Siamo insomma manovrati come marionette, tutto quello che ci circonda è ormai posseduto dal commercio, dal capitale, dal mercato. Persino il cibo è sempre meno naturale, produrre cibo sicuro è sempre più difficile laddove l’intero mondo è inquinato, anche il ramo del biologico è stato ormai posseduto dalle multinazionali. E qui entra in gioco anche Siracusa, che ha davvero fatto il suo per deturpare una delle più belle coste del Mediterraneo...per che cosa? Quando e come, si chiede Orano, si è imposta nella nostra testa l’idea che dovessimo deturpare il paesaggio, la bellezza, la natura, per una supposta idea di progresso e di relativo benessere? Valeva la pena vivere in una cloaca puzzolente per potersi comprare una macchina o un tostapane?

Per ritrovare noi stessi occorre tornare alle cose semplici, ad un mano calda da stringere in una vita ordinaria solo all’apparenza. Per fortuna c’è ancora qualche testa pensante, qualcuno che ha voglia di conoscere la realtà abbandonando le schermo di un televisore o di un pc. Bisogna tornare a viaggiare leggeri, cessare di possedere le cose per non lasciarsi possedere da esse. Essere uomini normali, in grado tuttavia di compiere imprese, con il solo merito di non tirarsi indietro laddove occorre.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/07/2013 alle  11:35:34, nella sezione LIBRI,  926 letture)

padre a tempoLa casa editrice lancia il libro con uno strillo intrigante: “il primo libro in Europa con colonna sonora integrata”. Spiega l’ufficio stampa: “Per la prima volta un libro completo di colonna sonora: grazie a PLAY.ME, leggendo il romanzo, sarà possibile ascoltare in streaming su smartphone una playlist di canzoni scelte dall’autore”. Lascio al pubblico questo privilegio, ché io non possiedo smartphone - e non ho nessuna intenzione di comprarlo! - ho capito da poco (forse grazie a Grillo, ecco a cosa è servito il Movimento Cinque Stelle!) cosa significa streaming, mentre playlist è l’unico vocabolo che - obtorto collo - è entrato a far parte del mio linguaggio. Mi scuso per il latino. So che non va più di moda. Vediamo la trama del romanzo.

Michael è un giovane di successo, arrogante, saccente, misogino e sociopatico. Dopo un anno passato a Los Angeles, torna a lavorare a Milano in una famosa agenzia di comunicazione. Ha un unico obiettivo: rendere l’ufficio un inferno e le sue colleghe miserabili, documentando ogni nuovo sadico stratagemma sul suo diario di bordo. Il destino decide di dargli un calcio nel sedere e Michael scopre di aver lasciato a Los Angeles qualcosa in più di un semplice souvenir: una figlia che non sapeva di avere e di cui adesso deve prendersi cura. Con una tazza di caffè americano in una mano e un biberon nell’altra, quest’uomo dal sarcasmo scorretto si prepara al lavoro più difficile della sua carriera: diventare padre a tempo indeterminato. Il romanzo racconta con ironia la storia di un cambiamento inaspettato: da bastardo part-time a padre a tempo indeterminato. Al romanzo è abbinato un book-trailer (poteva mancare in un prodotto così tecnologico?), in collaborazione con Nokia, L’Uomo Elite Milano e MSGM, Andrea Olivo e Fabrizio Martinelli hanno realizzato un filmato interamente girato con il nuovo Nokia Lumia 920. Il video è disponibile dal 4 luglio e vede come protagonista il modello di Elite, Mario Scalia, nei panni di Michael.

Due parole sull’autore. Ne sentiremo parlare, credo. Marcello Signore, 24 anni, è nato a Napoli. Dopo un’esperienza negli Stati Uniti vive a Milano, dove si occupa di social media. Grazie al successo web della serie Pausa Pranzo, nel 2011 approda in tv, su La3, dove conduce Mi chiamo NERD, una nuova trasmissione interattiva scritta e pensata da lui per i giovani. Nel 2012 diventa blogger di Huffington Post Italia. Non solo. Si tratta di uno dei nuovi volti di Occupy Deejay su DeejayTV. Con oltre 10.000 followers fra Facebook, Twitter e YouTube, Marcello è un “social writer”, i suoi post e i suoi racconti vengono seguiti ogni giorno da centinaia di utenti e sono fra i più commentati del web. Dopo il successo di alcune storie brevi pubblicate su Facebook e sul suo blog, questo è il suo primo romanzo. Il libro sarà presentato il 4 luglio, presso la Libreria Hoepli di Milano (Via Ulrico Hoepli, 5) alle ore 18, con un evento in partnership con Nokia su “Lo scrittore al tempo dei social media”. Insieme all’autore interverranno Alessandro Rimassa (direttore del Centro Ricerche dello IED), Giuliano Federico (direttore di Swide.com), Silvia Vianello (conduttrice di Smart&App su La3) e Alessandro Cusmano (brand manager di Nokia Italia). Il dibattito sarà moderato da Paolo Maria Noseda, interprete di Che tempo che fa e autore de La voce degli altri. La presentazione sarà trasmessa in streaming via Google Hangout sul canale di Marcello Signore http://www.youtube.com/marcellosignore.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 06/07/2013 alle  18:04:54, nella sezione LIBRI,  879 letture)

bonannoConosco Mario Bonanno, musicologo catanese del 1964, grazie alla Casa Editrice Bastogi di Foggia, per la quale diversi anni fa ho pubblicato Un’isola a passo di son - Viaggio nel mondo della musica cubana. A quel tempo Bonanno dirigeva la rivista Musica & Parole, un prezioso strumento per musicofili che scandagliava con numeri monografici la canzone d’autore italiana. Mi propose di collaborare con lui ma alla fine non ne facemmo di niente. Bonanno è un purista, non è interessato a divagazioni caraibiche, il suo programma riguarda solo la musica italiana di qualità. Ricordo ancora quei volumetti agili che raccontavano l’opera di Paolo Conte, Roberto Vecchioni, Fabrizio De André, piccoli gioielli per collezionisti, strumenti di lavoro indispensabili. La rivista ha chiuso i battenti, come la maggior parte delle pubblicazioni cartacee di argomento letterario - musicale, soppiantata dal web che fagocita tutto con la sua onnipresenza e gratuità. Bonanno, invece, continua il suo lavoro di ricercatore musicale, collaborando con piccoli e medi editori, sensibili alle istanze culturali. Stampa Alternativa è uno di questi, Marcello Baraghini è da sempre alfiere della cultura popolare, scopritore di talenti e divulgatore di notizie su grandi musicisti dimenticati (Claudio Lolli, Sergio Endrigo…). Bonanno ha pubblicato tre gioielli per Stampa Alternativa: Che mi dici di Stefano Rosso? Fenomenologia di un cantautore rimosso (2011), Rosso è il colore dell’amore - Intorno alle canzoni di Pierangelo Bertoli (2012) e Io se fossi Dio - L’apocalisse secondo Gaber (2013).

Rosso e Bertoli sono due cantanti importanti della musica leggera italiana, due veri e proprio intellettuali rimossi, dei quali non si parlava da tempo, mentre - in periodi culturalmente poveri come quelli che stiamo vivendo - si sentiva la necessità di una loro riscoperta. I due libri contengono allegati preziosi: un CD con un concerto semi inedito di Stefano Rosso e un DVD con intervista - concerto di Pierangelo Bertoli. Il lettore - ascoltatore avrà modi di apprezzare le note irridenti de Lo spinello ma anche lo struggente impegno politico di Rosso colore. Non solo. Conoscerà in maniera approfondita le motivazioni dell’opera culturale di due cantautori impegnati, ma non soporiferi e non necessariamente tristi e pesanti. Io se fossi Dio, invece, è un libro monografico sulla canzone più discussa scritta da Giorgio Gaber e Sandro Luporini, riproposta nelle due versioni (1980 e 1991), tra interviste, esegesi, storia e un pizzico di gossip. Mario Bonanno è uno di quei personaggi che fanno bene alla cultura italiana, la vera cultura popolare, che non si vergogna di parlare di cinema di genere e musica leggera. Tra i suoi libri migliori ricordiamo: Paolo Conte. Sotto le stelle del jazz (2000), Angelo Branduardi. Futuro antico (2002), Francesco De Gregori. Cercando un altro Egitto (2003), Ivan Graziani. Il chitarrista (2005), Anni affollati. Italia e i cantautori. 1973-1983, Storia di dischi andati (2009), Roberto Vecchioni. Samarcanda (2010). Cercateli. Ne vale la pena.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 10/07/2013 alle  11:40:50, nella sezione LIBRI,  870 letture)
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di Luca Raimondi (pubblicato il 29/07/2013 alle  11:06:22, nella sezione LIBRI,  1088 letture)

foto cavallaro basilePresentato ieri ad Augusta, presso il ristorante “A Massaria”, la nuova raccolta di racconti dell’avvocato-scrittore di Acireale Salvo Cavallaro (a sinistra nella foto a fianco), edita dalle Edizioni Carthago. Il libro, degnamente introdotto dal professore e poeta Carmelo Giummo e dalla direttrice editoriale di Carthago Susanna Basile (nella foto, a destra), propone quattro racconti. Il primo dà il titolo alla raccolta, “Date da mangiare ai pesci”, ed è il più lungo e spassoso, un “diario di bordo” di un viaggio negli Stati Uniti in cui un anonimo alter-ego dell’autore si riappropria delle proprie radici, del piacere di essere siciliano e vivere in Sicilia, nel momento in cui mette un oceano tra sé e la propria terra.  I pesci rimasti nella propria casa siciliana di cui non bisogna mai dimenticarsi. Gli affetti, i ricordi, i sentimenti, l’Etna e le granite, un bagaglio a mano da non perdere sotto le luci di Las Vegas o le esperienze mistiche messicane. I pesci però non sono statici, nuotano, migrano, esplorano. I pesci sono anche i ragazzi protagonisti del racconto, ragazzi che hanno un disperato bisogno di nuovi stimoli, nuovi sogni, nuovi amori, che soltanto attraverso il viaggiare è possibile trovare, laddove la realtà da cui provengono si dimostra non degna delle loro aspettative e non sazia del tutto le loro legittime aspirazioni. copertina del libroSalvo scoprire che neanche l’America è il santuario dove celebrare il culto della felicità e che anche lì si può sempre imbattersi in un Nico, personaggio-chiave del racconto, che pur avendo abbandonato la Sicilia per New York non è felice, lavora troppo, non apprezza niente perché lontano da quelle persone con cui avrebbe voluto condividere la propria vita. Si ripropone quindi il dramma – apparentemente senza fine – di una gioventù siciliana combattuta tra l’amore per la propria terra, l’impossibilità ormai quasi oggettiva di realizzarvi i propri sogni o anche soltanto di costruirvi una degna sopravvivenza, la necessità di emigrare e la difficoltà di vivere in modo pienamente soddisfacente in una nuova realtà che comunque rimarrà a lungo estranea, diversa, solitaria.

Questo primo segmento del libro si segnala per uno stile immediato e spontaneo. Più artefatti e letterariamente ambiziosi i successivi. Se il secondo racconto torna sul tema del viaggio in una chiave fantascientifica, operazione sempre coraggiosa per gli autori italiani (generalmente poco inclini a tale genere), il terzo racconta con toni grotteschi e pirandelliani una personalità che va in pezzi a causa dell’insegnamento del famoso Metodo concepito da Stanislavskij. Il quarto racconto si apre con una citazione di Kapuscinski che riassume un po’ il tema principale del libro, la visione della vita come viaggio di conoscenza degli altri ma prima ancora del proprio sé: “Un viaggio non inizia quando si esce né finisce quando si fa ritorno. In realtà inizia molto prima e mai finisce per davvero”. Il viaggio che propone questo racconto è infatti un viaggio interiore, relazionale e familiare, tra le quinte di quel grande teatro che è la vita: siamo ancora una volta dalla parti di Pirandello, autore significativo per Cavallaro non in quanto siciliano come lui, ma in quanto espressione letterariamente più alta – e non ancora superata - dei drammi e dei dubbi dell’uomo contemporaneo.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 06/08/2013 alle  13:35:18, nella sezione LIBRI,  926 letture)

IO SONO LE VOCICi sono piccole realtà editoriali che meriterebbero il successo, non fosse altro per l’impegno da talent-scout e per la cura con cui confezionano nuovi libri. Sappiamo che non è facile perché la concorrenza è agguerrita, ma soprattutto perché in Italia si legge poco e male, soprattutto si leggono libri inutili, spesso proposti a suon di classifiche e di strombazzamenti mediatici dalla grande editoria. Spezziamo una lancia, allora, in favore della piccola editoria e sfogliamo i libri che in questo torrido mese di agosto ci sono stati recapitati da Edizioni Anordest di Villorba. Ce n’è per tutti i gusti, dal fantastico al minimalista, passando per romanzo di formazione e genere sentimentale.

Danilo Arona è un nome che tutti gli amanti del fantastico conoscono, anche se - come lui stesso mi ha confidato una volta - scrivere fantastico in Italia è come vendere gelati al polo. Arona ci prova ancora, comunque, con Io sono le voci (pagine 358 - euro 12,90), inquietante thriller dalle atmosfere sadiche e morbose, ispirato dal suo amore per il cinema horror nordamericano. Se Arona fosse statunitense avrebbe fatto successo da un pezzo, oppure scriverebbe libri per Stephen King, ma in ogni caso i suoi libri vengono pubblicati da editori di tutto rispetto, anche Anordest è ben distribuita, inoltre dispone di uno zoccolo duro di lettori che lo segue. Io sono le voci non è il solito romanzo sul solito serial killer, né la solita indagine poliziesca condotta dal solito commissario di polizia. Se amate le cose originali, leggetelo. Altrimenti vi consiglio l’ultimo lavoro di Faletti oppure Dan Brown, anche se già li conoscete.

Marco Candida è una scoperta di Giulio Mozzi, diamo a Cesare quel che è di Cesare, che per primo l’ha pubblicato a puntate sulla rivista on line Vibrisse. Per una volta sono d’accordo con lui e sono felice di aver consigliato all’editore trevigiano di pubblicarlo, anche se di questo non compare traccia da nessuna parte. Invece che Candida sia una scoperta di Mozzi viene messo in bella evidenza sulla fascetta di copertina, citare il nome del noto insegnante di scrittura creativa pare che serva a vendere copie. Magia da Re Mida. Ricordo un verso di Vecchioni: “Scambiare al mattino tutto Moravia per un Paperino/ oppure far credere alla gente che chi mi compra è intelligente”. Il ricordo di Daniel non è un romanzo facile, parte dall’amnesia di un uomo di 32 anni che cerca di ricordare il suo passato mentre si lascia soggiogare da una realtà piena di dubbi angosciosi. Un romanzo sulla ricerca interiore, sulla crisi d’identità personale e delle nuove generazioni, molto pirandelliano, da meditare al posto del solito Camilleri o di un Baricco d’annata.

Annick Emdin, invece è una mia scoperta, direbbe Pippo Baudo, e anche qui - visto che non lo dice nessuno - me lo dico da solo. Anordest pubblica l’intenso Lividi, un romanzo d’amore e rabbia, insolito, pasoliniano, non convenzionale, scritto con stile cinematografico, teatrale, tagliente, efficace. Sangue e lacrime, sesso e orrore, angoscia e passione, personaggi che si muovono come allucinati derelitti del presente in una New York cupa e perversa. Annick è nata nel 1991, ha un futuro davanti, ma al suo attivo ha già un sacco di lavori come scrittrice e regista di teatro. Il Foglio Letterario ha pubblicato la sua opera prima: Tempesta elettrica, nella prestigiosa collana Demian diretta da Sacha Naspini e Federico Guerri (insegnante di scrittura di Annick).

Il romanzo che amo meno tra le nuove proposte di Anordest è Smalltown Boy - un’altra storia d’amore di Marco Campogiani, ma è un mio limite, non mi appassionano le storie sentimentali, che invece vanno di gran moda. Il romanzo è stato finalista al Premio Calvino, è ben ambientato a Urbino ed è zeppo di citazioni musicali, inoltre lo stile di Campogiani non ha niente a che vedere con quello di Federico Moccia. Basterebbe questo per convincerci a comprarlo. Sceneggiatore e regista, ha vinto il premio Salinas, ha scritto e diretto La cosa giusta (2009). Se amate le storie d’amore giovanilistiche (non è in senso dispregiativo) è il libro che fa per voi.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 25/08/2013 alle  13:21:44, nella sezione LIBRI,  1084 letture)

In Italia il cinema di genere è stato sempre sottovalutato, ma se esiste un regista aborrito dalla critica e ingiustamente emarginato questi è proprio Mario Bava. Luigi Cozzi è stato uno dei primi a pubblicare un libro - omaggio sul maestro del thriller fantastico e del noir duro all’italiana, mentre Alberto Pezzotta gli ha dedicato una colta biografia edita da Il Castoro. Se conosciamo bene Mario Bava, avrebbe preferito il primo, perché il regista di Cani arrabbiati era uomo semplice e schivo, uno che dei suoi film amava dire: “Sono soltanto stronzate”. Magari non lo pensava, ma le parole erano quelle, come dice Joe Dante: “Mario Bava faceva insalata di pollo usando la merda”. Ma quant’era buona la merda di Bava, se confrontata ai veri escrementi odierni esaltati dalla critica e presentati al Festival di Cannes! I mezzi erano scarsi, i tempi inadatti a fare cinema di genere, Bava era noto per far risparmiare un sacco di soldi ai produttori, al punto che realizzò l’opera pop Diabolik (il mitico John Philip Law - che ho fatto in tempo a conoscere! - e l'affascinante Marisa Mell) con modellini e pupazzi, facendo la cresta sul budget. Mario Bava era il regista che girava i film a Pietro Francisci, ché dopo la fine del sodalizio il re del peplum non ha più fatto niente di buono, ma è anche l’autore di un capolavoro del gotico come La maschera del demonio (1960), interpretato da una sconosciuta Barbara Steele. Ercole al centro della terra, Gli invasori, La ragazza che sapeva troppo, I tre volti della paura, La frustra e il corpo, Sei donne per l’assassino, sono i suoi lavori fino al 1964, che spaziano dallo storico - mitologico al giallo classico, passando per horror sadico, gotico e thriller violento. La strada per Fort Alamo (1964) è uno dei pochi western che anticipa uno straordinario fanta horror come Terrore nello spazio (1965), realizzato con budget ridicolo, ma anticipatore di Alien. Operazione paura (1966) è di nuovo gotico, nello stesso anno de I coltelli del vendicatore, ma Bava trova il tempo per girare anche un divertente Franco & Ciccio movie come Le spie vengono dal semifreddo, interpretato da Vincent Price. Diabolik (1968) è un’opera pop indimenticabile, colorata come un fumetto, fallimentare quanto sublime e mai troppo rivalutata dai contemporanei. Il rosso segno della follia (1970), Quante volte… quella notte (1972) e 5 bambole per la luna d’agosto (1970) sono film minori, ma contengono alcune sequenze indimenticabili, soprattutto il primo, un horror psicologico inquietante. Roy Colt e Winchester Jack (1970) è forse il solo film trascurabile di Mario Bava, mentre sono piccoli capolavori Reazione a catena (1971) - grazie anche a Dardano Sacchetti che inventa lo slasher movie! - e Gli orrori del castello di Norimberga (1972), per non parlare di Lisa e il diavolo (1972), massacrato da una riedizione come La casa dell’esorcismo (1975) per seguire una moda, e il fantastico Cani arrabbiati (uscito postumo, ma va vista l’edizione 2002, curata dal figlio Lamberto). Bava si conferma grande regista anche negli ultimi film: Shock (1977), sul tema della casa stregata, interpretato da Daria Nicolodi e John Steiner, La Venere d’Ile (1978), girato per la Tv con il figlio Lamberto. Non dimentichiamo il Polifemo televisivo de L’Odissea di Franco Rossi, costruito da Carlo Rambaldi, ma fatto vivere in maniera perfetta da un maestro degli effetti speciali e della fotografia.

Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni rendono omaggio al genio di Mario Bava con un eccellente documentario come Mario Bava - Operazione paura, realizzato per Sky in apertura a un ciclo di pellicole dedicate al maestro. Per fortuna abbiamo la televisione commerciale! Infatti, la RAI non si sogna più di fare cicli su autori del passato, ma delega il compito a La Sette (La valigia dei sogni) e a SKY Classic (questa estate, per esempio, sta andando in onda un prezioso ciclo dedicato a Totò). Per la RAI va bene L’isola dei famosi, invece, a tempo perso un reality con Simona Ventura oppure le ricette di una presentatrice di cui non ricordo il nome e non ho voglia di andare a cercarlo. Al termine del montaggio, Acerbo e Pisoni si trovano così tanto materiale in mano che ne ricavano un libro (Kill baby kill-Il cinema di Mario Bava), edito con cura maniacale da Unmondoaparte, corredato da fotografie, schede biografiche e filmografie. Un grande lavoro, indubbiamente, ricco di testimonianze, da Joe Dante a Quentin Tarantino, passando per Luigi Cozzi, Lamberto Bava, Stefano Della Casa, Manlio Gomarasca, fino a Tim Burton, Fulvio Lucisano, Alberto Bevilacqua e chi più ne ha più ne metta. Una sola nota stonata. La testimonianza arrogante e supponente di Umberto Lenzi, che non conosce Mario Bava e (s)parla. Venticinque euro spesi bene, date retta.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 06/10/2013 alle  18:01:28, nella sezione LIBRI,  900 letture)

A volte ti capitano dei libri che riesci a leggere in meno di un’ora, ma non perché vuoti e composti di storie che scorrono come acqua fresca. Non stiamo parlando di Moccia e Volo. No davvero. Sono libri che ti prendono e non ce la fai a smettere di leggere, perché impregnati di profondità, intensi e poetici. Imperfetto di Matteo Pugliares, edito da un imprenditore onesto come Gianluca Ferrara di Edizioni Creativa, è uno di questi. Imperfetto non è un romanzo vero e proprio, sono diciassette capitoli di riflessioni e poesie che indagano il senso della vita, domanda eterna che ogni giorno ci facciamo senza mai trovare risposta adeguata. “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior…”, canta De Andrè, l’autore segue la filosofia del cantautore, si guarda allo specchio, si aggrappa alle speranze per rimanere a galla, pensa al futuro, cerca di rendere la vita degna d’essere vissuta. Racconta la storia d’un bambino e della sua innocenza violata, vuole vivere fuori dagli schemi, dalle mode, camminando sulla strada, lontano dalle cattive abitudini, in mezzo a sogni, ideali e pensieri positivi. Fermiamoci un istante - come ci chiede più volte dalle sue pagine intense questo interessante autore siracusano, nato nel 1972 - e leggiamo uno dei racconti migliori, compreso nel capitolo dieci di Imperfetto. 

CAPITOLO 10

«Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più stronzo del reame?»

Ci sono molte cose che non mi piacciono del mio corpo.

So che mi stai ascoltando. Me lo ricordo bene che sono creatura perché è difficile lavorare sempre al buio.

Guardo ancora lo specchio e vedo il mio alone aureo e mi chiedo perché esistono gli aghi, questi bastardi che violentano la tua pelle. È così difficile inventare una siringa con un ago che non fori la pelle? Eppure avete inventato tanta merda: la plastica, le centrali nucleari, i supermercati, gli allevamenti di polli.

È così difficile inventare una siringa con un ago che non fori la pelle?

Allora mi rendo conto che sono felice che siete lontani da me, che la vegetazione invade quasi tutto il mio spazio vitale, che quando annaffio il mio geranio lo sento ringraziarmi perché vive grazie a me.

Mmm… forse è arrivato il momento di accorciarmi la barba.

E mi chiedo a cosa serve la mia mano. Ad accarezzare i bambini o a schiaffeggiare gli stronzi? E poi penso alle fabbriche di armi, ai centri commerciali, al caffè servito nei bicchieri di plastica. E penso ai cataloghi, ai nonni abbandonati, alle farfalle che non ci sono più.

So che mi stai ascoltando… Poi quel virus l’ho vinto. È stato come battere un nemico più forte che proprio perché sa di esserlo si perde nella sua superbia e si espone agli stratagemmi di chi ha solo la disperazione dalla sua. Ed io ho fatto così. Ho dato voce alla mia disperazione e l’ho sconfitto col pensiero. E quello l’ha smesso di attaccarmi perché il mio pensiero era un’arma che non aveva previsto. Il mio pensiero inferocito ne ha fatto poltiglia. Ripassa un’altra volta stronzo di un virus, gli ho detto.

Sento la mia energia sempre più debole e un terremoto interno che mi sta devastando, ma ho ancora il mio pensiero che mi fa da parafulmine. Rimango nell’attesa di ulteriori sviluppi.

Torno a guardarmi allo specchio e mi vedo un po’ più bello. So che mi stai ascoltando… E allora ti chiedo perché stai a chattare quattro ore al giorno al computer di casa tua.

Il tuo sorriso non mi ha convinto, secondo me stai diventando paraplegico nel cervello. Ma scendi in strada, innamorati, abbraccia le persone. Fai ciò che io non riesco a fare. Esci di casa perfino allegro se ci riesci e poni fine a questo strazio.

Sono almeno cinque anni che non prendo la febbre. Sarà grazie ai miei piccioni del parco. Quando do loro le molliche di pane mi fanno l’inchino e tengono lontana da me la febbre. Ed io raccolgo le loro uova e le conservo. Scrivo sopra la data per vedere quanto tempo ci stanno a marcire. E poi me li sogno spesso i miei piccioni.

So che mi stai ascoltando… Forse ha ragione il mio amico Valter: è tutta colpa dei giudici, o delle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Facile parlare… Opportuno parlare… Inevitabile parlare… Inevitabile, tanto quanto ci siano al mondo dei disperati e dei perfidi. Ne parleremo allora.

Forse ha ragione il mio amico Valter: gli alieni buoni non ne possono più di noi e gli alieni cattivi pensano a modificarci geneticamente in peggio. Valter dice che se non la smettiamo immediatamente, rimarremo schiacciati dai tumori dell’anima. Forse ha ragione il mio amico Valter.

Sono un po’ stanco adesso. Potrei andare a dormire sotto il letto, oppure sdraiarmi fuori, davanti alla casa, ma non sopporterei quella gente insolente che ti guarda come un pazzo solo perché dormi davanti casa tua. Che idioti! Che superficiali! Non hanno capito che il senso della vita è il sorriso di chi ti ama o le fusa del tuo gatto. E non l’ho capito nemmeno io, perché non mi ama nessuno e perché non ho un gatto.

So che mi stai ascoltando… Ma dovrai vedertela con il mio folletto protettivo che, anche se a volte mi fa i dispetti, ha giurato davanti al gran consiglio di proteggermi per sempre. È bello quando insieme ci fermiamo a guardare la luna che, come la camomilla, ha su di noi effetti diuretici e soporiferi. Sempre meglio che prendere quelle bastarde pillole rosa che mi fanno dormire e vomitare. Sempre meglio che far finta di non star male da morire. Sempre meglio che raccontare agli angeli che tu fai tutto ciò che vuole Dio. Che ne sanno loro di Dio?

Che ne sanno loro di Dio? Io lo conosco bene. Ogni tanto andiamo insieme a passeggiare sulla spiaggia, di notte, e ci fumiamo una sigaretta. Dio tossisce molto, chissà quante ne fuma.

Che ne sanno loro di Dio? Io ogni tanto lo seguo, a distanza per non farmi vedere. Ho scoperto che la sigaretta non la fuma solo con me. Va a fumarsela anche con Greta, quella che per pochi euro ti vende il suo corpo. Quando Dio va da lei, le accarezza il volto e le dice: Quanto sei bella Greta! E Greta, ogni volta, si mette a piangere, perché che è bella non glielo dice mai nessuno. Poi, Dio le asciuga le lacrime con la sua lunga barba e le offre una sigaretta. E fumano. E Greta, solo per il tempo di quella sigaretta, è felice.

Che ne sanno loro di Dio?

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 08/10/2013 alle  18:00:04, nella sezione LIBRI,  842 letture)

copertina alcazarLa collezione Sabotage delle Edizioni e/o di Roma - che non finirò mai di ringraziare per aver tradotto in Italia il grande Pedro Juan Gutiérrez - si propone di raccogliere voci, scritture, storie di qualità per dare spazio a un narrativa senza steccati di genere ma aperta ai contenuti. La dichiarazione d’intenti è scritta da Massimo Carlotto - curatore della collana - uno che se ne intende di narrativa di genere capace di indagare il mondo circostante. Dirige il tutto Colomba Rossi, nome meno noto, ma editor competente, artefice di una collezione ricca di nomi interessanti come Massimo Maugeri (Trinacria Park), Matteo Strukul (La ballata di Mila e Regina nera), Carlo Mazza (Lupi di fronte al mare), Piergiorgio Pulixi (Una brutta storia), Tersite Rossi (Sinistri), Eduardo Savarese (Non passare per il sangue) e Roberto Riccardi (Undercover. Niente è come sembra, Venga ancora la fine). In tempi editoriali difficili è già un merito investire sulla buona narrativa italiana, soprattutto di genere, campo nel quale la concorrenza straniera è molto dura. Stefania Nardini è una brillante giornalista, per lungo tempo animatrice di pagine culturali (Scritture e pensieri del Corriere Nazionale), biografa di Jean-Claude Izzo (Perdisa Pop), autrice di un noir interessante come Gli scheletri di via Duomo e di Matrioska (tradotto in Ucraina), un libro sulla condizione della donna nella ex repubblica socialista. stefania nardiniIn questo nuovo romanzo la Nardini, con un scrittura lineare ma profonda, racconta un storia d’amore nata a Marsiglia, tra un contrabbandiere italiano e la bella Silvana. Siamo in pieno periodo fascista (1939), ci sono le leggi razziali, Marsiglia è italiana, una compagnia teatrale s’imbarca da Napoli per raggiungere la città di confine e portare in scena Pioggia di stelle al teatro Alcazar. Stefania Nardini ambienta la storia in due luoghi dell’anima: Napoli e Marsiglia; si documenta, racconta con dovizia di particolari l’occupazione nazista e la resistenza degli italiani, ricostruisce l’ambiente dei contrabbandieri, trafficanti di formaggio, cocaina, armi e degli sfruttatori della prostituzione. Una storia racchiusa in una cornice mirabile composta da italiani che fuggono dal fascismo e dalla miseria. Un libro per capire il nostro recente passato, imperdibile per gli appassionati di storia della seconda Guerra Mondiale e per tutti i fan di Jean-Claude Izzo.

 
di Redazione (pubblicato il 19/10/2013 alle  14:00:07, nella sezione LIBRI,  799 letture)

A detta dello scrittore britannico Chesterton, oggi abbiamo perso la capacità di stupirci e di meravigliarci, non per mancanza di meraviglie, ma per mancanza di senso del meraviglioso. La società contemporanea, con i suoi miraggi e le false conquiste, ha abbandonato la via pulchritudinis, distogliendoci così dallo stupore e dall’ammirazione della bellezza in ciò che la rappresenta in tutto il mondo, a cominciare ovviamente dal campo delle arti, con il suo ricco patrimonio di valori, tramandato e apprezzato dal grande pubblico. L’iconografia ispirata al bello racchiude in sé il vero e il buono, e si lascia contemplare con la stessa obiettività con cui ammiriamo un ampio panorama e da cui ci lasciamo rapire per esserne, nello stesso tempo, edificati. bonadonna

Francesca Bonadonna (nella foto a destra) nelle 140 pagine del libro La bellezza salverà il mondo, pubblicato dall'editore siracusano Morrone in un'elegante veste grafica, raggruppa una serie di dipinti di artisti meno noti del XIX che raccontano spaccati della vita quotidiana di varie epoche storiche, affiancati da brevi descrizioni e interpretazioni delle opere a partire dall’elemento chiave della bellezza. Una bellezza intesa come armonia dell’uomo con la natura, con le creature e con Dio. Dalla figura della donna, immortalata nei diversi ruoli che si è via via ritagliata all'interno della famiglia e della società, alla bellezza della civiltà contadina, fino alla devozione dei nonni. La parte iconografica si alterna a citazioni bibliche, riflessioni e testimonianze dell’autrice e ad illustri firme della cultura cattolica attuale. Una rilettura di quella bellezza che sempre più spesso manca - o non viene percepita perché non ne siamo più in grado - nel mondo contemporaneo; un libro necessario per evadere dalla frenesia quotidiana, per intrattenerci con gusto e scuotere la nostra apatia facendoci riscoprire la nostra capacità di meravigliarci.

 
di Redazione (pubblicato il 05/11/2013 alle  15:54:43, nella sezione LIBRI,  745 letture)

Venerdì 8 novembre, a partire dalle ore 19:00, presso il Biblios Café di via del consiglio reginale 11, Siracusa, si terrà l'anteprima del romanzo Cosa vuoi fare da grande di Ivan Baio e Angelo Orlando Meloni, edito da Del Vecchio (nell'immagine a fianco, la copertina). Gli autori dichiarano che si tratterà di un reading con annessa bisboccia, in cui si proverà a parlare di libri senza causare colpi di sonno, allucinazioni mistiche e sindrome post-traumatica da flusso di coscienza.

Il romanzo, in libreria dal 20 novembre, racconta la storia di Guido Pennisi e Gianni Serra, due bambini strani; nessuno sembra accorgersi di loro nella Scuola elementare Attilio Regolo di Milano. Figuriamoci il giorno più atteso dell’anno, il giorno in cui l’anonimo istituto si prepara ad accogliere il più famoso e ricco inventore di sempre, colui che ha dato alla luce il “futurometro”, una macchina estinata a cambiare il futuro dei ragazzi e il sistema dell’istruzione italiana. È tutto pronto nella palestra: festoni appesi, mamme in ghingheri, autorità tirate a lucido. Un’Italia da sempre provinciale è accalcata in quello stanzone, un Paese di adulti mancati pronti a lavarsi le mani del futuro dei loro pargoli con la benedizione della tecnica. La sfida finale alle fantasie infantili è cominciata, ma, forse, gli adulti non hanno fatto i conti con i terribili gemelli Smargotti della III F. Si tratta di un romanzo divertente e avventuroso in cui i sentimenti umani sono trattati con delicatezza e verità. Una storia che semina ironia e malinconia e spalanca il cuore degli uomini, lasciandoci alla fine di fronte alla domanda che non dobbiamo smettere di porci: “Cosa vuoi fare da grande?”.

Angelo Orlando Meloni è nato a Catania e vive a Siracusa. Ha scritto la raccolta di racconti Ciao campione e il romanzo Io non ci volevo venire qui (Del Vecchio Editore, 2010). Aggiorna saltuariamente un blog di colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia. Ivan Baio viveva a Milano che ha lasciato per Roma che ha lasciato per Berlino, ma è nato a Siracusa. Oggi inventa macchine fantastiche per Doppiozero.com, scrive quattro nuovi romanzi e lavora al social network definitivo.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 20/11/2013 alle  14:57:33, nella sezione LIBRI,  861 letture)

Finisce il Pisa Book Festival e me ne torno a casa con una valigia piena di libri, senza contare le vendite soddisfacenti e il piccolo successo della mia casa editrice (Il Foglio letterario - www.ilfoglioletterario.it). Le fiere sono l’occasione per rivedere vecchi amici, scrittori con i quali abbiamo iniziato un percorso, per poi magari lasciarsi, editori che condividono progetti simili ma persino diametralmente opposti. Roberto Massari è uno di questi, da sempre si occupa di Cuba, il suo ultimo prodotto è Gino Doné - L’italiano del Granma (euro 10 - pag. 160), scritto da Katia Sassoni, un testo importante, dedicato al solo italiano che ha partecipato alla Rivoluzione Cubana, un evento imprescindibile della storia del Ventesimo Secolo, comunque la si voglia giudicare. Gino Doné è una scoperta di Gianfranco Ginestri - detto Gin - un giornalista appassionato di cose cubane con il quale non sempre mi sono trovato in sintonia, ma non in questo caso, visto che ha compiuto un’opera più che meritoria. A proposito di Cuba, Greco&Greco, pubblica nella bella collana diretta da Domenico Vecchioni una poco convincente biografia di Fidel Castro, intitolata L’abbraccio letale (euro 14 - pag. 330). Il libro piacerà a un pubblico di estrema destra, a coloro che fanno confluire nel personaggio Castro tutto il male possibile, perché Carlos Carralero - esule cubano con il dente comprensibilmente avvelenato - dipinge il caudillo centramericano come una sorta di Pol Pot. Le esagerazioni non portano vantaggi alla causa condivisibile della democratizzazione cubana, oltre al fatto che la traduzione di Maria Francesca Monti è così incerta da rendere il libro poco leggibile. Massimiliano Di Pasquale, invece, è uno studioso appassionato di paesi dell’Est Europa che pubblica Ucraina - Terra di confine (euro 15 - pag. 250) con Il Sirente Edizioni. Interessante, ma solo per specialisti e per chi già conosce bene la materia. Patricia Mazy, una belga - elbana con ambizioni editoriali, scrive una bella favola con protagonista un cane: Mirabelle, cane marinaio (Lantana, euro 13,50 - pag. 130), che appassionerà gli amanti del nostro amico più fidato. Termino con una mia vecchia passione: l’horror. Stefano Fantelli, un giovane scrittore che può vantare diverse pubblicazioni - e in questo caso anche una prefazione scritta da Danilo Arona -, pubblica Strane ferite (Cut-up, euro 15 - pag. 200) e scrive la sceneggiatura di una serie a fumetti molto splatter (anzi, cannibale!) intitolata The Cannibal family (Euro 3 il numero zero, edito dalla teramana Inkiostro). Mi dicono che Fantelli è tra gli autori anche della rediviva rivista Splatter, ideata molti anni fa da Paolo Di Orazio, in uscita antologica per Rizzoli -Lizard, ma anche in tutte le fumetterie con episodi inediti. Solo per appassionati di cose estreme, non per stomaci delicati e per palati sopraffini, Fantelli scrive horror duro, non letteratura da fiction televisiva, e non ha paura di chiamare le cose con il loro nome, anche se ormai lo sappiamo che vendere romanzi horror agli italiani è come fare il piazzista di gelati al polo.

 
di Redazione (pubblicato il 26/11/2013 alle  15:24:38, nella sezione LIBRI,  861 letture)

simona lo iaconoMercoledì 27 novembre alle 18,00 il salone di rappresentanza del Circolo Unione di Augusta, in collaborazione con la Libreria Mondadori, presenterà il libro della scrittrice Simona Lo Iacono (nella foto) dal titolo “Effatà” edito da Cavallo di ferro. Dialogherà con l’autrice la dottoressa Gaetana Bruno, presidente del Circolo Unione. Accompagnamento musicale al pianoforte a cura del maestro Salvino Strano. La trama del romanzo è avvincente: Nino è figlio di un'attrice del Teatro Luna di Siracusa e passa il suo tempo fra la pensione di donna Sarina, dove alloggiano da quando hanno lasciato l'Inghilterra, e il palco su cui la madre prova ogni giorno. È sordomuto, ma è un bambino sveglio e curioso. La scoperta della buca del suggeritore, nascosta dalla conchiglia al centro del palco, gli fa immaginare che tutto ciò che gli manca, in fondo, non è altro che un suggeritore tutto suo, che possa mettere in parole i suoi pensieri. Comincia così un'amicizia fra Nino e il maestro di buca, che lo accompagna da Marudda e dagli altri bambini del paese. Fra una prova e l'altra, il suggeritore inizia a visitarlo con strani strumenti, a tentare di insegnargli a leggere e perfino a parlare, perché anche se lui non può sentirla, la voce ce l'ha, sottile e bruciante in quella gola che non ha mai usato. Chi è allora questo suggeritore? Perché prende tanto a cuore il caso di Nino? Fra prove suggerite e verità lette sulle labbra degli adulti, Nino scoprirà che la realtà non è quella che ha gli hanno raccontato fino a quel momento. Romanzo sulla redenzione, "Effatà" rappresenta uno straziante desiderio di giustizia per i bambini di tutti i tempi. Metafora della loro innocenza e debolezza, Nino è il bambino da salvare.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/12/2013 alle  16:53:15, nella sezione LIBRI,  838 letture)

himmler copertinaDomenico Vecchioni è un diplomatico di carriera, ex console a Madrid e a Nizza, ambasciatore d’Italia a Cuba, con la passione per la saggistica storica. Ha pubblicato molte biografie: Raúl Castro, Evita Perón, Raoul Wallenberg, PolPot, KimPhilby, Richard Sorge, oltre ad alcuni studi sulla storia dello spionaggio. In questo libro sintetico, divulgativo, ma esauriente, dal titolo Felix Kersten - Il medico di Heinrich Himmler (Una storia straordinaria), edito da Greco&Greco, Vecchioni ripercorre la vita di Felix Kersten, il medico personale di Heinrich Himmler, il “burocrate dello sterminio”, capo delle SS e della Gestapo, protagonista di un incontro stupefacente con il rappresentante del congresso ebraico mondiale, NorbertMasur.

Lo stile di Vecchioni è piano e semplice, descrive Himmler come un personaggio da romanzo, alle prese con i suoi lancinanti dolori di stomaco che soltanto il medico finlandese Kersten sarà in grado di alleviare. Molto interessante è l’intreccio di rapporti tra il capo nazista e il medico - amico, che diventa un confidente così ascoltato e influente da permettergli di salvare molte vite umane. Il medico segue il burocrate in ogni spostamento, lo cura con i massaggi e le medicine, lo ascolta, dispensa consigli, fino a compiere la sua impresa più grande, per la quale sarà sempre ricordato. Kersten - ricorrendo al suo potere - fa firmare a Himmler il Contratto in nome dell’Umanità, poco prima che cada il nazismo, evitando la distruzione dei campi di concentramento e salvando la vita a 800.000 persone. Un benefattore dell’umanità, una salvezza per 63.00 ebrei, un uomo della cui vita si conosce poco e che bene ha fatto Vecchioni ad analizzare in ogni sua sfaccettatura. Un’ottima lettura natalizia.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 13/12/2013 alle  10:08:14, nella sezione LIBRI,  831 letture)

COPERTINA DEL LIBRONon sono un esperto di poesia, anche se amo leggerla e tradurla dallo spagnolo per far conoscere i miei poeti cubani della diaspora, ché poi far conoscere - per la poesia - è una parola grossa, a volte anche regalandola non si trovano lettori. Proviamo a parlare di un libro che mi ha emozionato, allora, da semplice lettore, ché quello sono, non certo un critico, tanto meno un poeta. Cinzia Demi è piombinese come me, vive a Bologna, dove dirige la collana di poesia Sibilla per Pendragon e manda avanti il bimestrale Parole. Per Il Foglio Letterario ha curato, insieme alla poetessa Patrizia Garofalo, una stupenda antologia - omaggio a Giorgio Caproni: Tra Livorno e Genova: il poeta delle due città (2013). Ero Maddalena (Puntoacapo) è un libro di liriche che mette in primo piano una figura di donna inquieta, straziata dal dolore, piena di passione carnale (come in Giovanni Testori), inserita nel quotidiano dove vive la sua follia e la sua passione. Maddalena è una peccatrice, come tutti noi, non è difficile per il poeta immedesimarsi in una figura di donna che ottiene la salvezza bagnando di lacrime le carni di Gesù (ero Maddalena lo sento/ lo so ho la sua stessa vena/ sono la sua stessa forma). Maddalena percorre le stazioni del dolore, un personale pellegrinaggio di redenzione, assiste alla resurrezione di Cristo con gli occhi meravigliati di un’innocente. Maddalena peccatrice, certo, ma proprio per questo vicina a Cristo e donna investita del ruolo di dover svelare il mistero della resurrezione della carne (io mi piego alla pietà/ di uno che ho visto morto/ che non è più nessuno).

Cinzia Demi dialoga con Maddalena (parti in corsivo alternate a sequenze in tondo), in terzine dantesche, imperfette, moderne, con uno stile originale, anche se suggestionato dallo studio di Caproni. La poetessa accoglie la leggenda secondo cui il vento di Ponente avrebbe accompagnato la figura di Maria Maddalena, sin quando la sua statua approdò all’omonima isola, in Sardegna, spinta da quel vento: Bologna mi accoglie/ potente nelle sue strade/ a quest’ora quasi senza gente/ un vento di ponente/ deciso mi ha spinto/ nella sua direzione/ scalza come un bambino/ nuda di consolazione/ cerco l’antro di un portone/ o la fredda scala/ la balaustra di una chiesa/ il riparo di una prigione. Poesia moderna che racconta una vita del passato e ripercorre strade d’un dolore al femminile quanto mai moderno e attuale. Simbolismo, metafore, similitudini poetiche e ricerca linguistica sono elementi fondamentali d’una poesia vibrante, musicale e ricca di emozioni. Suggestiva la copertina di Maurizio Caruso, un acrilico su cartone telato. Confezione editoriale tascabile, economica, in perfetta sintonia con l’opera poetica.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 14/12/2013 alle  18:34:59, nella sezione LIBRI,  769 letture)

copertina curreriLuciano Curreri– professore di letteratura in Belgio - lo conoscevo come forbito saggista e valente italianista, avevo letto Il peplum di Emilio (Il Foglio, 2012), L’elmo e la rivolta (Comma 22, 2011), ma mi ero lasciato sfuggire la sua notevole vena narrativa, che in questo volume dal titolo Quartiere non è quartiere. Racconto con foto quasi immaginarie (Amos edizioni) – a metà strada tra il romanzo e la raccolta di racconti – tocca corde proustiane. Forse quando raggiungiamo una certa età – non giocoforza veneranda, come in questo caso – il ricordo dell’infanzia si fa pressante e ci chiede di venire fuori, di essere inserito in una narrazione, di non restare soffocato dal tempo che passa. Ci capita, allora, di andare alla ricerca del tempo perduto, se siamo scrittori usiamo l’arma della poesia o della prosa poetica, come nel caso di Curreri, che racconta i suoi ricordi, ma sono ricordi talmente universali da comprendere tutti i lettori. Curreri narra una campagna ferrarese che fa venire a mente i migliori film di Pupi Avati, un’adolescenza che profuma di un Amarcord felliniano, intrisa della poesia della memoria, ricca di parole evocative e di immagini suggestive. Protagonista dei ricordi è la nonna dell’autore, ma in primo piano c’è un piccolo mondo antico irrimediabilmente perduto, un mondo piccolo abbandonato per sempre, che non può tornare, un’infanzia che più si allontana più si affaccia con prepotenza alla memoria. Bravo Luciano Curreri che è andato alla ricerca del tempo perduto e ha saputo trovare le parole giuste per farlo apprezzare al lettore. Non era facile.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 28/01/2014 alle  10:35:08, nella sezione LIBRI,  785 letture)

Simone Bargiotti pubblica la sua seconda opera dopo Voglio sentire l’urlo del tuo respiro (Zona, 2011) con "I libri di Emil", piccola casa editrice bolognese collegata al marchio Odoya che riserba uno spazio ai giovani narratori e a interessanti proposte di saggistica. Il giorno più bello della mia vita io non c’ero è un racconto psicologico più che un romanzo, non tanto per la lunghezza (110 pagine), quanto per il respiro narrativo e per la modesta complessità della struttura. Tutto ruota attorno al protagonista, in una sorta di psicoterapia individuale resa esplicita da una rapida introduzione, una confessione in piena regola. L’autore parla di un ragazzo che ha la sua stessa età, immedesimandosi nel ruolo del protagonista, facendo vivere in prima persona dubbi e angosce esistenziali. Ambientazione bolognese, luoghi che Bargiotti conosce bene, quindi la regola base della scrittura è rispettata: parla solo di cose che conosci. La materia narrata è vecchia come il mondo: amori, primi baci, timidi rapporti sessuali, conflitti adolescenziali, ragazze che si succedono ad altre ragazze. La scoperta dell’amore è il fulcro dell’esistenza, il motivo per cui si vive e si affrontano le prove, ma ci sono anche il difficile rapporto con la madre, la scuola, il lavoro, gli amici. Bargiotti cita Nietsche e racconta il suo passato, come lezione per vivere il presente, prende per mano il lettore e comunica la voglia del protagonista di emanciparsi dalla cultura scolastica. La vera formazione intellettuale non sono le nozioni da mandare a memoria per andare a lavorare in un ufficio in giacca e cravatta, ma le scoperte musicali e letterarie compiute in prima persona. Possono essere i Queen, può essere Nietsche, ma anche un quotidiano, una rivista, l’incontro con una donna o con una grande idea. Bargiotti racconta attacchi di panico, paure immotivate, momenti di pura dissociazione dalla realtà come istanti di vita vissuta.

Il libro si legge volentieri, lo stile è nitido, il tono colloquiale, le digressioni ridotte al minimo. Si tratta di un romanzo - confessione con tutti i limiti di tale genere narrativo. Avremmo preferito una storia, congegnata in modo tale da comunicare le stesse idee ma inserite in un contesto narrativo. Bargiotti ha seguito la strada del flusso dei pensieri e del ricordo del passato. Una lettura consigliata soprattutto per gli adolescenti che vivono identiche pulsioni. Abbiamo avvicinato l’autore per raccogliere le sue considerazioni, interessanti per il possibile lettore: “Ho scritto un romanzo psicologico perché mi è venuto naturale raccontare una psicoterapia. Racconto le mie avventure quando ero pierre nelle migliori disco della riviera romagnola. Non so nemmeno io se sia finzione o realtà. Sai meglio di me che la verità non esiste in letteratura, lo scrittore è un tramite fra se stesso e la pagina, e anche il racconto più vero è comunque falso. Diciamo che è la mia verità, la mia soggettività. La letteratura per me è questo, dovessi definirla in tre parole direi Io secondo me. I miei riferimenti letterari... Ho amato moltissimo Kafka, ho letto tutta la sua opera e anche molta critica su di lui (Citati, Cantoni). Poi (forse all’altro estremo) amo leggere Bukowski e Kerouac. Infine, non ho ancora iniziato nulla, visto che mi chiedi il prossimo lavoro. Ma ho appena finito questo”.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 12/02/2014 alle  14:52:14, nella sezione LIBRI,  945 letture)

copertina libroSacha Naspini spicca il volo verso la grande editoria confermando tutte le mie previsioni. Ogni tanto sono buon profeta, anche se non ho mai frequentato scuole di scrittura. Non mi è mai passato per la mente neppure l’idea di aprirne una, chiaro. Non penso di avere niente da insegnare. Luigi Bernardi - un uomo che ci manca molto - è stato il suo mentore (Naspini - che non è ingrato - gli dedica il libro), portandolo dal Foglio Letterario a Perdisa, consigliandolo a Elliot e infine proponendolo a Rizzoli. Il suo nuovo lavoro è un romanzo storico e ci stupisce per la novità tematica, ma non più di tanto, perché Naspini ha un chiaro talento da sceneggiatore e ha sempre mostrato capacità di scrittura sugli argomenti più disparati. L’ingrato (Il Foglio) era una novella classica maremmana, I sassi (Il Foglio) un noir internazionale, I Cariolanti (Elliot) un lavoro vicino ad atmosfere horror, Le nostre assenze (Elliot) un doloroso romanzo di formazione, Cento per cento (PerdisaPop) un libro intervista sulla vita di un pugile, Noir Desire (PerdisaPop) un saggio narrativo sul famoso gruppo rock… Questo per dire che Sacha Naspini non è uno scrittore occasionale, non ha bisogno della molla che faccia scatenare il meccanismo narrativo, ma è capace di imbastire romanzi caratterizzati per scrittura asciutta e dura, operando come un vero e proprio contaminatore dei generi. Naspini fa letteratura usando i generi, cosa non facile, descrive caratteri ed emozioni, angosce umane e dubbi atroci, raccontando storie.

Vediamo Il Gran Diavolo, partendo dalla sinossi Rizzoli.

“I colpi d’artiglieria sovrastano il fracasso del metallo delle armature e le grida dei soldati all’attacco. Della guerra e della morte, però, non ha paura Giovanni: lui è un Medici, nelle sue vene scorre sangue nobile, ma combattivo e fiero, e ogni giorno affronta il nemico alla testa delle più feroci truppe mercenarie d’Italia, le Bande Nere. Il campo di battaglia è grigio, freddo, immerso nella nebbia, eppure i suoi uomini lo seguirebbero anche all’inferno. Tra questi marcia Niccolò, un giovane soprannominato il Serparo per l’inquietante abitudine di tenere tre o quattro serpenti avvolti intorno al braccio. Custode di una sapienza antica, si affida loro per conoscere il futuro. Perciò gli altri soldati lo tengono a distanza, ma presto conquisterà la fiducia del Capitano, riuscendo a penetrarne lo sguardo severo. E dove Giovanni lo avesse posato, là Niccolò si sarebbe fatto trovare, al suo fianco, in mezzo alla mischia. Sempre”.

In questo romanzo storico, Sacha Naspini, con una lingua affilata che si misura con il dolore, il male, la morte, racconta di un’amicizia e di quello scorcio di Cinquecento che fu uno tra i momenti più tumultuosi della Storia d’Italia, quando ogni cosa stava cambiando, e tutti tradivano tutti. E lo fa attraverso un personaggio che incarna perfettamente il suo tempo, quel Gran Diavolo disposto a tutto per dominare la sorte e gli uomini. E continuare a combattere. Un esempio di stile: “Niccolò Durante aveva appena visto entrare suo padre nella chiesa. Adesso guardava la gente in adorazione e pensava al giorno in cui sarebbe toccato a lui immergersi in quella folla come un condottiero. Dalla cappella i canti arrivavano forti. Poi ecco che la calca si mosse davvero, spostando le persone come un’ondata. La statua di san Domenico apparve sulla soglia, sorretta a spalla da quattro uomini. E ricoperta da un immane nodo di serpenti luccicanti”.

 Abbiamo avvicinato Sacha Naspini per due brevi domande.

Perché un romanzo storico?

È una mia passione, e da qualche parte doveva prima o poi trovare sfogo. Il “richiamo storico”, se così si può dire, permea quasi tutta la mia produzione - penso a I Cariolanti, Le nostre assenze, I sassi, L’ingrato… Raccontare la storia di Giovanni delle Bande Nere è stata comunque un’altra cosa. Ci spostiamo nel 1500, senza ganci con il presente. Una prova, soprattutto a livello di voce. Insomma, dovevo trovare la mia intonazione, sul narrato. E poi i dialoghi. Far parlare personaggi di cinque secoli fa rendendoli credibili e senza che risultino affettati, non è così semplice. Spero di esserci riuscito. Come spero che il romanzo di ambientazione storica resti nelle mie produzioni future – sembrerà strano, ma contribuisce a rendere più esatto il percorso che sento, come autore, sotto vari punti di vista.

Come ti senti dopo il grande salto con Rizzoli?

Sono curioso. È sicuramente un’occasione importante per raggiungere una nuova fascia di lettori. Per il momento, stiamo organizzando la promozione. Mi preparo a viaggiare un po’. E cerco di trovare il tempo per chiudere i romanzi nuovi.

 
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