Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 13/05/2012 alle  09:58:22, nella sezione LIBRI,  826 letture)

Biagio Proietti & Diana Crispo, Chiunque io sia, Hobby & Work, pag. 221, 16,50 euro.

Biagio Proietti (Roma, 1940) è un nome che tutti gli appassionati del cinema di genere conoscono, unito a quello della compagna di vita Diana Crispo, da sempre collaboratrice anche nel mondo del lavoro. Proietti & Crispo hanno inventato sceneggiati televisivi di culto come Coralba, Un certo Harry Brent, Come un uragano, Lungo il fiume e sull’acqua, Ho incontrato un’ombra, Philo Vance (interpretato da Giorgio Albertazzi), Un uomo curioso, Dov’è Anna, La mia vita con Daniela, L’ultimo aereo per Venezia e Doppia indagine. Erano i tempi della televisione in bianco e nero, gli originali televisivi non si chiamavano ancora fiction, il cinema di genere italiano faceva scuola e le grandi sale erano affollate di ragazzini urlanti. Proietti è noto agli appassionati anche come regista per aver girato alcuni telefilm (L’armadio, La mezzatinta, Miriam, La casa della follia, Uno più uno) e due film televisivi (Storia senza parole, 1979 e Sound, 1988, interpretato da Peter Fonda). Al cinema ricordiamo Chewingum (1984), una commedia giovanilistica di buon successo popolare e Puro cachemire (1986), ma non va dimenticato che è suo il soggetto di Black Cat (1981) di Lucio Fulci. Biagio Proietti è meno attivo nel campo della narrativa pura, ma recentemente - forse per la crisi della televisione che manda in onda solo reality e talent show e di un cinema italiano in affanno tra commedie paradossali e gay-movies - ha scritto alcuni romanzi dove dimostra tutto il suo mestiere di sceneggiatore di storie del mistero: Una vita sprecata (2005) e Io sono la prova (2007), entrambi editi da Dario Flaccovio. Adesso torna alla ribalta in coppia con la compagna Diana Crispo, ispirandosi al cinema di Hitchcock (Vertigo, Io ti salverò, Marnie), come aveva fatto Lucio Fulci nel film Una sull’altra (1969), cercando di dipanare il mistero di una donna che sembra aver vissuto due volte. Protagonista del giallo è l’avvocato Morelli che un bel giorno si trova davanti Bianca Rizzi, una ragazza identica alla moglie Daniela, scomparsa otto mesi prima. Non solo Bianca è simile a Daniela, sembra proprio lei, una serie di indizi inequivocabili lo dimostrano. Non è possibile dire altro sulla trama senza togliere il piacere della lettura, aggiungiamo che ricorda molto Una sull’altra, un giallo - thriller di Lucio Fulci scritto con la collaborazione di Roberto Gianviti, una rivisitazione de La Donna che Visse Due Volte (Vertigo, 1958) di Alfred Hitchcock, vicenda inquietante e morbosa. Proietti & Crispo si ispirano a un loro vecchio soggetto televisivo: La mia vita con Daniela (andato in onda nel 1976) e realizzano un giallo sofisticato che ricorda molto da vicino le atmosfere del thriller all’italiana degli anni Settanta. Profumo di nostalgia, madeleines di Scerbanenco, Fulci, Lenzi, Bava, Hitchcock e chi più ne ha più ne metta. Da leggere, per ricordare come eravamo e quel che siamo diventati. Una letteratura popolare e un cinema consegnato nelle mani degli statunitensi come se fossero una truppa di occupazione. Che peccato! Grazie Proietti per continuare a esserci e per far tornare alla memoria un passato che profuma di cinema popolare. Un appunto devo farlo all’editore. Se vogliamo far leggere gli italiani, la narrativa popolare non può costare più di 12 euro per 200 - 250 pagine. Il prezzo (16,50 per una carta scadente uso mano e una copertina cartonata) è troppo alto per un editore di grandi dimensioni e dotato di un’ottima distribuzione come Hobby & Worck.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 11/05/2012 alle  15:09:54, nella sezione LIBRI,  1205 letture)

Giuseppe Palumbo - Luciano Curreri, L'elmo e la rivolta, Comma 22, www.comma22.it, 10 euro.

L’elmo e la rivolta è un fumetto colto, pieno zeppo di citazioni cinematografiche, di riferimenti storici, rimandi filosofici e annotazioni politiche. Luciano Curreri - saggista di vaglia, autore de Il peplum, di Emilio (Il Foglio, 2012) - scrive un testo ispirato, che non rinuncia alla complessità (in senso positivo) pur usando il mezzo espressivo del fumetto. Siamo in presenza di un vero e proprio saggio disegnato con protagonisti due simboli come Spartaco e Scipione l’Africano che non ha niente da invidiare a precedenti opere ponderose di un autore esperto di D’Annunzio e Salgari. I disegni sono del grande Giuseppe Palumbo (Matera, 1964), che ricordiamo creatore per Frigidaire del personaggio di Ramarro, un supereroe bizzarro e masochista. Un maestro del fumetto italiano, autore di tavole con protagonisti personaggi popolari come Diabolik e Martin Mystere. Comma22 gli dedica un’intera collana che contiene le sue storie più personali, in formato 17x24 con una speciale sovraccoperta stampata su cartoncino acquerello. L’elmo e la rivolta cita Uccellacci e uccellini, il capolavoro di Pier Paolo Pasolini, introducendo il racconto con la figura di un corvo saccente che accompagna lo svolgersi egli eventi e con un finale che ricalca la pellicola interpretata da Totò e Ninetto Davoli. Spartaco viene immortalato come l’eroe della ribellione, lo schiavo che affronta il potere a viso aperto, sia nell’interpretazione marxista, in funzione anticapitalista e antiborghese, che in chiave religioso - messianica. Alla base di tutto ci sono le pellicole e i romanzi (Spartacus di Howard Fast), ma soprattutto lo Spartaco scritto da Stanley Kubrick e interpretato da Kirk Douglas nel 1960. Personaggi del libro sono anche Annibale e Scipione l’Africano, eterni avversari di una guerra infinita, citati per mezzo di pellicole storiche (Scipione l’africano di Luigi Magni, 1971) e fatti rivivere con vesti contemporanee. Garibaldi potrebbe essere uno Scipione moderno, ma pure Mussolini come il condottiero della guerra d’Africa ricalca le orme del personaggio storico. Persino Alessandro Manzoni avrebbe voluto scrivere il romanzo di Spartaco, ma allora non avremmo avuto I promessi sposi, avremmo dovuto attendere Fogazzaro per il primo vero romanzo d’amore italiano. Meglio così, abbiamo lasciato al cinema il compito di far rivivere la leggenda di Spartaco, mentre questo saggio grafico, scritto in maniera mirabile e illustrato con classe da artista, si arroga il compito di far riflettere sulle tante valenze simboliche e sui molteplici corsi e ricorsi storici.

 
di Luca Raimondi (pubblicato il 11/05/2012 alle  10:41:02, nella sezione LIBRI,  1724 letture)

Segnaliamo con piacere l’uscita in libreria di due volumi dello scrittore ed editore toscano Gordiano Lupi, con il quale “Diorama” da qualche tempo si onora di collaborare. Si tratta di due interessanti saggi editi da “Profondo rosso”, la casa editrice del regista Luigi Cozzi che, per chi non lo sapesse, oltre che autore di film come il popolare “Hercules” con Lou Ferrigno, è stato un abituale collaboratore di Dario Argento, al cui titolo più famoso è dedicata sia la sua impresa editoriale, sia il negozio di memorabilia che dal 1989, nel quartiere Prati, è un punto di riferimento per gli appassionati del cinema italiano. Entrambi i volumi riportano a galla nomi che negli anni settanta (e nei primi anni ottanta) guadagnarono una più o meno duratura celebrità nell’ambito della cosiddetta “commedia sexy”, un genere che spopolò prima nelle sale cinematografiche e poi sulle reti televisive soprattutto private. Un genere che, con la sua vasta schiera di libidinose infermiere, poliziotte, supplenti e liceali, ha condizionato l’immaginario erotico di un pubblico soprattutto maschile grazie alle generose nudità di attrici come Edwige Fenech, Lilli Carati, Carmen Russo e Orchidea De Santis (che firma anche una prefazione dal titolo Io e gli anni ruggenti del cinema italiano) spesso accompagnate (o più che altro “spiate”) da attori comici quali Alvaro Vitali, Renzo Montagnani, Lino Banfi. In cabina di regia, ad orchestrare il mix di erotismo e comicità, navigati professionisti come Sergio Martino, Mariano Laurenti, Michele Massimo Tarantini, Nando Cicero (analizzati nel dettaglio nel primo volume dal titolo “Nude…si ride”) e ancora Nello Rosati, Giuliano Carnimeo, Marino Girolami, Mario Gariazzo, Gianfranco Baldanello (autori su cui Lupi disquisisce nel secondo volume, “Grazie…zie”, gettando un po’ di luce anche su alcuni autori minori ormai quasi del tutto dimenticati).

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 01/05/2012 alle  16:11:53, nella sezione LIBRI,  1068 letture)

Francesco Troccoli, Ferro sette, Armando Curcio Editore, pag. 320, 15,90 euro.

Francesco Troccoli è traduttore e speaker radiofonico, tra le sue tante attività scrive, anche se - come la maggior parte di noi - deve condurre una vita alternativa (che molti si ostinano a definire normale) come impiegato in una grande azienda. Quale migliore evasione della scrittura? Soprattutto se è narrativa fantastica, se la storia ci conduce in un futuro lontanissimo nel quale l’umanità ha perso le basi della sua stessa natura. Ora, non che siamo così lontani da un simile futuro, la fantascienza è sempre stata premonitrice di infausti eventi e purtroppo quasi sempre ci ha azzeccato. Il futuro postatomico, tanto per dire, me lo sento scivolare dietro le spalle, non è roba solo per il cinema, storie come Fuga da New York e tante imitazioni italiane alla Enzo G. Castellari potrebbero diventare presto triste realtà. Il protagonista di Ferro sette cerca la libertà, come ogni uomo che si rispetti, finisce per trovarla nel luogo più impensato, in mezzo a una comunità di reietti che vivono nelle viscere di un piccolo pianeta minerario ai confini dell’Alleanza. Una scoperta che gli cambierà la vita, al punto che prenderà coscienza di molti valori a lui ignoti. La conquista del segreto che rende liberi darà vita a un conflitto tra i Dominatori e il gruppo di rivoluzionari che rappresenta il nucleo fondamentale del romanzo. Un ottimo lavoro d’esordio che piacerà agli amanti del fantasy e del fantastico, scritto da un blogger molto attivo, animatore del sito internet Fantascienza e dintorni che coinvolge diversi appassionati. Scritto con uno stile che non ambisce a essere letterario - ed è un bene perché la narrativa di genere deve restare tale - adatto a un pubblico di ogni età, consigliato per i giovanissimi che cercano narrativa avventurosa e fantastica. L’autore padroneggia il dialogo, si trova a suo agio nel far incedere la narrazione facendo interagire tra loro i personaggi e non lascia pagine morte, prive di eventi importanti da raccontare. L’edizione è di taglio economico, l’editing curato, l’impaginazione senza errori di sorta. Armando Curcio si dimostra editore serio e competente anche nel settore libri.

 
di Gordiano Lupi (pubblicato il 30/04/2012 alle  21:04:19, nella sezione LIBRI,  1060 letture)

Emanuele Trevi, Qualcosa di scritto, Ponte alle Grazie, pag. 256, 16,80 euro.

Qualcosa di scritto è tra gli undici finalisti al Premio Strega per opere di narrativa, il suo editore lo classifica come romanzo, anche se Emanuele Trevi, quasi per giustificarsi, inserisce in apertura la citazione da una lettera che Pasolini scrisse a Moravia parlando di Petrolio: “È un romanzo ma non è scritto come i romanzi veri: la sua lingua è quella che si adopera per la saggistica, per certi articoli giornalistici, per le recensioni, per le lettere private o anche per la poesia”. Qualcosa di scritto non è un romanzo ma resta un grande libro, un piccolo capolavoro che ogni cultore di Pasolini non può fare a meno di leggere per capire a fondo la personalità e le idee del nostro più grande intellettuale del Novecento. Trevi racconta un Pasolini che ha studiato con passione attraverso la sua opera, ma narra anche l’amore viscerale di Laura Betti per un poeta visionario, la passione con cui questa attrice di talento ha cercato per tutta la vita di non far dimenticare un grande scrittore. Qualcosa di scritto è un’opera di saggistica su Pasolini, soprattutto sul romanzo postumo Petrolio, scritta come un romanzo, intervallata da momenti autobiografici di grande interesse universale. Per fare un paragone irriverente niente a che vedere con La casa sotto i portici di Carlo Verdone, scritto da un dilettante, infarcito di luoghi comuni e di pettegolezzi inutili. Qualcosa di scritto è letteratura allo stato puro, opera di un autore che dai venti ai trent’anni si è preoccupato soltanto di imparare a scrivere bene - per usare le sue parole - e ci è riuscito alla perfezione. Il libro ti fa venire voglia di andare a cercare Petrolio - il solo libro di Pasolini che non ho letto -, definito da Trevi “un grosso frammento, quello che resta di un’opera folle e visionaria, fuori dai codici, rivelatrice… una bestia selvaggia… una provocazione, una confessione, un’esplorazione, un testamento… tutto macchiato di sangue”. Petrolio è un romanzo che proviene da un’altra epoca, da un’altra dimensione, incomprensibile in una stagione letteraria dominata dalla bella storia, confezionata da un editor, resa omogenea e uniforme, a misura di lettore. Pasolini non avrebbe capito, perché non è mai esistito un intellettuale più anarchico di lui, più refrattario all’uniformità, al gusto unico nazionale, alla società berlusconizzata da consumi, pubblicità e televisione. Pasolini era una forza del passato che odiava la mediocrità, un autore da continuare a leggere perché specchio dei tempi e rivelatore di quel che siamo diventati. La sua lotta contro l’omologazione culturale, combattuta con le armi del cinema, della narrativa e della poesia, continua a far da monito anche in un mondo popolato dai nuovi barbari di una realtà postatomica. “Adesso non è più la borghesia a fare da modello alla plebe, ma è questa che, assorbito tutto quello che c’era da assorbire, si afferma come oggetto di imitazione, è il modello di tutti i borghesi, si accampa nei quartieri alti come accadeva nella visione apocalittica di Zola”, scrive Trevi. Come non condividere? Pasolini comprende a cinquant’anni compiuti di aver perso per sempre la gioia erotica, perché il mondo è ridotto a merce, per lui è uno scenario insostenibile, un inferno che si impadronisce della vita. Trevi ci induce a leggere Petrolio e a vedere un film estremo ma illuminante come Salò alla luce di questa considerazione: Pasolini adotta il punto di vista di un morto, si proietta ai confini della sua stessa vita. Trevi racconta la trama di Petrolio, insiste sulla poetica del doppio, sulla vita di Carlo che si scinde in due esistenze diverse, una da uomo e l’altra da donna, ci fa apprezzare i capitoli più violenti sotto una luce nuova, come la catarsi di un uomo che ha perso la voglia di vivere. Secondo Trevi, Pasolini era convinto che nella nostra società si stesse perpetrando un genocidio: “i compiti che i nazisti affidavano ai campi di concentramento, adesso venivano svolti dai supermercati”. Non c’è solo la figura di Pasolini in questo splendido lavoro di Trevi che ho riempito di sottolineature con la matita nera, viene fuori anche una genuina Laura Betti, la Pazza cinica e rabbiosa, la doppiatrice del demonio ne L’Esorcista. In un ricordo dell’autore afferma: “La verità è che s’invecchia sempre male, e se qualcuno vi dice il contrario mente, ma io a mentire non ce la faccio, non ho la vergogna di ammetterlo, possono avere un’aria più o meno decorosa, ma all’interno le persone della mia età sono tutte come me, i nonni felici sono solo alla tv”. E ancora: “Per farcela davvero ci vuole la rabbia. Pier Paolo l’aveva capito. La rabbia è un dono raro, bisogna coltivarlo…”. Un libro troppo bello per vincere lo Strega, dove di solito trionfa la mediocrità, così poco pasoliniana. Un libro troppo utile per essere capito da un pubblico anestetizzato da anni di Fabio Volo, Moccia, cantanti, registi e calciatori scrittori. Un libro scritto da un narratore sopraffino, da un nostalgico del Novecento incapace di amare la letteratura e il cinema del niente. Per dirla con il suo autore: “una macchia calda di sperma spruzzata sulla faccia del mondo”.

 

 

 
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