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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/11/2011 alle  21:03:08, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1414 letture)

Nel lontano 1991, pochi mesi dopo il tragico terremoto del 1990, fu rimossa dal suo piedistallo in alto sulla Chiesa Madre la statua di S. Domenico, protettore di Augusta, in serio pericolo dopo il sisma. La Chiesa Madre era allora puntellata con una struttura pesantissima di ferro e lo rimase per molti anni prima del restauro e dei lavori di consolidamento che ne determinarono la riapertura e lo smantellamento del pesante ponteggio di sostegno. Sui lati del Duomo vi erano sempre state due statue, quella di S. Domenico e quella di S. Giuseppe, altro santo molto venerato dagli augustani, statue costruite con materiali poveri, friabili, soggette a spaccarsi soprattutto dopo i colpi di maglio del sisma. A seguito di ciò la Sovrintendenza di Siracusa affidò i lavori di rimozione alla ditta EA (Edilizia Alternativa) che operava in stretto accordo con un consorzio nazionale di imprese: la COPROLA. Le statue, avvolte nel cellophane, vennero inserite in un cassone di alluminio nel quale fu versato poliuretano espanso per proteggerle dai contraccolpi e una poderosa gru le portò a terra. A distanza di più di vent’anni le statue non sono tornate al loro posto. La chiesa è risorta a nuovo splendore ma senza i suoi due santi. Probabilmente la pietra friabile nella quale sono scolpite impedisce la loro ricollocazione, ma si potrebbero realizzare, come alcuni esperti hanno già proposto, delle copie in materiale più resistente per ridare alla Chiesa madre l’aspetto di una volta, lasciando gli originali al coperto in un luogo riparato dalle insidie del tempo.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 11/11/2011 alle  15:14:45, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1075 letture)

Su YouTube è apparso per la prima volta un telegiornale in lingua siciliana a mo’ di Telepadania dal titolo emblematico che sa di reminiscenza storica. Si chiama infatti Stupor Mundi e con cadenza settimanale fornisce notizie rigorosamente in lingua siciliana, certo un siciliano letterario non parlato da nessuno ma comprensibile a tutti, come dice il presentatore-speaker Tony Troja. E’ un parto della redazione "La Sicilia e i siciliani" di Catania che mira alla diffusione della cultura siciliana e della sicilianità, raccontando in dialetto le principali notizie di cronaca nazionale e internazionale. Ogni venerdì ci si può collegare al canale ufficiale su Youtube. Dal punto di vista linguistico, quello utilizzato non può essere definito "dialetto siciliano" in quanto nel territorio dell’isola non esiste un unico dialetto, ma numerosi dialetti e molto diversi tra di loro. Ma chi avesse difficoltà a comprendere la lingua, può sempre fare affidarsi ai sottotitoli opportunamente presenti. Sulla validità dell’idea e sulla bontà della realizzazione si potrebbe argomentare e discutere, ma certamente si tratta di un’idea bizzarra e originale. Vedremo se sarà gradita ai siciliani e se farà proseliti.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 08/11/2011 alle  13:03:30, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1008 letture)

Una volta era la natura a rimediare i guasti dell’ambiente. Il vento spazzava via la puzza di uova marce delle industrie e il mare risistemava le coste e portava via i rifiuti e le plastiche. Ma ora non è più così. Ora la natura si ribella e punisce. La risposta del cielo è la pioggia a catinelle che viene giù in pochi minuti e la tonnellata di fango che tutto travolge. Un fenomeno nuovo col quale si dovrà convivere. L’Italia non è più il Paese dove venivano a svernare i diseredati e i vagabondi nordici. Oggi un sottopassaggio che prima era un riparo e un rifugio può diventare una trappola per topi dove morire affogati. Lo Stato non ha saputo occuparsi della sicurezza della gente. Il territorio devastato presenta problemi che vengono affrontati solo a cose fatte. Dopo che le case sono crollate. Dopo che i morti sepolti dai calcinacci o inghiottiti dal fango sono tirati fuori dai volontari. Cascate di fango su una Italia costruita con lo sputo, sulle campagne straformate dagli abusi edilizi. E si muore perché si lavora in nero nelle palazzine pericolanti o perché famiglie intere vivono negli scantinati, si muore o si sopravvive male, rovinati dal crollo dell’unica casa e delle nostre ultime speranze.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/11/2011 alle  23:07:17, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1410 letture)

Il trucco dello specchietto retrovisore rotto miete ancora vittime nella provincia siracusana. Pare che siano in tanti i malavitosi che si cimentano in questo trucco fraudolento a danno di indifesi cittadini. Ecco come avviene la dinamica del fattaccio: quando ci si trova incolonnati nel traffico o in prossimità di un incrocio o in strade strette all’improvviso si sente una botta sulla macchina come se si fosse urtato qualcosa. In realtà viene data una manata o viene lanciata una pietra o un bullone su una fiancata dopo di che si viene tallonati da una macchina dalla quale un individuo dalla faccia poco raccomandabile urla improperi sostenendo che gli è stato rotto lo specchietto retrovisore a seguito di un contatto tra le auto o di un sorpasso. Pur essendo sicuri di non aver urtato nessuno, sotto la valanga di minacce e insulti tendenti ad ottenere o la firma un CID o meglio ancora una somma in contanti per non invalidare il bonus-malus, spesso i malcapitati cedono e pagano anche se il danno non esiste e si subodora la truffa. Questa gentaglia va in giro con uno specchietto retrovisore, soprattutto quello della parte destra, già rotto e penzolante e inscenano questa commedia estortiva ogni qual volta ritengono di trovarsi di fronte una donna o un anziano, meglio se soli. Si consiglia di non cedere e di chiamare subito il 112 o il 113, in questura o al comando dei carabinieri questa truffa è ben nota e si tratta di una vera e propria estorsione, anche se difficile da provare.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 31/10/2011 alle  21:01:47, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1073 letture)

Mimmo Di Franco del Movimento cittadino L’Altra Augusta ci fa pervenire una nota riguardante episodi di inciviltà che coinvolgono i portatori di handicap, i quali vedono trasgredire quanto la legge sancisce per favorire la loro già difficile vita quotidiana. “Ad Augusta – dice Di Franco - posteggiare le auto davanti agli scivoli per i disabili è una cosa normalissima, sono talmente tanti i “distratti” oltre a quelli incivili. Ci vorrebbe una campagna stampa per scoraggiare gli automobilisti a posteggiare davanti agli scivoli, con la speranza di scuotere la coscienza di coloro che imperterriti bloccano il passaggio di disabili, mamme con bebè in carrozzina e anziane con il carrello della spesa. Ci vorrebbe pure più controllo da parte delle autorità. Si ricorda che i pass vanno rilasciati alle persone con ridottissima deambulazione. Si è fatto un censimento attuale dei pass e degli stalli personalizzati? Il problema è molto sentito in città”. E’ questo un tema spesso dibattuto negli anni passati ma ancora drammaticamente attuale vista la situazione non ben definita malgrado le normative promulgate in materia, a cominciare da quella legge n. 13/89 che a distanza di quasi 15 anni dalla sua emanazione ancora non è del tutto operativa. Tutto ciò è ampiamente documentato dallo stato di fatto esistente ad Augusta, dove, peraltro, accanto alle barriere ancora esistenti, esistono anche strutture che invece hanno saputo adeguarsi alle normative vigenti. La gente continua a negare le pari opportunità, negando soprattutto a se stessa la consapevolezza che è proprio il non rispetto delle normative e un comportamento poco civile e responsabile a rendere la persona veramente handicappata. Infatti il mancato adeguamento di tanti edifici pubblici, negli uffici comunali, nelle scuole, negli ambulatori dell’ASL e altrove è una grave carenza cui si aggiunge il comportamento dei cittadini allorquando lasciano la macchina parcheggiata davanti a uno scivolo, impedendo così l’accesso e il transito delle carrozzelle, o occupano un parcheggio riservato agli invalidi. Si parla tanto di solidarietà ma sarebbe più opportuno ricordarsene concretamente tutti i giorni nei comportamenti comuni.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/10/2011 alle  11:17:34, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1075 letture)

Ora che il maltempo è passato corre obbligo di fare alcune riflessioni a margine del fatto che bastano degli acquazzoni (si badi bene non ore e ore di pioggia) per rendere impraticabili e allagate le strade di accesso alla cittadina megarese e tutto il tratto compreso tra il crocevia su piazza America e Villa delle Rose. Interdetta la circolazione e gran daffare per gli uomini della squadra lavori, della Protezione Civile e della Polizia Municipale. Gravi disagi anche nel tratto compreso tra il bivio di corso Sicilia e il sottopasso ferroviario ubicato nei pressi dell’ospedale. Com’è possibile che con tutti i lavori fatti di recente, con scolatoi e caditoie che avrebbero dovuto drenare le acque meteoriche e la realizzazione di vasche di raccolta, il problema di questa arteria nata male ma essenziale per i collegamenti verso l’esterno del paese, non sia risolto e la stessa subisca questo regolare e continuo allagamento ogni qual volta le nuvole scaricano acqua piovana?. Nonostante la manutenzione dell’arteria rientri tra le competenze della Provincia Regionale di Siracusa il Comune ha fatto intervenire delle ditte esterne per la rimozione dei detriti accumulatisi ai bordi della strada. La Sp 61 è di fatto rimasta per diverse ore transennata ed interdetta alla circolazione veicolare, così via Delle Saline e la carreggiata attigua al cimitero comunale all’ingresso della città. Anche le vie del centro storico si sono trasformate in torrenti e problemi si sono verificati anche nel plesso privato di via Adua, preso in locazione dalla Provincia, che ospita alcune classi del Liceo Megara, con l’acqua piovana infiltrata dai balconi che è entrata nelle aule. Gli anni passano ma ogni inverno i lavori fatti male e ancor peggio manutenzionati continuano a procurare gravi disagi agli augustani.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 29/10/2011 alle  09:13:46, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1071 letture)

Diventa sempre più pericoloso lasciarsi andare sul web a dichiarazioni lesive della dignità o degli interessi di altre persone, come spesso avviene in modo grossolano e truculento sui social network o sui vari blog. L’anonimato illusorio dei nick name non sempre mette al sicuro da indagini approfondite e comunque oramai è invalsa l’abitudine di parlare di tutto e di tutti in modo provocatorio e imprudente dichiarando nome e cognome. Ma questo comportamento, se oggetto di denuncia da parte del danneggiato, può costare caro. La Corte di giustizia europea ha stabilito che chi ha subito un danno alla persona via web – è il caso della diffamazione – può chiedere l’intervento al giudice del proprio Stato di residenza. In alternativa può chiamare in causa i giudici degli Stati dell’Unione nei quali sono stati diffusi i contenuti sotto accusa. Il giudice europeo ha stabilito che la pubblicazione di contenuti su Internet è nettamente diversa da quello che avviene su carta stampata. I contenuti online sono molto più invasivi perchè hanno la capacità di raggiungere un numero maggiore di persone, praticamente si potrebbe dire che la diffamazione on line non ha confini. Una diffusione universale in grado di aumentare la gravità delle violazioni dei diritti della personalità e rendere difficile individuare i luoghi di concretizzazione del danno che arrivano da queste violazioni. Per queste caratteristiche, la Corte ha ritenuto che l’impatto delle violazioni on line possa essere meglio valutato dal giudice del luogo dove al vittima ha il proprio centro di interessi. Località che in genere coincide con quella della residenza abituale della persona fisica o della sede sociale per le persone giuridiche.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 29/10/2011 alle  09:09:45, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  989 letture)

Gli operatori commerciali dell’area mercatale di via Marina Ponente nel centro storico di Augusta tornano a lamentarsi ancora una volta per il disagio del sito, specialmente nella stagione invernale che si approssima, che porta sempre meno clienti ad approvvigionarsi nelle bancarelle con un netto calo delle vendite. L’ipotesi di spostare il mercato facendolo tornare, magari solo da un lato della strada, lungo il marciapiede di via X ottobre disciplinando le cose in modo da non compromettere la normale vivibilità dei residenti della zona torna a presentarsi all’orizzonte in considerazione anche della carenza endemica di parcheggi nel centro storico. Questa ipotesi farebbe guadagnare un ulteriore spazio di sosta e dirottare i due mini bus in servizio per il mercato ad altro percorso, oltre che incrementare le vendite degli ambulanti e dei commercianti della via X ottobre che, dopo il trasferimento delle bancarelle, hanno visto la strada progressivamente morire con la chiusura dei pochi esercizi commerciali esistenti. Il parcheggio tornerebbe a tempo pieno e non a mezzo servizio, anche perché la carenza di aree di sosta si avverte maggiormente proprio la mattina allorché tutta la via Marina Ponente è invasa da auto parcheggiate anche laddove esiste un divieto di sosta largamente disatteso e peraltro tollerato dai vigili urbani proprio perché la carenza è troppo evidente e le multe farebbero inferocire gli automobilisti. Peraltro liberando l’area potrebbe essere rispolverato il vecchio progetto di un parcheggio a più piani, cercando di reperire i fondi necessari una volta superato questo periodo nero per l’economia del sempre dissestato comune megarese. E, infine, si restituirebbe ai cittadini un mercato che è nella loro memoria storica e costituisce una tipicità del nostro folklore da tutelare, magari in vista di un rilancio augurabile del centro storico in una visione di futuro sviluppo turistico.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 20/10/2011 alle  14:24:48, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1340 letture)

Paolo Amato, capogruppo del PdL al Consiglio Provinciale, in una lettera aperta indirizzata al Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, sferra un duro attacco contro gli sprechi dell’apparato burocratico e politico della nostra regione, che ammontano ad oltre un milione di euro l’anno. L’intervento del capogruppo del PDL è stato portato in aula in occasione del Consiglio Provinciale aperto del 03 Ottobre 2011 sulla riforma dell’architettura istituzionale del Paese e sul ruolo delle Province. Dice Amato: “Alla regione non si scherza, oltre al presidente dell'assemblea regionale ben oltre 39 dei 90 deputati regionali percepiscono, in aggiunta all'indennità ordinaria di 10.100 euro lordi al mese, alcuni bonus supplementari, solo per le loro partecipazione al consiglio di presidenza dell' Ars o perché sono presidenti , vicepresidenti, o segretari di commissione. Altro che eliminare le province, sarebbe meglio eliminare le regioni per fare risparmiare veramente i contribuenti. 7.724,34 al presidente dell'assemblea, 5.149,56 per ciascuno dei due vicepresidenti, 4.642,63 per ciascuno dei tre deputati pretori,3.316,16 per cadauno dei tre deputati segretari, 3.316,16 ai nove presidenti di commissione, 829,04 per ciascuno dei 21 vicepresidenti di commissione, 414,52 per ognuno dei nove segretari di commissione. Ciascun gruppo parlamentare riceve mensilmente 4.730 euro per deputato che a sua volta percepisce 4.178,36 euro al mese per il cosiddetto portaborse. Il presidente della regione, oltre all'indennità di deputato, riceve un'aggiunta pari a quella del presidente dell'assemblea, cioè 7.724,34 euro al mese. Gli assessori, percepiscono lo stesso trattamento base dei deputati, cioè 10.100 euro al mese, più un‘indennità di carica pari a quella dei vicepresidenti dell'assemblea 5.149. Essendo la giunta momentaneamente formata di 12 tecnici, la regione non paga 90 stipendi, ma 102. Ci sono poi tanti piccoli e comodi privilegi, che non sono apparenti, ma ci sono: le macchine blu, le segretarie con relativi servizi, le indennità di consolazione per i deputati non rieletti”. Amato si dilunga su una serie infinita di privilegi della “casta” regionale, poi continua: “Solo il 22 giugno 2011 la giunta regionale ha approvato un disegno di legge adeguando il sistema pensionistico dei dipendenti regionali a quello statale e limita il ricorso al pensionamento anticipato esclusivamente all'ipotesi di grave stato di salute del dipendente medesimo. In Lombardia, con una popolazione di 10 milioni di abitanti, l'assemblea regionale è formata da 70 rappresentanti, mentre in Sicilia, con 5 milioni di abitanti siedono a palazzo dei Normanni 90 rappresentanti del popolo. Di tanto in tanto si dà qualche segnale, ma molto marginale rispetto ai costi…..La proposta di riduzione dei deputati da 90 a 70 vorrebbe dire un risparmio per l'assemblea siciliana di 7 milioni di euro l'anno, 35 milioni in 5 anni di legislatura. Il presidente della Regione Raffaele Lombardo dice no a nuove province in Sicilia, anzi ne vuole lo scioglimento, vorrebbe trasformarle in " liberi consorzi dei comuni" al fine di rispondere meglio al territorio e diventando destinatari questi di molti poteri che oggi detiene una Regione elefantiaca…… Quando al posto delle" province regionali" si immaginano "liberi consorzi", così liberi da sfociare nell'indeterminatezza, quando nell'impalpabilità sostanzialmente privi di legittimazione democratica diretta e caratterizzati da una sconcertante mobilità di confini, con un bagaglio di competenze labilissimo e sfuggente, la lesione dei diritti in tutto questo appare drammaticamente evidente. La Regione Sicilia spende per il proprio personale quanto dieci regioni italiane, considerando il loro numero è facile dire che Palazzo dei Normanni, spende metà del totale nazionale. Obiettivamente è difficile da capire. Impossibile da accettare. Ma a questa conclusione si arriva dopo aver appreso i dati della commissione bicamerale, il Copaff, commissione incaricata di preparare il federalismo fiscale, presieduta dal senatore Enrico La Loggia. Dall'analisi emerge che in Sicilia si spendono un miliardo e 740 milioni di euro l'anno, per pagare i dipendenti, questo vuol dire, che ogni dipendente costa 350 euro ad abitante, mentre in Lombardia il costo è di 22,50 euro, in Veneto 30 euro, in Emilia Romagna 36 euro, Piemonte 48 euro. Possiamo benissimo affermare che la Regione Sicilia spende per il personale quanto mezza Italia. Ovviamente non c'e solo il problema del costo. Ancora più grave è il deficit di efficienza. Che cosa fanno i dipendenti della Regione? Qual é il loro contributo alla ricchezza dell'isola? In Sicilia ci sono ventimila dipendenti per una popolazione di poco superiore a 5 milioni di persone. In Lombardia meno di quattromila a fronte di dieci milioni di abitanti”.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 09/10/2011 alle  12:58:21, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1300 letture)

L’8 ottobre durante un’elegante serata in un noto albergo di Augusta ha avuto luogo il tradizionale “Passaggio della campana” che ha sancito l’avvicendarsi alla presidenza del locale Kiwanis Club del nuovo presidente per l’anno sociale 2011-2012 nella persona dell’avvocato Silvia Rita Feccia. Abbiamo intervistato “a caldo” il neo presidente rivolgendole alcune domande sul suo programma.

D: Avvocato Feccia, quest’anno per la seconda volta nella storia del Kiwanis di Augusta una donna viene eletta alla presidenza. E in coincidenza col 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Una bella responsabilità o una grande soddisfazione?

R: Come donna devo dimostrare di saper fare quanto e di più dei miei colleghi uomini. Nella vita, nella mia professione di avvocato e nell’attività Kiwaniana. Quest’anno il club festeggerà la sua trentaduesima charter, tanti anni dalla sua nascita ma pochi considerando che noi tutti Kiwaniani ci auguriamo un lunga, lunghissima vita, non meno dei 150 anni festeggiati dell’Unità d’Italia. Unità, parola importante perché solo con l’unità la nostra Italia potrà salvarsi. Un anniversario che anche noi abbiamo voluto ricordare e festeggiare la sera del passaggio della campana con qualche addobbo in tema, perché siamo Kiwaniani ed Italiani.

D: Un anno di presidenza sembra poco tempo per realizzare tante iniziative nell’ambito degli scopi sociali. Che programma ha in mente?

R: L’anno di presidenza costituisce per ogni Kiwaniano un viaggio che non è solo del presidente e del direttivo ma anche di tutti i soci anzi di tutti gli amici – soci, per realizzare iniziative, progetti inerenti innanzitutto agli scopi statutari del Kiwanis Club: aiutare i bambini. Aiutare i bambini significa continuare ad attivarci per il Service Mondiale. Service che ci vede impegnati, assieme all’UNICEF, già da due anni con il Progetto Eliminate, progetto volto all’acquisto dei vaccini necessari a debellare il tetano. Il tetano è una malattia che vede morire di una delle morti più atroci che l’uomo conosca un bambino ogni nove minuti e, pensate, il vaccino essenziale “ per la vita di questi bambini e delle madri a rischio” costa meno di quel caffè che ognuno di noi beve quotidianamente. Ancora, aiutare i bambini con il service distrettuale, quindi nazionale, “ Diamo una scuola all’Abruzzo”, service che è attivo già da due anni e che nel 2012 vedrà la sua conclusione e ci vede impegnati nella raccolta di fondi per la ricostruzione di una scuola nel Comune di Barisciano, in provincia de L’Aquila, distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009, terribile esperienza a noi ben nota per il terremoto che colpì Augusta nel 1990 e che rimarrà indelebile nel nostro vissuto.

D: Ci sarà spazio per iniziative benefiche nel nostro territorio oltre che per quelle meritorie di ampio respiro nazionale e internazionale?

R: Naturalmente non possiamo non attivarci anche per i nostri bambini, i bambini e i ragazzi di Augusta, attenzionando i loro bisogni e la loro crescita, offrendo loro alcuni strumenti per una crescita SANA nella accezione più ampia del termine. Il direttivo ed io, ma senza escludere idee e progetti che tutti gli altri amici vorranno proporre, ci vedranno impegnati in attività rivolte ai bisogni dei bambini che vivono in stato di indigenza con le loro famiglie; alla conoscenza di quali e quanti pericoli ed inganni si nascondono nei collegamenti on line, insegnando loro a riconoscerli e quindi a evitarli grazie alla partecipazione di esperti del settore; alla sensibilizzazione delle problematiche dei meno fortunati, parlando loro di solidarietà insegnando loro a guardare gli altri e ad essere anche… per gli altri. E’ un progetto che vedrà la testimonianza di rappresentanti di “medici senza frontiere”, di rappresentanti dell’UNICEF, nostri partners nel progetto Eliminate, di soggetti che sono in attesa di un organo ed altri che lo hanno già ricevuto grazie alla sensibilità altrui, ma soprattutto saranno portate le testimonianze dei loro coetanei, anche con la 2^ edizione del concorso “ Un bambino dal cuore grande”. Progetti per i quali sarà necessario unire in una unica sinergia le forze di ogni singolo socio e della amministrazione locale che sono sicura non farà mancare il suo apporto.

D: Ci saranno anche attività particolari rivolte allo sviluppo della socialità e dell’amicizia sia all’interno che all’esterno del Club?

R: Oltre alla realizzazione dei progetti rivolti ai bambini, non mancheranno momenti ameni in cui fondere cultura e allegria, momenti in cui arricchire il nostro sapere, rafforzare unioni, fare nuove amicizie, in pratica realizzare le “ Regole d’oro” dei Kiwaniani. Così realizzeremo incontri con note scrittrici nel nostro tempo, metteremo in “ mostra” immagini e parole di Augusta, conosceremo il territorio siracusano con le sue erbe e i suoi liquori, conosceremo la nostra Sicilia e la sicilianità nei suoi vari aspetti: dal dialetto alle sagre, specchio della nostra cucina. Insomma, tante altre attività sono in programma di cui avrete notizia nel corso dell’anno sociale, in alcune di queste vedremo competere “uomini contro donne” in un campo come la cucina, ad esempio, nella quale molti uomini dicono di non volersi cimentare “solo per non fare sfigurare le donne”. Ma tutto questo ed altro ancora potrà essere realizzato solo con la collaborazione di tutti, unendo le nostre energie sotto l’egida degli ideali Kiwaniani.

 
di Redazione (pubblicato il 30/09/2011 alle  14:35:18, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1456 letture)

Il Kiwanis Club di Augusta si riunisce sabato 8 ottobre al Venus Sea Garden Resort per il tradizionale Passaggio della Campana che sancisce l’avvicendarsi tra il presidente uscente del Club Nicola Rizzotti e il Presidente subentrante per l’anno sociale 2011-2012 avv. Silvia Rita Feccia. Nella stessa serata avverrà il Passaggio della Campana nel Kiwanis Junior Club tra Paola Simona Corso e Laura Bassetto. Saranno presenti alla manifestazione il Luogotenente del Governatore del Distretto Italia-S.Marino, Divisione Sicilia Sud-Est, Giovanni Carnemolla, il Youth Governor Kiwanis Junior Distretto Italia Nunzio Peluso e il Luogotenente Kiwanis Junior Divisione B Daniele Patania. Il nuovo Comitato Direttivo per l’anno sociale 2011-2012 è così composto: Silvia Rita Feccia presidente, Nicola Rizzotti past presidente, Gaetano Roggio presidente eletto, Antonino Valastro vicepresidente, Renato Giummo segretario, Mario Aloschi tesoriere, Emilena Iaceri, Salvo Di Franco, Domenico Morello, Michele Purgino, Franco Pustizzi e Francesco Rattizzato consiglieri, Salvo Di Franco adviser, Raimondo Raimondi cerimoniere, Rita Pellizzari chairperson donne, Salvo Cannavà chairperson formazione, Romolo Maddaleni chairperson service, Raimondo Raimondi chairperson stampa, Antonino Valastro chairperson comunicazione e web, Francesco Papale e Giuseppe Volpe revisori dei conti.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 12/09/2011 alle  14:03:43, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1037 letture)

Settembre: si riaprono le scuole e subito si devono fare i conti con le problematiche di sempre, aggravate quest’anno dai tagli pesanti che il comparto ha dovuto subire. Il che significa meno docenti e personale amministrativo e minori fondi da gestire per il buon andamento del percorso didattico, problemi cui si aggiunge lo stato spesso pessimo dell’edilizia scolastica, che soffre da sempre di carenze strutturali e cattiva manutenzione. Tutti sanno benissimo come le scuole straniere dell'Europa più avanzata siano completamente diverse dalle nostre italiane: strutture nuovissime, esteticamente apprezzabili, palestre ottime, laboratori per ogni materia. Noi non chiediamo tanto, ma perlomeno edifici che restino integri con soffitti che non crollano per l’umidità. Se non ci sono soldi da dedicare all'edilizia scolastica, ciò vuol dire che la scuola in generale è poco considerata dalle amministrazioni provinciali, regionali e nazionali. Innumerevoli sono state e sono le polemiche in fatto di fondi da destinare all'istruzione e al personale scolastico. D’altra parte stiamo parlando del futuro di 8 milioni di studenti italiani, queste le cifre. Per cui un inizio anno "bollente", pieno di polemiche, è prevedibile: dal caro libri alle classi ghetto, dal problema dell'edilizia scolastica alle manifestazioni di piazza, genitori, studenti e lavoratori della scuola sono pronti a dar battaglia. Un'indagine dell'Adiconsum denuncia che in più della metà delle classi delle scuole superiori sono stati sforati i tetti di spesa previsti dal Ministero dell'Istruzione. L'Associazione dei genitori italiani chiede almeno che la spesa dei libri di testo sia deducibile, mentre il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha promesso sanzioni "attraverso una riduzione del trasferimento dei fondi" alle scuole che non rispettano il tetto di spesa. Il Codacons stima che quest'anno per mandare i figli a scuola, le famiglie spenderanno l'8% in più, tra libri e corredo scolastico. Anche l'associazione dei contribuenti italiani Contribuenti.it ha posto l'accento sull'annoso problema dell'edilizia scolastica: due scuole su tre non sono a norma e devono essere messe in sicurezza. E la provincia di Siracusa in questo senso non è seconda a nessuno.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 02/09/2011 alle  14:19:16, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  980 letture)

E’ operativa ad Augusta fin dal 2007 una sezione della associazione “Le Nereidi” fondata dalla siracusana Raffaella Maugeri, che si occupa da sempre di sensibilizzare opinione pubblica e amministrazioni locali sul gravissimo problema della violenza sulle donne, che tanti episodi drammatici ha visto registrare soprattutto negli ultimi anni. Del sodalizio fa parte, tra le altre, l’avvocato Giovanna Fratarrigo, attuale assessore della giunta di Massimo Carruba. La molestia e la violenza sulle donne è una di quelle problematiche saltate di recente agli onori delle cronache (chi non ha sentito disquisire sul cosiddetto mobbing e dello stalking) e diventata battaglia simbolo per l’associazionismo al femminile. Recentemente l’aver configurato il mobbing come un reato a se stante, seppur di difficile individuazione, ha reso gli uomini più prudenti per non rischiare imbarazzanti denunce, ma il fenomeno certo permane come mentalità e costume ed è doveroso condannarlo perché nulla di positivo può nascere laddove manca il rispetto per l’altrui personalità e laddove non si impara a lavorare fianco a fianco con reciproca comprensione. Analogo e per certi versi più preoccupante è lo stalking. Alcuni comportamenti come telefonate, sms, e-mail, visite a sorpresa e perfino l’invio di fiori o regali, possono essere graditi segni di affetto ma, a volte, possono trasformarsi in vere e proprie forme di persecuzione in grado di limitare la libertà di una persona e di violare la sua privacy, giungendo perfino a spaventare chi ne è destinatario suo malgrado. Sempre che poi non si passi a vere e proprie forme di violenza incontrollata che può portare all’omicidio.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 26/08/2011 alle  16:27:08, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1204 letture)

Dall’inizio dell’estate ad oggi lo stato delle bellissime scogliere di Augusta è peggiorato a causa dell’inciviltà dei bagnanti che lasciano sulla costa le tracce del loro barbaro passaggio. Colpisce soprattutto l’osservatore attento la quantità mostruosa di cicche di sigarette che i fumatori lasciano in ogni anfratto degli scogli o nella sabbia degli arenili. E, poiché si tratta per lo più di habituè del mare, bivaccano ogni giorno sulle loro schifezze quando basterebbe un poco di civiltà e di attenzione per evitare tutto questo. Oltre a nuocere gravemente all’uomo, il fumo ha un impatto negativo sull'ambiente e soprattutto ha conseguenze negative anche sulla salute delle nostre spiagge e dei nostri mari.  I mozziconi di sigaretta gettati in spiaggia, infatti, costituiscono ben il 40% dell’inquinamento solido marino. Non solo: le sigarette impiegano cinque anni a biodegradarsi e nel frattempo provocano la dispersione in mare di sostanze altamente tossiche, quali la nicotina. Problema non indifferente visto che ogni anno ben 500 tonnellate di rifiuti vengono gettati in mare. Mozziconi di sigaretta, soprattutto, sono loro in cima alla top ten dei rifiuti che soffocano il Mar Mediterraneo. Nella gigantesca pattumiera marina, i 'regali' dei fumatori ammontano al 37% dell'immondizia raccolta, che supera il 40% se si conta anche il 3,8% delle confezioni di tabacco. Seguono poi bottiglie di plastica (9,8%), buste di plastica (8,5%), lattine di alluminio (7,6%), coperchi (7,3%), bottiglie di vetro (5,8%), il set completo del picnic usa e getta (bicchieri, piatti e posate) con il 3,8%, imballaggi e contenitori di cibo (2,5%), cannucce (2,1%) e linguette di apertura di lattine o altro (1,9%). A dispetto dei tanti sforzi a livello internazionale, nazionale e regionale per fermare l'inquinamento in mare, un'allarmante quantità di spazzatura gettata in acqua continua a minacciare la sicurezza e la salute di popolazioni, ad intrappolare animali selvatici, danneggiare attrezzature nautiche e a deturpare le coste in giro per il mondo. Gli avanzi dei fumatori, come già detto. da soli arrivano al 40% della spazzatura marina.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 18/07/2011 alle  10:00:19, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1108 letture)

Assistiamo a un degrado sempre più preoccupante dei valori elementari su cui si basa la convivenza civile.  Senza arrivare a parlare dei fatti drammatici di cui ci informa ogni giorno la cronaca, nel vivere quotidiano ci rendiamo conto che l'educazione, il rispetto per le persone, per le cose, per le tradizioni, per le idee altrui, costituiscono beni sempre più difficili da trovare. Episodi che in apparenza possono sembrare marginali e trascurabili sono invece emblematici della situazione che abbiamo appena descritto. Su uno dei monumenti più rappresentativi di Augusta, la Porta Spagnola, non passa giorno senza che non compaiano scritte che la imbrattano e la deturpano. E non è questo, purtroppo, un caso isolato. Quasi fosse una gara in cui vince chi riesce a causare il danno più grave, le scritte si moltiplicano sulle facciate di chiese, palazzi storici, monumenti di ogni tipo, senza alcun rispetto per un patrimonio che appartiene a tutti e che, come tale, ognuno dovrebbe sentire anche suo e proteggere. Dietro quelle che superficialmente si potrebbero classificare bravate, e che sono invece da definirsi come veri e propri atti vandalici, si nasconde un disagio più profondo e più grave, una povertà spirituale, non certo materiale, una povertà di valori e di ideali che affligge le generazioni più giovani che hanno avuto tutto, ma a cui è mancata la cosa più importante: la formazione che avrebbe dovuto renderli persone responsabili e consapevoli. È difficile individuare le responsabilità di questa situazione, né è possibile attribuire a una sola componente sociale la causa di questo disagio. Ma, di certo, è essenziale che la famiglia innanzitutto, la scuola, le parrocchie, le associazioni sportive e culturali di ogni tipo si riapproprino del loro compito più importante: quello di educare ai valori e formare alla vita. Insegnare che il rispetto verso le persone e le cose è alla base di ogni rapporto umano.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 06/07/2011 alle  10:06:28, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1303 letture)

In un vecchissimo numero del Giornale di Augusta del 1980, diretto da Giorgio Casole, in prima pagina strillava un articolo dall’emblematico titolo “Ci impediscono l’accesso al mare!” con una foto della strada che porta al mare di Costa Pergola vistosamente sbarrata da un cancello abusivo. Lo stesso argomento venne affrontato nell’estate del 2008 da alcune associazioni ambientaliste e da una campagna di stampa sul quotidiano la Sicilia. Ma nulla è cambiato. L'estate 2011 nel territorio augustano sarà ancora all’insegna del mare negato. Si tratta del conflitto tra "liberi" bagnanti e occupanti privati a vario titolo dei litorali e delle strade che portano al mare, fatto che, complice un'estrema varietà di interpretazioni della legge, ha sempre scatenato gigantesche problematiche. La legge dello Stato recita (articolo 1, comma 251, legge 296/2006): «È fatto obbligo ai titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia...”. In pratica, chiunque può entrare in qualsiasi stabilimento balneare e, a maggior ragione, in qualunque insediamento, attraversarlo e raggiungere la battigia (la striscia di 5 metri prima della zona della risacca sugli scogli o sull'arenile). Questo almeno teoricamente, perché in pratica la faccenda si complica quando si passa all'interpretazione della legge. Prima di tutto ci sono alcune leggi regionali che emendano, almeno in parte, l'articolo prima citato. Diverse regioni, e tra queste la Sicilia, hanno infatti stabilito che l’ingresso è obbligatorio solo se non vi sono altri accessi liberi nel raggio di 150 metri. Dalle nostre parti si aggiunge il fatto che su tutto il litorale dal golfo Xifonio in poi, per un bel po’ di chilometri di costa, imperano ovunque i cartelli dissuasori “mare non balneabile” a causa della mancanza di un depuratore che possa evitare lo sversamento direttamente a mare dei reflui delle abitazioni vacanziere. Del collegamento al depuratore consortile IAS si parla da anni ma finora è tutta aria fritta. E intanto nel nostro mare, già provato da inquinamento industriale, mercurio e chi più ne ha più ne metta, si riversano anche i liquami delle abitazioni aggiungendo i colibatteri fecali a tutte le altre schifezze galleggianti nelle fresche acque. Cancellati dalle mappe catastali gli accessi al mare sono finiti per essere “inglobati” dalle ville progettate dagli architetti o nate “spontaneamente”, come si soleva dire “in economia”, a partire dagli anni settanta e sono diventati anch'essi proprietà privata, muniti di cancelli con tanto di catene e catenacci o azionati da sofisticati dispositivi automatici, le cui chiavi o telecomandi sono in possesso di pochi eletti. Ormai l'unica discesa a mare a disposizione dei cittadini è quella che porta al Faro Santa Croce ma le pessime condizioni della strada stretta l'hanno resa sempre più rischiosa. La chiusura incontrollata ed indisturbata degli accessi al mare, che erano naturalmente pubblici, non ha soltanto negato un elementare diritto a chi non ha la fortuna di possedere una villa ma ha fatto sì che sugli scogli, che non possono certamente essere ritenuti proprietà privata, «fiorissero», piazzole di cemento armato su cui piazzare ombrelloni e sdraio, naturalmente con uso vietato agli estranei o meglio agli intrusi, e perfino scivoli in cemento per calare le barche. Spesso per ragioni di “privacy” le piazzole di cemento armato realizzate sugli scogli sono state munite di reti di recinzione in ferro, in dispregio di tutti i vincoli ambientali, paesaggistici e comunitari che gravano sulla zona costiera. La carenza di varchi è praticamente assoluta e la possibilità che il problema possa essere risolto in tempi brevi, visto i precedenti, sono pressoché nulle. Alleghiamo due foto del cancello sulla strada di costa Pergola, proprio quel varco ostruito di cui parlava il Giornale di Augusta nel 1980, la foto di allora e quella di oggi: nulla è cambiato in trent’anni.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/09/2010 alle  18:40:38, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1289 letture)

Un convoglio di oltre 20 mezzi, tra jeep e moto, tutti rigorosamente restaurati ed efficienti, hanno fatto sosta nel piazzale del Milite Ignoto di Augusta in transito verso Cassibile dove, il 3 settembre 1943 alle ore 17, fu firmato l'armistizio che pose fine al Secondo Conflitto Mondiale. Hanno sfilato i collezionisti di varie associazioni vestiti da militari angloamericani e non solo. Uomini e donne indossavano le divise, ma tra loro c'erano anche i Marines della base di Sigonella. La sfilata ha poi avuto luogo lungo la via Principe Umberto. I giovani hanno osservato incuriositi, ma nelle persone più anziane sono riaffiorati i ricordi del passato. A Cassibile il 3 settembre a ricevere il corteo storico in prima fila c’erano il sindaco Roberto Visentin, l'assessore alla Cultura, Sandro Speranza, il consigliere comunale Paolo Romano, promotore dell'iniziativa, il presidente della commissione comunale alla Cultura, Piero Maltese, l'assessore provinciale alla Cultura, Gaetano Amenta, il sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta, lo storico Nunzio Lauretta, il responsabile scientifico della manifestazione, il Marchese di Cassibile ed i rappresentanti delle associazioni culturali Lamba Doria e Kakiparis. La rievocazione storica è stata ideata e ralizzata dall'associazione marchigiana "Fantasmisuferrivecchi" di Camerino in collaborazione con l'associazione "Peri Peri" ed il sostegno della Provincia regionale. Per una settimana, il corteo di mezzi storici ha visitato i luoghi dello sbarco tra le province di Siracusa e Catania. Successivamente il convoglio è ripartito dal porto di Catania alla volta di Civitavecchia.  

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/08/2010 alle  11:25:41, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1196 letture)

“L’handicap non è insito nella persona con difficoltà, è piuttosto uno status della persona” – questa frase lapidaria da un senso preciso alla necessità di abbattere ogni tipo di barriere architettoniche che rendono non vivibili tanti spazi pubblici a coloro che sopportano già il peso di un disagio. Un tema spesso dibattuto negli anni passati ma ancora drammaticamente attuale vista la situazione non ben definita malgrado le normative promulgate in materia, a cominciare da quella legge n. 13/89 che a distanza di venti anni dalla sua emanazione ancora non è del tutto operativa. Tutto ciò è ampiamente documentato dalle barriere ancora esistenti, tante, visto che sono ancora poche quelle strutture che invece hanno saputo adeguarsi superando ogni ostacolo. Gli articoli di Mimmo Di Franco e di Giovanni Di Mare hanno più volte denunciato come il fenomeno sia ampiamente presente anche nella nostra cittadina. La gente continua a negare le pari opportunità, negando soprattutto a se stessa la consapevolezza che è proprio il non rispetto delle normative e un comportamento poco civile e responsabile a rendere la persona veramente handicappata. Infatti il mancato adeguamento degli edifici pubblici, negli uffici comunali, nelle scuole, negli ambulatori dell’ASL, nelle Poste o altrove è una grave carenza cui si aggiunge il comportamento dei cittadini allorquando lasciano la macchina parcheggiata davanti a uno scivolo, impedendo così l’accesso e il transito delle carrozzelle, o occupano un parcheggio riservato agli invalidi delineato con le strisce gialle. Si parla tanto di solidarietà ma sarebbe più opportuno ricordarsene concretamente tutti i giorni nei comportamenti comuni. Le iniziative delle varie associazioni di volontariato hanno come obiettivo primario la sensibilizzazione dei ragazzi delle scuole, nella consapevolezza che i giovani siano più bravi dei grandi a capire tutto questo e che proprio da loro si deve cominciare per far sì che la solidarietà non sia solo un sostantivo privo di contenuti, ma un reale e concreto atteggiamento per poter coesistere tutti insieme, disabili e non, in una città civile a misura d’uomo. Perché la diversità è un bene prezioso cui l’umanità può attingere per progredire, senza bisogno di sancire per legge percentuali di partecipazione al potere pubblico, come una nostra graziosa ministra, allora delle pari opportunità, ha proposto qualche tempo fa. “Pari opportunità” deve essere un concetto che vale erga omnes – per tutte le categorie sociali svantaggiate - e non solo riguardo il gentil sesso. Sostituire quantitativamente politicanti femmine a politicanti maschi è cosa risibile, ben altro è trovare qualità politiche d’alto livello in chiunque - uomini, donne, disabili, omosessuali e chi più ne ha più ne metta- meriti di essere valorizzato e di lavorare per il progresso civile della città dove vive e della nazione dove è ospitato.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/11/2009 alle  11:33:24, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  905 letture)

Sempre più discussa la sentenza della Corte Europea del 3 novembre 2009, secondo la quale la presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”. Ci sentiamo un po’ traditi pensando che questo simbolo religioso è il simbolo dell’ amore universale, un simbolo non di esclusione ma di accoglienza e di tolleranza. E’ assurdo che ci venga negato di esporre i simboli più cari, legati ai ricordi della nostra infanzia, alle nostre più profonde radici culturali. Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Dinanzi ad esso si osserva un rispettoso silenzio. È l'immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo il principio di eguaglianza tra gli uomini. In Italia il Consiglio di Stato nel 2006 aveva già ritenuto legittime le norme che prevedono l'esposizione del crocefisso nelle scuole, affermando che questo non assume valore discriminatorio per i non credenti perché rappresenta “valori civilmente rilevanti e, segnatamente, quei valori che soggiacciono e ispirano il nostro ordine costituzionale”. In effetti la sentenza della Corte di Strasburgo con l'intento di voler tutelare i diritti dell'uomo, finisce per mettere in discussione le radici sulle quali quegli stessi diritti si fondano, disconoscendo l'importanza del ruolo della religione, in particolare del cristianesimo, nella costruzione dell'identità europea e nell'affermazione della centralità dell'uomo nella società. Oggi più che mai è necessario avere il coraggio di sancire e ribadire la nostra identità, oggi che i fondamenti del cristianesimo sono messi a dura prova è fondamentale sentire l’orgoglio di essere cristiani. Non è giusto vietare ai cattolici e ai cristiani di esporre un simbolo sotto la cui ombra si è costruita una Europa tollerante, che difende i diritti individuali e la dignità di ogni essere umano, perché la laicità è uno stato, una condizione, non una negazione di valori scolpiti nel profondo di ognuno di noi. Proprio nella scuola, luogo deputato all’educazione dei futuri cittadini, il simbolo della cristianità rappresenta un punto di riferimento per i giovani che vanno formando le proprie coscienze ai valori morali che dovrebbero animare una società civile. La sentenza, infine, ferisce la sensibilità di milioni e milioni di italiani e di cattolici, mina le fondamenta stesse della nostra civiltà e addirittura è contraria alla legislazione italiana e alla nostra Carta Costituzionale nella quale i diritti fondamentali sono garantiti e difesi”.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/08/2009 alle  11:34:42, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1441 letture)

“Il Tango Argentino rappresenta e promuove la diversità culturale e il dialogo”: è questa la motivazione con cui l'Unesco ha voluto premiare il ballo della seduzione nato sulle due sponde del Rio della Plata, tra Argentina e Uruguay, La decisione è venuta dal Comitato intergovernativo dei patrimoni intangibili dell'Unesco, l'agenzia Onu per la cultura, la scienza e l'educazione, che si è pronunciata durante un incontro ad Abu Dhabi. Il tango è stato scelto dai circa 400 esperti che hanno esaminato centinaia di candidature. Questa danza, spiegano gli esperti, "rappresenta l'essenza di una comunità e pertanto merita di essere salvaguardato". Il tango, che il poeta e compositore Enrique Santos Discepolo ha definito un "sentimento triste che si balla", è soprattutto un tratto caratteristico dell'identità di Buenos Aires. E' nato all'inizio del 900, dall'incontro fra la cultura creola e le migliaia di immigrati che dall'Europa venivano a vivere e lavorare nei sobborghi di "Baires" e di altre città argentine. Questo ritmo svolgeva un importante ruolo di valvola di sfogo: si ballava alla sera, al termine di una dura giornata di lavoro, e rappresentava un momento di ricerca di libertà e un modo per sentirsi parte di una comunità. Questo ballo, anche in tempi più recenti, continua a svolgere una funzione di espressione di identità popolare, tanti che ha vissuto i suoi momenti di maggiore fioritura nei periodi in cui il Paese ha conosciuto un governo democratico, mentre si è indebolito negli anni della dittatura. Oggi la musica di Carlos Gardel e Astor Piazzola è diffusissima in tutto il mondo, grazie anche alla sua fusione con l'elettronica suonata da gruppi come "Gotan Project" o "Bajofondo tango club". Naturalmente il successo e la diffusione del tango conoscono i loro vertici in patria. Uno dei momenti più significativi è rappresentato dal Festival di Buenos Aires, che coinvolge oltre 200mila persone: in questa occasione 400 coppie di ballerini provenienti da tutto il mondo scendono in lizza per aggiudicarsi la vittoria, che corrisponde in pratica a un titolo mondiale. Nella capitale argentina le milonghe, ossia i locali tipici in cui si suona e si balla il tango, sono sempre affollatissimi, sia di persone del posto che di stranieri, soprattutto americani. Il turismo legato a questo ballo ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo e costituisce uno dei tratti più significativi di questo periodo, con una vera fioritura di alberghi a tema e un giro d'affari di tutto rispetto.

 
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