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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Redazione (pubblicato il 17/06/2014 alle  15:28:02, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1642 letture)

pub augustaIl centro storico di Augusta, una città morta, abbandono e desolazione, cartelli di vendesi e affittasi su tutti o quasi i locali che una volta ospitavano botteghe, negozi ed esercizi commerciali di ogni genere. Cosa rimane della cittadina ridente della nostra gioventù? Nulla. Ma una rinascita è possibile? Solo riportando i cittadini, almeno i più giovani, a ripopolare il centro storico. Per questo ci vogliono iniziative ed eventi e una volontà politica di supporto. Qualche segnale esiste, relativamente alla frequentazione dei giovani durante le ore serali (sarebbe meglio dire notturne), che negli ultimi anni ha riacquistato vigore con la nascita di vari pub tutti concentrati nella piazza principale della città, Piazza Duomo, dove la maggior parte dei giovani si incontra, dando vita ad una “movida” che non avrebbe nulla da invidiare a città più “in” in fatto di divertimento. Peccato che sono solo i giovani a usufruire di questa rinascita, la maggior parte dei cittadini nemmeno si accorge di questa vita serale e notturna che non appartiene alle abitudini di chi ha famiglia e lavoro.

Se ne accorgono però i residenti nelle zone limitrofe che lamentano come la situazione sia sfuggita di mano a chi dovrebbe vigilare sul regolare svolgimento delle attività. Pur non criticando la tipologia e la qualità delle iniziative "ricreative" proposte dai vari pub che, naturalmente, puntano a dare ai consumatori l'intrattenimento notturno che questi gradiscono, di sapore certo consumistico e senza alcun valore culturale, certo non si può non rilevare come i gestori dei locali si siano impadroniti totalmente dell'area pubblica, trasformando la piazza in discoteca all’aperto con dj set, karaoke, esibizione dal vivo di gruppi rock e quant’altro, il tutto in orari improponibili.

La piazza Duomo, a sinistra guardando, diventa a un certo orario spazio a totale uso e consumo dei locali notturni, comprese le viuzze che la circondano, nelle quali non si può passare a piedi o in auto. Qualora servisse un accesso veloce per ragioni di sicurezza o di soccorso, ci si dovrebbe fare largo tra poltrone e divani collocati sulla pubblica via in prossimità dei locali o tra le molte auto comodamente parcheggiate nelle stradine. E, poiché nella zona la popolazione residente è piuttosto anziana, gli interventi del 118 sono all’ordine del giorno.

Naturalmente in queste notti protagonista indiscusso è l’alcool, che scorre a fiumi e i cui contenitori di vetro, bottiglie e bicchieri, vengono tranquillamente abbandonati per terra. Bisognerà venire incontro alle più che legittime esigenze dei residenti, per conciliare gli interessi dei gestori e il sonno dei giusti, creando un’atmosfera più soft e meno fracassona.

 
di Marcello Lo Iacono (pubblicato il 27/04/2014 alle  19:48:03, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  792 letture)

La recente dichiarazione dell'Assessore Alessio Lo Giudice relativa al reperimento delle risorse per tamponare l'ammaloramento delle strutture della Villa Reimann non si può accogliere che positivamente. Non possiamo che essere d'accordo per la presa di conoscenza e di coscienza su una problematica che è attualmente all'ordine del giorno del dibattito cittadino. Come è noto Siracusa è stata beneficiata dalla ND danese Christiane Reimann con il lascito della Villa di via Necropoli Grotticelle con tutte le sue dipendenze e con il meraviglioso parco botanico che la circonda. Sicuramente la nobildonna danese, che è stata ammaliata dalla forza e dalla bellezza della nostra Città tanto da sceglierla come sua dimora eterna, conosceva fin troppo bene il patrimonio genetico della nostra classe politica e per tale motivo si è voluta immunizzare pensando anche al modo di come reperire le risorse economiche per la manutenzione della proprietà ceduta.

Previdente come era e come di solito sono le persone anziane, volle donare al Comune di Siracusa anche alcuni agrumeti in zona Carancino e Case Bianche che dovevano, con il loro reddito, sostenere la manutenzione e la conservazione della stessa Villa. Probabilmente non aveva immaginato che i nostri amministratori locali avrebbero fatto deperire e prosciugare anche questa fonte di reddito aggiuntivo ed avrebbero consegnato quei terreni al loro degrado facendoli diventare incolti, non curati ed abbandonati.

Anche la Villa è ormai arrivata ad un punto di degrado tale che le risorse reperite dall'Assessore Lo Giudice potranno solo tamponare i guasti apportati dalle infiltrazioni di acqua. Tutto il resto dei lavori di restauro e di sistemazione dei locali hanno, invece, necessità di essere intrapresi nel più breve tempo possibile e sicuramente dopo che verrà definito il futuro testamentario della Villa e del suo prezioso Parco. Per rispettare le volontà testamentarie della testatrice, diverse associazioni socio-culturali, consiglieri comunali e di quartiere e tanti cittadini hanno richiesto da tempo di assegnare la Villa ad attività che ne consentano, da un lato,il rispetto puntuale della volontà testamentarie della nobildonna e dall'altro di consentire un utilizzo che ne assicuri l'autonomia economica e gestionale. Abbiamo da tempo indicato che le strutture della Villa devono accogliere con dignità l'Archivio Storico Comunale che è abbandonato in uno scantinato. Unitamente a questa sistemazione possono essere affiancate altre iniziative per rendere autonoma e sostenibile la stessa vita della Villa Reimann. Questo non può darlo certamente la destinazione di museo d'arte o i cineforum e neanche le più disparate attività svolte recentemente, molte delle quali non corrispondenti alle volontà della Reimann.

 Occorrerebbe un' idea generosa e temeraria da affidare a fondazioni di studi e di ricerca che possano apportare le risorse economiche e gestionali tali da garantire un futuro sicuro per questo prezioso patrimonio.

Intanto la preoccupazione maggiore è che, mentre si discute e si perde tempo, la Villa ed il suo meraviglioso giardino sono soggetti a lento degrado, per fermare il quale dovrebbe venir coinvolta la Forestale, affidandole la responsabilità delle opportune cure del parco e il recupero immediato di tantissime specie botaniche.

Questo consentirebbe di curare il giardino in modo professionale in attesa di analoghi interventi conservativi delle strutture della Villa e far si che “mentre i dottori discutono il malato non muoia".

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/04/2014 alle  22:04:33, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  775 letture)

Tra non molto sarà Pasqua e dovrebbe esserci aria di festa e movimento di gente in giro, gente disposta a far compere, a spendere e a consumare, ma, a sentire i commercianti di Augusta, compreso il centro storico sempre più abbandonato e deserto, pare ci sia davvero poco da stare allegri. C’è aria di recessione, dovuta al falcidiato potere di acquisto degli stipendi, fatto dimostrabile in tante piccole cose, specialmente nella spesa quotidiana al mercato e nell’abbigliamento, tutte cose di cui nessuno in teoria potrebbe fare a meno. Le spese di lusso, d’altra parte, sono ormai appannaggio di pochi. E questi pochi fortunati che si ritrovano quattro soldi in tasca non sanno più neanche come investirli, visto che giocare in borsa è rischiosissimo e riserva amare sorprese, che i conti correnti non danno più alcun interesse, anzi costa maledettamente tenerli attivi, e che i BOT, antica e tradizionale camera di sicurezza dei nostri sudati risparmi, sono al minimo storico quanto a rendimenti e in pericolo per minacciati prelievi fiscali. Poi ci sono le tasse: comunali, addizionali, spazzatura, bollette telefoniche, Enel, Tarsu, Tasi e chi più ne ha più ne metta. Il mese di maggio prossimo venturo sarà il momento del redde rationem fiscale con i modelli 730 e 740 e i versamenti della nuova Tasi. Il cittadino, sempre più vessato, dovrà fare lunghe code alla posta, nelle banche, negli sportelli dei vari enti, per pagare, per versare quanto dovuto, con la sensazione di chi, oltre al danno, deve subire anche le beffe. Perché i cittadini hanno in cambio servizi poco efficienti, strade scassate, che si allagano ad ogni scroscio di pioggia, illuminazione pubblica inesistente, traffico congestionato e carenza di parcheggi. Ci salvi S. Domenico, ci salvi il Santo patrono che ormai si è abituato a soffrire anch’egli come i suoi devoti augustani. Il futuro è incerto, malgrado Renzi e le sue promesse, soprattutto si è persa la speranza di vedere i nostri figli sistemati, con un posto di lavoro possibilmente in Sicilia, non per forza al nord, perché se i nostri giovani continueranno ad emigrare in Sicilia resteranno solo i vecchi. E questo avviene per la pochezza spesso dimostrata dalla classe dirigente dei partiti e per la loro incapacità di volare alto, di progettare e di proiettarsi verso il futuro.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 16/03/2014 alle  10:01:48, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1156 letture)

area archeologica megareseNel territorio di Augusta esistono realtà archeologiche assai importanti, ma in stato di abbandono. L’antica città greca di Megara Hyblaea è l’esempio di un importante sito archeologico che sopravvive attorniato dalle industrie e in parte distrutto da esse. Una piccola Pompei nel cuore della zona industriale in cui resti di età ellenistica si sovrappongono a quelli di età arcaica. Alla fine dell’ottocento l’archeologo Paolo Orsi definiva quest’area “un suolo di meravigliosa fertilità e ricchezza archeologica”. Oggi, tutta la zona è caduta in mano alle industrie. Si tratta di risorse non sfruttate e quindi di mancate opportunità di sviluppo. Accogliente e ospitale la Sicilia lo è da millenni, ma negli ultimi cinquant’anni eserciti di colonizzatori con elmetti gialli, tute blu e scarponi rinforzati hanno invaso alcune aree dell’isola. In questo tratto di costa nella Sicilia Orientale, da Siracusa ad Augusta, le industrie hanno impiantato il loro accampamento: così si è creato il polo industriale di Augusta-Melilli-Priolo. Raffinerie, depositi di carburanti, di ammoniaca e acidi, industrie chimiche, una cementeria, impianti che occupano circa 43 milioni di metri quadri di un territorio irrimediabilmente compromesso dalla chimera industriale a danno dell’ambiente, della salute degli abitanti, del paesaggio. Lungo i quaranta chilometri di costa si sono sviluppate sin dal neolitico culture e civiltà che si sono fatte largo in tutto il mondo antico, le cui testimonianze sono là in mezzo a respingere l’aggressione del petrolchimico e reclamano di poter raccontare la loro storia millenaria. Che il sito di Megara Hyblaea sia uno dei gioielli archeologici della provincia da valorizzare, ne sono convinti tutti ma, alla fine, il sito risulta abbandonato e sottratto alla fruizione dei visitatori. L'area archeologica, sebbene meta di studiosi da tutto il mondo, è caratterizzata da una promozione poco adeguata. Insufficienti i segnali stradali, così come i fondi a disposizione per la sua gestione. Ne è triste esempio la mancata apertura al pubblico dell'antiquarium il cui progetto, redatto di tutto punto, di fatto non è stato attuato. Un vero peccato. Insomma un sito che tutto il mondo accademico ci invidia e che potrebbe costituire una valida attrazione turistica. Ma è tutta una questione di finanziamenti. E di questi tempi è difficile trovarli.

 
di Redazione (pubblicato il 18/02/2014 alle  10:13:24, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  829 letture)

caniTornano a ripetersi sul nostro territorio episodi di inciviltà e di barbarie che riguardano l’avvelenamento di cani randagi o di quartiere e che esprimono l’intolleranza e la cattiveria di alcuni individui. I randagi danno fastidio e poiché il problema è lungi dall’essere risolto dalle amministrazioni pubbliche qualcuno si fa giustizia da se, ripulendo le contrade. E’ d’obbligo la riflessione: anche i barboni, i medicanti danno fastidio e rovinano il “decoro urbano”, allora ammazziamo pure loro? Il rispetto per la vita di uomini come di animali non viene insegnato a scuola né nelle famiglie e, a giudicare da alcuni comportamenti del clero, neanche in chiesa. L’episodio più recente è accaduto in territorio di Noto dove alcuni cani, seppur microchippati dal comune di Noto come cani di quartiere e apprezzati per il loro temperamento docile e giocherellone, sono stati avvelenati con la vecchia tecnica della polpetta imbevuta di veleno per topi o di altro liquido letale. E’ intervenuta la polizia municipale e l'Asp di Noto, e ai carabinieri è stata presentata una denuncia contro ignoti. L'uccisione di animali nel nostro diritto penale è un reato previsto dall'art. 544-bis del Codice Penale secondo il quale: “Chiunque cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi”.

Recentemente anche ad Augusta in contrada Cavalera una cagnetta che da anni stazionava tra le ville, nutrita dai residenti, è stata trovata morta per avvelenamento presumibilmente con le stesse modalità. Sono gesti vili e infami e sarebbe opportuno che si riuscisse a mettere le mani su qualcuno degli avvelenatori per punirlo come si deve, di modo che rappresenti un deterrente al ripetersi di tali azioni delittuose. Se qualcuno ha visto o sentito qualcosa contatti i carabinieri.

 
di Marcello Lo Iacono (pubblicato il 14/01/2014 alle  20:35:37, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  861 letture)

Siracusa è una Città che ha l'intimo piacere di mostrarsi al mondo come depositaria di una cultura millenaria. Noi siracusani andiamo fieri di avere dato i natali ad Archimede e a Santa Lucia e indichiamo al mondo gli insegnamenti di cui siamo depositari. Ci prepariamo a celebrare il centenario delle rappresentazioni classiche e siamo orgogliosi di essere indicati come i più attenti custodi di una tradizione culturale, unica al mondo, di cui la nostra Città è la riconosciuta depositaria dei riti e della lirica di altri tempi. La città è Patrimonio dell'Umanità e pensiamo con questo di avere appagato il nostro desiderio inconscio di essere depositari di bellezze uniche e copiose. Da noi vi sono tutti i segni di una grandezza stratificata nei nostri porti e nelle nostre contrade, testimoni della storia trimillenaria che vi si è depositata. Siamo conosciuti per tutti questi antichi depositi, ma aspiriamo ad essere ricordati per un deposito più recente: quello della memoria storica della nostra città ospitata per ora in uno scantinato malsano. Non molti sanno infatti che da troppi anni abbiamo depositato, letteralmente a terra, l'Archivio Storico del Comune di Siracusa nel cantinato dell’Istituto “Mazzini-Verga” a Bosco Minniti. Sicuramente non lo sanno molti dei nostri amministratori che sono rappresentanti anche della nostra incultura e ai quali rivolgiamo ancora un appello.

C'è in questa Città qualcuno interessato a dare un'allocazione consona al suo valore all’Archivio storico abbandonato nello scantinato della nostra coscienza collettiva? C'è ancora in questa Città qualcuno che invece di cazzeggiare con le candidature alle cose impossibili si rimbocchi le maniche e tiri fuori dallo scantinato la vergogna di un'intera Città? C'è ancora in questa Città qualcuno che invece di triturarci l'esistenza con diatribe scipite di partito si rimbocchi le maniche e si impegni a portare in salvo un patrimonio di cui non siamo degni? C'è in questa Città di finta cultura classica qualcuno che oltre ad occuparsi di siparietti vari sia capace di valorizzare carteggi e documenti che sicuramente non sono giunti a noi per incartare il pesce? C'è in questa Città qualcuno che oltre a dispensare cittadinanze onorarie sia capace di dare cittadinanza alla nostra memoria collettiva? C'è in questa Città qualcuno che oltre ad appassionarsi del macero di schede elettorali voglia ridare dignità a documenti scritti da personaggi di epoche storiche antiche? C'è infine in questa Città una intellighenzia, che si possa scrivere anche senza acca, ma che si possa impegnare a salvare i documenti dell'archivio storico di Siracusa? Aspettiamo il deposito delle risposte!

 
di Marcello Lo Iacono (pubblicato il 11/01/2014 alle  15:49:00, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1197 letture)

teatro grecoDa parecchi mesi, nonostante tutto, insieme a tanti altri, singoli e associati, cerchiamo di portare all'attenzione dell'opinione pubblica la realizzazione del Parco Archeologico di Siracusa riproponendo nel contempo il travagliato iter a cui è stato sottoposto.

Tutto ha inizio il 4 novembre 2000 quando viene pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana la Legge Regionale n° 20 che fissa le norme sull'istituzione del sistema dei Parchi archeologici in Sicilia.

Il 26 marzo 2001 vengono pubblicate le Linee Guida dei Parchi archeologici siciliani, redatte dal gruppo V° coordinato dal Dr Sergio Gelardi del Dipartimento regionale dei beni culturali ed ambientali e dal Dr Giuseppe Voza nella veste di coordinatore scientifico del sistema dei Parchi archeologici della Regione Siciliana.

L'11 luglio 2001 l'Assessore Regionale, l'avvocato Fabio Granata, decreta l'istituzione del Parco Archeologico di Siracusa ed assegna alla Soprintendenza la data del 7 gennaio 2002, come termine ultimo per avanzare all'Assessorato Regionale la proposta di parco definitiva, redatta in conformità alla Legge 20 ed alle linee Guida dei Parchi che contengono tutti i criteri e gli indirizzi necessari per detto adempimento. Se tale data fosse stata rispettata, visto che non esisteva alcun motivo ostativo per non onorarla, oggi la città di Siracusa avrebbe avuto il suo Parco Archeologico, esattamente da 12 anni, con la certezza di avere disponibile da spendere localmente una massa monetaria pari a 40 milioni di euro. Nessun dubbio procedurale poteva essere avanzato allora, né alcuna concertazione era richiesta con altri Enti come riportano, chiaramente, le stesse linee guida scritte a più mani comprese quelle prestigiose del Soprintendente cittadino. 

Non si sarebbe arrivato certamente ad una spoliazione continua del progetto originario della perimetrazione, infatti il semplice rispetto dei criteri di coerenza scientifica in quella fase storica sarebbe servito a sottrarre dai condizionamenti e dai particolarismi della politica gran parte del territorio, dando corso ad una effettiva salvaguardia, gestione, conservazione e difesa del patrimonio archeologico, consentendo le migliori condizioni di fruibilità a scopi scientifici, sociali, economici e turistici del territorio.

Una sconfitta cocente ed umiliante per la nostra Città, per la sua classe dirigente onesta, per i suoi cittadini e per la sua Cultura millenaria. Basta vedere i vari tentativi, tutti abortiti, di presentare proposte di Parco sempre più confinato, sempre più striminzito come ad irridere la scelta originaria che era dettata da tutti quei principi abbondantemente descritti e raccomandati dalle Linee Guida. Un parco pensato per far passare alla storia il suo estensore, forte della grande gratitudine dei cultori e degli amanti di quella ricchezza archeologica che rende Siracusa città unica nel mondo classico. E invece ci siamo immiseriti di fronte a quella grandezza dando il via libera a meschini accadimenti che si sono materializzati e realizzati a contrastare l'istituzione del Parco archeologico.

Siamo oggi in attesa che l'Amministrazione Comunale rilasci il parere obbligatorio entro il 31 gennaio 2014, data ultima imposta dalla Legge per rientrare nei 45 giorni decorrenti dalla consegna della perimetrazione che è avvenuta il 19 dicembre scorso.

Vedremo.

Sempre che il nuovo Soprintendente, dott.ssa Beatrice Basile, faccia presto ad inviare a Palermo la proposta e procedere così celermente alla decretazione finale del Parco.

In questo passaggio delicato dell'iter amministrativo ci permettiamo solo di ricordare e ribadire che le modalità d'uso, i vincoli ed i divieti operanti nel territorio del Parco e la perimetrazione dei suoi confini, coerentemente con lo spirito innovativo della Legge, le cui finalità sono espresse dall'art 20, sono affidate soltanto alla locale Soprintendenza e che il Parco archeologico è sempre preordinato, anche in variante, alle previsioni del locale strumento urbanistico generale. Solo per questo motivo, il progetto del Parco deve essere corredato del parere rilasciato dal Comune interessato che la Legge impone soltanto di sentire.

Fra pochi giorni vedremo le vere volontà.

 
di Redazione (pubblicato il 30/12/2013 alle  21:24:18, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  856 letture)

bottiLa Lav di Siracusa ha fatto richiesta ai ventuno sindaci dei comuni della provincia aretusea perché emettano un’ordinanza che vieti l’uso di petardi, botti e fuochi d’artificio durante la notte di Capodanno. Per due fondati motivi. Intanto perché ogni anno il bilancio complessivo degli incidenti legati ai festeggiamenti di San Silvestro è sempre disastroso, con morti e feriti, e poi per evitare le conseguenze negative a carico degli animali domestici e della fauna selvatica. Il fragore dei botti, infatti, oltre allo spavento, fa perdere loro l’orientamento, esponendoli così al rischio di smarrirsi e di poter essere investiti. Gli animali hanno l’udito molto più sviluppato di quello umano e i forti rumori li gettano nel panico, inducendoli a reazioni incontrollate. Pertanto si richiede ai sindaci una ordinanza e una tempestiva campagna di informazione. L’ordinanza renderebbe illecito l’uso dei botti con la possibilità di multare il trasgressore, mentre oggi solo i venditori abusivi vengono perseguiti dalle autorità di P.S. Per festeggiare il nuovo anno non si può e non si deve mettere a rischio l’ incolumità propria o di altri e nemmeno quella degli animali, che hanno diritto al nostro rispetto. Fatta qualche rara eccezione i sindaci hanno fatto orecchio da mercante. Garozzo, sindaco di Siracusa, non si è sentito di “rovinare la festa” ai suoi concittadini limitandosi ad affidarsi al senso di responsabilità degli stessi. Come dire un capodanno come gli altri: l’indomani poi prenderemo atto delle conseguenze di questa mancanza di coraggio. Eppure quest'anno poteva essere l'anno della svolta, visto che tanti comuni italiani hanno emesso ordinanze per vietare l'esplosione dei botti di capodanno, un passo in avanti verso la civiltà. Lo scorso anno ci sono stati tanti cani e gatti rimasti uccisi direttamente dai botti e moltissimi altri animali che sono rimasti feriti ed uccisi, senza contare i danni agli umani. Per questo accedere alla richiesta della Lav e degli animalisti sarebbe stata una bella cosa, ma dai sindaci, compreso il renziano primo cittadino di Siracusa, non ci si poteva aspettare nulla di così audace.

 
di Mimmo Di Franco (pubblicato il 23/12/2013 alle  15:14:22, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1055 letture)

spiaggetta primaQualche anno, presso la vecchia Darsena, si stava costruendo il “muro di Augusta” sulla falsa riga di quello di Berlino. Un muro in cemento armato alto 3 metri e lungo circa 200 mt. Dopo una protesta a mezzo stampa e l’intervento dell’ex assessore Michele Accolla, ci fu una variazione di progetto, abbassando il muro a 70 cm con l’aggiunta di inferriate che lasciavano libera la visuale del mare. La giustificazione dell’Autorità portuale fu quella di recintare un’area doganale. Qualche giorno fa alcuni cittadini volontari, con il tam tam del social network, si sono dati appuntamento per ripulire la spiaggetta della vecchia darsena, riempiendo circa 10 sacchi di bottiglie di plastica ed altro materiale che il mare ha ridato all’umanità “poca attenta” che lo avevaspiaggetta dopo buttato in acqua. Tra le bottiglie di plastica è stata rinvenuta la corona che viene buttata in mare il giorno della Madonna Stella Maris che si svolge a fine maggio. Questa spiaggetta serve per attutire la risacca e quindi raccoglie gli oggetti buttati in mare che il moto ondoso accumula. Qualcuno dovrà pensare a pulire sia la suddetta spiaggetta che tutte le altre zone marine di competenza. A questo punto a chi spetterebbe la competenza di pulire la spiaggetta della vecchia Darsena? Al Comune, all’Autorità portuale o alla capitaneria di porto? I volontari servono per affiancare le istituzioni non per sostituirsi ad esse.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/12/2013 alle  14:31:19, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  868 letture)

vittima2Fine anno in un bagno di sangue nella nostra provincia. A Siracusa, durante l’ottava di Santa Lucia, un ragazzo è stato ucciso a coltellate da un coetaneo davanti al tempio di Apollo in una rissa per motivi banali. A Priolo Gargallo una giovanissima è stata uccisa involontariamente dal fratello che imprudentemente puliva un fucile da caccia ed ha fatto esplodere un colpo mortale a distanza ravvicinata. vittima1

Sono morti inutili, morti evitabili, che fanno impressione e destano incredulità. Famiglie distrutte, quelle delle vittime e quelle dei carnefici, giovani vite cancellate dal delitto o rovinate dal rimorso. Protagoniste le armi che creano dal nulla gli assassini. Un coltellaccio da cucina, neanche un’arma vera e propria, rende letale un gesto di stizza (ma perché un ragazzo si porta appresso un coltello da macellaio?) o di rabbia covata, senza che neppure il giorno di festa dedicato alla Santa Patrona induca a miti consigli.

La passione per la caccia, anacronistico residuo di un passato violento (comprate i conigli al supermercato e lasciate stare le povere bestiole nei campi!), arma la mano di un affettuoso fratello che, pur esperto, omette di controllare se il fucile è scarico prima di accingersi ad oliarlo come si conviene. Parte il colpo e uccide la sorellina poco più che ventenne, bella e giovane e sportiva, nel fiore degli anni, che perde la vita in casa propria per mano dell’amato fratello. Destino crudele. Neanche riusciamo a immaginare la tragedia di questa povera famiglia distrutta dal dolore. Ma una riflessione vogliamo farla: alla base di tutto c’è la violenza di una società che procede verso l’autodistruzione in ogni campo e con ogni mezzo.

Se non cambia l’uomo, se non cambia il modello culturale e non si affina la coscienza degli individui, non c’è speranza di salvezza.

 
di Redazione (pubblicato il 09/12/2013 alle  14:43:01, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1124 letture)

ALBERO DI NATALE AD AUGUSTAAd Augusta sono stati sistemati in piazza Duomo, in piazza America e in altri punti della città alcuni alberi di Natale donati dalla Raffineria Esso. Dal Comune invece fanno sapere che la commissione straordinaria di Augusta ha ritenuto inopportuno illuminare le principali strade cittadine per le festività natalizie, visto che diverse strade, in borgata ma anche in centro, sono al buio in attesa che sia individuata una ditta appaltante per la manutenzione degli impianti di illuminazione pubblici andati in tilt. Come dire mal comune mezzo gaudio. Gli augustani per la verità si aspettavano una maggior incidenza nel tradizionale impegno natalizio della Esso, nella città dove albergano malumori per le recenti vicende (ancora in atto) di percezione degli orrendi olezzi di idrocarburi in tutta la zona abitata, odori che destano preoccupazione e rabbia nella popolazione, di incerta provenienza (Esso, Lukoil, Maxcom?).

Sostiene Mimmo Di Franco, autore dell’iniziativa di un piccolo albero di natale posto sul sagrato della Chiesa Madre, nel quale i cittadini sono invitati ad appendere bigliettini coi nominativi dei propri familiari morti per cancro: “Avevamo chiesto, nella manifestazione del 26 Ottobre, più controlli da parte dell'Arpa e multe per coloro che inquinano. Abbiamo bisogno di aria pulita, non di alberi. L'albero di Natale dei cittadini è sul sagrato della Chiesa Madre, non è stato fatto con i petrodollari ma con i sacrifici”.

 
di Redazione (pubblicato il 04/12/2013 alle  18:49:20, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  992 letture)

Le nostre case sono oramai attraversate da onde elettromagnetiche di ogni tipo, soprattutto emanate dai cellulari e dalle reti wireless, che studi di ricercatori indicano come potenzialmente nocive per i bambini, dotati di una corteccia cerebrale più sottile rispetto agli adulti. E allora che fare? Come proteggere noi stessi, e soprattutto i nostri bambini, da questa letale minaccia invisibile? Il sito Tuttogreen ha diramato un utile prontuario, consistente in dieci consigli pratici, che qui di seguito riportiamo: 1) Non fare usare i telefoni cellulari ai bambini, se non in caso di emergenza. Tollerati gli SMS, ma è meglio ridurre anche quelli; 2) Utilizzare sempre gli auricolari con cavo (non quelli wireless). Anche l’uso del vivavoce è consigliabile; 3) In caso di presenza di poca rete o di mancanza di campo, non effettuare chiamate. In questi casi sarà necessaria più potenza radiante, con conseguenti maggiori radiazioni; 4) Usare il cellulare il meno possibile in movimento, come ad esempio in treno e in automobile. Il rischio costante di diminuzione del segnale aumenta in questi casi l’emissione di radiazioni; 5) Non tenete il cellulare vicino all’orecchio o vicino alla testa in fase di chiamata, quando le radiazioni sono più forti. Fatelo semmai dopo aver atteso la risposta; 6) Non tenete il cellulare in tasca dei pantaloni, nel taschino della camicia o nella giacca che indossate; 7) Cambiate spesso orecchio durante la conversazione e, soprattutto, riducete la durata delle chiamate; 8) Utilizzate il più possibile, quando potete farlo, la linea fissa non wireless, oppure strumenti di instant messaging come Skype o similari; 9) Non addormentatevi mai con il cellulare vicino alla testa, ad esempio usandolo come sveglia; 10) Scegliete sempre modelli che abbiano un basso valore di SAR (tasso di assorbimento specifico delle radiazioni).

 
di Redazione (pubblicato il 15/10/2013 alle  21:31:27, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1070 letture)

foto industrieScrive Mimmo Di Franco in una sua nota provocatoria riguardante a suo dire un’ipocrita usanza natalizia: “Fra qualche mese si festeggerà il Santo Natale! Negli ultimi anni, gli alberi di Natale sono stati offerti dalle industrie che operano nella rada di Augusta. Ci auguriamo che la Commissione Prefettizia, considerato che in precedenza c’era questa usanza intercorsa tra le industrie petrolchimiche ed i politici dell’epoca, interrompa questa donazione dell’albero di Natale, generalmente ubicati in piazza Duomo ed in piazza America. La targhetta in basso all’albero era più una forma pubblicitaria che una donazione volontaria. Se proprio avessero voluto spendere dei soldi per la nostra comunità, avrebbero dovuto investirli nella sicurezza degli impianti e non inquinando l’ambiente, questo sì sarebbe un bellissimo regalo!! La città di Augusta vive il suo primo Natale senza una guida politica eletta dal popolo, a causa dello scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose. Una città profondamente ferita e umiliata e con un debito di oltre 60 milioni di euro deve avere l’umiltà e la dignità di onorare il Santo Natale con i riti religiosi, non con le luminarie per la strada principale e l’albero in Piazza, offerto dalle industrie inquinanti. A tal proposito si vorrebbe chiedere a chi di competenza, considerato che durante l’anno e per moltissimi giorni respiriamo aria maleodorante e sicuramente non salutare, quante multe sono state elevate ed in che misura, alle industrie petrolchimiche, per emissioni di fumi e gas oltre i valori consentiti dalla legge. L’importo di queste multe dovrebbero essere inserite in un fondo da utilizzare per bonifiche, per attrezzature sanitarie, per la collettività locale”.

 
di Redazione (pubblicato il 13/10/2013 alle  11:10:03, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  930 letture)

LAMPEDUSADa troppi anni si strumentalizzano Lampedusa e lo "spettacolo" della sua frontiera per alimentare ansie da "invasione", per raccontare che l'unica soluzione sono il controllo e l'approccio securitario alle migrazioni, per non parlare mai, paradossalmente, delle ragioni e delle storie di quelle migliaia di donne e uomini che migrano fuggendo da quell'ingiustizia sociale e globale che li rende le ultime e gli ultimi della terra. E ancora oggi, mentre dopo la morte di 300 persone si accendono finalmente i riflettori anche sulle altre 20.000 inghiottite dal Mediterraneo negli ultimi anni, per l'ennesima volta troppe voci stanno usando Lampedusa in modo strumentale, come accade con il susseguirsi di passerelle di politici sull'Isola che sta scatenando nuovamente la giusta rabbia degli abitanti. Parlare di Lampedusa, ripartire da Lampedusa, deve avere adesso invece un significato completamente diverso. In questo senso dalle pagine de Il Manifesto il sindaco Giusy Nicolini, invoca un cambiamento vero delle norme, della politica, dell'Europa intera, proponendo di ospitare questo auspicato processo proprio nell'Isola. Dal canto nostro sappiamo che la scrittura di nuove regole può avere segni differenti. E se proprio da Lampedusa ripartisse dal basso una spinta per cambiare radicalmente l'Europa, questo Paese, le sue norme e la sua politica?... Il dramma di Lampedusa ha di fatto messo in discussione la legittimità delle politiche europee ed italiane in materia di immigrazione. Di conseguenza le istituzioni europee e nazionali si trovano di fronte alla necessità di riscriverne le regole, o alcune di queste, di raffinarne i meccanismi, di annunciarne la cancellazione di attenuarne le spigolature, con lo scopo di poter riaffermare, nella sostanza, l'impianto stesso dell'Europa Fortezza.

Anche la paventata abolizione del reato di ingresso e soggiorno irregolare (che da sola cambia poco o nulla) parla lo stesso linguaggio. Per la politica istituzionale è urgente l’abbandono della simbologia e delle retoriche del pugno di ferro per mostrarsi oggi commossa, così da recuperare sul terreno della governance quel consenso che le morti di Lampedusa hanno affievolito. Ma come sappiamo l'abito non fa il monaco e vi è il rischio concreto che la politica istituzionale dica di voler cambiare tutto per poi invece non cambiare in concreto nulla, affogando nuovamente le speranze di milioni di donne e uomini nelle acque torbide delle larghe intese e degli egoismi europei.

Tocca a tutti noi giocare la partita che si è aperta perché ogni discorso di cambiamento prenda un'altra traiettoria. Non esistono scorciatoie. Esiste invece la possibilità di ripartire insieme perché l'incredibile disponibilità a mettersi in gioco che abbiamo registrato da parte di molti dopo i tragici avvenimenti di giovedì scorso, possa trasformarsi in un percorso di migliaia di persone, in una riscrittura delle regole attraverso un'elaborazione giuridica, politica, culturale, che sia veramente collettiva. In questi anni ci abbiamo provato in molti. Ma oggi abbiamo la possibilità di farlo in tantissimi. A partire da Lampedusa. Ritrovandoci a stretto giro insieme sull'Isola, con chi sull'Isola oggi chiede un cambiamento, insieme a chi ha sottoscritto gli appelli di questi giorni, insieme a chi in questi anni ha elaborato proposte, a chi vuole giocare questa sfida fino in fondo, per dare vita ad un grande meeting, un momento di discussione aperto, tra associazioni, collettivi, organizzazioni e singoli. Per un momento di elaborazione di proposte ma anche di costruzione di una campagna nazionale ed europea per un'Italia senza la legge Bossi-Fini, per un'Europa diversa, senza detenzione, respingimenti, cittadinanze negate e diritti violati. Per far si che proprio il luogo che in questi anni ha dovuto subire le scelte della politica europea, diventi invece motore di un'ipotesi di cambiamento. Ritroviamoci a Lampedusa per scrivere insieme la Carta di Lampedusa.

 
di Alberto Moscuzza (pubblicato il 06/09/2013 alle  21:44:10, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1017 letture)

cassibileDopo 70 anni trascorsi dal giorno che vide Cassibile passare alla storia contemporanea mondiale con la resa incondizionata delle nostre Forze Armate, imposta dagli anglo-americani a un manipolo di generali capeggiati da Pietro Badoglio e da Casa Savoia, l’Associazione culturale Lamba Doria reputa importante ricordare che: l’armistizio firmato a Cassibile (Masseria San Michele) dimostra, senza alcuna ombra di dubbio, alla storiografia contemporanea ormai libera da ogni forma di pregiudizio politico, lo sfascio totale dell’istituzione politico e militare dell’Italia. Esso fu scientemente attuato da una minoranza dello Stato maggiore delle Forze Armate e dalla Casa Savoia, che pensava di avere un salvacondotto dagli anglo-americani per uscire indenne dalla guerra, le cui sorti volgevano ormai a sfavore delle truppe italo tedesche, a tutto discapito soprattutto dei nostri soldati, rimasti in tutti i teatri di guerra allo sbando e senza ordini. Gli accadimenti dimostrarono purtroppo quanto si poteva temere. Gli anglo-americani imposero infatti all’Italia una umiliante resa incondizionata, aggravata dalla consegna totale della nostra sempre temuta flotta navale nell’isola di Malta. Per tali episodi ci domandiamo ancora oggi se questo non sia stato un atto di alto tradimento, soprattutto verso tutti quei marinai morti per difendere la nostra Patria. I francesi, pur sotto le continue minacce di rappresaglie tedesche, non consegnarono la loro flotta, ma la “autoaffondarono” nel Porto di Tolone, dando un grande esempio di coraggio e patriottismo. Oggi dopo 70 anni, ci auguriamo che la data dell’armistizio venga ricordata da tutte le Istituzioni, anche per portare a conoscenza delle nuove generazioni, che le improvvisate, coscienti ed incoscienti decisioni dei nostri alti comandi, portarono fra l’altro la conseguenza dell’inutile sacrificio di migliaia di nostri soldati, come nell’isola greca di Cefalonia, e l’affondamento della corazzata Roma, avvenuto il 9 settembre del 1943, mentre in convoglio era diretta a Malta per consegnarsi.

 
di Redazione (pubblicato il 13/08/2013 alle  09:48:35, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  977 letture)

caniSi preparano tempi difficili, aggravati da una diffusa “disumanità”, cioè dal venir meno di quella pietas che dovrebbe dirigere pensieri e azioni dei cosiddetti credenti. Atti di intolleranza verso quel popolo di poveri cristi che fuggono dalla fame e dalla miseria rischiando (e rimettendoci spesso) la vita sono all’ordine del giorno, cattiverie verso ragazzi colpevoli di essere confusi sulla propria sessualità, crudeltà verso gli animali, come si evince da una serie di pazzesche ordinanze sindacali che accomunano vari sindaci e nelle quali si sanziona l’atto di dar da bere e da mangiare ai tanti randagi che le amministrazioni incapaci non riescono a contenere e a gestire. L’Enpa protesta contro l'ordinanza “affama-randagi” emanata dal Sindaco di Taormina che, con un provvedimento emesso lo scorso 4 luglio, vorrebbe impedire ai cittadini di alimentare i cani vaganti sul territorio comunale. «Il provvedimento non è soltanto illegittimo – spiega l'Enpa - perché nessuna norma di legge prevede il divieto di sfamare i “trovatelli”, come ribadito da pronunce dei Tribunali Amministrativi Regionali (ad esempio: Tar Puglia, Sez. Lecce, sent. n. 525/12), ma potrebbe configurare una ipotesi di maltrattamento omissivo, pretendendo di impedire di soccorrere un animale in difficoltà.» Questa norma è inaccettabile non solo da un punto di vista etico ma anche da uno giuridico, perché chi decide di svolgere una funzione suppletiva rispetto a quella del Sindaco, cui la normativa attribuisce la responsabilità per gli animali vaganti sul proprio territorio, si troverebbe di fronte a un divieto pesantemente sanzionato. In questi casi l’unico inadempiente – sostiene ancora l'Enpa – è proprio il sindaco perché, se nei vari comuni esiste un problema legato al randagismo, questo significa che non è stato affrontato e gestito secondo le previsioni normative. Normativa che individua nelle Regioni e nei Comuni gli enti preposti ad intervenire per la prevenzione e la gestione di tale fenomeno. Qualsiasi odiosa ordinanza di tal genere quindi può e deve essere impugnata immediatamente nelle sedi più opportune.

 
di Redazione (pubblicato il 09/07/2013 alle  21:07:50, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1058 letture)

di francoSi continua a discutere di episodi di inciviltà – sostiene Mimmo Di Franco in una sua nota - che coinvolgono i portatori di handicap, i quali vedono trasgredire quanto la legge sancisce per favorire la loro già difficile vita quotidiana. “Ad Augusta, posteggiare le auto davanti agli scivoli per disabili è una cosa normalissima, sono talmente tanti i “distratti” oltre a quelli incivili. Ci vorrebbe una campagna stampa per scoraggiare gli automobilisti a posteggiare davanti agli scivoli, con la speranza di scuotere la coscienza di coloro che imperterriti bloccano il passaggio di disabili, mamme con bebè in carrozzina e anziane con il carrello della spesa. Ci vorrebbe pure maggior controllo da parte delle autorità, non solo elevando le multe ai trasgressori, ma utilizzando il carro attrezzi per liberare lo scivolo. Inoltre, si ricorda che i pass vanno rilasciati alle persone con ridottissima deambulazione e non a chiunque abbia fatto richiesta d’invalidità. Si è fatto un censimento attuale dei pass e degli stalli personalizzati? Il problema è molto sentito in città”.

E’ questo un tema spesso dibattuto negli anni passati ma ancora drammaticamente attuale vista la situazione non ben definita, malgrado le normative promulgate in materia, a cominciare da quella legge n. 13/89 che a distanza di quasi 15 anni dalla sua emanazione ancora non è del tutto operativa. Tutto ciò è ampiamente documentato dallo stato di fatto esistente ad Augusta, dove peraltro, accanto alle barriere ancora esistenti, esistono anche strutture che invece hanno saputo adeguarsi alle normative vigenti. La gente continua a negare le pari opportunità, negando soprattutto a se stessa la consapevolezza che è proprio il non rispetto delle normative e un comportamento poco civile e responsabile a rendere la persona veramente handicappata. Infatti il mancato adeguamento di tanti edifici pubblici, negli uffici comunali, nelle scuole e altrove è una grave carenza cui si aggiunge il comportamento dei cittadini allorquando lasciano la macchina parcheggiata davanti a uno scivolo, impedendo così l’accesso e il transito delle carrozzelle, o occupano un parcheggio riservato agli invalidi. Si parla tanto di solidarietà ma sarebbe più opportuno ricordarsene concretamente tutti i giorni nei comportamenti comuni. Coloro che danneggiano i disabili sono soprattutto i parenti degli stessi, perché abusano del pass e lo usano più come un privilegio di famiglia che un’agevolazione del parente disabile. In questi giorni si stanno aggiungendo altri stalli senza eliminare quelli scaduti o quelli personalizzati i cui titolari sono deceduti.

 
di Redazione (pubblicato il 03/07/2013 alle  10:33:37, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1231 letture)

costa pergolaCon le ristrettezze di parcheggio nella zona del Faro S. Croce di Augusta, cui si è tentato di far fronte consentendo l’accesso nella piazzetta più a nord (ma certamente insufficiente a contenere le auto dei bagnanti nei prossimi mesi di calura estiva) si riapre anche quest’anno l’eterno conflitto tra "liberi" bagnanti e occupanti privati a vario titolo dei litorali e delle strade che portano al mare, fatto che, complice un'estrema varietà di interpretazioni della legge, scatena gigantesche problematiche. La legge dello Stato recita (articolo 1, comma 251, legge 296/2006): «È fatto obbligo ai titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione». In pratica, chiunque può entrare gratis in qualsiasi stabilimento e, a maggior ragione, in qualunque insediamento, attraversarlo e raggiungere la battigia (la striscia di 5 metri prima della zona della risacca sugli scogli o sull'arenile). Questo almeno teoricamente, perché in pratica la faccenda si complica quando si passa all'interpretazione della legge.

Prima di tutto ci sono alcune leggi regionali che emendano, almeno in parte, l'articolo prima citato. Diverse regioni e tra queste la Sicilia hanno infatti stabilito che l’ingresso gratuito è obbligatorio solo se non vi sono altri accessi liberi nel raggio di 150 metri.

Su tutto il litorale augustano dal golfo Xifonio in poi, per un bel po’ di chilometri di costa, imperano ovunque i cartelli dissuasori “mare non balneabile” a causa della carenza di un depuratore che possa evitare lo sversamento direttamente a mare dei reflui delle abitazioni. Del collegamento al depuratore consortile IAS si parla da anni ma finora è tutta aria fritta. E intanto nel nostro mare, già provato da inquinamento industriale, mercurio e chi più ne ha più ne metta, si riversano anche i liquami civili (si fa per dire), aggiungendo una bella frotta di colibatteri fecali a tutte le altre schifezze galleggianti nelle fresche acque.

Cancellati dalle mappe catastali gli accessi al mare sono finiti per essere “inglobati” dalle ville progettate dagli architetti o nate “spontaneamente”, come si soleva dire “in economia”, a partire dagli anni settanta e sono diventati, anch'essi, proprietà privata, muniti di cancelli da galera con tanto di catene e catenacci o azionati da sofisticati dispositivi automatici, le cui chiavi o telecomandi sono in possesso di pochi eletti.

Ormai l'unica discesa a mare a disposizione dei cittadini è quella che porta al Faro Santa Croce ma le pessime condizioni della strada stretta l'hanno resa sempre più rischiosa e la carenza di parcheggi scoraggia tanti cittadini che ormai hanno rinunciato ad andare a Sant‘Elena. Ma la chiusura incontrollata ed indisturbata degli accessi al mare (vedi foto di un cancello ostruttivo in costa Pergola), che erano naturalmente pubblici, non ha soltanto negato un elementare diritto a chi non ha la fortuna di possedere una villa ma ha fatto sì che sugli scogli, che non possono certamente essere ritenuti proprietà privata, «fiorissero», piazzole di cemento armato su cui piazzare ombrelloni e sdraio, naturalmente con uso vietato agli estranei o meglio agli intrusi, e perfino scivoli in cemento per calare le barche. Spesso per ragioni di “privacy” le piazzole di cemento armato realizzate sugli scogli sono state munite di reti di recinzione in ferro, in dispregio di tutti i vincoli ambientali, paesaggistici e comunitari che gravano sulla zona costiera. “Non ci risulta che il Comune si sia mai fatto carico di questo problema” ci hanno detto molti cittadini. Per fare un bagno a mare ormai non c'è che un modo: essere ospite in una delle tante ville che si susseguono, protette dal verde e dai cancelli, su tutta la costa augustana.

 
di Salvo Sequenzia (pubblicato il 23/04/2013 alle  20:18:20, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  907 letture)

Salvo SequenziaIl PD si sta sgretolando perché non esistono più, nella nostra società, le ideologie "forti", legate a motivazioni e ad istanze che hanno caratterizzato la formazione e la vita di queste forme di rappresentanza nel secolo scorso. Viviamo un'età di cambiamento. Ed il cambiamento implica la "crisis". La fine delle grandi "narrazioni" che tenevano unita la sinistra rappresenta la fine dell'ultimo grande partito della storia dell'occidente. Popolari e Socialisti, a Strasburgo, non sono altro che i fantasmi, i "simulacra" dietro cui si celano nebulose di interessi e nuove forme di espressione rappresentativa mosse da valori e da ideali "altri". Gli scenari della politica globale si sono spostati al medio e all'estremo oriente. Nessuno vuole il Mediterraneo quale "omphalos" di civiltà e progresso. Tutt'altro! La depressione programmata di questa parte del mondo sarà la linfa che nutrirà e farà rifiorire, da un lato, la primazia degli stati teutonici, e dall'altro trasformerà il sud dell'Europa e l'Africa nel terreno di pascolo dei cinesi, dei nipponici, degli indiani e dei russi, con la compiacenza degli Stati Uniti. Saremo presto una provincia della periferia dell'Impero mal governata da satrapi asserviti a banche e a multinazionali.

 
di Redazione (pubblicato il 20/04/2013 alle  15:12:39, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1114 letture)

amici animaliC’è del surreale che aleggia sull’Agenzia delle entrate d’Italia. Gli spettatori di Ballarò hanno ascoltato trasecolati le dichiarazioni di un ufficiale giudiziario che riteneva, a norma di legge, pignorabili gli animali domestici. Oggetti impignorabili sono la fede nuziale, gli utensili della cucina e il letto, nient’altro, quindi il cane o il gatto di casa si possono sequestrare all’inadempiente. Perché gli animali sono cose, e non elementi affettivi centrali nella vita di milioni di persone. Invece di agevolare con facilitazioni e sgravi fiscali, gli anziani che fanno di cani e gatti i compagni della propria solitaria esistenza, lo Stato ce la mette tutta ad opprimere, cosa che da sempre fa, dal medio evo fino ai nostri giorni. Non c’è assistenza veterinaria pubblica, anzi si fattura al ventun per cento di IVA, salvo l’operato delle Asl che a spese del contribuente hanno potere assoluto sui randagi, ma non propongono mai prestazioni private a costi agevolati. Così accedere alle cure è oneroso, anzi gli animali domestici sono considerati bene di lusso, tanto che molti, per paura, preferiscono evitare l’inserimento del microchip obbligatorio e la compilazione dei libretti sanitari. Insomma, le politiche finanziarie ritengono fruttuoso tartassare e minacciare chi combatte la solitudine grazie all’amore per il cagnolino o il micetto. I proprietari di animali dovrebbero essere rispettati come acquirenti di cibo, mangimi, foraggio, medicine, scatolette, prestazioni veterinarie, accessori contribuendo così al commercio e alla crescita del Pil. E soprattutto l’Agenzia delle Entrate dovrebbe capire che va contro ogni umanità considerare pignorabile un animale domestico che da e riceve un bene raro e impignorabile: l’amore. Cosa poi si possa ricavare dalla vendita di un animale adulto in tempi di crisi come questi è un mistero che andrebbe disvelato dai cervelloni che sovrintendono alla riscossione delle gabelle dai sudditi di questo sconquassato impero.

 
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