Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/01/2012 alle  14:13:46, nella sezione ARTE,  1073 letture)

Sabato 7 gennaio verrà inaugurata la mostra di pittura e scultura dell’artista palazzolese Enzo Nieli presso la Galleria Roma di Siracusa. Enzo Nieli, già noto al grande pubblico della città per aver di recente esposto presso la Biblioteca Alagoniana un interessante remake d’autore della “Annunciazione” di Antonello da Messina, si ripropone nella Galleria Roma questa volta con una mostra personale di pittura e scultura che tocca a campione diversi periodi e ambiti della sua produzione. A presentare l’artista sarà il Prof. Nino Portoghese. Valente artista del legno Enzo Nieli non pone limiti alla creatività sfruttando la sua profonda conoscenza dei materiali dai quali estrae personaggi e simboli che da sempre popolano l’immaginario ed evocativo universo della comunità di Palazzolo Acreide. I luoghi del culto, spaccati di vita locale, la campagna mai privata dello skyline del paese, sempre presente, mai fuori campo, “quel luogo” ben ancorato ad un sentimento di identità che l’artista non mette mai da parte, neanche nei lavori di pittura dove, anche se tenta il massimo distacco, non può fare a meno di ricondurre il tutto ad una traduzione del segno nella autenticità del significato, impregnato fortemente di una materiale immaginazione che il fruitore può addirittura toccare, per stabilire quel contatto necessario per entrare anch’egli nell’idea dell’artista. La mostra resterà aperta fino al 17 gennaio.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/01/2012 alle  14:06:41, nella sezione ARTE,  1520 letture)

E’ in corso a Torino fino al 30 gennaio 2012 l'Esposizione Internazionale d'Arte Contemporanea inaugurata il 17 dicembre, curata da Vittorio Sgarbi, sotto la direzione artistica di Giorgia Cassini. A Torino è presente l'artista siracusana Sandra Rizza con l'opera "Escort da casa e faccio Danno" e la sua presenza in questa importante rassegna è propedeutica ad una prossima partecipazione alla Biennale di Venezia, Padiglione Italia. Sandra Rizza è nata a Siracusa, città dove vive e lavora. Si avvicina alla pittura già in tenera età, a 14 anni si iscrive all'Istituto Statale d'Arte di Siracusa dove subito si impone per la sua originalità rispetto alle tendenze. Ha frequentato poi l'Accademia di Belle Arti di Catania, sezione scenografia, nell'anno 1983 e l'Accademia di Belle Arti "Mario Minniti" a Siracusa. Ha partecipato a numerosi concorsi di pittura vincendo anche molti premi. Dal 2008 si reca frequentemente a Roma per approfondire la sua sperimentazione artistica. Qui incontra i fotografi Claudio Abate e Stefano Esposito con i quali lavora e instaura rapporti d’amicizia. Sandra Rizza sperimenta e recupera i mezzi espressivi del fare arte con supporti spesso tradizionali, si avvale anche di installazioni utilizzando diversi materiali dislocati liberamente nello spazio espositivo. Ha esposto in molte location e gallerie d’arte siciliane e italiane.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 12/12/2011 alle  09:32:00, nella sezione ARTE,  938 letture)

Il 20 dicembre alle 19 si inaugura ad Augusta la Mostra collettiva dei fotografi artisti Lorenzo Daniele, Mario Di Salvo e Mauro Italia nella sede della Galleria Bivio Art, in via Ss. Annunziata, 4. La mostra, dal titolo “Alogenuri d’argento” resterà aperta fino a lunedì 9 gennaio 2012. L’ alogenuro d'argento è un composto chimico formato dall'argento unito ad un alogeno. La sensibilità alla luce dei minerali d'argento ha fatto in modo di renderli utili nella realizzazione delle emulsioni fotografiche, utilizzate per la produzione di lastre e pellicole. Gli artisti in mostra hanno utilizzato tali sperimentazioni uscendo dalla moda del digitale per riscoprire tecniche estremamente creative che già Henri Cartier Bresson nel primo novecento così descriveva: “E’ una illusione che le fotografie si facciano con la macchina…si fanno con gli occhi, con il cuore, con la testa”. Colpisce come la fotografia tradizionale in pellicola continui a resistere nell’era del digitale, mantenendo inalterati nel tempo fascino, profondità, poesia. La chimica del procedimento fotografico riesce a raccontare la chimica che muove la vita, le esperienze, l’uomo. “Alogenuri d’argento” è una mostra fotografica che espone momenti di vita vissuta, fatta di uomini e donne, luoghi e tempi, memorie e visioni. Per questo gli autori delle fotografie esposte hanno scelto solo scatti eseguiti in pellicola, stampati su carta Ilford con procedimento chimico e manuale, a garanzia di una verità di emozioni che può esprimere solo la fotografia analogica, per sua natura aliena da manipolazioni e alterazioni successive alla ripresa.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 12/12/2011 alle  09:24:30, nella sezione ARTE,  1588 letture)

Tradizionale appuntamento natalizio con l’arte dei pittori Bartolomeo Ortisi e Giuseppe Di Salvo che quest’anno espongono le loro opere negli spazi a piano terra del Municipio di Augusta, con ingresso da via Principe Umberto. Giuseppe Di Salvo è pittore con una lunga esperienza artistica, interprete concettuale della natura e del paesaggio ed ha una capacità creativa che vuole sperimentare nuove strade pittoriche, ma non rifugge dall’interpretazione a volte grottesca dei personaggi (uomo o donna) visti in una luce cruda di brutture che riescono però, filtrate dalla sensibilità dell’artista, a rappresentare sulla tela una realtà pregna di valenza estetica e coloristica. Bartolomeo Ortisi si esprime anch’egli (i due artisti sono molto simili nel loro operare) con una pittura naturalistica e concettuale insieme, comunicando il suo mondo interiore e il suo essere uomo che ha ormai raggiunto uno stadio del pensiero che prelude a uno spazio silenzioso, solitario rifugio e felice sorgente di luminosità creativa, che esprime con modernità di linguaggio, con stilemi lirici drammaticamente compartecipati. I suoi quadri sono riconoscibili immediatamente e la sua tematica artistica ci fa compartecipi di fantastiche visioni dell’immaginario. I due artisti. inossidabili alle aggressioni del tempo e dell’età, continuano a offrirci il meglio della loro produzione.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 02/12/2011 alle  22:28:29, nella sezione ARTE,  1044 letture)

Sabato 3 dicembre alle ore 18,30 la prof.ssa Lucia Arsì presenta la personale di pittura "AISTESIS" di Rosa Maranci negli spazi della Nuova Galleria Roma in Piazza S. Giuseppe. Su questa artista la Arsì, nota poetessa e scrittrice siracusana, così si esprime: ”Quintali di energia, la compassione la sua cifra dominante, la curiositas la sua compagna di viaggio. Predilige i ritratti, i volti familiari. Perché? Per sentirne la presenza, per riaffermarne la fedeltà. Quei volti però assumono movenze diverse, perché sempre altro è il sentimento, il cui tono é rivelato dai colori accesi e dalle linee decise per dimostrarne la profondità, l’immediatezza, il guazzabuglio interiore. Quanta solitudine dentro di lei! E il viso grigio perla della figlia ha il linguaggio dell’amore, dell’abbandono; così i visi dei nipoti, accesi nei colori, rivelano “la nostalgia del futuro” di una donna che sicuramente avrà tanto da dirci. E i vecchi dediti ai mestieri? E l’amore per il dettaglio? E il mare e i fiori e le suppellettili della casa, il tutto reso con plastica evidenza e con tono elitario e personale? Vive, Rosa, il suo tempo astorico, abita uno spazio che abbraccia luoghi della memoria e della prossimità. Non si percepisce, attraverso i dipinti, alcuna istanza metafisica. E’ la mamma terrena, sollecita, che accoglie nel grembo i nati, ella sempre devota. E’ tutto il suo mondo? No…la finestra, all’esterno, è imbellettata con il verde spumeggiante dei fiori, le imposte però sono serrate. Rosa non si disvela. O meglio non immediatamente riusciamo a leggere tutti i colori del suo animo. Tuffarsi nell’abisso, cogliere il nulla (che non è nichilismo ma l’a-partire-da), fissare il viaggio nel labirinto della vita, forse è questo il senso della mancanza di visione oltre la finestra? Diamo tempo alla Nostra. Nel frattempo, godiamoci il “bello” della sua esperienza estetica”.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 17/11/2011 alle  14:53:32, nella sezione ARTE,  1080 letture)

E’ tornato ad Augusta il prezioso dipinto dal titolo “Abigail e Davide” di autore ignoto del secolo XVIII, restituita lunedì dopo un accurato intervento di restauro curato dalla Sovrintendenza di Siracusa e dopo essere stato esposto in una mostra tenutasi presso la galleria di palazzo Bellomo a Siracusa. L’opera sarà ricollocata nella settecentesca chiesa di San Sebastiano da dove proveniva, ma nell’attesa della riapertura della storica parrocchia augustana è stata temporaneamente ospitata nell’abside della chiesa di Sant’Andrea. Il parroco don Scatà ha ricevuto l’opera dalla dottoressa Carmela Vella, direttore della galleria regionale di palazzo Bellomo. L’episodio biblico raffigurato è quello di Davide ed Abigail ed è tratto dal primo libro di Samuele. Vi era un uomo di nome Nabal che era molto ricco e possedeva un grosso gregge ma era rozzo e di modi incivili. Sua moglie Abigail era invece una donna di senno e bella d’aspetto. Il re Davide, venuto a sapere che Nabal aveva tosato le sue pecore, gli mandò a chiedere una parte della tosatura perché i suoi pastori avevano goduto della protezione del popolo di Israele nel deserto. Al rifiuto di Nabal, Davide ordinò ai suoi uomini di armarsi per prendere con la forza ciò che non gli era stato concesso. Abigail, venuta a conoscenza dell’accaduto, prese duecento pani, due otri di vino, cinque montoni e del grano e, caricatili su degli asini, si precipitò per raggiungere Davide. Trovatolo gli fece dono di quello che portava con se e gli chiese di perdonare il gesto di suo marito. Il dipinto raffigura Abigail come una giovane donna circondata da ancelle che recano un’otre e una cesta di pani in atteggiamento riverente nei confronti del re Davide, raffigurato come un uomo maturo con l’elmo e la spada, accompagnato da un drappello di soldati. L’episodio rappresenta la prudenza e l’accortezza femminile, che diventa "atto politico” risolutivo di una crisi che può portare a scontro mortale tra due opposti poteri maschili.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 14/11/2011 alle  10:51:58, nella sezione ARTE,  1573 letture)

La Galleria Bivio Art sita nel centro storico di Augusta, in Via Annunziata 4, ha presentato, venerdì 11 novembre, la mostra del giovane artista augustano Giovanni Saraceno in arte KIBA, dal titolo “Black light”. La mostra sarà aperta al pubblico dal 12 al 13 e dal 18 al 20 novembre rispettando il seguente orario: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 18:00 alle 21:00. Colpisce in questo artista autodidatta ma talentuoso il segno graffiante e l’utilizzo del nero, colore spesso scartato nella tradizione classica ma presente in tanta produzione contemporanea, a volte temperato da modesti interventi di colore, tracce di una bitonalità che affascina lo spettatore-fruitore di queste tele inquietanti in cui si esprime il travaglio dell’umanità attraverso volti segnati e segnici di personaggi conosciuti e non, volti che scrutano nel profondo e lasciano traccia nella nostra psiche, umanità dolente e proiettata verso un futuro incerto e disperante. Si può avvertire un certo richiamo, se volessimo parlare di una scaturigine “storica” di questa produzione artistica, all’espressionismo del tedesco di George Grosz o a quello del norvegese Edvard Munch. Giovanni Saraceno è geometra, lavora presso lo studio di un architetto che tanto lo apprezza, incoraggiandolo anche nel difficile campo dell’arte. Gheddafi, Marlon Brando, il bambino di Fukushima, Charlie Chaplin, un gruppo di “baluba”, un pugile in azione, vari i soggetti di questa piacevole mostra, ospitata da un centro storico che sembra voglia aprirsi a nuove attività gestite da giovani che tentano di vivacizzare l’asfittica atmosfera paesana aprendo pubs e spazi espositivi di aggregazione autogestita e certamente non aiutata dalle amministrazioni locali, ma basata sull’entusiasmo e sulla convinzione.

 
di Redazione (pubblicato il 09/11/2011 alle  14:57:02, nella sezione ARTE,  1456 letture)

Il Palazzo del Governo di Via Roma a Siracusa dal 26 novembre al 4 dicembre 2011 ospiterà la mostra dal titolo "Immagini & Immagini", con inaugurazione il 26 Novembre alle ore 18,00. Esporranno le loro opere gli artisti Gaetano Interlandi (Fotografia) e Sebastiano Brancato (Pittura). La mostra sarà presentata dal giornalista e critico d’arte Raimondo Raimondi. L’evento artistico, che gode del patrocinio della Provincia regionale di Siracusa, è organizzato dall’Associazione culturale “I.N.FOR.U.M. Europa” presieduta da Giacinto Avola. Sarà presente all’inaugurazione il Presidente della Provincia regionale di Siracusa Nicola Bono. Gaetano Interlandi, psichiatra e psicoterapeuta, presenta "I Fiori e il Mito", una serie di fotografie interpretative proposte già presentata con successo qualche tempo fa all'Orto Botanico di Catania. L'interpretazione del mondo floreale porta ad una associazione di differenti sfere percettive: il vedere e il sentire, smuovendo emozioni della mente e riconoscimenti olfattivi. L'interpretazione fotografica da una parte consente l'apprendimento della flora, ma hanno un riflesso simbolico e mitologico allorquando l'impollinazione rievoca comportamenti mirati alla riproduzione. Il fiore, caratterizzato da petali di proverbiale bellezza, alla stregua di un adescatore, serve per invitare gli insetti al suo centro, dove le zampette e le antenne si impregnano del polline e, in sequenza, tale patrimonio genetico viene depositato nel pistillo del fiore incontrato lungo il volo nei campi. Il fiore è dunque espressione pura di sessualità e di amplessi legati ai vari agenti dell'habitat naturale. Ma i fiori ritratti da Interlandi sono soggetti di una posa artistica che si traduce in ultima analisi in un’opera svelata a tutti, una fotografia d’arte che è un omaggio alla nostra sensibilità di fronte alla bellezza, uno stimolo alla nostra emozione di fronte alla natura, la nostra grande madre, generosa e spesso ripudiata dai suoi stessi figli. Sebastiano Brancato, pittore e fabbricatore di carta papiro, è un artista Naif. Il termine Naïf è una parola francese che corrisponde all'italiano ingenuo, primitivo. La pittura Naïf è caratterizzata da un'esecuzione semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Tra i maggiori protagonisti della pittura Naïf ne ricordiamo uno in particolare, forse il più grande, Antonio Ligabue (vero nome Antonio Laccabue nato in Svizzera nel 1899 e morto in Italia a Gualtieri nel 1965). Il naif di Brancato si basa su una ricerca di impaginazione spaziale dominata da una gamma cromatica illimitata e purista che crea forza e profondità, inventando inquietanti masse formali che fanno entrare l’osservatore dentro il quadro, alla ricerca di ciò che non è visibile, di ciò che è al di fuori della convenzionale dimensione delle cose. Ne risulta una pittura praticata per determinare uno stimolo ottico di ordine psicologico, un’espressione artistica quanto mai attuale e per niente superata dalle ultime tendenze dell’arte contemporanea. Brancato veleggia in un complicato mondo fantastico, a volte col gusto dell’ironia, altre col sapore denso della passione, con sentimenti profondi e stratificati da custodire prima e da rivelare poi a se stesso e agli altri.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/11/2011 alle  14:59:47, nella sezione ARTE,  1699 letture)

Continua a Siracusa la mostra personale di Giovanni Alfano inaugurata il 15 ottobre al Palazzo del Governo di via Roma per il 50° anniversario della sua pluriennale attività pittorica. “Una vita per l’arte” si intitola l’evento che ha visto esposto un centinaio di opere che spaziano dal figurativo al concettuale-astratto, presentate in un ricco ed elegante catalogo da Paolo Giansiracusa e Giovanna Marino. Numerosissimi i visitatori e gli amanti dell’arte che hanno goduto di questa carrellata di quadri visibili nelle ampie sale del Palazzo di via Roma, il che ha convinto l’artista a prolungare la mostra fino al 13 novembre. Nato ad Augusta nel 1936 Alfano ha poi vissuto incessantemente a Siracusa dove gestisce lo studio-galleria “La tavolozza” in corso Gelone 86. Numerosissime sono le mostre personali e collettive tenute da Alfano in Italia e all’estero. Preziose le amicizie tessute con artisti del calibro di Treccani, Migneco, Fontana. Oltre 200 i premi ricevuti in tante e tante manifestazioni rigorosamente documentate nel catalogo di Alfano. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha sinteticamente apprezzato le sue opere definendolo “Giovanni Alfano al centro dell’arte”. La rassegna rimarrà aperta al pubblico dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00. Uomo generoso e leale, amico su cui contare, pittore rigoroso e sapiente, innovatore per certi versi, capace di gestualità e di inventiva, Giovanni Alfano è un artista genuino che ha donato a Siracusa il valore aggiunto della sua creatività artistica e della sua rara umanità.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 20/10/2011 alle  14:21:05, nella sezione ARTE,  977 letture)

La Galleria Roma di Siracusa prosegue il programma espositivo con la personale della pittrice Marina Giuffrida che si inaugura sabato 22 ottobre, alle 18,30. Scrive Melinda Miceli nella presentazione alla mostra: “Analizzando le opere di Marina Giuffrida ci si può inoltrare con immensa curiosità nell’ “avventura della conoscenza” onirica e figurativa di una realtà interiore complessa nella quale soggetti diversi traspongono sfaccettature ampie di pensiero dove trova spazio il nulla ed il tutto e dove la pennellata strutturata e consapevole si alterna al quasi annullamento del segno e del colore. Tentativi di rappresentazione di un reale che sconfinano nell’immaginario, in dipinti quelli della Giuffrida che dal figurativo moderno risentono di influenze della Metafisica dove la massima importanza è attribuita al sogno, all'onirico, alla dimensione dell'interiorità dell'uomo e di influenze dell’arte concettuale dove l'essenza dell'arte consiste invece nell'idea, nel concetto che precede e conforma l'opera. Il percorso dell'idea, la riflessione teorica e filosofica, la precisazione e presentazione del processo di formazione del pensiero, l'azione linguistica, vengono a volte posti in primo piano rispetto al risultato materiale di tale azione che viene considerato come pura esemplificazione fisica del linguaggio. Nel figurativo la ricerca spontanea di soluzioni alternative si manifesta in più direzioni prevalentemente nel segno della libertà e della sperimentazione del nuovo, svincolata da qualsiasi ancoraggio a principi precostituiti di autorità culturale o etica. La ricerca è condotta a rifondare la comprensione della realtà partendo dalla demistificazione di tutte le pratiche rappresentative e dando campo libero al pensiero per indagare l'essenza delle cose e delle relazioni tra esse. La delicatezza del tratto e del colore nei dipinti della Giuffrida approda a esiti creativi anche simbolici dove i soggetti dipinti si prestano a interpretazioni inconsce che si rivelano però contemplative, legate a fattori fortemente culturali, con precisi legami con la tradizione dell'arte classica dove si può ravvisare la plasticità dei corpi e la simmetria dell’ordito concettuale che risente delle influenze storiche dell’arte greco-romana. A tratti elementi di surrealismo suggeriscono la volontà di saldare la realtà storica con quella onirica, allo scopo di liberare tutte le potenzialità espressive della natura umana”.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/10/2011 alle  16:21:55, nella sezione ARTE,  829 letture)

Si apre una nuova stagione della Galleria d’Arte SIDE-A di Catania con appuntamenti di altissima valenza culturale, grandi mostre, grandi artisti ed iniziative di ampio respiro che spaziano tra le arti più nuove ed elitarie, non solo visive, ma uditive, olfattive, tattili e di gusto. La giovane galleria vuole aggregare entusiasmi e formare dei gruppi aggregati per gusti artistici, per passioni ed hobby ma anche per esigenze particolari. Sabato 15 ottobre alle ore 19,00 la Galleria Side-A Modern Art di Gibiino e Cascone sita in viale Vittorio Veneto 5.a/b propone l'inaugurazione della personale di Andrea Cantieri. Il catalogo della mostra dal titolo LOVE ME OR LEAVE ME contiene testi di Igor Zanti e Alessandra Redaelli. Cantieri è un giovane e già affermato artista che si rifà alla filosofia di Harold Rosenberg, riassunta nella seguente affermazione:“Ciò che i pittori d’azione pensano in comune è rappresentato solo da quello che fanno separatamente … Le Grandi Opere del Passato e la Bella Vita del Futuro non valevano nulla … Molti pittori avevano pensato di dipingere la Società. Altri avevano tentato di dipingere l’Arte (Cubismo, Postimpressionismo), il che è quasi la stessa cosa. Il grande momento è venuto quando hanno deciso di dipingere … semplicemente dipingere. Il gesto sulla tela è stato un gesto di liberazione dai Valori politici, estetici, morali. La nuova pittura ha annullato ogni differenza tra 'vita e arte': essa era 'indistinguibile' dalla biografia dell’artista.”

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 26/09/2011 alle  18:51:53, nella sezione ARTE,  1033 letture)

La mostra delle opere di Giovanni Garipoli, inaugurata il 17 settembre al Palazzo del Governo di Siracusa, resterà aperta fino al 2 ottobre. L'artista Giovanni Garipoli è nato a Siracusa, dove attualmente vive ed opera. Il nonno e il padre erano anch'essi imprenditori e scultori, noti per la costruzione della Camera di Com¬mercio, del palazzo della Dogana, della Finanza e di altri edifici dell'inizio del '900. Garipoli è sempre stato attratto, sin dall'in¬fanzia, dai materiali messi a disposizione dalla natura, come il legno e la pietra, che hanno stimolato la sua creatività. Ha tenuto gelosamente per se stesso le sue opere per quasi quarant'anni, per poi esporle, nel marzo 2001, in una mostra personale a Siracusa, negli spazi espositivi del Centro d'Arte Contemporanea. In quella occasione riscosse vasti consensi, registrando un notevole numero di visitatori della mostra, il che lo indusse a perseverare in questa sua attività raggiungendo vette creative di tutto rispetto con una produzione artistica quanto mai varia e cospicua, che spazia da sperimentazioni pittoriche alla scultura affidata a volte al ritrovamento casuale di materiali della natura come più spesso all’elaborazione in chiave concettuale di una intuizione creativa. Nel 2002 gli è stata commissionata dal Comune di Siracusa, su richiesta dell'associazione D.N.M.S., una grande scultura dedicata ai caduti per servizio istituzionale, che è stata collocata permanentemente nella Piazza Leonardo Da Vinci nel marzo 2003. Oggi questa mostra ha messo a disposizione del pubblico siracusano e non un centinaio di opere, presentate in catalogo da Nino Portoghese.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 16/09/2011 alle  15:40:48, nella sezione ARTE,  1051 letture)

Si avvia a conclusione la mostra siracusana dell’artista irachena Hadeel Azeez, curata da Daniela Del Moro e Francesco Gallo, dal titolo “Solitudine dai lunghi riflessi” che si è svolta al Palazzo del Governo, in via Roma, col patrocinio della Provincia Regionale di Siracusa. Hadeel Azeez è nata a Bagdad nel 1981 ma vive e lavora in Italia dal 2003. Dopo gli studi di Belle Arti all’Università di Bagdad, nel 2003 si trasferisce a vivere in Puglia insieme a suo marito, il fotografo Michele Stallo. Organizza mostre collettive e personali fin dai primi anni in Italia. Nel 2008 si trasferisce a Londra, dove si dedica alla produzione artistica. L’anno successivo rientra in Italia per presentare mostre personali a Lecce, Taranto e Bari. Il 2011 è un anno molto prolifico per la giovane artista irachena che partecipa a collettive a Bologna e Roma, tiene una personale a Bari e prepara la sua prima mostra personale a Roma. Fra i riconoscimenti ottenuti è da ricordare il premio “Le Donne del Mediterraneo” durante il Festival del Mediterraneo di Conversano. Quello di “Solitudine dai lunghi riflessi” è un “viaggio” in tre momenti tra condizione della donna e dialogo interculturale, nel cuore di quel Mediterraneo che è da sempre non solo area di proficui scambi culturali ma anche autentico crocevia, nei secoli e nei millenni, di civiltà. Un viaggio compiuto attraverso le opere di una giovane ma già affermata, artista irachena che, con la sua ricerca, declinata al femminile, coniuga una figurazione pittorica ancorata alla tradizione occidentale con scritte poetiche in arabo. L’ultimo dei tre momenti di questo “viaggio” è stato il 9 settembre con la presentazione del catalogo della mostra con testi della glottologa prof. Elisa Lucchesi, alla presenza del console e dell’addetto culturale dell’Ambasciata in Italia della Repubblica dell’Iraq, del presidente della Provincia regionale di Siracusa on. Nicola Bono e del presidente del consiglio provinciale di Siracusa Michele Mangiafico.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 11/09/2011 alle  18:27:35, nella sezione ARTE,  1836 letture)

Presentata sabato sera nella nuova sede della Galleria Roma di Siracusa la mostra personale del pittore Antonio Pilato, artista nativo di Grotte, paese della provincia di Agrigento, ma che alterna la sua attività tra Milano e Palermo dove risiede nel periodo estivo. Ha frequentato per alcuni anni l’Accademia di Palermo, ma non condividendo l’impostazione didattica, da lui stesso definita pedante e carceraria, e per nuove esigenze sopravvenute di carattere spirituale si iscrive alla facoltà di Pedagogia e Filosofia, laureandosi con una tesi su “I problemi di estetica in Croce”. Pittore sensibile ed eclettico non resta indifferente davanti alle problematiche esistenziali angoscianti degli oppressi e la conoscenza personale dello scrittore Leonardo Sciascia lo motiva ancor più in questa sua sensibilità verso la gente umile, percependo il respiro sofferente dei personaggi delle zolfare e dei “carusi”, durante i brevi incontri estivi a Racalmuto con il famoso scrittore. Trasferitosi a Milano nel 77, alterna l’insegnamento della Filosofia e della Pedagogia negli istituti superiori, con la frequenza saltuaria del libero corso di composizione a Brera dove stringe rapporti di amicizia con Giuseppe Migneco, suo conterraneo, col quale matura un processo di sintesi linguistica e formale, consona alla sua originale personalità. Partecipa negli anni a numerose mostre assieme ad artisti già noti nel mondo dell’arte, in spazi altamente qualificati. Approda oggi a Siracusa con una nuova produzione pittorica presentato al folto pubblico presente in sala dal professore Salvo Sequenzia, che, con la colta sensibilità che lo contraddistingue, ha saputo cogliere l’essenza del pensiero creativo di questo artista.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/09/2011 alle  14:30:21, nella sezione ARTE,  831 letture)

Appena inaugurata la nuova sede della Galleria Roma Arte Contemporanea di Siracusa in Piazza S. Giuseppe e subito si parte con la mostra personale di pittura dell’artista Antonio Pilato, sabato 10 settembre, presentato dal critico prof. Salvo Sequenzia. Laureato in lettere e filosofia, con la tesi su “Il problema dell’arte in Croce”, docente, Pilato ha sempre avuto uno spiccato interesse verso le arti figurative, effettuando mostre ed esposizioni ad Agrigento e Palermo. Trasferitosi a Milano, dove tuttora insegna filosofia e pedagogia, ha continuato l’attività di pittore, inserendosi nel tessuto artistico del capoluogo lombardo. Originale e personale, l’artista non richiama alla mente alcun riferimento immediato se non ciò che è interiormente vissuto, dove l’oggetto si fa simbolo, invenzione poetica, e dove l’uomo si fa cardine di tutte le sue tematiche. Si affacciano nelle sue opere svariate problematiche politiche, sociali ed etiche, che lo fanno riflettere sul destino dell’uomo e sulle forze che lo impastoiano e a volte lo liberano.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/07/2011 alle  11:55:41, nella sezione ARTE,  1135 letture)

Lorenzo Filippone è uno psichiatra, avvezzo a scavare nell’anima umana e a percepirne il lato oscuro, il malessere esistenziale, il disagio psichico, il disconnettersi dei files mentali, l’esplodere primordiale della follia. Ma è anche un artista, sensibile come solo chi è a contatto con la sofferenza e il mistero dell’esistenza può essere. Come artista Filippone ha abbandonato tele e pennelli, inadatti ad esprimere il suo mondo, ha abbracciato una nuova forma di percezione scegliendo di dar vita ad opere d’arte costruite attorno ad elaborazioni digitali multimediali che, nello spazio virtuale del computer, si realizzano compiutamente.  Il suo mondo è essenzialmente onirico, basato su elaborazioni digitali di fotografie della sua realtà, su frattali che analizzano l’immagine e di fatto la trasformano, rendendola altra rispetto all’archetipo d’origine, consentendo viaggi fantastici ed iniziatici alla ricerca di se stesso nelle desolate vallate di un mondo virtuale, su ricostruzioni di rappresentazioni concettuali fatte di memorie e di scoperte, di ricerche e di smarrimenti. Il tutto nel segno di una operazione artistica in grado di offrire soluzioni insperate alla necessità di esprimere e comunicare, soluzioni affascinanti che coniugano dimensioni liriche e tecnologiche, utilizzando la virtualità di infinite variazioni del segno e del colore, mantenendo però l’inconfondibile autografia dell’autore, umano, troppo umano, nell’ininterrotto fluire spazio-temporale delle sue intime passioni, appena controllate, appena opacizzate dalla contraddizione in termini tra artista passionale e freddo tecnocrate. Così l’arte diventa essenzialmente verità, coraggio, cruda riflessione, implosione e, con molta probabilità, sofferenza. Il lavoro di post-produzione, il passaggio digitale, non rallenta l’attimo creativo, anzi consente all’artista di esprimersi in assoluta libertà, senza essere frainteso, dando di se un’immagine che, quanto più è sincera, tanto più lo allontana dalla banale dimensione della vita, concedendogli la possibilità di migrare nelle grandi praterie dell’immaginazione e della creatività visionaria.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/07/2011 alle  11:51:43, nella sezione ARTE,  985 letture)

E’ raro, per chi visiona ogni giorno opere d’arte delle più varie, trovarsi di fronte a qualcuna di esse che lo colpisca veramente in modo inequivocabile, serrando l’anima in una stretta di commozione e di autentica nostalgia, pur nel godimento che forme e colori, in perfetto equilibrio tra loro, producono. Questo è avvenuto a chi scrive nel confrontarsi con alcune opere di Franco Sciacca. Ha suscitato meraviglia, infatti, la magica atmosfera senza tempo dei suoi oli, fotografie d’epoca passate al filtro di una sensibilità artistica e cromatica che non ha eguali. Una capacità realistica che svela la presenza dell’uomo, immerso e partecipe in questi luoghi, in queste scenografie che si danno ai nostri occhi rinfocolando momenti perduti e pulizie d’ambiente di altre epoche. E’ un mondo interiore, un tempo della memoria, ai confini della realtà, che rielabora l’iconologia figurativa del pittore, il quale ritaglia per se stesso uno spazio silenzioso, solitario rifugio e felice sorgente di luminosità creativa, la cui memoria stratificata si esprime anche con modernità di linguaggio, liricamente sereno o drammaticamente compartecipato. Qualcuno ha parlato di richiami al “divisionismo”, corrente pittorica del tardo ottocento, nelle scelte cromatiche di Franco Sciacca, ma ciò produce una visone limitata della forza espressiva di questo artista che, malgrado qualche voluta licenza nostalgica e tradizionalista, si esprime con modernità e gioiosa inventiva, re-interpretando il suo mondo di elezione che è quello agricolo, naturalista, paesaggistico e mediterraneo, anzi tipicamente siciliano. Si avverte l’amore per le cose mute, per quel senso del tempo che è trascorso, seppure contrastato, rivissuto nel presente in modo da essere goduto nuovamente, come la sua storia di uomo nelle vicende sociali e personali, attraversate dal tumulto dello spirito e da sussulti interiori riconducibili ad una sensibilità esasperata, ad un misticismo accorato, ad una consapevolezza di essere profondamente artista. Il suo lungo viaggio non si è ancora concluso e Franco Sciacca può ancora regalarci la sua pittura fatta di sintesi magica tra forma e colore, una pittura fatta più per evocare che per rappresentare, una pittura che lo consegna definitivamente alla storia dell’arte.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/07/2011 alle  11:27:20, nella sezione ARTE,  1595 letture)

Grazia Trovato è una pittrice, già nota nel variegato firmamento dell’arte contemporanea, che anima in senso dinamico le sue creazioni pittoriche attraverso vibrazioni di colore e ritmi compositivi perfettamente dosati, con un linguaggio personale che si sposta progressivamente dalle riflessioni intimistiche, tipicamente femminili, ad una oggettivazione rarefatta delle componenti spaziali e figurative.  La sua produzione può, a buon diritto, definirsi segnatamente “impressionista”, ma l’artista non si cristallizza negli stereotipi di un genere, bensì procede in una ricerca continua con l’intenzione di mediare tra la massima interiorizzazione possibile e la limpida rappresentazione del soggetto, badando più alla sua intima essenza che all’oggettiva realtà. E’ la sua terra di Sicilia la musa che ispira opere poderose quanto ad impegno costruttivo e a visione creativa, anche per le notevoli dimensioni di alcune di esse, realizzate con la difficile tecnica della “spatola” e con l’utilizzo di una gamma cromatica che perfettamente ricrea sulla tela le torpide e accalorate atmosfere di questa isola mediterranea dalla storia antica e dal fascino inalterato nel tempo. Immagini di una natura a volte sognata e spesso rimpianta appaiono a testimoniare una voglia di felicità e di armonia raggiunta o raggiungibile, ma il fuoco sacro che invade le vene di questa pittrice fa sì che ogni emozione e perfino ogni sofferenza si trasformi attraverso il pennello in opera d’arte. Tipiche nelle sue opere le campiture cariche di colore e di variabili fluttuazioni di luce e densità pittorica: le sue tele sono dotate di un senso d’antico e di un romanticismo non retorico e sono percorse da forme che assumono un figurale tessuto narrativo. Grazia Trovato, personaggio dotato anche sul piano umano di una personalità grintosa e comunicativa, farà parlare di se le cronache d’arte dei tempi a venire.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 19/07/2011 alle  09:22:55, nella sezione ARTE,  971 letture)

Il 21 agosto 2011, a partire dalle ore 17.00, sul sagrato della chiesa barocca di San Bartolomeo a Scicli, la galleria d’arte contemporanea La Veronica di Corrado Gugliotta presenterà The Encounter, una performance di Adrian Paci, artista albanese che in quella occasione incontrerà alcune centinaia di persone per condividere con loro il gesto della stretta di mano. Un gesto semplice ma estremamente metaforico, ripetuto in maniera ossessiva fino a diventare rituale. Un rituale dove non si celebra nient’altro che il gesto stesso. Durante la performance gli spettatori-attori aspetteranno ai margini della piazza vuota, al centro della quale sarà posta una sedia.  L’artista, lasciato l’ingresso di un’abitazione, percorrerà la piazza e si siederà, aspettando finché ad una ad una le persone non cominceranno a raggiungerlo per stringergli la mano e proseguire lasciandoselo alle spalle. Come in una processione laica, una lunga fila lascerà il gruppo per comporre una barriera fitta e sottile di individui in movimento. L’azione replicata amplifica il gesto, caricandolo di un’importanza che nella consuetudine del suo ordinario sviluppo non è percepibile e il segno, ripetuto come parte di un rito che ne celebra lo svolgersi, si fa esclusivo in virtù della sua separazione dal contesto in cui il suo senso appare irrimediabilmente univoco e fine a se stesso. La piazza, luogo deputato in cui si esprimono e si sviluppano i caratteri di una comunità, è intesa come spazio privilegiato di incontro in cui produrre un evento che accomuni la performance con un luogo fortemente connotato con le proprie tradizioni. Scicli, città iblea affacciata sul Mediterraneo, dove la bellezza dell’arte barocca incrocia tradizioni antiche e di differenti provenienze in un coacervo di culture e civiltà, diventa il teatro di nuovi incontri tra identità diverse. Adrian Paci è nato a Shkoder (Albania) nel 1969. Vive e lavora a Milano. Ha esposto nelle più importanti kermesse internazionali, da Manifesta alla Biennale di Venezia, e all’interno di prestigiosi musei e spazi pubblici di tutto il mondo.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 13/07/2011 alle  11:48:07, nella sezione ARTE,  1000 letture)

L’architetto Giuseppe Insolia affronta, a volte, nei suoi quadri i grandi temi dell’umanità: la solitudine dell’uomo su questo pianeta, il rapporto con la natura madre e matrigna, il mistero dell’infinito e della morte, l’inquietudine dello spazio stellare e la risorsa della fede. Altre volte si lascia tentare da una rappresentazione in chiave figurativa del paesaggio urbano che lo circonda. Ma non v’è dubbio che le sue qualità migliori in campo artistico si estrinsechino più compiutamente laddove egli si abbandona al senso del colore, alla costruzione dell’equilibrio nella composizione pittorica, alla sperimentazione con materiali diversi, all’espressione di un suo personalissimo mondo concettuale che rimane impresso sulla superficie levigata della tela. Allora il gesto veloce, rapido, crea campiture di colore intersecate da linee di estrema purezza, acquistando espressività dalla violenza dell’azione che pure risulta meditata, intrappolando nella finita superficie della tela una sensazione di infinito che a malapena riusciamo a contenere visivamente e a percepire mentalmente. Sono piccoli enigmi architettonici queste sue ultime opere, dal forte sapore simbolico, decisamente concettuali, motivate dal voler creare stupori, incertezze, magie.

 
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