Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 14/11/2011 alle  10:51:58, nella sezione ARTE,  1546 letture)

La Galleria Bivio Art sita nel centro storico di Augusta, in Via Annunziata 4, ha presentato, venerdì 11 novembre, la mostra del giovane artista augustano Giovanni Saraceno in arte KIBA, dal titolo “Black light”. La mostra sarà aperta al pubblico dal 12 al 13 e dal 18 al 20 novembre rispettando il seguente orario: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 18:00 alle 21:00. Colpisce in questo artista autodidatta ma talentuoso il segno graffiante e l’utilizzo del nero, colore spesso scartato nella tradizione classica ma presente in tanta produzione contemporanea, a volte temperato da modesti interventi di colore, tracce di una bitonalità che affascina lo spettatore-fruitore di queste tele inquietanti in cui si esprime il travaglio dell’umanità attraverso volti segnati e segnici di personaggi conosciuti e non, volti che scrutano nel profondo e lasciano traccia nella nostra psiche, umanità dolente e proiettata verso un futuro incerto e disperante. Si può avvertire un certo richiamo, se volessimo parlare di una scaturigine “storica” di questa produzione artistica, all’espressionismo del tedesco di George Grosz o a quello del norvegese Edvard Munch. Giovanni Saraceno è geometra, lavora presso lo studio di un architetto che tanto lo apprezza, incoraggiandolo anche nel difficile campo dell’arte. Gheddafi, Marlon Brando, il bambino di Fukushima, Charlie Chaplin, un gruppo di “baluba”, un pugile in azione, vari i soggetti di questa piacevole mostra, ospitata da un centro storico che sembra voglia aprirsi a nuove attività gestite da giovani che tentano di vivacizzare l’asfittica atmosfera paesana aprendo pubs e spazi espositivi di aggregazione autogestita e certamente non aiutata dalle amministrazioni locali, ma basata sull’entusiasmo e sulla convinzione.

 
di Redazione (pubblicato il 09/11/2011 alle  14:57:02, nella sezione ARTE,  1420 letture)

Il Palazzo del Governo di Via Roma a Siracusa dal 26 novembre al 4 dicembre 2011 ospiterà la mostra dal titolo "Immagini & Immagini", con inaugurazione il 26 Novembre alle ore 18,00. Esporranno le loro opere gli artisti Gaetano Interlandi (Fotografia) e Sebastiano Brancato (Pittura). La mostra sarà presentata dal giornalista e critico d’arte Raimondo Raimondi. L’evento artistico, che gode del patrocinio della Provincia regionale di Siracusa, è organizzato dall’Associazione culturale “I.N.FOR.U.M. Europa” presieduta da Giacinto Avola. Sarà presente all’inaugurazione il Presidente della Provincia regionale di Siracusa Nicola Bono. Gaetano Interlandi, psichiatra e psicoterapeuta, presenta "I Fiori e il Mito", una serie di fotografie interpretative proposte già presentata con successo qualche tempo fa all'Orto Botanico di Catania. L'interpretazione del mondo floreale porta ad una associazione di differenti sfere percettive: il vedere e il sentire, smuovendo emozioni della mente e riconoscimenti olfattivi. L'interpretazione fotografica da una parte consente l'apprendimento della flora, ma hanno un riflesso simbolico e mitologico allorquando l'impollinazione rievoca comportamenti mirati alla riproduzione. Il fiore, caratterizzato da petali di proverbiale bellezza, alla stregua di un adescatore, serve per invitare gli insetti al suo centro, dove le zampette e le antenne si impregnano del polline e, in sequenza, tale patrimonio genetico viene depositato nel pistillo del fiore incontrato lungo il volo nei campi. Il fiore è dunque espressione pura di sessualità e di amplessi legati ai vari agenti dell'habitat naturale. Ma i fiori ritratti da Interlandi sono soggetti di una posa artistica che si traduce in ultima analisi in un’opera svelata a tutti, una fotografia d’arte che è un omaggio alla nostra sensibilità di fronte alla bellezza, uno stimolo alla nostra emozione di fronte alla natura, la nostra grande madre, generosa e spesso ripudiata dai suoi stessi figli. Sebastiano Brancato, pittore e fabbricatore di carta papiro, è un artista Naif. Il termine Naïf è una parola francese che corrisponde all'italiano ingenuo, primitivo. La pittura Naïf è caratterizzata da un'esecuzione semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Tra i maggiori protagonisti della pittura Naïf ne ricordiamo uno in particolare, forse il più grande, Antonio Ligabue (vero nome Antonio Laccabue nato in Svizzera nel 1899 e morto in Italia a Gualtieri nel 1965). Il naif di Brancato si basa su una ricerca di impaginazione spaziale dominata da una gamma cromatica illimitata e purista che crea forza e profondità, inventando inquietanti masse formali che fanno entrare l’osservatore dentro il quadro, alla ricerca di ciò che non è visibile, di ciò che è al di fuori della convenzionale dimensione delle cose. Ne risulta una pittura praticata per determinare uno stimolo ottico di ordine psicologico, un’espressione artistica quanto mai attuale e per niente superata dalle ultime tendenze dell’arte contemporanea. Brancato veleggia in un complicato mondo fantastico, a volte col gusto dell’ironia, altre col sapore denso della passione, con sentimenti profondi e stratificati da custodire prima e da rivelare poi a se stesso e agli altri.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/11/2011 alle  14:59:47, nella sezione ARTE,  1629 letture)

Continua a Siracusa la mostra personale di Giovanni Alfano inaugurata il 15 ottobre al Palazzo del Governo di via Roma per il 50° anniversario della sua pluriennale attività pittorica. “Una vita per l’arte” si intitola l’evento che ha visto esposto un centinaio di opere che spaziano dal figurativo al concettuale-astratto, presentate in un ricco ed elegante catalogo da Paolo Giansiracusa e Giovanna Marino. Numerosissimi i visitatori e gli amanti dell’arte che hanno goduto di questa carrellata di quadri visibili nelle ampie sale del Palazzo di via Roma, il che ha convinto l’artista a prolungare la mostra fino al 13 novembre. Nato ad Augusta nel 1936 Alfano ha poi vissuto incessantemente a Siracusa dove gestisce lo studio-galleria “La tavolozza” in corso Gelone 86. Numerosissime sono le mostre personali e collettive tenute da Alfano in Italia e all’estero. Preziose le amicizie tessute con artisti del calibro di Treccani, Migneco, Fontana. Oltre 200 i premi ricevuti in tante e tante manifestazioni rigorosamente documentate nel catalogo di Alfano. Il critico d’arte Vittorio Sgarbi ha sinteticamente apprezzato le sue opere definendolo “Giovanni Alfano al centro dell’arte”. La rassegna rimarrà aperta al pubblico dalle ore 9,00 alle 13,00 e dalle ore 16,00 alle 20,00. Uomo generoso e leale, amico su cui contare, pittore rigoroso e sapiente, innovatore per certi versi, capace di gestualità e di inventiva, Giovanni Alfano è un artista genuino che ha donato a Siracusa il valore aggiunto della sua creatività artistica e della sua rara umanità.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 20/10/2011 alle  14:21:05, nella sezione ARTE,  963 letture)

La Galleria Roma di Siracusa prosegue il programma espositivo con la personale della pittrice Marina Giuffrida che si inaugura sabato 22 ottobre, alle 18,30. Scrive Melinda Miceli nella presentazione alla mostra: “Analizzando le opere di Marina Giuffrida ci si può inoltrare con immensa curiosità nell’ “avventura della conoscenza” onirica e figurativa di una realtà interiore complessa nella quale soggetti diversi traspongono sfaccettature ampie di pensiero dove trova spazio il nulla ed il tutto e dove la pennellata strutturata e consapevole si alterna al quasi annullamento del segno e del colore. Tentativi di rappresentazione di un reale che sconfinano nell’immaginario, in dipinti quelli della Giuffrida che dal figurativo moderno risentono di influenze della Metafisica dove la massima importanza è attribuita al sogno, all'onirico, alla dimensione dell'interiorità dell'uomo e di influenze dell’arte concettuale dove l'essenza dell'arte consiste invece nell'idea, nel concetto che precede e conforma l'opera. Il percorso dell'idea, la riflessione teorica e filosofica, la precisazione e presentazione del processo di formazione del pensiero, l'azione linguistica, vengono a volte posti in primo piano rispetto al risultato materiale di tale azione che viene considerato come pura esemplificazione fisica del linguaggio. Nel figurativo la ricerca spontanea di soluzioni alternative si manifesta in più direzioni prevalentemente nel segno della libertà e della sperimentazione del nuovo, svincolata da qualsiasi ancoraggio a principi precostituiti di autorità culturale o etica. La ricerca è condotta a rifondare la comprensione della realtà partendo dalla demistificazione di tutte le pratiche rappresentative e dando campo libero al pensiero per indagare l'essenza delle cose e delle relazioni tra esse. La delicatezza del tratto e del colore nei dipinti della Giuffrida approda a esiti creativi anche simbolici dove i soggetti dipinti si prestano a interpretazioni inconsce che si rivelano però contemplative, legate a fattori fortemente culturali, con precisi legami con la tradizione dell'arte classica dove si può ravvisare la plasticità dei corpi e la simmetria dell’ordito concettuale che risente delle influenze storiche dell’arte greco-romana. A tratti elementi di surrealismo suggeriscono la volontà di saldare la realtà storica con quella onirica, allo scopo di liberare tutte le potenzialità espressive della natura umana”.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/10/2011 alle  16:21:55, nella sezione ARTE,  825 letture)

Si apre una nuova stagione della Galleria d’Arte SIDE-A di Catania con appuntamenti di altissima valenza culturale, grandi mostre, grandi artisti ed iniziative di ampio respiro che spaziano tra le arti più nuove ed elitarie, non solo visive, ma uditive, olfattive, tattili e di gusto. La giovane galleria vuole aggregare entusiasmi e formare dei gruppi aggregati per gusti artistici, per passioni ed hobby ma anche per esigenze particolari. Sabato 15 ottobre alle ore 19,00 la Galleria Side-A Modern Art di Gibiino e Cascone sita in viale Vittorio Veneto 5.a/b propone l'inaugurazione della personale di Andrea Cantieri. Il catalogo della mostra dal titolo LOVE ME OR LEAVE ME contiene testi di Igor Zanti e Alessandra Redaelli. Cantieri è un giovane e già affermato artista che si rifà alla filosofia di Harold Rosenberg, riassunta nella seguente affermazione:“Ciò che i pittori d’azione pensano in comune è rappresentato solo da quello che fanno separatamente … Le Grandi Opere del Passato e la Bella Vita del Futuro non valevano nulla … Molti pittori avevano pensato di dipingere la Società. Altri avevano tentato di dipingere l’Arte (Cubismo, Postimpressionismo), il che è quasi la stessa cosa. Il grande momento è venuto quando hanno deciso di dipingere … semplicemente dipingere. Il gesto sulla tela è stato un gesto di liberazione dai Valori politici, estetici, morali. La nuova pittura ha annullato ogni differenza tra 'vita e arte': essa era 'indistinguibile' dalla biografia dell’artista.”

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 26/09/2011 alle  18:51:53, nella sezione ARTE,  1002 letture)

La mostra delle opere di Giovanni Garipoli, inaugurata il 17 settembre al Palazzo del Governo di Siracusa, resterà aperta fino al 2 ottobre. L'artista Giovanni Garipoli è nato a Siracusa, dove attualmente vive ed opera. Il nonno e il padre erano anch'essi imprenditori e scultori, noti per la costruzione della Camera di Com¬mercio, del palazzo della Dogana, della Finanza e di altri edifici dell'inizio del '900. Garipoli è sempre stato attratto, sin dall'in¬fanzia, dai materiali messi a disposizione dalla natura, come il legno e la pietra, che hanno stimolato la sua creatività. Ha tenuto gelosamente per se stesso le sue opere per quasi quarant'anni, per poi esporle, nel marzo 2001, in una mostra personale a Siracusa, negli spazi espositivi del Centro d'Arte Contemporanea. In quella occasione riscosse vasti consensi, registrando un notevole numero di visitatori della mostra, il che lo indusse a perseverare in questa sua attività raggiungendo vette creative di tutto rispetto con una produzione artistica quanto mai varia e cospicua, che spazia da sperimentazioni pittoriche alla scultura affidata a volte al ritrovamento casuale di materiali della natura come più spesso all’elaborazione in chiave concettuale di una intuizione creativa. Nel 2002 gli è stata commissionata dal Comune di Siracusa, su richiesta dell'associazione D.N.M.S., una grande scultura dedicata ai caduti per servizio istituzionale, che è stata collocata permanentemente nella Piazza Leonardo Da Vinci nel marzo 2003. Oggi questa mostra ha messo a disposizione del pubblico siracusano e non un centinaio di opere, presentate in catalogo da Nino Portoghese.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 16/09/2011 alle  15:40:48, nella sezione ARTE,  1036 letture)

Si avvia a conclusione la mostra siracusana dell’artista irachena Hadeel Azeez, curata da Daniela Del Moro e Francesco Gallo, dal titolo “Solitudine dai lunghi riflessi” che si è svolta al Palazzo del Governo, in via Roma, col patrocinio della Provincia Regionale di Siracusa. Hadeel Azeez è nata a Bagdad nel 1981 ma vive e lavora in Italia dal 2003. Dopo gli studi di Belle Arti all’Università di Bagdad, nel 2003 si trasferisce a vivere in Puglia insieme a suo marito, il fotografo Michele Stallo. Organizza mostre collettive e personali fin dai primi anni in Italia. Nel 2008 si trasferisce a Londra, dove si dedica alla produzione artistica. L’anno successivo rientra in Italia per presentare mostre personali a Lecce, Taranto e Bari. Il 2011 è un anno molto prolifico per la giovane artista irachena che partecipa a collettive a Bologna e Roma, tiene una personale a Bari e prepara la sua prima mostra personale a Roma. Fra i riconoscimenti ottenuti è da ricordare il premio “Le Donne del Mediterraneo” durante il Festival del Mediterraneo di Conversano. Quello di “Solitudine dai lunghi riflessi” è un “viaggio” in tre momenti tra condizione della donna e dialogo interculturale, nel cuore di quel Mediterraneo che è da sempre non solo area di proficui scambi culturali ma anche autentico crocevia, nei secoli e nei millenni, di civiltà. Un viaggio compiuto attraverso le opere di una giovane ma già affermata, artista irachena che, con la sua ricerca, declinata al femminile, coniuga una figurazione pittorica ancorata alla tradizione occidentale con scritte poetiche in arabo. L’ultimo dei tre momenti di questo “viaggio” è stato il 9 settembre con la presentazione del catalogo della mostra con testi della glottologa prof. Elisa Lucchesi, alla presenza del console e dell’addetto culturale dell’Ambasciata in Italia della Repubblica dell’Iraq, del presidente della Provincia regionale di Siracusa on. Nicola Bono e del presidente del consiglio provinciale di Siracusa Michele Mangiafico.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 11/09/2011 alle  18:27:35, nella sezione ARTE,  1791 letture)

Presentata sabato sera nella nuova sede della Galleria Roma di Siracusa la mostra personale del pittore Antonio Pilato, artista nativo di Grotte, paese della provincia di Agrigento, ma che alterna la sua attività tra Milano e Palermo dove risiede nel periodo estivo. Ha frequentato per alcuni anni l’Accademia di Palermo, ma non condividendo l’impostazione didattica, da lui stesso definita pedante e carceraria, e per nuove esigenze sopravvenute di carattere spirituale si iscrive alla facoltà di Pedagogia e Filosofia, laureandosi con una tesi su “I problemi di estetica in Croce”. Pittore sensibile ed eclettico non resta indifferente davanti alle problematiche esistenziali angoscianti degli oppressi e la conoscenza personale dello scrittore Leonardo Sciascia lo motiva ancor più in questa sua sensibilità verso la gente umile, percependo il respiro sofferente dei personaggi delle zolfare e dei “carusi”, durante i brevi incontri estivi a Racalmuto con il famoso scrittore. Trasferitosi a Milano nel 77, alterna l’insegnamento della Filosofia e della Pedagogia negli istituti superiori, con la frequenza saltuaria del libero corso di composizione a Brera dove stringe rapporti di amicizia con Giuseppe Migneco, suo conterraneo, col quale matura un processo di sintesi linguistica e formale, consona alla sua originale personalità. Partecipa negli anni a numerose mostre assieme ad artisti già noti nel mondo dell’arte, in spazi altamente qualificati. Approda oggi a Siracusa con una nuova produzione pittorica presentato al folto pubblico presente in sala dal professore Salvo Sequenzia, che, con la colta sensibilità che lo contraddistingue, ha saputo cogliere l’essenza del pensiero creativo di questo artista.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/09/2011 alle  14:30:21, nella sezione ARTE,  820 letture)

Appena inaugurata la nuova sede della Galleria Roma Arte Contemporanea di Siracusa in Piazza S. Giuseppe e subito si parte con la mostra personale di pittura dell’artista Antonio Pilato, sabato 10 settembre, presentato dal critico prof. Salvo Sequenzia. Laureato in lettere e filosofia, con la tesi su “Il problema dell’arte in Croce”, docente, Pilato ha sempre avuto uno spiccato interesse verso le arti figurative, effettuando mostre ed esposizioni ad Agrigento e Palermo. Trasferitosi a Milano, dove tuttora insegna filosofia e pedagogia, ha continuato l’attività di pittore, inserendosi nel tessuto artistico del capoluogo lombardo. Originale e personale, l’artista non richiama alla mente alcun riferimento immediato se non ciò che è interiormente vissuto, dove l’oggetto si fa simbolo, invenzione poetica, e dove l’uomo si fa cardine di tutte le sue tematiche. Si affacciano nelle sue opere svariate problematiche politiche, sociali ed etiche, che lo fanno riflettere sul destino dell’uomo e sulle forze che lo impastoiano e a volte lo liberano.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/07/2011 alle  11:55:41, nella sezione ARTE,  1109 letture)

Lorenzo Filippone è uno psichiatra, avvezzo a scavare nell’anima umana e a percepirne il lato oscuro, il malessere esistenziale, il disagio psichico, il disconnettersi dei files mentali, l’esplodere primordiale della follia. Ma è anche un artista, sensibile come solo chi è a contatto con la sofferenza e il mistero dell’esistenza può essere. Come artista Filippone ha abbandonato tele e pennelli, inadatti ad esprimere il suo mondo, ha abbracciato una nuova forma di percezione scegliendo di dar vita ad opere d’arte costruite attorno ad elaborazioni digitali multimediali che, nello spazio virtuale del computer, si realizzano compiutamente.  Il suo mondo è essenzialmente onirico, basato su elaborazioni digitali di fotografie della sua realtà, su frattali che analizzano l’immagine e di fatto la trasformano, rendendola altra rispetto all’archetipo d’origine, consentendo viaggi fantastici ed iniziatici alla ricerca di se stesso nelle desolate vallate di un mondo virtuale, su ricostruzioni di rappresentazioni concettuali fatte di memorie e di scoperte, di ricerche e di smarrimenti. Il tutto nel segno di una operazione artistica in grado di offrire soluzioni insperate alla necessità di esprimere e comunicare, soluzioni affascinanti che coniugano dimensioni liriche e tecnologiche, utilizzando la virtualità di infinite variazioni del segno e del colore, mantenendo però l’inconfondibile autografia dell’autore, umano, troppo umano, nell’ininterrotto fluire spazio-temporale delle sue intime passioni, appena controllate, appena opacizzate dalla contraddizione in termini tra artista passionale e freddo tecnocrate. Così l’arte diventa essenzialmente verità, coraggio, cruda riflessione, implosione e, con molta probabilità, sofferenza. Il lavoro di post-produzione, il passaggio digitale, non rallenta l’attimo creativo, anzi consente all’artista di esprimersi in assoluta libertà, senza essere frainteso, dando di se un’immagine che, quanto più è sincera, tanto più lo allontana dalla banale dimensione della vita, concedendogli la possibilità di migrare nelle grandi praterie dell’immaginazione e della creatività visionaria.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/07/2011 alle  11:51:43, nella sezione ARTE,  967 letture)

E’ raro, per chi visiona ogni giorno opere d’arte delle più varie, trovarsi di fronte a qualcuna di esse che lo colpisca veramente in modo inequivocabile, serrando l’anima in una stretta di commozione e di autentica nostalgia, pur nel godimento che forme e colori, in perfetto equilibrio tra loro, producono. Questo è avvenuto a chi scrive nel confrontarsi con alcune opere di Franco Sciacca. Ha suscitato meraviglia, infatti, la magica atmosfera senza tempo dei suoi oli, fotografie d’epoca passate al filtro di una sensibilità artistica e cromatica che non ha eguali. Una capacità realistica che svela la presenza dell’uomo, immerso e partecipe in questi luoghi, in queste scenografie che si danno ai nostri occhi rinfocolando momenti perduti e pulizie d’ambiente di altre epoche. E’ un mondo interiore, un tempo della memoria, ai confini della realtà, che rielabora l’iconologia figurativa del pittore, il quale ritaglia per se stesso uno spazio silenzioso, solitario rifugio e felice sorgente di luminosità creativa, la cui memoria stratificata si esprime anche con modernità di linguaggio, liricamente sereno o drammaticamente compartecipato. Qualcuno ha parlato di richiami al “divisionismo”, corrente pittorica del tardo ottocento, nelle scelte cromatiche di Franco Sciacca, ma ciò produce una visone limitata della forza espressiva di questo artista che, malgrado qualche voluta licenza nostalgica e tradizionalista, si esprime con modernità e gioiosa inventiva, re-interpretando il suo mondo di elezione che è quello agricolo, naturalista, paesaggistico e mediterraneo, anzi tipicamente siciliano. Si avverte l’amore per le cose mute, per quel senso del tempo che è trascorso, seppure contrastato, rivissuto nel presente in modo da essere goduto nuovamente, come la sua storia di uomo nelle vicende sociali e personali, attraversate dal tumulto dello spirito e da sussulti interiori riconducibili ad una sensibilità esasperata, ad un misticismo accorato, ad una consapevolezza di essere profondamente artista. Il suo lungo viaggio non si è ancora concluso e Franco Sciacca può ancora regalarci la sua pittura fatta di sintesi magica tra forma e colore, una pittura fatta più per evocare che per rappresentare, una pittura che lo consegna definitivamente alla storia dell’arte.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/07/2011 alle  11:27:20, nella sezione ARTE,  1521 letture)

Grazia Trovato è una pittrice, già nota nel variegato firmamento dell’arte contemporanea, che anima in senso dinamico le sue creazioni pittoriche attraverso vibrazioni di colore e ritmi compositivi perfettamente dosati, con un linguaggio personale che si sposta progressivamente dalle riflessioni intimistiche, tipicamente femminili, ad una oggettivazione rarefatta delle componenti spaziali e figurative.  La sua produzione può, a buon diritto, definirsi segnatamente “impressionista”, ma l’artista non si cristallizza negli stereotipi di un genere, bensì procede in una ricerca continua con l’intenzione di mediare tra la massima interiorizzazione possibile e la limpida rappresentazione del soggetto, badando più alla sua intima essenza che all’oggettiva realtà. E’ la sua terra di Sicilia la musa che ispira opere poderose quanto ad impegno costruttivo e a visione creativa, anche per le notevoli dimensioni di alcune di esse, realizzate con la difficile tecnica della “spatola” e con l’utilizzo di una gamma cromatica che perfettamente ricrea sulla tela le torpide e accalorate atmosfere di questa isola mediterranea dalla storia antica e dal fascino inalterato nel tempo. Immagini di una natura a volte sognata e spesso rimpianta appaiono a testimoniare una voglia di felicità e di armonia raggiunta o raggiungibile, ma il fuoco sacro che invade le vene di questa pittrice fa sì che ogni emozione e perfino ogni sofferenza si trasformi attraverso il pennello in opera d’arte. Tipiche nelle sue opere le campiture cariche di colore e di variabili fluttuazioni di luce e densità pittorica: le sue tele sono dotate di un senso d’antico e di un romanticismo non retorico e sono percorse da forme che assumono un figurale tessuto narrativo. Grazia Trovato, personaggio dotato anche sul piano umano di una personalità grintosa e comunicativa, farà parlare di se le cronache d’arte dei tempi a venire.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 19/07/2011 alle  09:22:55, nella sezione ARTE,  960 letture)

Il 21 agosto 2011, a partire dalle ore 17.00, sul sagrato della chiesa barocca di San Bartolomeo a Scicli, la galleria d’arte contemporanea La Veronica di Corrado Gugliotta presenterà The Encounter, una performance di Adrian Paci, artista albanese che in quella occasione incontrerà alcune centinaia di persone per condividere con loro il gesto della stretta di mano. Un gesto semplice ma estremamente metaforico, ripetuto in maniera ossessiva fino a diventare rituale. Un rituale dove non si celebra nient’altro che il gesto stesso. Durante la performance gli spettatori-attori aspetteranno ai margini della piazza vuota, al centro della quale sarà posta una sedia.  L’artista, lasciato l’ingresso di un’abitazione, percorrerà la piazza e si siederà, aspettando finché ad una ad una le persone non cominceranno a raggiungerlo per stringergli la mano e proseguire lasciandoselo alle spalle. Come in una processione laica, una lunga fila lascerà il gruppo per comporre una barriera fitta e sottile di individui in movimento. L’azione replicata amplifica il gesto, caricandolo di un’importanza che nella consuetudine del suo ordinario sviluppo non è percepibile e il segno, ripetuto come parte di un rito che ne celebra lo svolgersi, si fa esclusivo in virtù della sua separazione dal contesto in cui il suo senso appare irrimediabilmente univoco e fine a se stesso. La piazza, luogo deputato in cui si esprimono e si sviluppano i caratteri di una comunità, è intesa come spazio privilegiato di incontro in cui produrre un evento che accomuni la performance con un luogo fortemente connotato con le proprie tradizioni. Scicli, città iblea affacciata sul Mediterraneo, dove la bellezza dell’arte barocca incrocia tradizioni antiche e di differenti provenienze in un coacervo di culture e civiltà, diventa il teatro di nuovi incontri tra identità diverse. Adrian Paci è nato a Shkoder (Albania) nel 1969. Vive e lavora a Milano. Ha esposto nelle più importanti kermesse internazionali, da Manifesta alla Biennale di Venezia, e all’interno di prestigiosi musei e spazi pubblici di tutto il mondo.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 13/07/2011 alle  11:48:07, nella sezione ARTE,  969 letture)

L’architetto Giuseppe Insolia affronta, a volte, nei suoi quadri i grandi temi dell’umanità: la solitudine dell’uomo su questo pianeta, il rapporto con la natura madre e matrigna, il mistero dell’infinito e della morte, l’inquietudine dello spazio stellare e la risorsa della fede. Altre volte si lascia tentare da una rappresentazione in chiave figurativa del paesaggio urbano che lo circonda. Ma non v’è dubbio che le sue qualità migliori in campo artistico si estrinsechino più compiutamente laddove egli si abbandona al senso del colore, alla costruzione dell’equilibrio nella composizione pittorica, alla sperimentazione con materiali diversi, all’espressione di un suo personalissimo mondo concettuale che rimane impresso sulla superficie levigata della tela. Allora il gesto veloce, rapido, crea campiture di colore intersecate da linee di estrema purezza, acquistando espressività dalla violenza dell’azione che pure risulta meditata, intrappolando nella finita superficie della tela una sensazione di infinito che a malapena riusciamo a contenere visivamente e a percepire mentalmente. Sono piccoli enigmi architettonici queste sue ultime opere, dal forte sapore simbolico, decisamente concettuali, motivate dal voler creare stupori, incertezze, magie.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/07/2011 alle  14:42:57, nella sezione ARTE,  1555 letture)

Pina Mazzaglia, nota pittrice nativa di Santa Maria di Licodia, esporrà quanto prima i suoi quadri nei prestigiosi ambienti del Palazzo del Governo di Siracusa, nella centralissima via Roma, nel cuore della mitica Ortigia. Artista, giornalista, scrittrice e direttore del periodico catanese “L’Editoriale”, Pina Mazzaglia ha presentato le sue più recenti opere nel novembre dello scorso anno nella mostra “Ipotesi di contemporaneo” ospitata nelle sale del Castello Ursino di Catania. Ora Siracusa avrà l’occasione di apprezzare questa artista di notevole spessore. Per Pina Mazzaglia dipingere è stato sempre un fatto naturale, uno sfogo dell’anima che le ha concesso di esprimere al meglio se stessa.  D’altronde l’arte è una poderosa forma di comunicazione che rende partecipe il fruitore dell’opera alle emozioni  provate dall’artista creativo. Nel caso della Mazzaglia la sua pittura ripercorre i sentieri della pop-art americana, rifacendosi a Andy Warhol, ai manifesti pubblicitari, ai fumetti, alla grande cartellonistica, con una tematica precisa che è quella del sottile erotismo, della femminilità espressa senza falsi pudori, anzi col coraggio di comunicare le proprie sensazioni in un formidabile affresco che diventa emblema di un’epoca, nella quale, finalmente, la donna ha potuto conquistare una propria autonomia di pensiero, affrancata dal ruolo riduttivo di casalinga, e una sofferta libertà di espressione. E’ una pittura straordinaria, vivace e squillante nei colori e nelle dimensioni, sempre grandi, delle sue tele. La parte plastica e quella fortemente cromatica si fondono nei suoi lavori che sono un esempio di come la sensibilità femminile riesca a tirar fuori dalla “normalità” la magica essenza dell’arte. In queste “apparizioni” di immagini sulla tela regnano equilibrio spirituale e delizia dei sensi, riuscendo l’artista, con un unico gesto compositivo, a trasformare le immagini in musica e le note della vita in parole di autentica poesia. La sua opera pittorica è quindi basata preva­lentemente sul gesto e sul colore, elementi unificati dal collante delle sue personalissime emozioni e sensazioni. La sua figurazione è luminosità proveniente dal cosmo, la sua radice è una ricerca assai sapiente ed elaborata nel campo della sintesi, in cui il dato pittorico viene filtrato attraverso l’interpretazione dell’artista e viene trasmesso con il suo mezzo ortografico e filologico: il segno. Segno spesso rappresentato da guizzi e tocchi fuggevoli e nervosi con i colori che si affiancano, si sovrappongono, si amalgamano e si stendono puri. Filamenti dell’anima che cerca ancora se stessa, graffiti che sognano nuove avventure visive e descrittive, che seguono i percorsi dell’immaginazione. Una ricerca basata su una impaginazione spaziale dominata da una vasta gamma cromatica che dà forza e profondità all’insieme, inventando affascinanti forme prospettiche che fanno entrare l’osservatore dentro il quadro, alla ricerca di ciò che non è visibile, di ciò che è al di fuori della convenzionale dimensione delle cose. Ne risulta una pittura praticata per determinare uno stimolo di ordine psicologico, un’espressione artistica quanto mai contemporanea e per niente superata dalle ultime esperien­ze nel campo delle arti visive, anzi in linea con esse.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/06/2011 alle  11:23:00, nella sezione ARTE,  2425 letture)

Nella sua più recente produzione artistica Giovanni D’Amico presenta una serie di opere che raccontano un percorso evolutivo che nasce dalla pittura per poi arrivare alle forme tridimensionali di una scultura moderna e trasgressiva per materiali, forme e tecniche di realizzazione: diversi passaggi concettuali accomunati da un linguaggio unico e diversificato allo stesso tempo. E’ il risultato di anni di ricerca e di innovazione sui concetti della pittura che, tra mille varianti, contamina la creatività contemporanea e ne diviene anima e metafora ispirante insieme. D’Amico e' un artista che ha intuito il legame tra il colore e l'innovazione possibile delle forme. A questo ha lavorato incessantemente, supportato dalla tecnologia di un’azienda industriale nella quale egli può operare sul pvc estruso ad alte temperature. La contaminazione nei suoi lavori è un concetto presente a tutti i livelli: pittura e scultura, da sempre legate, possono dare origine a nuove forme espressive. Colore e pensiero possono far nascere nuove idee, come la liquefazione delle forme che D’Amico ottiene lavorando la materia a 250 gradi, intervenendo manualmente a plasmarla e successivamente colorando il manufatto con vernici che donano all’opera una particolare attrattiva magnetica. Arte e tecnologia possono originare progetti che assumono forme e articolazioni visionarie. D’Amico è e resta un pittore, che riprende il cammino verso un'arte totale ed evolve verso il futuro, cambiando dalla pittura alla scultura, attraverso forme concettuali astratte. Giovanni D’Amico unisce l'istintiva gestualità, la sua primitiva forza scevra da contaminazioni e sovrastrutture, a tecniche diverse, tecnologiche, industriali, che conferiscono forma fisica all’incorporeità dell’idea creativa. La materia è il terminale comunicativo che esprime l'organicità del proprio esistere, nel linguaggio delle strutture apparentemente casuali della massa filamentosa, che si avviluppa come una matassa, vincolando la lettura dell'opera d’arte alla capacità dell'artista di creare, rigenerare, modificare, e rendere compiuto un abbozzo di idea. Intuizioni che illuminano i territori dell'immaginazione e trascinano in percorsi di prospettive infinite, di logiche innovative che estendono la portata dei nostri sensi e sollecitano momenti emozionali.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 18/09/2010 alle  15:01:52, nella sezione ARTE,  1694 letture)

Il Palazzo del Governo di via Roma a Siracusa ospita dal 18 settembre al 3 ottobre la mostra dei disegni di Aurelio Caliri e Maria Leone. Paesaggi dell’uno e ritratti dell’altra. Presentati dallo storico dell’arte Paolo Giansiracusa sabato 18 alla presenza del Sindaco Visentin, dell’Assessore al Bilancio della Provincia Rino Lazzari, dall’Assessore alla Cultura Amenta e da un folto e qualificato pubblico di estimatori del maestro Caliri, musicista, poeta e certosino disegnatore dei paesaggi di una Sicilia antica e meravigliosa. Sulla sua opera ebbe a dire Turi Volanti: "Disegnare un foglio, come fa Caliri, dare senso alla materia – inchiostro, carta o altro che sia – è il risultato di una infinita gestualità, in cui non solo lo mano - prolungamento del cervello - ma tutto il corpo dell’artista vibra al flusso degli strati interiori più profondi. È così che l'artista si è costruito un suo segno attraverso una sua orchestrazione gestuale, cercandolo e trovandolo nelle pietre di una pietrosa Sicilia, panlitica, iblea, prossima al primordio, pietre da cui tutto emerge e con cui tutto si costruisce, consustanziale alla nostra storia dura, alla fatica di una terra mitica ma avara: l'ha trovato nelle case pastorali, nei muri a secco, nelle categorie riarse e nei riarsi spazi di sole feroce, dove assente è l'uomo, in fuga dalla solitudine e dal silenzio panico”. Lo straordinario scrittore svizzero del Novecento, da poco scoperto, Robert Walser, ha scritto: “ Il pittore dovrà amare la natura con più intensità e maggior dolore di ogni altro, con impeto e tremore perfino più del poeta. e aspettazione”. Certamente con amore, tremore e aspettazione Aurelio Caliri continua ad osservare lo natura, fino a quando non sia prossima a rivelargli il suo segreto.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 20/03/2010 alle  10:34:09, nella sezione ARTE,  849 letture)

La galleria Roma ospita dal 20 marzo la mostra personale della pittrice Marisa Leanza, priolese. E’ stata presentata dal poeta Salvo Sequenzia che di lei scrive: “Marisa Leanza – in Profili - percorre con estrema rapidità il tempo di una ricerca che da un naturalismo alla Casorati, di spaesante elegia, attraverso momenti traversati da inquietudine e curiosità, approda ad un sentimento della forma caratterizzato da una peregrinazione nel magma della materia colorata. L’artista vede, pensa e sente la realtà come trama intricata di elementi pittorici e, pertanto, le sue percezioni sono restituite sulla tela sub specie cromatica di segno e di luce. Da tale avvertimento affiora una teoria di volti, di corpi, di mani, che si definiscono quali reperti struggenti, assorti, sempre cangianti, modulati su ritmi contratti, scansioni spaziali chiuse e silenti, atmosfere sospese. Nei Profili di Marisa Leanza si colgono legami di forme e di colori che non spiegano né traducono, bensì rappresentano la sostanza stessa delle emozioni evocate, così come esse si riverberano nell'interiorità dell'artista.” Vagamente discontinua la sua produzione che probabilmente deve ancora trovare una univoca amalgama. Per ora affronta temi diversi e differenti stilemi prediligendo però la ricerca di scorci anatomici che emergono dal fondo scuro con squarci di luce dal sapore caravaggesco. Nelle sue opere levità e inquietudine, luce e silenzio, si compenetrano per superarsi a vicenda, ora accentuando il delicato mélange delle tinte, ora acuendo il pathos delle linee scure, come graffi dell’anima. Ogni immagine racchiude felicità espressiva, bellezza lineare e formale, un'interpretazione globale del personaggio, eternato nella sua più intima, intensa spiritualità.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 13/03/2010 alle  18:35:06, nella sezione ARTE,  955 letture)

In mostra all’Antico Mercato di Ortigia dal 13 al 27 marzo i dipinti recenti di una delle più interessanti pittrici del panorama siracusano: Sandra Rizza. Una immersione nelle visioni metafisiche che hanno per protagonista la verticalità dei grattacieli di New York, grandi tele che segnano una presa di distanza, che marcano un desiderio di trascendenza, un decollo ardito verso l’infinito e il divino. E piccole tele deliziose e intriganti a completare un viaggio, un volo che atterra nell’inattesa installazione in cui spirali di luce riflessa e gestuali e sensuali movimenti di colore si intrecciano a provocare coinvolgenti “capogiri”. Sandra Rizza ama la sperimentazione, si è appassionata al neo-impressionismo, è stata entusiasta della pop-art, non si è sottratta al contagio della fumettistica e dell’arte pubblicitaria, ma oggi le sue immagini, frutto di una ricerca espressiva inesausta, si imprimono nella retina del visitatore, che scopre come sotto la superficie della contemporaneità si annidi una simbologia profonda, che la pittrice ci consegna con un intuito fuori dal comune.

 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 02/03/2010 alle  10:34:09, nella sezione ARTE,  912 letture)

La galleria Roma ospita dal 20 marzo la mostra personale della pittrice Marisa Leanza, priolese. E’ stata presentata dal poeta Salvo Sequenzia che di lei scrive: “Marisa Leanza – in Profili - percorre con estrema rapidità il tempo di una ricerca che da un naturalismo alla Casorati, di spaesante elegia, attraverso momenti traversati da inquietudine e curiosità, approda ad un sentimento della forma caratterizzato da una peregrinazione nel magma della materia colorata. L’artista vede, pensa e sente la realtà come trama intricata di elementi pittorici e, pertanto, le sue percezioni sono restituite sulla tela sub specie cromatica di segno e di luce. Da tale avvertimento affiora una teoria di volti, di corpi, di mani, che si definiscono quali reperti struggenti, assorti, sempre cangianti, modulati su ritmi contratti, scansioni spaziali chiuse e silenti, atmosfere sospese. Nei Profili di Marisa Leanza si colgono legami di forme e di colori che non spiegano né traducono, bensì rappresentano la sostanza stessa delle emozioni evocate, così come esse si riverberano nell'interiorità dell'artista.” Vagamente discontinua la sua produzione che probabilmente deve ancora trovare una univoca amalgama. Per ora affronta temi diversi e differenti stilemi prediligendo però la ricerca di scorci anatomici che emergono dal fondo scuro con squarci di luce dal sapore caravaggesco. Nelle sue opere levità e inquietudine, luce e silenzio, si compenetrano per superarsi a vicenda, ora accentuando il delicato mélange delle tinte, ora acuendo il pathos delle linee scure, come graffi dell’anima. Ogni immagine racchiude felicità espressiva, bellezza lineare e formale, un'interpretazione globale del personaggio, eternato nella sua più intima, intensa spiritualità.

 
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