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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di Redazione (pubblicato il 11/05/2014 alle  12:49:10, nella sezione EVENTI,  856 letture)

teatro grecoE’ iniziata venerdì 9 maggio la nuova stagione del Teatro Classico di Siracusa. Il Teatro Greco ha ospitato il primo spettacolo del 50° ciclo festeggiando quest’anno il centenario dell’Inda. Numeroso il pubblico delle grandi occasioni con le massime autorità cittadine e cariche istituzionali, tra cui l’onorevole Sofia Amoddio, gli assessori regionali Ezechia Paolo Reale e Mariarita Sgarlata, gli onorevoli Enzo Vinciullo e Pippo Gianni, il sindaco Giancarlo Garozzo e il vicesindaco Francesco Italia, il leader di Green Italia Fabio Granata. Presente in teatro l’artista Arnaldo Pomodoro, autore delle scene e dei costumi. Regista Luca De Fusco, interpreti Elisabetta Pozzi, non nuova alle scene del Teatro Greco, nelle vesti di Clitemnestra, la regina moglie di Agamennone, interpretato da Massimo Venturiello, Mariano Rigillo (Araldo), Mauro Avogadro (Sentinella), Giovanna Di Rauso (Cassandra) e Andrea Renzi (Egisto). Tra i corifei spiccano Massimo Cimaglia, Francesco Biscione e Piergiorgio Fasolo. La trama è nota: ad Argo, sul tetto della reggia degli Atridi, una sentinella attende da anni il segnale di fuoco che deve annunciare la presa di Troia. Finalmente il fuoco appare dalle vette dei monti: Troia è caduta e la sentinella ne porta notizia alla regina Clitemnestra. Il Coro dei vecchi argivi esulta, ma le espressioni di gioia per la fine dell’annosa guerra sono venate di toni angosciosi, agitate da oscuri presagi. Annunciato dall’araldo, Agamennone vittorioso torna alla reggia su un carro: accanto a lui è la concubina Cassandra, la figlia di Priamo sua preda di guerra. Clitemnestra lo accoglie, esultante. Dopo un lungo e animato dialogo con lo sposo, reduce dopo dieci anni di assenza, Agamennone entra nel palazzo, accettando di percorrere il sentiero tracciato dalla corsia di preziosa porpora rossa che Clitemnestra gli impone di calpestare. Rimane sulla scena Cassandra che, in preda al delirio profetico, è scossa dalle visioni di tutti i delitti, passati e futuri, che insanguinano la casa degli Atridi: la sventurata figlia di Priamo entra infine in scena e predice al Coro, sconvolto e incredulo, la sua propria morte, l’uccisione imminente del re per mano della regina, e quella futura di Clitemnestra (e del suo amante Egisto) per mano del figlio Oreste. Dall’interno della reggia si odono le grida di Agamennone, colpito a morte da Clitemnestra che irretisce lo sposo in un rito di macabra accoglienza e poi lo finisce con le sue stesse mani, colpendolo con la spada: la morte di Agamennone è anche una vendetta per il sacrificio di Ifigenia, la figlia prediletta sacrificata dal padre all’inizio della spedizione perché i venti spirassero propizi e consentissero alle navi degli Achei di salpare per Troia. Appare sulla porta della reggia Clitemnestra, dritta dinanzi ai cadaveri di Agamennone e Cassandra. Alle accuse del Coro che condanna la regina per l’uccisione dello sposo, Clitemnestra risponde rivendicando la giustizia del suo delitto, ultimo capitolo della sanguinosa maledizione che incatena da generazione la casata regale. Esce dal palazzo anche Egisto, figlio di Tieste che era stato vittima della crudeltà di Atreo, e rivendica un suo ruolo nel regicidio e le sue pretese sul trono di Argo: il Coro sbeffeggia l’arroganza e la boriosa prepotenza del vile Egisto, “donnicciola” che non ha saputo affrontare il cugino Agamennone ma ha lasciato alla regina il ruolo di protagonista nella progettazione e nell’esecuzione del piano omicida. L’intervento di Clitemnestra impedisce la colluttazione delle guardie di Egisto con il Coro dei vecchi argivi. “Basta sangue. Governeremo, insieme, da re” – queste le ultime parole di Clitemnestra, che si ritira nella reggia con a fianco il suo imbelle amante.

I cento anni dell’Inda sono stati così celebrati con una tragedia che richiama appassionati e cultori del teatro classico. Sabato 10 maggio è andato in scena anche Coefore /Eumenidi, regia di Daniele Salvo, con Paola Gassman, Francesco Scianna, Ugo Pagliai, Elisabetta Pozzi e con la partecipazione straordinaria di Piera Degli Esposti. Si recita fino al 22 giugno.

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di Redazione (pubblicato il 05/05/2014 alle  20:29:25, nella sezione CULTURA,  891 letture)

manganaro felliniIl 6 maggio alle ore 18, presso il Salone Borsellino di Palazzo Vermexio a Siracusa, si terrà il secondo incontro del ciclo "Terra da scrivere", con Jean-Paul Manganaro e il suo Federico Fellini, presentato da Giovanni Di Maria, Fernando Gioviale e Salvo Gennuso. Introduce l’incontro Alessio Lo Giudice, Assessore alle Politiche Culturali. "Terra da scrivere": ovvero il rapporto fra scrittura e territorialità, laddove il tema del racconto si declina attraverso linguaggi e forme che narrano la storia di un paese, una terra che ci appartiene per nascita o per adesione. E’ un percorso simile quello che fanno Fellini e Manganaro: Fellini racconta l’Italia attraverso Roma, e attraverso un linguaggio che è quello del cinema. Manganaro, dentro un territorio che gli è appartenuto ma che vive da lontano, francese di origine italiana, si serve di Fellini per raccontarci a sua volta l’Italia. Fellini, il libro, diventa così il campo di sperimentazione di una lingua che serve a dire una storia che è la storia del cinema di quello che forse è il più grande regista della storia del cinema, ma è una lingua che racconta di un Fellini narratore, inventore di fiabe, cantore dell’Italia, una lingua quindi che narra essa stessa un paese: nessun regista più di Federico Fellini ha contribuito a costruire e diffondere nel ventesimo secolo il mito dell'italianità. Nessuno più di lui ha saputo raccontare in immagini il nostro paese, traducendolo in un complesso sistema di simboli, e diventando un simbolo egli stesso. In quarant'anni di carriera, attraverso una complessa elaborazione intellettuale, Fellini ha dimostrato come il sogno, la memoria, la poesia possano costituire la sostanza del fare cinema. Jean-Paul Manganaro procede in un’intima esplorazione dell’opera felliniana lasciando ampio spazio ai film – a ciascuno è dedicato un capitolo del libro – di cui svela l’architettura e definisce il codice estetico. Si compone così una moltitudine di echi, associazioni, eterni ritorni, mentre davanti ai nostri occhi scorre un’inedita storia dell’Italia contemporanea, insieme ai fotogrammi di una vicenda umana e artistica straordinaria. Jean-Paul Manganaro è professore emerito di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Lille III. Profondo conoscitore dell’Italia, suo paese d’origine, ha pubblicato per Seuil Le Baroque et l’Ingénieur. Essai sur l’écriture de Carlo Emilio Gadda (1994) e Italo Calvino. Romancier et conteur (2000). Ha tradotto in italiano opere di Artaud e Deleuze e, in francese, romanzi e saggi di Gadda, Tomasi di Lampedusa, Calvino, Testori, Mari, Del Giudice, oltre alle Opere di Carmelo Bene, di cui è stato grande amico e sodale.

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di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/05/2014 alle  20:19:42, nella sezione LIBRI,  868 letture)

MARCO MIELEMarco Miele è uno scrittore di Piombino, terra ricca di tradizioni in provincia di Livorno - quasi Grosseto - un promontorio che si affaccia sull’Isola d’Elba, posto a me caro, ci sono nato e ci ho ambientato l’ultimo romanzo (Calcio e acciaio - Dimenticare Piombino, Acar). Nato nel 1963, pubblica dal 2011, ha al suo attivo due romanzi: L’umore del caffè (Multistampa srl, 2011 - ristampato da Govane Holden), Un pesce da aprire (Giovane Holden, 2013) e un paio di racconti lunghi usciti in antologie edite dal mio Foglio Letterario: Raccontare Piombino (2013) e Piombino in Giallo (2014). Marco Miele usa il giallo per raccontare la vita quotidiana della provincia maremmana, impiegando al meglio un personaggio seriale: il commissario Franco Danzi, detto il Nero, che torna da Roma a Piombino dopo un matrimonio fallito, rivede i vecchi amici e riscopre i sapori della vita passata. Nel primo libro il Nero deve risolvere un mistero d’annata, un omicidio sulla spiaggia le cui indagini vengono riaperte e conducono a un’imprevista soluzione. Nel secondo romanzo - più maturo e anche ben realizzato a livello editoriale - deve risolvere un omicidio contemporaneo e scagionare un vecchio amico da un’accusa infamante. I due romanzi sono ambientati in una perfetta scenografia maremmana, scritti ricorrendo al dialogo, dosando pittoresche espressioni vernacolari e inserendo piccanti situazioni erotiche. I due romanzi tecnicamente sono definibili come gialli, perché c’è un mistero da risolvere, tra l’altro appassionante, ben mimetizzato tra indizi contraddittori, ma sono anche racconti ironici, frizzanti e scorrevoli, scritti in modo appassionato e divertente. Il Nero ritrova una banda di amici dei vecchi tempi, ricorda la giovinezza, preti sporcaccioni, amiche disponibili ed esperte nell’arte amatoria, compagni d’avventura dai nomignoli strani (L’Ora, Legno, Zero…); con quel gruppo trascorre serate sul mare davanti a un tramonto e in locali del centro bevendo birra e consumando patatine fitte. Ginepre è una minuscola Piombino, un paese di fantasia localizzabile nei pressi di Populonia Stazione, tra San Vincenzo e Baratti, un luogo popolato da mille anime, ma che possiede la sua Scuola Magistrale, piena zeppa di femmine da tampinare. Molto camilleriana come scelta, anche perché nel racconto convivono location realistiche (Piombino, Cecina, Isola d’Elba…) e il paese fantastico ideato dall’autore. Il Nero, paradossalmente, è il personaggio meno tratteggiato psicologicamente rispetto al gruppo, ma nel secondo volume resta memorabile uno scontro generazionale tra padre e figlio che si conclude con una cena a base di stoccafisso.

MARCO MIELEAbbiamo avvicinato Marco Miele - senza grande difficoltà perché entrambi piombinesi - per avere qualche informazione di prima mano sulla sua attività di giallista.

Perché il giallo?

Il giallo, oltre a essere un appassionato, mi ha dato l’opportunità di raccontare storie che con il genere hanno poco da spartire. L’amicizia e la vita reale, sono temi che mi sono più cari. Il giallo è un pretesto.

 Ti trovi bene a gestire un personaggio seriale?

Il protagonista dei due racconti, Franco Danzi detto il Nero, è suo malgrado il carattere descritto meno, viene intuito dai comportamenti, suoi e dei suoi amici, comprimari, coprotagonisti. Il protagonista seriale si muove in diversi spazi temporali, e mi è piaciuto tratteggiarne i cambiamenti nel tempo, suoi degli amici e del territorio che li circonda.

La scenografia dei luoghi conosciuti (Piombino e Val di Cornia) quanto è importante nei tuoi romanzi?

Ginepre è un luogo di fantasia, ma tutto quello che c’è intorno è reale. Il territorio della Maremma è il protagonista silenzioso. I luoghi dove si ambientano gli eventi salienti di entrambi i racconti, sono verificabili, passo dopo passo, i luoghi veri e reali, e soprattutto indispensabili e insostituibili.

Perché l'uso del vernacolo toscano?

Ho cercato di trasferire la lingua parlata nella realtà, specie in certe fasce d’età, per rendere ancora più realistici i protagonisti. poi diciamo la verità noi toscani in generale, i maremmani in particolare, anche i più ostinati non riusciamo a togliere del tutto il “nostro” vernacolo.

Progetti per il futuro…

Quest’estate, partecipo alla raccolta Piombino in Giallo, spero di pubblicare prima della fine del 2014, dopo i primi due, il terzo e conclusivo episodio di quella trilogia da me definita da me del Caffè. Poi si vedrà quel che sarà…

Marco Miele è un talento naturale, imbastisce storie avvincenti, le ambienta con naturalezza in location conosciute, rende a dovere la suspense ricorrendo a trucchi del mestiere, racconta lo scorrere del tempo, il cambiamento di luoghi e situazioni. In una parola fa letteratura, con la elle minuscola, certo, ma letteratura…

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di Redazione (pubblicato il 04/05/2014 alle  09:40:26, nella sezione CRONACA,  785 letture)

coltraroLunedì 5 maggio, alle 10,30, i responsabili regionali del "Movimento SAL" (Sviluppo, Autonomia, Lavoro) e di "Articolo 4" terranno una conferenza stampa su alcuni temi politici. L’incontro avverrà nella sala conferenze del Grande Albergo Alfeo, in via Nino Bixio 5 a Siracusa. Saranno presenti il deputato regionale presidente del Movimento SAL, notaio Giambattista Coltraro (nella foto), che ha appena lasciato il Megafono, il segretario regionale di "Articolo 4", Lino Leanza, il coordinatore provinciale Salvo Sorbello e l'assessore regionale all'Agricoltura Paolo Ezechia Reale. Presentati alcuni progetti politici condivisi, in particolare nel settore dell'agricoltura, e ipotesi di convergenze per alcuni appuntamenti di elezioni amministrative che si terranno in concomitanza alle europee a partire da quella sul candidato sindaco di Pachino Emanuele Rotta. Secondo il presidente del SAL, Giambattista Coltraro, il progetto del Megafono è ormai tramontato perché non ha saputo mantenere le caratteristiche iniziali di un rapporto costante con il territorio e la gente, per questo motivo il deputato regionale ritiene che adesso sia “necessario ripartire con un nuovo progetto politico che possa riunire tutte le anime moderate del centrosinistra”, e in particolare avere come riferimento l'azione di Matteo Renzi attraverso un dialogo preferenziale con Davide Faraone, che in Sicilia rappresenta il Presidente del Consiglio.

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di Redazione (pubblicato il 03/05/2014 alle  13:35:05, nella sezione CULTURA,  787 letture)

loc sicilia scriveSalvo Cavallaro, specializzato in racconti; Valentina Carmen Chisari, giornalista, il cui primo libro è dedicato alla letteratura per l’infanzia; Luca Raimondi, autore di saggi e romanzi: tre autori, introdotti da Cristina Gianino e moderati dalla giornalista Rosa Tomarchio, che converseranno riguardo le diverse forme con cui la letteratura può raccontare le sue storie e racconteranno le loro traversie di scrittori in una terra, la Sicilia, tanto ricca di spunti e stimoli quanto avara in termini di lettori e di attenzione verso la cultura e verso coloro che, nel loro piccolo, se ne fanno promotori. L’evento si terrà domenica 4 maggio alle 18,30 presso il Biblios Cafè di Luisa Fiandaca, in via del Consiglio Regionale 11 Ortigia, nel centro storico di Siracusa, Ortigia.

I tre autori si riuniscono per la terza volta, dopo essere stati già ospitati ad Acireale e a Catania. Salvo Cavallaro, acese di professione avvocato, si è finora dedicato alle “short stories” , esordendo nel 2011 con “Ma di cosa stiamo ancora parlando” e diventando direttore della collana di racconti “Vervain” della casa editrice Carthago, presso cui ha di recente pubblicato una seconda raccolta dal titolo “Date dai mangiare ai pesci”.

Nata e cresciuta a Catania, Valentina Carmen Chisari si laurea in Scienze Politiche nel 2005 discutendo una tesi sperimentale sul giornalismo e riportando il massimo dei voti; nello stesso anno ottiene l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti. La sua passione è da sempre la scrittura che coltiva attraverso la collaborazione con il quotidiano “La Sicilia”, con altre testate giornalistiche e mediante la stesura di racconti; del gennaio 2013 è la pubblicazione del suo primo libro di racconti illustrati per bambini "Racconti dall'isola magica. La Sicilia e i suoi colori", Inkwell edizioni, avente come protagonisti i frutti della Sicilia che si fanno portavoce di valori umani.

Luca Raimondi augustano trapiantato a Siracusa, ha esordito nel lontano 1996 e successivamente si è laureato due volte presso l’Università di Catania; tra la provincia aretusea e il mondo accademico etneo ha ambientato il suo ultimo romanzo “Se avessi previsto tutto questo”, così come il prossimo che uscirà tra qualche mese, sempre le Edizioni Il Foglio e sempre con lo stesso protagonista, Carlo Piras, che continua così il suo percorso di formazione temporalmente collocato negli anni Novanta. Appassionato di cinema e fondatore del “Corto Siracusano Film Fest”, è attivo anche come regista e sceneggiatore.

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