Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 12/02/2012 alle  14:40:05, nella sezione CRONACA,  2376 letture)

Chiesta da Futuro e Libertà la costituzione di una Commissione d’inchiesta sui Vigili Urbani di Siracusa, conseguente a varie segnalazioni pervenute dai cittadini ai consiglieri comunali di FLI e alla constatazione di un dato di fatto perlomeno allarmante visto che nel 2011 risultano essere stati 60.000 i cittadini multati su 120.000 abitanti. Dedotti anziani, ragazzini e quanti non posseggono un auto la percentuale è aberrante, delle due l’una: o i siracusani sono i più indisciplinati del mondo o i vigili urbani si dedicano in maniera maniacale e persecutoria ad una attività repressiva che pare assorbire tutte le loro energie. "Futuro e Libertà di Siracusa chiede le dimissioni - dice testualmente la nota del partito di Fabio Granata - dell’Assessore al ramo e del Comandante dei Vigili Urbani di Siracusa alla luce dei metodi di gestione e della oramai intollerabile situazione della Città di Siracusa. La presenza del corpo di Polizia Municipale si percepisce pesantemente, infatti, solo in termini repressivi La mancanza assoluta di servizi, la carenza patologica dei trasporti pubblici, la mancanza di parcheggi, non può essere ignorato e deve essere posto alla base di un atteggiamento che non può essere declinato esclusivamente in chiave repressiva, con appostamenti continui e multe selvagge. Bisogna invece garantire la presenza nei mercati, nelle principali arterie commerciali, nelle piazze più frequentate la sera per dare un’immagine di sicurezza e controllo del territorio. Inoltre Futuro e Libertà crede nella funzione essenziale di accoglienza verso i turisti e i viaggiatori da parte del corpo di Polizia Municipale che recenti episodi mettono in forte discussione e che invece può essere rilanciato grazie alle professionalità presenti nel corpo dei Vigili siracusani e a politiche di formazione del personale”. In effetti viene anche segnalata una grave carenza di parcheggi in Ortigia riservati ai residenti e una lungaggine burocratica nel rilascio dei pass residenti in ZTL, che vengono rinnovati ogni anno, costringendo a file negli uffici dei vigili urbani di gente che non ha variato la propria situazione o che comunque potrebbe essere controllata d’ufficio mediante consultazione telematica degli elenchi anagrafici. In altri comuni i pass residenti vengono consegnati a domicilio. Questo del mancato rinnovo del pass per Ortigia è uno dei motivi che aumenta il numero di multe elevate nell’isolotto dai VV.UU.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 10/02/2012 alle  17:49:24, nella sezione CULTURA,  1067 letture)

La casa editrice Erreproduzioni festeggia il decimo numero della rivista leSicilie con la pubblicazione del libro “Sicilia: Bagliori a Sud Est”, nato per celebrare la nascita del Distretto Culturale del Sud Est. Il volume sarà presentato domenica 12 Febbraio alle ore 11 nelle sale di Palazzo Borgia del Casale, sito in piazza Duomo a Siracusa. Oltre all’autore, il parlamentare Fabio Granata, interverranno Ivanhoe Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia e Fernando Balestra, sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico nonchè direttore editoriale della pubblicazione. I comuni aderenti al Distretto Sud Est rappresentano, pur nella loro diversità paesaggistica, urbanistica e architettonica, un unicum. L’intuizione di Fabio Granata ha trovato riscontro nelle edizioni LeSicilie che dal 2009 hanno raccontato con le loro monografie i siti della Sicilia sud-orientale fino al numero speciale “Sicilia: Bagliori a Sud Est”. Per questa ragione il libro, con prefazione di Andrea Camilleri, si configura come un manifesto culturale. La storia e il territorio del Sud Est si addensano poi nel racconto per immagini curato da Lamberto Rubino. Il libro fa parte della Collana leSicilie, costola dell’omonima rivista. La collana, redatta in doppia lingua è giunta al suo sesto titolo, dopo aver trattato il Castello di Donnafugata, Ortigia, Noto, Scicli e Catania continuerà ad esplorare la Sicilia del Sud Est con le monografie dedicate al Val di Noto.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 10/02/2012 alle  17:42:28, nella sezione EDITORIALI,  1080 letture)

E, finalmente, l’euro ha realizzato il miracolo economico. Ma in senso contrario. La crisi dei mercati e l’innalzamento delle tasse voluto da Monti per ubbidire ai diktat della BCE, hanno colpito, forse per la prima volta nella storia, i ceti medi, nerbo dell’Italietta benpensante. I privilegiati del posto fisso, gli ottimisti, i baciati dalla fortuna, diventati vicini di casa dei proletari brutti, sporchi e cattivi. Gli altri, quelli più sotto, quelli che già da tempo facevano la fame e oggi al massimo devono tirare avanti con pochi euro al mese, quelli morti di fame erano e morti di fame sono rimasti, prima e dopo l’avvento della crisi. Ma il ceto medio, quello dei due stipendi in famiglia o del professionista a reddito soddisfacente, sta ora andando in picchiata verso un’incapacità di risparmiare, un’impossibilità di spendere, appena limitata, e solo per ora, dalle rinunce possibili. Infatti, se i poveracci sono brutti è perché non possono farsi i denti, operazione quanto mai dispendiosa alle attuali tariffe esercitate dal clan dei dentisti, né possono andare dall’estetista e dal parrucchiere. Ma il ceto medio ancora se li faceva i denti, e ancora andava dal parrucchiere e dall’estetista o in palestra, ma ora deve limitare altre uscite: non legge più, per esempio, o non viaggia più o va meno al ristorante (altra zona calda degli aumenti indiscriminati e incontrollati) o magari rimette per più stagioni lo stesso vestito o torna, come i nonni, a far risuolare le scarpe. Si dice che il basso ceto, “il popolo bue” non provoca spostamenti epocali di consensi, non cambia il corso della storia. Ma il ceto medio, quello si che è destabilizzante: dove andranno a parare (elettoralmente parlando) i colletti bianchi, la maggioranza silenziosa, la società civile, coloro che avevano perso l’abitudine di pensare al bisogno come a un fatto della vita reale, chi pensava di avere il necessario e anche il superfluo, chi sentiva parlare dei morti per fame nei telegiornali di mediaset come cose lontane, da terzo mondo, con la stessa indifferenza che si prova per le notizie metereologiche o per i bollettini delle autostrade. Ora stanno tremando anche loro, i medi borghesi, perché le loro sicurezze vanno a rotoli, perché il divario con i veri ricchi si fa incolmabile e non fa nutrire più illusioni, perché la forbice con i veri poveri si assottiglia e crea angosce esistenziali. Infatti nell’olimpo degli dei la realtà nuova viene fagocitata velocemente: la Fiat tracolla perché si vendono meno utilitarie, ma la Mercedes o la BMW aumentano la produzione di suv e di autovetture da 100.000 euro, destinate naturalmente a ben altro mercato, ai ceti ricchi, ai ceti ad alto reddito. La maggioranza silenziosa, i borghesucci piccoli piccoli, stanno ricevendo mazzate e presto prenderanno piena coscienza della realtà: allora il consenso si sposterà? Masse di elettori cambieranno drasticamente il loro pensiero politico? Vedremo che aria tira nelle prossime elezioni, dopo questo periodo di sospensione della democrazia, sacrificata sull’altare del moloc europeo. Vedremo se la rivolta del ceto medio sull’orlo dell’abisso cambierà qualcosa nell’assetto politico, favorendo il favoleggiato rinnovamento della politica e la rottamazione di chi ci ha rovinato l’esistenza.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 07/02/2012 alle  19:08:49, nella sezione CRONACA,  1104 letture)

Incontro lunedì pomeriggio ad Augusta tra il Commissario per l’Emergenza Bonifiche, Dario Ticali, e il sindaco Carruba in vista dell’intervento previsto dall’Accordo Quadro per il Sito di Interesse Nazionale “Priolo-Augusta” che prevede la messa in sicurezza della falda acquifera, per un investimento di 90 milioni di euro. Il Prof. Ticali ritiene che il depuratore consortile riveste un ruolo strategico per la tutela delle acque della provincia di Siracusa e gli interventi di bonifica delle discariche, finalizzati a ridurre ed eliminare progressivamente gli elementi inquinanti che potrebbero arrivare a contaminare la falda acquifera sono altrettanto importanti. Percorsi che, dal punto di vista burocratico, sono in parte conclusi, in parte in dirittura d’arrivo e riguarderanno siti inquinati di Augusta, Priolo, Melilli. La pulizia dei canali in tutto il territorio provinciale servirà anche per individuare eventuali scarichi di reflui non autorizzati e quindi per risalire alle fonti di inquinamento. In questa fase il Ministero dell’Ambiente riserva alla zona industriale di Siracusa una grande attenzione e le bonifiche hanno acquisito nel tempo un significato diverso da quello originario di ripristino dei siti, infatti sono la pre-condizione dello sviluppo. Sui 57 Siti di Interesse Nazionale presenti in Italia, quello di “Priolo-Augusta” ha ottenuto le maggiori risorse in assoluto, 110 milioni di euro, considerando soltanto quelle inserite nell’Accordo di Programma per la Chimica. Entro breve, secondo quanto annunciato dal Prof. Ticali, arriverà a conclusione anche l’iter burocratico da cui dipende l’avvio del primo stralcio dell’Hub di Augusta, un investimento da 200 milioni di euro. Il sindaco Massimo Carrubba ha così commentato: "Spero questa sia la riunione conclusiva per l'avvio delle operazioni di bonifica che la città attende da anni".

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/02/2012 alle  15:58:04, nella sezione CRONACA,  992 letture)

Il presidente della Provincia regionale, Nicola Bono, ha diffuso una nota riguardante gli incresciosi fatti che hanno portato agli arresti domiciliari di Gino Foti e Giuseppe Marotta. “Escludo categoricamente – dice la nota - di aver ricevuto nei giorni scorsi qualsiasi notifica di provvedimenti o di richieste relative all’inchiesta ORO BLU. La mia posizione nell’ambito di questa inchiesta è rimasta la stessa, ben nota, di un anno addietro originata dalla denunzia di alcuni imprenditori legati a SAI 8, e per questo fortemente interessati a screditarmi, che sono arrivati ad interpretare come pressione indebita la mia convinta e coerente azione politica ed amministrativa tesa a fare rispettare un contratto nell’esclusiva tutela dell’interesse pubblico. Con grande rispetto per l’azione della magistratura inquirente e per il suo obbligo di indagare su ogni notizia di reato che le pervenga, mi sono spontaneamente e immediatamente presentato al Pubblico Ministero al quale ho spiegato e documentato le ragioni della mia azione rigettando qualsiasi accusa. Rispetto a questo quadro l’unica novità è che il Giudice che ha esaminato gli atti inviati dalla Procura ha ritenuto che, nonostante una lunga ed attenta attività di indagine, non siano emersi a mio carico elementi tali da fare fondatamente ipotizzare un mio coinvolgimento nella vicenda. Sono pertanto stupìto ed amareggiato che la mia posizione sia stata accomunata ad altre che, a torto o a ragione, sono state invece valutate dal giudice negativamente. Non posso accettare che il processo a mio carico venga svolto sulla piazza e senza la mia partecipazione ed avrei avuto il diritto di vedere trattata la mia posizione nel processo e con la riservatezza dovuta alla fase delle indagini in corso e non fuori dal processo. In tal modo mi vedo costretto, mio malgrado, a riprendere pubblicamente fatti e questioni che avevo depositato alla conoscenza dei magistrati, tendenti a dare l’esatta dimensione degli avvenimenti, per la parte che mi riguarda. In particolare sono palesemente vittima di un attacco orchestrato dai responsabili dell’impresa gestore del sistema idrico integrato di Siracusa teso ad estromettermi dalla gestione dell’Ato idrico. L’amarezza è che questo obbiettivo effettivamente è stato raggiunto! Il risultato è che non solo in barba alla sentenza di merito del CGA il rapporto con il gestore continua, ma lo stesso non ha mai depositato né le fideiussioni oggetto dei miei interventi, né tanto meno quelle ben più onerose legate alla garanzia della corretta realizzazione del complesso di opere contrattuali da realizzare per l’importo di ben 500 milioni di euro. Inoltre da quando sono andato via io non è stato più versato un solo euro di canone, a fronte delle tariffe dei cittadini che invece si continua a riscuotere. Questo si che è davvero “Oro blu”, e cioè gestione senza costi e garanzie. Respingo, poi, con forza e con grande decisione anche il semplice accostamento, spero involontario, del mio nome alla vicenda dei veleni contro e dentro la Procura, che non mi riguarda neanche lontanamente e che in ogni caso non appartiene al mio modo di agire che è sempre stato pubblico e trasparente e mai sotterraneo e delatorio. Respingo con amarezza e con stupore l’effetto di accomunare la mia persona ad un più generale e generico malaffare della politica al quale non appartengo né ho mai appartenuto. Respingo, altresì, così come ho già fatto all’interno del processo, le accuse che la stampa riporta come essermi state mosse durante la conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica e mi rimetto su questo, come sempre ho fatto, alla valutazione indipendente dei magistrati competenti all’esaminare le accuse”. “A chi strumentalmente chiede le mie dimissioni – continua il presidente Bono - rispondo che la mia vicenda muove al contrario proprio dalla attuazione delle pratiche della buona politica, e cioè dalla politica che non si vende, che non pratica attività spartitorie, che vuole il rigoroso rispetto di leggi, regolamenti e contratti, e che può essere fermata solo dal ricorso alla calunnia. Aggiungo, solo per inciso, che peraltro di fatto ho rinunciato alla presidenza dell’Ato, senza averne neanche avuta richiesta, proprio per consentire che l’inchiesta potesse avvenire, come è stato, senza alcuna difficoltà. Ripeto che dalle notizie diffuse dalla stampa non può che trarsi una sola conclusione: il Giudice nella sua terzietà ed indipendenza ha rigettato le richieste della Procura nei miei confronti ritenendole infondate”.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/02/2012 alle  15:54:49, nella sezione CRONACA,  1003 letture)

I comitati spontanei dei cittadini e le associazioni aderenti al forum siciliano di “Acqua bene comune” sono di nuovo in agitazione come un anno fa prima del referendum sull’acqua, che era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell'acqua nessuno deve fare profitti. E la risposta dei cittadini, il 95,8% a favore della cancellazione del profitto, non lascia alcun dubbio sull'opinione, praticamente unanime, del popolo italiano. Oggi, a distanza di un anno circa, risulta che in tutto il territorio nazionale nessun gestore ha applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. Da più parti si ritiene necessario promuovere una mobilitazione volta a chiedere il rispetto del referendum, focalizzandosi in particolare sulla "quota-profitto" che, nonostante dovesse essere eliminata dalle bollette, risulta ancora attiva in tutto il territorio nazionale. La quota si riferisce alla «remunerazione del capitale investito» e incide sulle bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%, percentuale che non è relativa alla gestione della risorsa. Non un dettaglio da poco, infatti, togliendo la quota di “solo profitto” un condominio di 80 famiglie potrebbe risparmiare circa 2.000 euro. Peccato quindi che, nonostante la normativa post-referendum sia in vigore dal 21 luglio 2011, le tariffe del servizio idrico non siano ancora state alleggerite: ecco il motivo del movimento dal basso che nei prossimi weekend vedrà attivarsi in decine di città italiane i gazebo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sulla possibilità di far valere il proprio voto, andando a ricalcolare, grazie all’assistenza di esperti, la tariffa che effettivamente andrebbe pagata per il servizio idrico, al netto della “quota-profitto” di cui ancora beneficiano i gestori privati.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/02/2012 alle  18:34:28, nella sezione CRONACA,  1037 letture)

Il chimico augustano Giuseppe Moschitto ha compiuto uno studio sul territorio che analizza degli indicatori epidemiologici e demografici. Questi ultimi, in particolare, dimostrano che il bacino di utenza di Augusta e dei paesi limitrofi, cioè Melilli, Priolo e Sortino, è più numeroso demograficamente del bacino di Lentini, che comprende Carlentini e Francofonte. Questi dati stupiscono considerando che si sta trasferendo dal Muscatello al nuovo nosocomio lentinese il reparto di ginecologia, cioè da un territorio che, negli ultimi anni, demograficamente è cresciuto di un +3.1% a un territorio che è decresciuto attestandosi a -0,9% nel 2010. Tali indici demografici, lo dice Moschitto nel suo studio, confermano in modo inequivocabile il fatto che la domanda sanitaria ostetrica e ginecologica nel bacino di utenza dell’ospedale di Augusta risulta superiore a quella del bacino di utenza dell’ospedale di Lentini. Questi dati, però, sono stati ignorati nelle valutazioni che hanno portato all’elaborazione del piano sanitario regionale. Quindi, secondo Moschitto, l’Assessorato alla Sanità regionale che ha decretato il trasferimento del reparto non ha tenuto conto di dati importanti e del fatto che il reparto ginecologia negli anni passati era considerato un polo di eccellenza che andava rafforzato e non certo smantellato. Nel 1975 ad Augusta si era toccata una punta di 868 nuovi nati, allorché il reparto era diretto dal primario professor Salvatore Paci, eccellente professionista, apprezzato per la sua preparazione e per le sue doti morali ed umane. Dopo Paci si è progressivamente ridotto il numero delle nascite fino ad arrivare nel 2006 a 500 parti l’anno. Nel 2007-2008 si registrarono 300 nuovi nati e questo caduta in verticale dei ricoveri potrebbe essere il dato che la Regione ha tenuto presente quando ha deciso di trasferire il reparto a Lentini. Con 300 parti annui il punto nascita diventa antieconomico, ma si tratta di un dato fasullo dovuto a situazioni contingenti legate a lavori di manutenzione dei locali del Muscatello. In uno dei grafici allegati allo studio del dott. Moschetto si evidenzia, infatti, che nel periodo 2009-2010 il trend demografico è positivo per Augusta e bacino, mentre è negativo per Lentini e comprensorio. Oltre a tutto questo si rileva la necessità di una speciale assistenza sanitaria nel territorio di Augusta, perché, e lo si rileva dai numerosi studi epidemiologici effettuati sul territorio, è dimostrato che nel triangolo industriale Augusta, Melilli, Priolo, le patologie legate alla ginecologia sono da 2 a 4 volte superiori alla media provinciale con una stretta connessione tra tali patologie e lo stato di inquinamento dell’aria e dell’acqua. Tutto questo sarà oggetto di un convegno sull’ambiente che avrà luogo ad Augusta, nel palazzo Zuppello, venerdì 24 febbraio.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/02/2012 alle  19:41:10, nella sezione CRONACA,  1112 letture)

Il 30 gennaio l’Assessore Regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Messineo, ha firmato il Piano Paesaggistico per la provincia di Siracusa. Finalmente la provincia di Siracusa è dotata di uno strumento di pianificazione e regolamentazione dello sviluppo, infatti il Piano individua zona per zona il tipo di interventi che è possibile fare (insediamenti agricoli, turistici, artigianali, commerciali, residenziali o altro) e le zone alle quali si riconosce valore paesaggistico che saranno soggette a tutela e salvaguardia. Vengono così segnalate le criticità ambientali (sorgenti, cave, grotte, boschi e sentieri) e individuati gli strumenti di difesa dell’immenso patrimonio naturalistico, storico ed etno-antropologico che esiste nel territorio (muri a secco, antichi palmenti e frantoi, abbeveratoi, edicole votive, masserie e casali, chiese rupestri, regie trazzere e così via). Saranno in vigore norme di salvaguardia per evitare ulteriori aggressioni al territorio e si potrà avviare nella provincia di Siracusa un modello economico equilibrato e in armonia con la natura. E’ stato determinante l’apporto delle associazioni ambientaliste della provincia di Siracusa che nei vari comuni hanno svolto un’attività costante nel corso dei dibattiti e confronti con le amministrazioni locali. Il Piano paesaggistico servirà ad evitare che siano effettuate trivellazioni petrolifere, discariche nei pressi delle riserve naturali o villaggi turistici non autorizzati in zone con tutela paesaggistica o altri insediamenti che possono nuocere all’ambiente ed ostacolare l’evoluzione di una economia virtuosa, responsabile ed ordinata. In quest’ottica appare opportuno rivedere i criteri che hanno ispirato certi progetti arditi ma poco rispettosi dei luoghi come gli insediamenti nella zona delle mura dionigiane o il porto turistico dello Spero con le sue colate di cemento nel mare.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/01/2012 alle  17:27:05, nella sezione CRONACA,  1332 letture)

Il Movimento “L’altra Augusta”, a firma di Mimmo Di Franco (nella foto a destra), fa pervenire una nota che riguarda la soppressione degli uffici del giudice di pace ad Augusta a seguito del decreto legge 138 del 13 agosto 2011 e della deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 dicembre 2011. “Ci può essere una deroga – scrive Di Franco – infatti su proposta del Ministero di Giustizia e con decreto presidenziale, sentiti i Comuni, possono essere istituite delle sedi distaccate. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge i Comuni interessati devono presentare domanda di mantenimento degli uffici del giudice di pace, di cui è proposta la soppressione, anche tramite accorpamento con altri comuni, ma facendosi carico delle spese di mantenimento e di erogazione del servizio, delle relative sedi, oltre alle spese del personale amministrativo. Qualora, entro un anno, l’Amministrazione richiedente non rispetti gli impegni, relativi al personale amministrativo e alle spese, l’ufficio del giudice di pace verrà definitivamente soppresso. Allo stesso modo il decreto legge 138,convertito in legge il 14 settembre 2011 n. 148, recante ulteriori misure per la stabilizzazione finanziaria, riduce gli uffici giudiziari di primo grado, cioè i tribunali di Avola,Lentini ed Augusta,trasferendoli a Siracusa. Si potrebbe derogare solo se si attuasse la stessa procedura già detta per il giudice di pace. Si chiede quindi all’amministrazione di attivarsi affinché ciò non avvenga, creando un accorpamento degli uffici ,così come previsto dalla legge all’art. 3 comma 2. Il caso contrario comporterebbe la chiusura definitiva degli uffici giudiziari, con disagi da parte degli utenti che saranno costretti a emigrare a Siracusa anche per banali liti condominiali con ulteriori aggravi di spese. Continua in tal modo la spogliazione degli uffici dislocati ad Augusta.”

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/01/2012 alle  09:33:52, nella sezione CRONACA,  985 letture)

Una nota firmata da un gruppo di sportivi augustani esprime disaccordo riguardo all’ipotesi ventilata e ormai probabilmente già definita di restaurare la vecchia piscina “Gigi Turchio” alla Badiazza, peraltro ridimensionandola al fine di eliminare il curvone di accesso alla città. “Gli ex atleti, veterani della pallanuoto augustana, - dice la nota - esprimono la loro profonda delusione per l’infelice scelta dell'amministrazione cittadina concernente la  volontà di riesumare la cosiddetta "piscina comunale", incredibilmente ridimensionata. E' tristemente noto che Augusta è detentrice di ben due primati negativi: è infatti l'unica città italiana priva di qualsivoglia impianto sportivo comunale e l'unica città europea che ha un ex cinematografo pieno d'acqua,che chiamiamo piscina. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Infatti l'adattamento dell'ex piscina all'aperto "Arena Badiazza" negli anni 80 fu accettata come soluzione provvisoria, considerando che all'epoca l'unica città della provincia che avesse un vero impianto natatorio era la potente Siracusa. Lo sport natatorio, canoistico e soprattutto pallanuotistico si è espresso nei decenni scorsi sempre a livelli di sicuro protagonismo in ambito regionale, nazionale ed internazionale, sino a che ci sono stati gli strumenti sufficienti per praticare tali passioni sportive. Gli Augustani sono sicuramente degli ottimi nuotatori. Basti ricordare alcune eccellenze emerse nei recenti anni scorsi, come dei veterani augustani siano stati allenatori e atleti di serie A maschile e femminile, protagonisti nella serie B, allenatori nazionali giovanili, arbitri internazionali e di serie A nazionale, campioni nazionali di canottaggio, partecipanti alle Olimpiadi di canottaggio,finalisti ai campionati mondiali ed europei Master di nuoto ecc.,ecc. Bene, tutto questo storico patrimonio sportivo natatorio è stato colpevolmente dissipato da quando la città è stata progressivamente privata di una vera piscina. Quella che vorrebbero attivare non potrebbe mai essere una piscina, infatti non sarebbe omologata per nessuna disciplina pallanuotistica, sarebbe fruibile solo per il periodo estivo non essendo riscaldata. Quello che è rimasto del vecchio impianto è totalmente distrutto, quindi quali sarebbero le società  che dovrebbero fruirne? In conclusione, con un impianto incompleto, con una scarsa utenza,inutilizzabile nei mesi invernali e quindi molto costoso, altro che risparmio!” Gli sportivi invitano il Sindaco e gli amministratori cittadini a impegnarsi piuttosto nel mettere in cantiere un progetto definitivo per donare alla città finalmente un vero impianto sportivo polivalente, tale che faccia emergere le potenzialità espresse dai giovani augustani.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/01/2012 alle  09:28:33, nella sezione CRONACA,  941 letture)

I tempi sono tristi, le tasche vuote, il lavoro manca e i nuovi e vecchi poveri diventano sempre più categorie marginali in balia delle onde di questo mare in tempesta che è l’Italia del tempo dello spread. Tempo in cui è necessario darsi una mano l’un l’altro e caricarsi di umanità, di generosità verso gli altri. In quest’ottica una interessante iniziativa parte a Siracusa: la creazione di uno sportello locale di tutela legale dedicato alle persone senza dimora, creato dall’Associazione nazionale Avvocato di strada Onlus. L’iniziativa è opera dell'Avv. Antonio Mumolo, Presidente dell’Associazione nazionale Avvocato di strada, dell'Avv. Corrado Giuliano, Coordinatore della sezione Avvocato di strada di Siracusa e del Parroco Don Carlo D'Antoni. Presso il nuovo sportello, ospitato dalla Parrocchia "Maria SS. Madre della Chiesa", i legali dell'Associazione Avvocato di strada offriranno tutela legale gratuita ai senza tetto. Tutte le persone senza dimora con problemi legali che vivono in città potranno presentarsi allo sportello anche senza appuntamento, negli orari stabiliti. Lo sportello locale sarà coordinato dagli avvocati Corrado Giuliano, Giorgio Mirisola e dal dott. Edoardo Di Mauro. Con la nuova sede di Siracusa diventano venticinque le città che ospitano uno sportello legale dell’Associazione Avvocato di strada. Le altre sono Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Catania, Ferrara, Foggia, Jesi, Lecce, Milano, Macerata, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Pescara, Piacenza, Roma, Reggio Emilia, Rovigo, Salerno, Taranto, Trieste, Vicenza. Fanno parte dell’Associazione oltre seicentocinquanta avvocati volontari, che dal 2001 ad oggi hanno aperto più di seimila pratiche. Sarebbe opportuno che altri sportelli si aprissero in provincia, in ognuno dei ventuno comuni del territorio, e che l’assistenza fosse estesa non solo ai senza tetto ma a tutti coloro che, non avendo un reddito minimo, subiscono un contenzioso cui non possono opporre assistenza legale a pagamento.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 27/01/2012 alle  13:28:08, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  977 letture)

Quando, tempo addietro, la Sicilia tentò di usare l’autonomia fiscale scritta nel suo Statuto, che è legge costituzionale, l’allora Commissario Mario Monti bloccò ogni iniziativa in tal senso, bollandola come “aiuto di stato”. Ora simili potestà sono accordate a regioni come la Navarra o la Catalogna o la Scozia, ma la Sicilia potrebbe accontentarsi di emettere una moneta complementare regionale, che però abbia valore legale all’interno del suo territorio, in doppia circolazione con l’euro. Questa moneta, emessa da una Banca Centrale Regionale in totali mani pubbliche, ed emessa totalmente a beneficio del Governo siciliano, emanciperebbe da sola la Sicilia dallo strozzinaggio europeo. Per liberarci del tutto dell’Euro, i tempi non sono maturi. La Sicilia oggi è ancora debole, e forse deve accettare i compromessi di una sovranità limitata. Nondimeno l’Italia ha il dovere restituire alla Sicilia le riserve auree confiscate al Banco di Sicilia nel 1926 e da quelle si deve ripartire per costituire delle riserve auree e valutarie autonome, con le quali cominciare a giocare la nostra piccola partita, di stato regionale autonomo, peraltro come già previsto dallo Statuto del 1946, che voleva proprio che la Sicilia gestisse in autonomia le proprie riserve. Se così perdiamo i fondi FAS e in genere tutte le misure strutturali dell’Europa, pensiamo che in tanti anni hanno creato solo assistenzialismo e mai vere infrastrutture allo sviluppo. Sarà interesse dell’Europa concederci alcuni aiuti di carattere infrastrutturale sotto forma di cooperazione allo sviluppo, esattamente come si fa con i paesi decolonizzati. È del tutto inutile fingere di essere in Europa, quando siamo praticamente nel Maghreb; rischiamo di restare sospesi con il peggio di entrambe le condizioni: quella di essere e quella di non essere in Europa. Dobbiamo essere una regione veramente autonoma, e non solo sulla carta o per i privilegi dei deputati dell’ARS. E non più europea, almeno nel senso di sudditanza. Circa il consenso dei siciliani, se ci facciamo un giro per i mercati o per i bar a chiedere che cosa ne pensano dell’Euro, è da ritenere che questa uscita sarebbe acclamata a furor di popolo. D’altra parte ci vuole un referendum, anzi un plebiscito. Chi ha paura di ricorrere al voto popolare per sapere cosa pensano i siciliani? Quindi via dall’Europa, senza rimpianti, senza neanche pensarci due volte, questa Europa per noi è come appartenere ad un club che ci impone un tenore di vita insostenibile. Si ricordi che un anno di accise petrolifere lasciate alla Sicilia azzera il debito della Regione e due anni compensano anche il debito degli enti locali. Tutto questo è un progetto, un’idea, qualcuno potrebbe dire un’utopia, ma è anche la nostra unica e ultima speranza.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 25/01/2012 alle  16:33:06, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1316 letture)

Noi gente comune ci dobbiamo ribellare, non solo in Sicilia, sempre nel nome di quei valori che sono scritti nella Costituzione repubblicana, vero monumento di civiltà giuridica che stiamo archiviando un po’ troppo in fretta. Tutti quelli che oggi protestano e quelli che non hanno più nemmeno la forza di protestare saranno avvantaggiati da una vera autonomia. Con una nostra banca pubblica e regionale, la moneta emessa sarà sociale e gli istituti di credito con sede in Sicilia saranno assoggettati ad un nuovo regime etico, più vicino all’uomo e lontano dalla speculazione globale. I produttori e i coltivatori oggi affamati potranno vendere i loro prodotti nei supermercati siciliani e saranno competitivi sul mercato esterno. Gli autotrasportatori pagherebbero finalmente meno il carburante, e così anche tutti noi. Con la defiscalizzazione attireremo investimenti e occupazione. Gli imprenditori pagheranno meno tasse, gli studenti e i giovani troveranno lavoro in Sicilia, i pensionati e i lavoratori dipendenti avranno una busta paga più pesante. Insomma ci guadagneremmo tutti, tranne gli speculatori esterni e qualche potere forte nazionale. L’Italia non è solo “troppo grande per fallire”, è anche “troppo grande per uscire” dall’Europa. La sua uscita sarebbe un cataclisma al quale né l’Europa, né l’Euro sopravvivrebbero. Per la Sicilia, invece, è diverso: si tratta di una regione transfrontaliera e insulare, una terra di confine che può e deve ritagliarsi condizioni particolari nel proprio interesse, senza che questo traumatizzi l’economia mondiale. Se la Sicilia esce dall’Unione Europea va incontro ad un vero e proprio boom economico. Per l’Italia sarebbero maggiori redditi tributari, sia per quei pochi che dalla Sicilia prendono la via del Continente, sia per quelli prodotti nel Sud, senza parlare della vicinanza del nuovo mercato in espansione nel nordafrica. Se la sudditanza semicoloniale del Sud lo consideriamo un dogma, allora tutto questo può sembrare eversivo. Ma la vera eversione sta nella continua discriminazione dei Siciliani che, da 150 anni, sono cittadini di serie B. La Danimarca, che conta due regioni a statuto speciale, le ha viste uscire entrambe, una dopo l’altra, dall’Unione Europea. Le Isole del Canale e l’Isola di Man, formalmente piccole corone in unione personale con il Regno Unito, di fatto sue piccole regioni a statuto speciale, nell’Europa non sono mai entrate, come Gibilterra. Ci sono le regioni “ultraperiferiche”, che stanno dentro ma solo a metà, come le Canarie ad esempio, che sono fuori dalla linea doganale europea; poi ci sono eccezioni fiscali di ogni sorta, per regioni insulari come la Corsica, o di montagna come il Galles, o transfrontaliere o artiche. A quanto pare l’unica regione derelitta per cui non è possibile alcuna deroga in modo assoluto sembra essere proprio la Sicilia. Vuole dire che in questa Europa la legge “non è uguale per tutti”.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 21/01/2012 alle  21:40:37, nella sezione CRONACA,  907 letture)

O siamo italiani, e allora avere pari infrastrutture è un nostro preciso diritto, o non lo siamo, e allora non di autonomia, ma di indipendenza a questo punto si deve parlare. Usciamo dall’Unione e da tutti i suoi obblighi, niente più direttive e regolamenti che si applicano automaticamente, niente più criteri di convergenza e patti di stabilità, niente più corridoi europei o obblighi di fusione del nostro mercato nel grande mercato continentale che ci vede per forza soccombenti. Creazione una zona franca di libero scambio al centro del Mediterraneo, questo è il nostro futuro, l’unico possibile. Un accordo simile a quello della Norvegia, non a caso anch’essa produttrice di petrolio, cioè dentro lo Spazio Economico Europeo e Schengen, ma fuori da tutto il resto, eurozona inclusa. Anche se su questo punto il discorso è un po’ complesso. Sulle materie che spettano all’Italia, dalla grande politica estera alle guerre, non possiamo mettere naso. Anche se lo Statuto – va ricordato – persino su queste materie ci concede un diritto di proposta. Quindi, al massimo diremmo la nostra, ma lasciamo fare al Paese di cui facciamo parte. Se l’Italia su queste materie, o su quelle comunque statali, vuole delegare in tutto o in parte le proprie funzioni all’Europa, su quelle, solo su quelle, seguiremo l’Europa anche noi, ma perché in essa vedremmo l’equivalente dello Stato italiano. Su tutte le altre materie, sulle competenze siciliane l’Italia non può delegare materie che non erano di sua competenza alle istituzioni europee. Sulle materie a noi riservate dall’Autonomia del 1946, decidono i siciliani. Oggi subiamo un’economia di rapina. Le nostre risorse, in buona sostanza, sono degli altri, che le comprano a quattro soldi mentre dovrebbero pagarle. Non possono fare a meno delle nostre risorse energetiche né della nostra posizione geografica. E anche dei nostri beni culturali e ambientali. Siamo in una posizione di forza e di monopolio, ma dobbiamo essere al di fuori del raggio d’azione dell’ Europa e della BCE. Tutto questo va fatto per salvare la democrazia e la libertà, anche quella di mercato. In questa visione così alta e radicale le pur giuste rivendicazioni del Movimento dei forconi appaiono poca cosa, pannicelli caldi anche laddove si riuscisse ad ottenere buona parte di quanto richiesto. Mercoledì e' previsto l'incontro tra il presidente della Regione Raffaele Lombardo e il premier Mario Monti. Ma già si dice che i presidi, seppure meno duri, continueranno. Nella bozza del decreto infrastrutture all'esame del Consiglio dei ministri sono state previste misure a sostegno dell'autotrasporto. La norma prevede un anticipo del recupero delle accise per gli autotrasportatori e salta inoltre il tetto dei 250mila euro per le compensazioni dei crediti d'imposta. I “forconi” ritengono queste misure ancora insufficienti e non hanno torto. Il nodo reale resta la defiscalizzazione del costo del gasolio per i camionisti e per i pescatori e gli agricoltori.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 21/01/2012 alle  12:33:05, nella sezione CRONACA,  865 letture)

Il Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo ha annunciato che sottoporrà al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti l’elenco delle rivendicazioni del Popolo Siciliano. I punti salienti di tale richiesta sono i seguenti: 1. Defiscalizzazione del carburante. 2. Miglioramento e tutela del tenore di vita e delle condizioni generali delle famiglie insistendo su una riforma sul controllo dei costi fissi delle utenze ed i bisogni fondamentali (metano, acqua, energia elettrica). 3. Rilascio del DURC anche in presenza di pendenze che verranno regolarizzate con un piano di rientro (SERIT, EMPAIA, INPS) in anni 10, con interessi legali e senza spese aggiuntive (sanzioni accessorie – diritti di notifica – interessi per tardato pagamento). 4. Abolizione dell’IMU sui fabbricati rurali ed insediamenti produttivi che interessano il prodotto locale. 5. Dotare la CRIAS di maggiori risorse finanziarie da destinare al mondo agricolo e delle PMI. 6. No agli interessi usurai della SERIT, sanzioni accessorie – diritti di notifica – interessi per tardato pagamento e blocco per due anni delle cartelle esattoriali. Nello specifico, per le categorie della Produzione Agricola si richiede di: 1. Arginare con leggi che limitino le strategie commerciali messe in atto dalla GDO che fa cartello nei confronti di un’offerta frazionata ed a tutela del consumatore pensare anche ad un ricarico massimo ammissibile. 2. Varare leggi ferree per scongiurare il taroccamento dei prodotti e conseguente intenso monitoraggio della Guardia di Finanza sui traffici merci alle frontiere ed ai porti. 3. Applicare una tassa per chilogrammo agli importatori di ortofrutta e prodotti ittici, devolvendo tale introito ad un fondo di riserva per l’agricoltura italiana e la pesca. 4. Abolire gli sconti che la grande distribuzione richiede alle imprese commerciali che la riforniscono e pagamenti più celeri secondo il modello francese. 5. Perequare i maggiori costi di produzione che sostengono le aziende agricole siciliane . 6. Erogare immediatamente tutte le spettanze delle calamità naturali ad oggi accertate ed in mancanza di fondi, creare di carta di credito per compensare tasse, Inps ed energia elettrica. 7. Istituire una legge in base alla quale nei supermercati si limiti ad un massimo del 50% la presenza di prodotti ortofrutticoli ed ittici di provenienza non siciliana. 8. Applicare una tassa su “cibi spazzatura”. 9. Allineare, in relazione agli oneri previdenziali, con gli altri Stati Europei, circa 5 Euro al giorno per agricoltura, pesca e cassa edile. In particolare per la categoria trasporto e logistica si richiede: 1. Abbattimento dei costi autostradali. 2. Abbattimento dei costi di attraversamento dello Stretto per continuità territoriale per le Imprese Siciliane (e per tutti i Residenti) 3. Allineamento dell’imposta sulle immatricolazioni rispetto alle Regioni Italiane a Statuto speciale. 4. Oltre allo stanziamento di Euro 30 milioni dell’ecobonus per l’anno 2010, si chiede l’ulteriore stanziamento per l’anno 2011 per un importo di Euro 70 milioni. 5. Individuazione di una Zona Franca. 6. Vigilanza sull’applicazione dei costi minimi di sicurezza sulla base dell’art. 83 bis. Infine, in favore della categoria Pesca e Marineria si affrontano i seguenti temi: 1. Caro Gasolio. 2. Defiscalizzazione carburante e olio motore. 3. Che il carburante ritorni ad essere dotazione di bordo. 4. Approccio migliore alla normativa per l’aumento dell’Iva al 21% sul pescato, anziché defiscalizzare. 5. A vantaggio della piccola pesca chiedere che la Regione Sicilia applichi il suo statuto autonomo a chiedere la gestione delle licenze entro le 12 miglia. 6. Leggi e normative – le nuove assurde ed inconcepibili normative U.E. – Leggi, D.M. e Leggi Regionali che sono sempre più restrittive sull’utilizzo degli attrezzi e delle zone di pesca. 7. Tonno Rosso – come si pensa di affrontare le problematiche relative alla cattura accidentale del tonno rosso da parte della piccola pesca inerenti lo sbarco assistito. 8. Pesce Spada – come si pensa di affrontare la proposta ICCAT di sottoporre a TAC la cattura del pesce spada. 9. Pesche speciali. 10. Che il Governo Regionale si faccia promotore della necessità della pesca con il Governo Nazionale e Comunitario.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 20/01/2012 alle  21:37:24, nella sezione CRONACA,  909 letture)

Queste “cinque giornate siciliane” che sembra non debbano finire qui ma impegnare i movimenti promotori in una protesta a oltranza che non si sa dove potrà portare, inducono a una seria riflessione sui delicati termini di una questione che affonda le sue radici nell’immediato dopoguerra, quando la Sicilia venne dotata di uno “statuto speciale”, per la verità sempre disatteso. Ma il problema vero è che forse non ha senso parlare di sopravvivenza economica (e quindi anche sociale, culturale, demografica, etc.) della Sicilia, cioè di “applicazione dello Statuto”, dentro questa Europa. Un’Europa che non è quella che aveva in mente Altiero Spinelli o quella che ci hanno raccontato da ragazzi, un’Europa dove non è possibile alcuna autonomia regionale per la semplice ragione che non è possibile neanche alcuna autonomia statale, né alcuna democrazia. Il recente accordo sulla rinunzia da parte dei singoli stati delle potestà fiscali e la loro messa sotto tutela delle istituzioni centrali europee (e quindi, in buona sostanza, della BCE, e quindi delle oligarchie bancarie che chiamiamo “i mercati finanziari”) ci porta a dire che l’unica soluzione per la sopravvivenza della Sicilia è soltanto la fuoriuscita unilaterale dall’Unione Europea, magari dopo un plebiscito o dopo un referendum, ma che sia molto rapido e gestito con mano ferma e senza titubanze. Non è pensabile che la Sicilia sopravviva senza che detenga una qualche forma reale di autogoverno, poiché essa è un sistema economico equivalente a quello di una qualunque media nazione europea. L’unico possibile autogoverno che non metta in discussione l’unità politica dell’Italia, e quindi l’unico praticabile senza troppi traumi, è l’attuazione integrale e immediata dello Statuto del 1946. Ma lo Statuto del 1946, dopo il Trattato di Lisbona, e ancor più dopo il recente accordo fiscale, non potrebbe che sopravvivere a brandelli, con l’aggravante che le poche decisioni in cui gli stati continuano a partecipare, sarebbero prese dall’Italia al posto nostro. In una parola l’Europa oggi equivale all’azzeramento della nostra Autonomia e allora bisogna scegliere: o schiavi in Europa o liberi in Sicilia e fuori dall’Europa. Talvolta la lettera dello Statuto siciliano è superata ma lo spirito, in ogni sua parte, è chiarissimo ed attuale. Si tratta di adattare agli istituti attuali un rapporto radicalmente confederale lasciando vivo l’impianto originale, che mantiene tutta la sua validità. Con lo Statuto che l’Italia non ci ha fatto mai applicare, non chiediamo niente a nessuno, tranne la perequazione infrastrutturale, che è un diritto di tutti i cittadini, e qualche fiscalità di vantaggio che non è un favore dello Stato ma un doveroso rimborso per ciò che ci è stato rubato in termini di inquinamento dell’ambiente e di salute dei nostri figli.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 19/01/2012 alle  18:27:31, nella sezione CRONACA,  1001 letture)

Un grande sommovimento (rivolta?) sta coinvolgendo gran parte del popolo siciliano, tra ombre e luci, con formule nuove di organizzazione dal basso, senza il coinvolgimento dei politici regionali, anzi mettendoli al bando e individuando in essi il germe di un pernicioso disinteresse unito a una fondamentale incapacità non solo di amministrare, ma perfino di rappresentare le istanze dei siciliani che non riescono a intravedere uno straccio di futuro. Alla luce di tutto ciò diventa sempre più urgente elaborare un nuovo meridionalismo in un contesto dove la politica è in crisi, e urge agevolare la formazione di una nuova cultura dello sviluppo delle regioni più deboli del Paese, con particolare riferimento alla Regione Sicilia. Le sfide che attendono nei prossimi anni il Sud e la Sicilia in particolare, sono piuttosto impegnative, a cominciare dal federalismo fiscale che rischia di essere iniquo. Non può essere il ricco Nord a valutare il Sud. Necessitano standard equi, per fare un esempio, anche per la valutazione delle nostre Università che potrebbero non essere uguali, mancando al Sud i finanziatori privati ed un retroterra produttivo. Allora, se il metro di riconoscimento delle capacità formative di una Università è il lasso di tempo che un giovane laureato impiega a trovare un lavoro, è chiaro che le Università meridionali non possono rientrare nel novero delle più virtuose. Quindi, avranno meno finanziamenti pubblici. Analogo ragionamento va fatto per i costi standard che si vogliono introdurre nella sanità che condanneranno i nosocomi siciliani ad avere sempre meno risorse e a costringere i cittadini ai viaggi della salute che significano oltre a disagi di vita dei cittadini anche esborsi ulteriori di somme agli ospedali del nord tramite il sistema dei DRG. Rilanciare la questione meridionale non significa volere tornare al passato, non significa attrarre più risorse al fine di garantire un'economia di mera sussistenza, ma significa fare dei vecchi e nuovi problemi del Sud una questione nazionale, spiegando soprattutto alle giovani generazioni che un Paese in cui prevale la legge della giungla a causa di una difesa aggressiva dei particolarismi, in cui quindi la distribuzione delle risorse nel territorio è destinata ad essere sempre più iniqua, sarà inevitabilmente un Paese più povero, più sfiduciato, più disordinato, anche a causa dei flussi migratori massicci che prendono la via del Nord. Se non si pone mano ad una politica di valorizzazione delle risorse umane, il Sud non ha futuro e rischia di essere sempre più abbandonato a se stesso. Mezzogiorno in primo piano, dunque, ma con la te-sta ed il cuore rivolti verso i Paesi della sponda sud del Mare Mediterraneo. È qui che si creeranno le condizioni per un dialogo fra il mondo occidentale e il mondo finora senza sviluppo. E' questa area il laboratorio naturale delle politiche della tolleranza e della cooperazione economica: la Questione Meridionale sempre più si identificherà con la grande Questione Mediterranea.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 18/01/2012 alle  22:01:46, nella sezione ASTROLOGIA,  1068 letture)

Dal 22 gennaio e fino al 19 febbraio ci troviamo sotto il segno dell’Acquario, un segno d'aria, maschile, domicilio di Saturno. E' simbolo di fraternità e di amicizia e coincide in natura con il vento, con la corrente d'aria rapida e improvvisa, emblema di assoluta libertà. Il suo metallo è l'uranio, usato per la produzione di energia nucleare, la sua pietra l'ametista, il suo colore il viola, il suo giorno il sabato. Il nato sotto questo segno è dotato di forte volontà e intelligenza, di altruismo e soprattutto di spiccato senso d'indipendenza. Spirito pratico, spesso geniale, eccentrico, vuole innovare ogni cosa, rendendola originale. Per lui tutto è sempre perfezionabile, quindi vale la pena di studiare, di approfondire, per questo la sua curiosità è insaziabile. Ha un alto concetto di se stesso e non ama la banalità; può, quindi, sconfinare nel bizzarro ed essere ostinato nelle sue convinzioni. Capace di grande concentrazione mentale viene giudicato dagli altri a volte distratto, a volte indifferente. Non sopporta le inutili chiacchiere e le ipocrisie e tiene particolarmente alla sua privacy, pur riuscendo a socializzare ugualmente poiché è un amico leale e un collega perfetto, rispettoso dell'altrui personalità. Essendo un tipo cerebrale eccelle nelle attività di scrittore, inventore, psicologo, filosofo, docente universitario. Unico suo limite il perseguimento di sogni utopistici che possono fargli perdere tempo prezioso. Non è sentimentale né passionale, per cui stenta a provare e a suscitare emozioni d'amore. Più che un amante è portato ad essere un amico, magari un buon compagno di vita, piacevole e comprensivo, sempre a patto di rispettare la sua indipendenza. Di temperamento sanguigno questo segno è in analogia con le caviglie e il sistema nervoso e circolatorio. E', quindi, predisposto alle artriti, alle slogature, ma soprattutto agli stati d'ansia che possono provocargli pericolose depressioni. Ottimi i suoi rapporti con l'ARIETE, che lo stimola, con il TORO, che lo trascina, con la VERGINE, con la quale ha molti punti di contatto, con la BILANCIA, che rispetta il suo desiderio di indipendenza, con lo SCORPIONE, complice la passionalità di quest'ultimo, di impedimento la sua soffocante gelosia, col SAGITTARIO, al quale lo accomuna il desiderio di novità, con il SUO STESSO SEGNO, malgrado col tempo l’unione possa naufragare nell'abitudine. Problematici, invece, i rapporti con il GEMELLI, che lo innervosisce con la sua irrequietezza spesso invadente, con il CANCRO, che ha bisogno di una passionalità sconosciuta all' Acquario, col LEONE, che esige una maggiore sottomissione, col CAPRICORNO, malgrado l'esistenza di interessi comuni legati alla curiosità e alla sete di conoscenza, col PESCI, per la freddezza dell'Acquario che delude l'ipersensibile Pesci.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 18/01/2012 alle  15:26:34, nella sezione CRONACA,  964 letture)

Forte presa di posizione dell’onorevole Giuseppe Gennuso, esponente di spicco dell’MPA, riguardo al movimento di protesta che sta sconvolgendo la Sicilia, peraltro neanche citato dalle testate e dai videogiornali nazionali, malgrado sia un evento dal punto di vista giornalistico tutt’altro che trascurabile. “Migliaia di persone sono da due giorni in strada – ha detto Gennuso - contro il caro gasolio e la sospensione dei tributi, in un momento di grande crisi. La pacifica protesta dei Forconi, però, non viene raccolta dal governo dei professori, che non ha avviato alcun interlocuzione con i Movimenti. Se domani i rappresentanti del governo non sentiranno le ragioni dei Forconi, mi incatenerò davanti alla linea ferroviaria di Rosolini”. Il parlamentare regionale del Movimento per le Autonomie, ha aggiunto: “ Condivido in pieno la protesta del Movimento, ma resto stupefatto per la grave inadempienza del governo centrale, ma anche dei mass media. La protesta siciliana degli autotrasportatori, dei contadini dell’intero comparto dell’agricoltura, sta passando inosservato e questa è un’ingiustizia. Domani mi incatenerò in segno di protesta fino a quando, i Forconi non avranno risposte concrete”.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 17/01/2012 alle  22:18:26, nella sezione CRONACA,  953 letture)

Continua la protesta degli autotrasportatori siciliani dell’Aias e dei produttori agricoli del Movimento dei forconi. Ad Augusta di nuovo i camion hanno bloccato le vie principali della città, mentre chiudono le pompe di benzina a secco di carburante e si riducono le derrate alimentari nei supermercati. A Lentini un uomo ha ferito con una coltellata al volto uno dei manifestanti che voleva impedirgli di superare il blocco organizzato dagli autotrasportatori. Si tratta di un venditore ambulante di frutta di Catania che è stato denunciato con l’accusa di lesioni e porto abusivo di arma da taglio. La vittima, un bracciante agricolo lentinese, è stato soccorso e condotto all'ospedale civile di Lentini e giudicato guaribile in 25 giorni. La protesta, comunque la si voglia valutare, finirà per mettere in ginocchio l’economia già traballante dell’Isola. Tra le ragioni della protesta l’aumento del costo del carburante, la mancanza di regolamentazione dei pagamenti della committenza, il cartello imposto dalle compagnie assicurative e una rete infrastrutturale inadeguata. In provincia di Siracusa hanno trascorso la notte dentro le tende i manifestanti aderenti al movimento 'Forza d’urto'. Permangono i presidi sulla statale 114, a ridosso dell’ingresso della raffineria Isab Nord di Priolo, in contrada Spalla, tra Siracusa e Priolo, all’altezza della rotatoria che porta all’Auchan, agli svincoli autostradali di Avola, Rosolini e Lentini e sulla statale "194". Il movimento ha trovato il sostegno di alcune associazioni ambientaliste locali che, insieme ai padroncini e ai produttori, hanno creato un blocco sulla statale 114 con la conseguenza di creare file interminabili di auto a passo d’uomo; infatti, anche se la protesta è pacifica, vi sono esasperanti rallentamenti per la circolazione stradale. Bloccati i binari in vari punti con pesanti disagi per i viaggiatori sia per quelli a bordo dei treni sia per quelli in partenza, anche se Trenitalia ha attivato un servizio sostitutivo mediante autobus. Sul web impazzano commenti per lo più favorevoli a questa levata di scudi contro il governo centrale, ma i giornali nazionali non sembrano dare alla notizia il giusto risalto di rivolta di un’intera regione, così come avrebbero voluto gli organizzatori dello sciopero. Intanto si registra nelle ultime ore l’intervento del Presidente di Confindustria Siracusa Aldo Garozzo, il quale, con una nota inviata al Prefetto di Siracusa, ha richiesto che vengano adottate adeguate misure di controllo del territorio per evitare che le iniziative del movimento di protesta che sta paralizzando le vie di accesso alla provincia di Siracusa e alla zona industriale “si traducano in una inaccettabile limitazione alla libertà d'impresa e un danno gravissimo alle attività produttive. Senza entrare nel merito delle motivazioni e del fondamento delle rivendicazioni del movimento, dichiara Garozzo, un fermo dell'economia è dannoso ed inopportuno oltre che difficile da accettare in momenti così critici per il paese". Garozzo sottolinea infine che le associazioni di categoria degli autotrasportatori stanno trattando a Roma con il Vice Ministro Ciaccia e hanno già dichiarato la loro estraneità al movimento che sta protestando.

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