Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 25/02/2012 alle  13:01:49, nella sezione EVENTI,  1126 letture)

Venerdì 24 febbraio, organizzato dall’Università Popolare di Augusta “GIOVANNA D’ARAGONA”, nel salone di Palazzo Zuppello ad Augusta si è svolto il Convegno di Studi dal titolo “La salvaguardia dell’ambiente nel territorio di Augusta - Bonifiche, controlli, epidemiologia, salute”. Relatori del convegno sono stati l’ing. Dario Ticali, docente e ricercatore presso l’Università Kore di Enna nonché soggetto attuatore dell’emergenza bonifiche, l’ing. Domenico Morello, Dirigente del Settore Ambiente della Provincia Regionale Siracusa, il dott. Giuseppe Moschitto, Chimico, e il dott. Gaetano Gulino, Medico Igienista. Ha introdotto e moderato i lavori il dott. Raimondo Raimondi, giornalista e Presidente dell’Università Popolare di Augusta. L’ing. Ticali ha parlato delle bonifiche urgenti e necessarie per recuperare il territorio di Augusta, a partire da quella difficile ma necessaria del porto pieno di metalli pesanti fino a quella del campo sportivo che ha lo scopo di liberarlo dalle polveri di pirite ritenute cancerogene e potenzialmente nocive. Bonificare le aree che sono state abbandonate dopo la crisi del polo petrolchimico, sia impianti dimessi che edifici non più utilizzati e non riutilizzabili, è necessario e doveroso con l’intervento economico dei gestori che sono obbligati per legge a bonificare e riportare i siti allo stato originario. L’ing. Domenico Morello forte della sua esperienza quale dirigente apicale nel Settore Ambiente della Provincia ha parlato dei controlli messi in atto in questi ultimi mesi per tutelare il territorio dell’intera provincia con particolare riguardo alla qualità dell’aria e allo smaltimento dei rifiuti. Il dott. Giuseppe Moschitto, chimico che ha lavorato per anni nella zona industriale cumulando esperienze e dati, autore di una dettagliata ricerca epidemiologica e statistica, ha evidenziato l’incidenza dell’inquinamento industriale sulle patologie dei lavoratori e delle loro famiglie. Fattori che rendono ancor più irrazionale la scelta di chiudere, per decreto, due reparti dell’Ospedale Muscatello di Augusta, la Ginecologia e la Pediatria, penalizzando i cittadini che vivono in una vasta area dichiarata “a elevato rischio di crisi ambientale”, definita e conosciuta in tutto il mondo come “il triangolo della morte”. Una scelta che sta sacrificando sull’altare del “risparmio” il diritto alla salute di decine di migliaia di cittadini che da più di trenta anni vivono nel panico, terrorizzati da notizie drammatiche sull’accertata insorgenza di specifiche infermità che quasi quotidianamente vengono diffuse dai mezzi di informazione. Il dott. Gaetano Gulino, medico igienista, ha affrontato il tema del delicato e stretto rapporto tra salute e ambiente. In coda al convegno sono intervenuti dal pubblico, numerosissimo e qualificato, il prof. Alosi della segreteria confederale della CGIL e il prof. Solarino di Decontaminazione Sicilia. L’associazione che ha organizzato il convegno, l’Università Popolare di Augusta, è nata nel 2008. ed è una associazione apartitica e aconfessionale a carattere volontaristico che si propone la divulgazione di una formazione culturale, scientifica, artistica e socio-assistenziale senza finalità di lucro.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 20/02/2012 alle  16:52:09, nella sezione CRONACA,  1114 letture)

Come previsto, nella mattinata di lunedì un gruppo di cittadini e il sindaco Carrubba, con tanto di fascia tricolore, hanno occupato simbolicamente la direzione sanitaria dell’ospedale di Augusta, compiendo un’azione che punta a tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica fino alla pubblicazione del decreto dell’assessore Russo, che dovrebbe definire il nuovo assetto del Muscatello. Il decreto è stato annunciato sabato dal Presidente della regione Raffaele Lombardo in una conferenza stampa a Catania. I fatti che si sono succeduti nei giorni scorsi non hanno aiutato a chiarire la delicata situazione dell’ospedale di Augusta, anzi l’hanno ingarbugliata ancora di più destando preoccupazione in tutti i cittadini. Una lettera proveniente dalla direzione medica del distretto ospedaliero SR2, certo su input della direzione generale, a firma del dottore Di Lorenzo, aveva dato disposizione, in data 17 febbraio, di chiudere 3 stanze della U.O. di Chirurgia al fine di attivare l’U.O. di Oncologia con 6 posti letto di DH, riducendo così a 15 i posti letto di Chirurgia. Un’altra lettera del 20 febbraio a firma del coordinatore sanitario del distretto SR2 Alfio Spina disponeva con decorrenza immediata lo spostamento degli interventi chirurgici di ginecologia all’ospedale di Lentini. Insomma emergono due elementi: la determinazione a portare velocemente avanti il trasferimento dei reparti verso il nosocomio di Lentini e nel contempo la scarsa considerazione di quei principi di contestualità tanto invocati e promessi, oggetto dell’accordo secondo il quale un cronogramma avrebbe scandito i vari passaggi. Di fatto ad Augusta arriva un’oncologia che prevede solo qualche posto in DH, in pratica somministrazione di chemioterapia, ben lontana dal polo oncologico d’eccellenza di cui si fantasticava. Si aspetta la neurologia e la psichiatria e forse sarà attivato, mediante l’integrazione ospedale-territorio, un presidio di pediatria che metterà in turnazione i pediatri di base per un ambulatorio di emergenza che certo non potrà fornire lo stesso servizio reso da un reparto. Il presidente Lombardo nell’ultimo incontro ha annunciato che «nell'ospedale di Augusta restano i quindici posti di Psichiatria, i quattordici di Neurologia, quattro posti, e non due, di Pediatria, e rimangono il reparto di Chirurgia e quello di Oncologia. Quello che conta è potenziare i reparti soprattutto con le attrezzature perché almeno in Oncologia si raggiungano livelli di eccellenza». Buone intenzioni, ma già in passato il presidente ha dovuto fare i conti con la determinazione del suo assessore Massimo Russo che pare aver già tutto deciso in pectore e che preme il piede sull’acceleratore di questo trasferimento dei reparti di ginecologia e pediatria per riempire il casermone dell’O.C. lentinese. Già Lombardo aveva detto che i trasferimenti sarebbero stati contestuali e invece le cose stanno andando diversamente. Da qui la decisione del sindaco di Augusta, visto che il decreto annunciato non ha avuto ancora attuazione, di procedere con l’annunciata manifestazione di protesta che chiede la sospensione dei trasferimenti dei reparti.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 16/02/2012 alle  14:46:11, nella sezione ASTROLOGIA,  1601 letture)

Dal 19 febbraio al 20 marzo impera il segno dei Pesci, un segno d'acqua, femminile, domicilio dei pianeti Giove e Nettuno, simbolo di misticismo e devozione. Coincide in natura con il mare, calmo e misterioso, ma capace di agitarsi improvvisamente, di increspare le sue onde senza alcun preavviso. Il suo metallo è il palladio, simile al platino, la sua pietra lo zaffiro, il suo colore il blu, il suo giorno il giovedì. E' di carattere emotivo e sensibile, fondamentalmente timido, abitudinario, influenzabile, sognatore. Appare buono e tollerante, ma ciò nasconde solo un certo timore nell'affrontare gli altri e la vita, è orgoglioso e non sopporta contrarietà, ama rifugiarsi nel sogno, spesso irrazionale vive più di impressioni che di realtà. Il suo grande desiderio di piacere, di essere gradito, lo porta ad adottare comportamenti generosi, altruisti, ospitali, per cui ha buoni rapporti sociali, anche se, a volte, quella stessa voglia di essere accettato così com'è provoca atteggiamenti ossessivi e stancanti che nuocciono alle sue amicizie. In amore il Pesci si realizza perché è capace di grande dedizione, però anche qui la sua eccessiva sensibilità può rendere asfittico il rapporto e la sua insicurezza può richiedere troppe e continue prove d'amore, per quanto si contenti di manifestazioni superficiali o formali. L’importante è non farsi prendere dalla collera o dal nervosismo (che il Pesci ha il dono di saper provocare), perché nulla lo impressiona quanto l'essere trattato in modo brusco e iroso. Può realizzarsi come medico o infermiere, ma soprattutto, in campo artistico, come poeta, scrittore, pittore o musicista. Questo segno è in analogia con i piedi e col sistema linfatico, per cui soffre spesso di patologie legate a questi organi, ma, in generale, gode buona salute e vive a lungo. Il Pesci instaura buoni rapporti con l'ARIETE, se questi modera i suoi modi sbrigativi e rudi, con il TORO, del quale accetta di buon grado l'esuberanza, con il GEMELLI, se quest'ultimo riesce a comunicargli la propria dinamicità, con il CANCRO, al quale può dare appoggio e rassicurazione, con il LEONE, il cui carattere risulta positivo per il Pesci in quanto compensa le sue manchevolezze, con il CAPRICORNO, col quale ha molte affinità e sul quale può esercitare un benefico influsso. Difficili i rapporti con la VERGINE, troppo razionale e poco affettuosa per il timido Pesci, con la BILANCIA, malgrado una certa attrazione reciproca, con lo SCORPIONE, la cui aggressività scontrosa può ferire il sensibile Pesci, con il SAGITTARIO, troppo irrequieto ed incostante per sopportare gli abitudinari schemi mentali del Pesci, con l'ACQUARIO, perché l'eccessiva emotività del Pesci lo innervosisce, con il SUO STESSO SEGNO, perché il loro rapporto è reso precario dalla comune instabilità del carattere.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 15/02/2012 alle  20:46:19, nella sezione EVENTI,  903 letture)

Il 2 Marzo verrà presentato presso la Libreria Mondadori di Augusta il libro “In scena. Conversazione con Tuccio Musumeci” scritto da Santino Mirabella (nella foto) ed edito da Flaccovio. Alle 17.30 in via Principe Umberto n. 82 l’autore firmerà le copie acquistate e alle 18.30 presso il Salone del Circolo Unione di Augusta in piazza Duomo n. 5 avverrà la presentazione vera e propria del libro alla presenza dell’autore Santino Mirabella e del grande attore catanese Tuccio Musumeci, presentati da Michela Italia, che su Musumeci ha scritto una tesi di laurea. Gianfranco Alderuccio, attore dello Stabile di Catania, leggerà alcuni brani. L’intervista-confessione a Mirabella racconta una vita spesa per l’arte raccontata narrazione resa piacevole dalla simpatia dell’attore nel ricordare aneddoti ed esperienze significative vissute in sessant’anni di carriera. L’autore, Santino Mirabella, è Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Catania. Collabora con riviste giuridiche ed affianca all’attività giudiziaria la passione per la poesia e la narrativa. Cavaliere Accademico e Presidente della Associazione Culturale Efesto, è stato premiato in vari Concorsi letterari nazionali. Prima di questo libro ha pubblicato: Nello scriverti queste parole... (2008); Il primo anno in Tribunale (2009); Per i Viali senza via (2010); Le voci dentro (2010); ABiCiZeta (2010); Come qualsiasi delle Ombre... (2011); Incontri e frattaglie (2011).

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 15/02/2012 alle  18:40:25, nella sezione CULTURA,  1276 letture)

L’Università Popolare di Augusta “GIOVANNA D’ARAGONA”, associazione culturale di promozione sociale o di volontariato, organizza il CONVEGNO DI STUDI dal titolo “La salvaguardia dell’ambiente nel territorio di Augusta - Bonifiche, controlli, epidemiologia, salute”, che avrà luogo nel salone di Palazzo Zuppello, sito in Via Epicarmo 72/74, Venerdì 24 febbraio 2012 con inizio alle ore 18,00. Relatori del convegno saranno: l’Ing. Dario Ticali, Ricercatore presso l’Università Kore di Enna nonché Commissario per l’emergenza bonifiche, l’Ing. Domenico Morello, Dirigente del Settore Ambiente della Provincia Regionale Siracusa, il Dott. Giuseppe Moschitto, Chimico, e il Dott. Gaetano Gulino, Medico Igienista. Introdurrà e modererà i lavori il Dott. Raimondo Raimondi, giornalista e Presidente dell’Università Popolare di Augusta. L’Università Popolare di Augusta è nata nel 2008. I soci fondatori hanno inteso adoperarsi per sviluppare un nuovo modo di fare cultura e di apprendere. L'approccio all'apprendimento basato sulla condivisione ha contribuito a rendere le Università Popolari in tutta Italia un modello di funzionalità e di utilità sociale che ha reso vana la concezione rigida della divisione per età. Nel corso degli anni infatti l'età dei partecipanti è profondamente cambiata: se inizialmente a prevalere è stata la popolazione anziana, oggi come oggi il processo di partecipazione è diverso. Se nel passato tali Associazioni avevano come scopo principale quello di favorire la socializzazione, recentemente, a partire da una maggiore diffusione generale dei concetti del “lifelong learning”, si stanno progressivamente predisponendo a essere protagoniste all'educazione degli adulti. Il concetto base è dato dal fatto che non si finisce mai di imparare, per cui la formazione non può che essere permanente dal momento che per tutta la vita una persona è soggetta ad apprendimento. L’Università Popolare di Augusta è quindi una associazione apartitica e aconfessionale a carattere volontaristico che si propone la divulgazione di una formazione culturale, scientifica, artistica e socio-assistenziale senza finalità di lucro.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 14/02/2012 alle  19:58:22, nella sezione CRONACA,  1007 letture)

Era dai tempi della Democrazia Cristiana che non si assisteva a un bagno di popolo in un congresso provinciale come quello che si è tenuto all’Open Land domenica sotto l’egida del PDL. Una massiccia campagna di tesseramento ha portato alle elezioni di un coordinatore e di un coordinamento che non hanno riservato alcuna sorpresa. Il notaio Bellucci come previsto continuerà a guidare il partito aretuseo mentre la componente Vinciullo e quella minoritaria di Sorbello hanno dovuto arrendersi alla legge dei grandi numeri. Davanti ai seggi allestiti nella sala dell’Open Land sono sfilati anonimi tesserati e tante facce conosciute della vecchia e nuova politica, qualcuno convinto sostenitore del partito che deve affrontare la difficile fase del dopo Berlusconi, qualcun altro illuminato sulla via di Damasco in forza di chissà quali promesse e contrattazioni. Ma insomma, il partito c’è, non è proprio di plastica ma nemmeno di cemento armato, dovrà risolvere tensioni interne e perplessità varie. Ma soprattutto dovrà porsi agli elettori come alternativa vincente alle prossime elezioni amministrative che potrebbero scontare questi ultimi anni di crisi e di progressivo impoverimento dell’intera provincia di Siracusa in ogni sua parte, dall’agricoltura al commercio, dal turismo alle infrastrutture con una carenza di iniziative che rischia di affossare per sempre l’economia del territorio. Ricordiamo che alla vigilia delle elezioni congressuali il coordinatore della componente Rinascita Fernando Cammisuli ed il capogruppo del PdL al Comune di Siracusa Salvo Sorbello, uno dei tre candidati alla carica di coordinatore provinciale del partito, avevano scritto al segretario nazionale del Popolo della Libertà Angelino Alfano per chiedere che venissero garantite trasparenza e democrazia in vista del congresso provinciale del partito in programma domenica prossima. “Abbiamo presentato una lista che vede la presenza di sindaci, di quasi il 70% del gruppo consiliare del Pdl alla provincia di Siracusa e di più del 30% di quello del Comune capoluogo ed intendiamo – avevano scritto Cammisuli e Sorbello – offrire il nostro contributo per un confronto sereno sulle soluzioni da offrire ai problemi della nostra provincia. Fino ad ora però non siamo stati messi in condizione di poter neppure consultare l’elenco degli iscritti al partito. Non intendiamo alimentare sterili polemiche – avevano aggiunto Cammisuli e Sorbello – ma pretendiamo che le regole della democrazia siano rispettate e che tutti gli iscritti possano essere veramente protagonisti delle scelte che verranno fatte durante il Congresso”. Parole che facevano intendere tensioni e scontri interni al partito e che, lette all’indomani dei risultati, fanno presagire che il futuro del coordinamento targato Bellucci avrà vita difficile. Soddisfatto il consigliere provinciale di Augusta Paolo Amato, cui fanno riferimento un gran numero di iscritti elettori, che ha dichiarato: "Adesso bisogna lavorare per radicare il partito nei centri della provincia. Purtroppo per la preparazione del congresso, una fase importante della vita di un partito, ci siamo distratti da altri importanti appuntamenti, come le prossime amministrative che ci devono vedere protagonisti, in un momento difficile per la politica che sta attraversando uno dei periodi più neri degli ultimi decenni a causa della dilagante sfiducia degli elettori. Una delle prime cose che chiederemo al coordinatore sarà l'immediato insediamento dei commissari cittadini e l'avvio della fase che porterà ai congressi in tutti i centri della provincia".

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 12/02/2012 alle  14:40:05, nella sezione CRONACA,  2395 letture)

Chiesta da Futuro e Libertà la costituzione di una Commissione d’inchiesta sui Vigili Urbani di Siracusa, conseguente a varie segnalazioni pervenute dai cittadini ai consiglieri comunali di FLI e alla constatazione di un dato di fatto perlomeno allarmante visto che nel 2011 risultano essere stati 60.000 i cittadini multati su 120.000 abitanti. Dedotti anziani, ragazzini e quanti non posseggono un auto la percentuale è aberrante, delle due l’una: o i siracusani sono i più indisciplinati del mondo o i vigili urbani si dedicano in maniera maniacale e persecutoria ad una attività repressiva che pare assorbire tutte le loro energie. "Futuro e Libertà di Siracusa chiede le dimissioni - dice testualmente la nota del partito di Fabio Granata - dell’Assessore al ramo e del Comandante dei Vigili Urbani di Siracusa alla luce dei metodi di gestione e della oramai intollerabile situazione della Città di Siracusa. La presenza del corpo di Polizia Municipale si percepisce pesantemente, infatti, solo in termini repressivi La mancanza assoluta di servizi, la carenza patologica dei trasporti pubblici, la mancanza di parcheggi, non può essere ignorato e deve essere posto alla base di un atteggiamento che non può essere declinato esclusivamente in chiave repressiva, con appostamenti continui e multe selvagge. Bisogna invece garantire la presenza nei mercati, nelle principali arterie commerciali, nelle piazze più frequentate la sera per dare un’immagine di sicurezza e controllo del territorio. Inoltre Futuro e Libertà crede nella funzione essenziale di accoglienza verso i turisti e i viaggiatori da parte del corpo di Polizia Municipale che recenti episodi mettono in forte discussione e che invece può essere rilanciato grazie alle professionalità presenti nel corpo dei Vigili siracusani e a politiche di formazione del personale”. In effetti viene anche segnalata una grave carenza di parcheggi in Ortigia riservati ai residenti e una lungaggine burocratica nel rilascio dei pass residenti in ZTL, che vengono rinnovati ogni anno, costringendo a file negli uffici dei vigili urbani di gente che non ha variato la propria situazione o che comunque potrebbe essere controllata d’ufficio mediante consultazione telematica degli elenchi anagrafici. In altri comuni i pass residenti vengono consegnati a domicilio. Questo del mancato rinnovo del pass per Ortigia è uno dei motivi che aumenta il numero di multe elevate nell’isolotto dai VV.UU.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 10/02/2012 alle  17:49:24, nella sezione CULTURA,  1080 letture)

La casa editrice Erreproduzioni festeggia il decimo numero della rivista leSicilie con la pubblicazione del libro “Sicilia: Bagliori a Sud Est”, nato per celebrare la nascita del Distretto Culturale del Sud Est. Il volume sarà presentato domenica 12 Febbraio alle ore 11 nelle sale di Palazzo Borgia del Casale, sito in piazza Duomo a Siracusa. Oltre all’autore, il parlamentare Fabio Granata, interverranno Ivanhoe Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia e Fernando Balestra, sovrintendente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico nonchè direttore editoriale della pubblicazione. I comuni aderenti al Distretto Sud Est rappresentano, pur nella loro diversità paesaggistica, urbanistica e architettonica, un unicum. L’intuizione di Fabio Granata ha trovato riscontro nelle edizioni LeSicilie che dal 2009 hanno raccontato con le loro monografie i siti della Sicilia sud-orientale fino al numero speciale “Sicilia: Bagliori a Sud Est”. Per questa ragione il libro, con prefazione di Andrea Camilleri, si configura come un manifesto culturale. La storia e il territorio del Sud Est si addensano poi nel racconto per immagini curato da Lamberto Rubino. Il libro fa parte della Collana leSicilie, costola dell’omonima rivista. La collana, redatta in doppia lingua è giunta al suo sesto titolo, dopo aver trattato il Castello di Donnafugata, Ortigia, Noto, Scicli e Catania continuerà ad esplorare la Sicilia del Sud Est con le monografie dedicate al Val di Noto.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 10/02/2012 alle  17:42:28, nella sezione EDITORIALI,  1093 letture)

E, finalmente, l’euro ha realizzato il miracolo economico. Ma in senso contrario. La crisi dei mercati e l’innalzamento delle tasse voluto da Monti per ubbidire ai diktat della BCE, hanno colpito, forse per la prima volta nella storia, i ceti medi, nerbo dell’Italietta benpensante. I privilegiati del posto fisso, gli ottimisti, i baciati dalla fortuna, diventati vicini di casa dei proletari brutti, sporchi e cattivi. Gli altri, quelli più sotto, quelli che già da tempo facevano la fame e oggi al massimo devono tirare avanti con pochi euro al mese, quelli morti di fame erano e morti di fame sono rimasti, prima e dopo l’avvento della crisi. Ma il ceto medio, quello dei due stipendi in famiglia o del professionista a reddito soddisfacente, sta ora andando in picchiata verso un’incapacità di risparmiare, un’impossibilità di spendere, appena limitata, e solo per ora, dalle rinunce possibili. Infatti, se i poveracci sono brutti è perché non possono farsi i denti, operazione quanto mai dispendiosa alle attuali tariffe esercitate dal clan dei dentisti, né possono andare dall’estetista e dal parrucchiere. Ma il ceto medio ancora se li faceva i denti, e ancora andava dal parrucchiere e dall’estetista o in palestra, ma ora deve limitare altre uscite: non legge più, per esempio, o non viaggia più o va meno al ristorante (altra zona calda degli aumenti indiscriminati e incontrollati) o magari rimette per più stagioni lo stesso vestito o torna, come i nonni, a far risuolare le scarpe. Si dice che il basso ceto, “il popolo bue” non provoca spostamenti epocali di consensi, non cambia il corso della storia. Ma il ceto medio, quello si che è destabilizzante: dove andranno a parare (elettoralmente parlando) i colletti bianchi, la maggioranza silenziosa, la società civile, coloro che avevano perso l’abitudine di pensare al bisogno come a un fatto della vita reale, chi pensava di avere il necessario e anche il superfluo, chi sentiva parlare dei morti per fame nei telegiornali di mediaset come cose lontane, da terzo mondo, con la stessa indifferenza che si prova per le notizie metereologiche o per i bollettini delle autostrade. Ora stanno tremando anche loro, i medi borghesi, perché le loro sicurezze vanno a rotoli, perché il divario con i veri ricchi si fa incolmabile e non fa nutrire più illusioni, perché la forbice con i veri poveri si assottiglia e crea angosce esistenziali. Infatti nell’olimpo degli dei la realtà nuova viene fagocitata velocemente: la Fiat tracolla perché si vendono meno utilitarie, ma la Mercedes o la BMW aumentano la produzione di suv e di autovetture da 100.000 euro, destinate naturalmente a ben altro mercato, ai ceti ricchi, ai ceti ad alto reddito. La maggioranza silenziosa, i borghesucci piccoli piccoli, stanno ricevendo mazzate e presto prenderanno piena coscienza della realtà: allora il consenso si sposterà? Masse di elettori cambieranno drasticamente il loro pensiero politico? Vedremo che aria tira nelle prossime elezioni, dopo questo periodo di sospensione della democrazia, sacrificata sull’altare del moloc europeo. Vedremo se la rivolta del ceto medio sull’orlo dell’abisso cambierà qualcosa nell’assetto politico, favorendo il favoleggiato rinnovamento della politica e la rottamazione di chi ci ha rovinato l’esistenza.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 07/02/2012 alle  19:08:49, nella sezione CRONACA,  1121 letture)

Incontro lunedì pomeriggio ad Augusta tra il Commissario per l’Emergenza Bonifiche, Dario Ticali, e il sindaco Carruba in vista dell’intervento previsto dall’Accordo Quadro per il Sito di Interesse Nazionale “Priolo-Augusta” che prevede la messa in sicurezza della falda acquifera, per un investimento di 90 milioni di euro. Il Prof. Ticali ritiene che il depuratore consortile riveste un ruolo strategico per la tutela delle acque della provincia di Siracusa e gli interventi di bonifica delle discariche, finalizzati a ridurre ed eliminare progressivamente gli elementi inquinanti che potrebbero arrivare a contaminare la falda acquifera sono altrettanto importanti. Percorsi che, dal punto di vista burocratico, sono in parte conclusi, in parte in dirittura d’arrivo e riguarderanno siti inquinati di Augusta, Priolo, Melilli. La pulizia dei canali in tutto il territorio provinciale servirà anche per individuare eventuali scarichi di reflui non autorizzati e quindi per risalire alle fonti di inquinamento. In questa fase il Ministero dell’Ambiente riserva alla zona industriale di Siracusa una grande attenzione e le bonifiche hanno acquisito nel tempo un significato diverso da quello originario di ripristino dei siti, infatti sono la pre-condizione dello sviluppo. Sui 57 Siti di Interesse Nazionale presenti in Italia, quello di “Priolo-Augusta” ha ottenuto le maggiori risorse in assoluto, 110 milioni di euro, considerando soltanto quelle inserite nell’Accordo di Programma per la Chimica. Entro breve, secondo quanto annunciato dal Prof. Ticali, arriverà a conclusione anche l’iter burocratico da cui dipende l’avvio del primo stralcio dell’Hub di Augusta, un investimento da 200 milioni di euro. Il sindaco Massimo Carrubba ha così commentato: "Spero questa sia la riunione conclusiva per l'avvio delle operazioni di bonifica che la città attende da anni".

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/02/2012 alle  15:58:04, nella sezione CRONACA,  1002 letture)

Il presidente della Provincia regionale, Nicola Bono, ha diffuso una nota riguardante gli incresciosi fatti che hanno portato agli arresti domiciliari di Gino Foti e Giuseppe Marotta. “Escludo categoricamente – dice la nota - di aver ricevuto nei giorni scorsi qualsiasi notifica di provvedimenti o di richieste relative all’inchiesta ORO BLU. La mia posizione nell’ambito di questa inchiesta è rimasta la stessa, ben nota, di un anno addietro originata dalla denunzia di alcuni imprenditori legati a SAI 8, e per questo fortemente interessati a screditarmi, che sono arrivati ad interpretare come pressione indebita la mia convinta e coerente azione politica ed amministrativa tesa a fare rispettare un contratto nell’esclusiva tutela dell’interesse pubblico. Con grande rispetto per l’azione della magistratura inquirente e per il suo obbligo di indagare su ogni notizia di reato che le pervenga, mi sono spontaneamente e immediatamente presentato al Pubblico Ministero al quale ho spiegato e documentato le ragioni della mia azione rigettando qualsiasi accusa. Rispetto a questo quadro l’unica novità è che il Giudice che ha esaminato gli atti inviati dalla Procura ha ritenuto che, nonostante una lunga ed attenta attività di indagine, non siano emersi a mio carico elementi tali da fare fondatamente ipotizzare un mio coinvolgimento nella vicenda. Sono pertanto stupìto ed amareggiato che la mia posizione sia stata accomunata ad altre che, a torto o a ragione, sono state invece valutate dal giudice negativamente. Non posso accettare che il processo a mio carico venga svolto sulla piazza e senza la mia partecipazione ed avrei avuto il diritto di vedere trattata la mia posizione nel processo e con la riservatezza dovuta alla fase delle indagini in corso e non fuori dal processo. In tal modo mi vedo costretto, mio malgrado, a riprendere pubblicamente fatti e questioni che avevo depositato alla conoscenza dei magistrati, tendenti a dare l’esatta dimensione degli avvenimenti, per la parte che mi riguarda. In particolare sono palesemente vittima di un attacco orchestrato dai responsabili dell’impresa gestore del sistema idrico integrato di Siracusa teso ad estromettermi dalla gestione dell’Ato idrico. L’amarezza è che questo obbiettivo effettivamente è stato raggiunto! Il risultato è che non solo in barba alla sentenza di merito del CGA il rapporto con il gestore continua, ma lo stesso non ha mai depositato né le fideiussioni oggetto dei miei interventi, né tanto meno quelle ben più onerose legate alla garanzia della corretta realizzazione del complesso di opere contrattuali da realizzare per l’importo di ben 500 milioni di euro. Inoltre da quando sono andato via io non è stato più versato un solo euro di canone, a fronte delle tariffe dei cittadini che invece si continua a riscuotere. Questo si che è davvero “Oro blu”, e cioè gestione senza costi e garanzie. Respingo, poi, con forza e con grande decisione anche il semplice accostamento, spero involontario, del mio nome alla vicenda dei veleni contro e dentro la Procura, che non mi riguarda neanche lontanamente e che in ogni caso non appartiene al mio modo di agire che è sempre stato pubblico e trasparente e mai sotterraneo e delatorio. Respingo con amarezza e con stupore l’effetto di accomunare la mia persona ad un più generale e generico malaffare della politica al quale non appartengo né ho mai appartenuto. Respingo, altresì, così come ho già fatto all’interno del processo, le accuse che la stampa riporta come essermi state mosse durante la conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica e mi rimetto su questo, come sempre ho fatto, alla valutazione indipendente dei magistrati competenti all’esaminare le accuse”. “A chi strumentalmente chiede le mie dimissioni – continua il presidente Bono - rispondo che la mia vicenda muove al contrario proprio dalla attuazione delle pratiche della buona politica, e cioè dalla politica che non si vende, che non pratica attività spartitorie, che vuole il rigoroso rispetto di leggi, regolamenti e contratti, e che può essere fermata solo dal ricorso alla calunnia. Aggiungo, solo per inciso, che peraltro di fatto ho rinunciato alla presidenza dell’Ato, senza averne neanche avuta richiesta, proprio per consentire che l’inchiesta potesse avvenire, come è stato, senza alcuna difficoltà. Ripeto che dalle notizie diffuse dalla stampa non può che trarsi una sola conclusione: il Giudice nella sua terzietà ed indipendenza ha rigettato le richieste della Procura nei miei confronti ritenendole infondate”.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/02/2012 alle  15:54:49, nella sezione CRONACA,  1009 letture)

I comitati spontanei dei cittadini e le associazioni aderenti al forum siciliano di “Acqua bene comune” sono di nuovo in agitazione come un anno fa prima del referendum sull’acqua, che era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell'acqua nessuno deve fare profitti. E la risposta dei cittadini, il 95,8% a favore della cancellazione del profitto, non lascia alcun dubbio sull'opinione, praticamente unanime, del popolo italiano. Oggi, a distanza di un anno circa, risulta che in tutto il territorio nazionale nessun gestore ha applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. Da più parti si ritiene necessario promuovere una mobilitazione volta a chiedere il rispetto del referendum, focalizzandosi in particolare sulla "quota-profitto" che, nonostante dovesse essere eliminata dalle bollette, risulta ancora attiva in tutto il territorio nazionale. La quota si riferisce alla «remunerazione del capitale investito» e incide sulle bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%, percentuale che non è relativa alla gestione della risorsa. Non un dettaglio da poco, infatti, togliendo la quota di “solo profitto” un condominio di 80 famiglie potrebbe risparmiare circa 2.000 euro. Peccato quindi che, nonostante la normativa post-referendum sia in vigore dal 21 luglio 2011, le tariffe del servizio idrico non siano ancora state alleggerite: ecco il motivo del movimento dal basso che nei prossimi weekend vedrà attivarsi in decine di città italiane i gazebo del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. L’obiettivo è quello di sensibilizzare i cittadini sulla possibilità di far valere il proprio voto, andando a ricalcolare, grazie all’assistenza di esperti, la tariffa che effettivamente andrebbe pagata per il servizio idrico, al netto della “quota-profitto” di cui ancora beneficiano i gestori privati.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/02/2012 alle  18:34:28, nella sezione CRONACA,  1051 letture)

Il chimico augustano Giuseppe Moschitto ha compiuto uno studio sul territorio che analizza degli indicatori epidemiologici e demografici. Questi ultimi, in particolare, dimostrano che il bacino di utenza di Augusta e dei paesi limitrofi, cioè Melilli, Priolo e Sortino, è più numeroso demograficamente del bacino di Lentini, che comprende Carlentini e Francofonte. Questi dati stupiscono considerando che si sta trasferendo dal Muscatello al nuovo nosocomio lentinese il reparto di ginecologia, cioè da un territorio che, negli ultimi anni, demograficamente è cresciuto di un +3.1% a un territorio che è decresciuto attestandosi a -0,9% nel 2010. Tali indici demografici, lo dice Moschitto nel suo studio, confermano in modo inequivocabile il fatto che la domanda sanitaria ostetrica e ginecologica nel bacino di utenza dell’ospedale di Augusta risulta superiore a quella del bacino di utenza dell’ospedale di Lentini. Questi dati, però, sono stati ignorati nelle valutazioni che hanno portato all’elaborazione del piano sanitario regionale. Quindi, secondo Moschitto, l’Assessorato alla Sanità regionale che ha decretato il trasferimento del reparto non ha tenuto conto di dati importanti e del fatto che il reparto ginecologia negli anni passati era considerato un polo di eccellenza che andava rafforzato e non certo smantellato. Nel 1975 ad Augusta si era toccata una punta di 868 nuovi nati, allorché il reparto era diretto dal primario professor Salvatore Paci, eccellente professionista, apprezzato per la sua preparazione e per le sue doti morali ed umane. Dopo Paci si è progressivamente ridotto il numero delle nascite fino ad arrivare nel 2006 a 500 parti l’anno. Nel 2007-2008 si registrarono 300 nuovi nati e questo caduta in verticale dei ricoveri potrebbe essere il dato che la Regione ha tenuto presente quando ha deciso di trasferire il reparto a Lentini. Con 300 parti annui il punto nascita diventa antieconomico, ma si tratta di un dato fasullo dovuto a situazioni contingenti legate a lavori di manutenzione dei locali del Muscatello. In uno dei grafici allegati allo studio del dott. Moschetto si evidenzia, infatti, che nel periodo 2009-2010 il trend demografico è positivo per Augusta e bacino, mentre è negativo per Lentini e comprensorio. Oltre a tutto questo si rileva la necessità di una speciale assistenza sanitaria nel territorio di Augusta, perché, e lo si rileva dai numerosi studi epidemiologici effettuati sul territorio, è dimostrato che nel triangolo industriale Augusta, Melilli, Priolo, le patologie legate alla ginecologia sono da 2 a 4 volte superiori alla media provinciale con una stretta connessione tra tali patologie e lo stato di inquinamento dell’aria e dell’acqua. Tutto questo sarà oggetto di un convegno sull’ambiente che avrà luogo ad Augusta, nel palazzo Zuppello, venerdì 24 febbraio.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/02/2012 alle  19:41:10, nella sezione CRONACA,  1126 letture)

Il 30 gennaio l’Assessore Regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Messineo, ha firmato il Piano Paesaggistico per la provincia di Siracusa. Finalmente la provincia di Siracusa è dotata di uno strumento di pianificazione e regolamentazione dello sviluppo, infatti il Piano individua zona per zona il tipo di interventi che è possibile fare (insediamenti agricoli, turistici, artigianali, commerciali, residenziali o altro) e le zone alle quali si riconosce valore paesaggistico che saranno soggette a tutela e salvaguardia. Vengono così segnalate le criticità ambientali (sorgenti, cave, grotte, boschi e sentieri) e individuati gli strumenti di difesa dell’immenso patrimonio naturalistico, storico ed etno-antropologico che esiste nel territorio (muri a secco, antichi palmenti e frantoi, abbeveratoi, edicole votive, masserie e casali, chiese rupestri, regie trazzere e così via). Saranno in vigore norme di salvaguardia per evitare ulteriori aggressioni al territorio e si potrà avviare nella provincia di Siracusa un modello economico equilibrato e in armonia con la natura. E’ stato determinante l’apporto delle associazioni ambientaliste della provincia di Siracusa che nei vari comuni hanno svolto un’attività costante nel corso dei dibattiti e confronti con le amministrazioni locali. Il Piano paesaggistico servirà ad evitare che siano effettuate trivellazioni petrolifere, discariche nei pressi delle riserve naturali o villaggi turistici non autorizzati in zone con tutela paesaggistica o altri insediamenti che possono nuocere all’ambiente ed ostacolare l’evoluzione di una economia virtuosa, responsabile ed ordinata. In quest’ottica appare opportuno rivedere i criteri che hanno ispirato certi progetti arditi ma poco rispettosi dei luoghi come gli insediamenti nella zona delle mura dionigiane o il porto turistico dello Spero con le sue colate di cemento nel mare.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/01/2012 alle  17:27:05, nella sezione CRONACA,  1348 letture)

Il Movimento “L’altra Augusta”, a firma di Mimmo Di Franco (nella foto a destra), fa pervenire una nota che riguarda la soppressione degli uffici del giudice di pace ad Augusta a seguito del decreto legge 138 del 13 agosto 2011 e della deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 16 dicembre 2011. “Ci può essere una deroga – scrive Di Franco – infatti su proposta del Ministero di Giustizia e con decreto presidenziale, sentiti i Comuni, possono essere istituite delle sedi distaccate. Entro 60 giorni dalla pubblicazione della legge i Comuni interessati devono presentare domanda di mantenimento degli uffici del giudice di pace, di cui è proposta la soppressione, anche tramite accorpamento con altri comuni, ma facendosi carico delle spese di mantenimento e di erogazione del servizio, delle relative sedi, oltre alle spese del personale amministrativo. Qualora, entro un anno, l’Amministrazione richiedente non rispetti gli impegni, relativi al personale amministrativo e alle spese, l’ufficio del giudice di pace verrà definitivamente soppresso. Allo stesso modo il decreto legge 138,convertito in legge il 14 settembre 2011 n. 148, recante ulteriori misure per la stabilizzazione finanziaria, riduce gli uffici giudiziari di primo grado, cioè i tribunali di Avola,Lentini ed Augusta,trasferendoli a Siracusa. Si potrebbe derogare solo se si attuasse la stessa procedura già detta per il giudice di pace. Si chiede quindi all’amministrazione di attivarsi affinché ciò non avvenga, creando un accorpamento degli uffici ,così come previsto dalla legge all’art. 3 comma 2. Il caso contrario comporterebbe la chiusura definitiva degli uffici giudiziari, con disagi da parte degli utenti che saranno costretti a emigrare a Siracusa anche per banali liti condominiali con ulteriori aggravi di spese. Continua in tal modo la spogliazione degli uffici dislocati ad Augusta.”

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/01/2012 alle  09:33:52, nella sezione CRONACA,  991 letture)

Una nota firmata da un gruppo di sportivi augustani esprime disaccordo riguardo all’ipotesi ventilata e ormai probabilmente già definita di restaurare la vecchia piscina “Gigi Turchio” alla Badiazza, peraltro ridimensionandola al fine di eliminare il curvone di accesso alla città. “Gli ex atleti, veterani della pallanuoto augustana, - dice la nota - esprimono la loro profonda delusione per l’infelice scelta dell'amministrazione cittadina concernente la  volontà di riesumare la cosiddetta "piscina comunale", incredibilmente ridimensionata. E' tristemente noto che Augusta è detentrice di ben due primati negativi: è infatti l'unica città italiana priva di qualsivoglia impianto sportivo comunale e l'unica città europea che ha un ex cinematografo pieno d'acqua,che chiamiamo piscina. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Infatti l'adattamento dell'ex piscina all'aperto "Arena Badiazza" negli anni 80 fu accettata come soluzione provvisoria, considerando che all'epoca l'unica città della provincia che avesse un vero impianto natatorio era la potente Siracusa. Lo sport natatorio, canoistico e soprattutto pallanuotistico si è espresso nei decenni scorsi sempre a livelli di sicuro protagonismo in ambito regionale, nazionale ed internazionale, sino a che ci sono stati gli strumenti sufficienti per praticare tali passioni sportive. Gli Augustani sono sicuramente degli ottimi nuotatori. Basti ricordare alcune eccellenze emerse nei recenti anni scorsi, come dei veterani augustani siano stati allenatori e atleti di serie A maschile e femminile, protagonisti nella serie B, allenatori nazionali giovanili, arbitri internazionali e di serie A nazionale, campioni nazionali di canottaggio, partecipanti alle Olimpiadi di canottaggio,finalisti ai campionati mondiali ed europei Master di nuoto ecc.,ecc. Bene, tutto questo storico patrimonio sportivo natatorio è stato colpevolmente dissipato da quando la città è stata progressivamente privata di una vera piscina. Quella che vorrebbero attivare non potrebbe mai essere una piscina, infatti non sarebbe omologata per nessuna disciplina pallanuotistica, sarebbe fruibile solo per il periodo estivo non essendo riscaldata. Quello che è rimasto del vecchio impianto è totalmente distrutto, quindi quali sarebbero le società  che dovrebbero fruirne? In conclusione, con un impianto incompleto, con una scarsa utenza,inutilizzabile nei mesi invernali e quindi molto costoso, altro che risparmio!” Gli sportivi invitano il Sindaco e gli amministratori cittadini a impegnarsi piuttosto nel mettere in cantiere un progetto definitivo per donare alla città finalmente un vero impianto sportivo polivalente, tale che faccia emergere le potenzialità espresse dai giovani augustani.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/01/2012 alle  09:28:33, nella sezione CRONACA,  946 letture)

I tempi sono tristi, le tasche vuote, il lavoro manca e i nuovi e vecchi poveri diventano sempre più categorie marginali in balia delle onde di questo mare in tempesta che è l’Italia del tempo dello spread. Tempo in cui è necessario darsi una mano l’un l’altro e caricarsi di umanità, di generosità verso gli altri. In quest’ottica una interessante iniziativa parte a Siracusa: la creazione di uno sportello locale di tutela legale dedicato alle persone senza dimora, creato dall’Associazione nazionale Avvocato di strada Onlus. L’iniziativa è opera dell'Avv. Antonio Mumolo, Presidente dell’Associazione nazionale Avvocato di strada, dell'Avv. Corrado Giuliano, Coordinatore della sezione Avvocato di strada di Siracusa e del Parroco Don Carlo D'Antoni. Presso il nuovo sportello, ospitato dalla Parrocchia "Maria SS. Madre della Chiesa", i legali dell'Associazione Avvocato di strada offriranno tutela legale gratuita ai senza tetto. Tutte le persone senza dimora con problemi legali che vivono in città potranno presentarsi allo sportello anche senza appuntamento, negli orari stabiliti. Lo sportello locale sarà coordinato dagli avvocati Corrado Giuliano, Giorgio Mirisola e dal dott. Edoardo Di Mauro. Con la nuova sede di Siracusa diventano venticinque le città che ospitano uno sportello legale dell’Associazione Avvocato di strada. Le altre sono Ancona, Bari, Bologna, Bolzano, Catania, Ferrara, Foggia, Jesi, Lecce, Milano, Macerata, Modena, Napoli, Padova, Palermo, Pescara, Piacenza, Roma, Reggio Emilia, Rovigo, Salerno, Taranto, Trieste, Vicenza. Fanno parte dell’Associazione oltre seicentocinquanta avvocati volontari, che dal 2001 ad oggi hanno aperto più di seimila pratiche. Sarebbe opportuno che altri sportelli si aprissero in provincia, in ognuno dei ventuno comuni del territorio, e che l’assistenza fosse estesa non solo ai senza tetto ma a tutti coloro che, non avendo un reddito minimo, subiscono un contenzioso cui non possono opporre assistenza legale a pagamento.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 27/01/2012 alle  13:28:08, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  981 letture)

Quando, tempo addietro, la Sicilia tentò di usare l’autonomia fiscale scritta nel suo Statuto, che è legge costituzionale, l’allora Commissario Mario Monti bloccò ogni iniziativa in tal senso, bollandola come “aiuto di stato”. Ora simili potestà sono accordate a regioni come la Navarra o la Catalogna o la Scozia, ma la Sicilia potrebbe accontentarsi di emettere una moneta complementare regionale, che però abbia valore legale all’interno del suo territorio, in doppia circolazione con l’euro. Questa moneta, emessa da una Banca Centrale Regionale in totali mani pubbliche, ed emessa totalmente a beneficio del Governo siciliano, emanciperebbe da sola la Sicilia dallo strozzinaggio europeo. Per liberarci del tutto dell’Euro, i tempi non sono maturi. La Sicilia oggi è ancora debole, e forse deve accettare i compromessi di una sovranità limitata. Nondimeno l’Italia ha il dovere restituire alla Sicilia le riserve auree confiscate al Banco di Sicilia nel 1926 e da quelle si deve ripartire per costituire delle riserve auree e valutarie autonome, con le quali cominciare a giocare la nostra piccola partita, di stato regionale autonomo, peraltro come già previsto dallo Statuto del 1946, che voleva proprio che la Sicilia gestisse in autonomia le proprie riserve. Se così perdiamo i fondi FAS e in genere tutte le misure strutturali dell’Europa, pensiamo che in tanti anni hanno creato solo assistenzialismo e mai vere infrastrutture allo sviluppo. Sarà interesse dell’Europa concederci alcuni aiuti di carattere infrastrutturale sotto forma di cooperazione allo sviluppo, esattamente come si fa con i paesi decolonizzati. È del tutto inutile fingere di essere in Europa, quando siamo praticamente nel Maghreb; rischiamo di restare sospesi con il peggio di entrambe le condizioni: quella di essere e quella di non essere in Europa. Dobbiamo essere una regione veramente autonoma, e non solo sulla carta o per i privilegi dei deputati dell’ARS. E non più europea, almeno nel senso di sudditanza. Circa il consenso dei siciliani, se ci facciamo un giro per i mercati o per i bar a chiedere che cosa ne pensano dell’Euro, è da ritenere che questa uscita sarebbe acclamata a furor di popolo. D’altra parte ci vuole un referendum, anzi un plebiscito. Chi ha paura di ricorrere al voto popolare per sapere cosa pensano i siciliani? Quindi via dall’Europa, senza rimpianti, senza neanche pensarci due volte, questa Europa per noi è come appartenere ad un club che ci impone un tenore di vita insostenibile. Si ricordi che un anno di accise petrolifere lasciate alla Sicilia azzera il debito della Regione e due anni compensano anche il debito degli enti locali. Tutto questo è un progetto, un’idea, qualcuno potrebbe dire un’utopia, ma è anche la nostra unica e ultima speranza.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 25/01/2012 alle  16:33:06, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1323 letture)

Noi gente comune ci dobbiamo ribellare, non solo in Sicilia, sempre nel nome di quei valori che sono scritti nella Costituzione repubblicana, vero monumento di civiltà giuridica che stiamo archiviando un po’ troppo in fretta. Tutti quelli che oggi protestano e quelli che non hanno più nemmeno la forza di protestare saranno avvantaggiati da una vera autonomia. Con una nostra banca pubblica e regionale, la moneta emessa sarà sociale e gli istituti di credito con sede in Sicilia saranno assoggettati ad un nuovo regime etico, più vicino all’uomo e lontano dalla speculazione globale. I produttori e i coltivatori oggi affamati potranno vendere i loro prodotti nei supermercati siciliani e saranno competitivi sul mercato esterno. Gli autotrasportatori pagherebbero finalmente meno il carburante, e così anche tutti noi. Con la defiscalizzazione attireremo investimenti e occupazione. Gli imprenditori pagheranno meno tasse, gli studenti e i giovani troveranno lavoro in Sicilia, i pensionati e i lavoratori dipendenti avranno una busta paga più pesante. Insomma ci guadagneremmo tutti, tranne gli speculatori esterni e qualche potere forte nazionale. L’Italia non è solo “troppo grande per fallire”, è anche “troppo grande per uscire” dall’Europa. La sua uscita sarebbe un cataclisma al quale né l’Europa, né l’Euro sopravvivrebbero. Per la Sicilia, invece, è diverso: si tratta di una regione transfrontaliera e insulare, una terra di confine che può e deve ritagliarsi condizioni particolari nel proprio interesse, senza che questo traumatizzi l’economia mondiale. Se la Sicilia esce dall’Unione Europea va incontro ad un vero e proprio boom economico. Per l’Italia sarebbero maggiori redditi tributari, sia per quei pochi che dalla Sicilia prendono la via del Continente, sia per quelli prodotti nel Sud, senza parlare della vicinanza del nuovo mercato in espansione nel nordafrica. Se la sudditanza semicoloniale del Sud lo consideriamo un dogma, allora tutto questo può sembrare eversivo. Ma la vera eversione sta nella continua discriminazione dei Siciliani che, da 150 anni, sono cittadini di serie B. La Danimarca, che conta due regioni a statuto speciale, le ha viste uscire entrambe, una dopo l’altra, dall’Unione Europea. Le Isole del Canale e l’Isola di Man, formalmente piccole corone in unione personale con il Regno Unito, di fatto sue piccole regioni a statuto speciale, nell’Europa non sono mai entrate, come Gibilterra. Ci sono le regioni “ultraperiferiche”, che stanno dentro ma solo a metà, come le Canarie ad esempio, che sono fuori dalla linea doganale europea; poi ci sono eccezioni fiscali di ogni sorta, per regioni insulari come la Corsica, o di montagna come il Galles, o transfrontaliere o artiche. A quanto pare l’unica regione derelitta per cui non è possibile alcuna deroga in modo assoluto sembra essere proprio la Sicilia. Vuole dire che in questa Europa la legge “non è uguale per tutti”.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 21/01/2012 alle  21:40:37, nella sezione CRONACA,  914 letture)

O siamo italiani, e allora avere pari infrastrutture è un nostro preciso diritto, o non lo siamo, e allora non di autonomia, ma di indipendenza a questo punto si deve parlare. Usciamo dall’Unione e da tutti i suoi obblighi, niente più direttive e regolamenti che si applicano automaticamente, niente più criteri di convergenza e patti di stabilità, niente più corridoi europei o obblighi di fusione del nostro mercato nel grande mercato continentale che ci vede per forza soccombenti. Creazione una zona franca di libero scambio al centro del Mediterraneo, questo è il nostro futuro, l’unico possibile. Un accordo simile a quello della Norvegia, non a caso anch’essa produttrice di petrolio, cioè dentro lo Spazio Economico Europeo e Schengen, ma fuori da tutto il resto, eurozona inclusa. Anche se su questo punto il discorso è un po’ complesso. Sulle materie che spettano all’Italia, dalla grande politica estera alle guerre, non possiamo mettere naso. Anche se lo Statuto – va ricordato – persino su queste materie ci concede un diritto di proposta. Quindi, al massimo diremmo la nostra, ma lasciamo fare al Paese di cui facciamo parte. Se l’Italia su queste materie, o su quelle comunque statali, vuole delegare in tutto o in parte le proprie funzioni all’Europa, su quelle, solo su quelle, seguiremo l’Europa anche noi, ma perché in essa vedremmo l’equivalente dello Stato italiano. Su tutte le altre materie, sulle competenze siciliane l’Italia non può delegare materie che non erano di sua competenza alle istituzioni europee. Sulle materie a noi riservate dall’Autonomia del 1946, decidono i siciliani. Oggi subiamo un’economia di rapina. Le nostre risorse, in buona sostanza, sono degli altri, che le comprano a quattro soldi mentre dovrebbero pagarle. Non possono fare a meno delle nostre risorse energetiche né della nostra posizione geografica. E anche dei nostri beni culturali e ambientali. Siamo in una posizione di forza e di monopolio, ma dobbiamo essere al di fuori del raggio d’azione dell’ Europa e della BCE. Tutto questo va fatto per salvare la democrazia e la libertà, anche quella di mercato. In questa visione così alta e radicale le pur giuste rivendicazioni del Movimento dei forconi appaiono poca cosa, pannicelli caldi anche laddove si riuscisse ad ottenere buona parte di quanto richiesto. Mercoledì e' previsto l'incontro tra il presidente della Regione Raffaele Lombardo e il premier Mario Monti. Ma già si dice che i presidi, seppure meno duri, continueranno. Nella bozza del decreto infrastrutture all'esame del Consiglio dei ministri sono state previste misure a sostegno dell'autotrasporto. La norma prevede un anticipo del recupero delle accise per gli autotrasportatori e salta inoltre il tetto dei 250mila euro per le compensazioni dei crediti d'imposta. I “forconi” ritengono queste misure ancora insufficienti e non hanno torto. Il nodo reale resta la defiscalizzazione del costo del gasolio per i camionisti e per i pescatori e gli agricoltori.

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