Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 13/06/2012 alle  19:37:37, nella sezione EVENTI,  1809 letture)

Alcuni giorni fa si è svolto nella sala «Costanza Bruno» della Provincia Regionale di Siracusa il congresso nazionale dei Cavalieri di Pitia. Presente il Gran Cancelliere dottor Stefano Di Mauro (nella foto), rabbino della comunità ebraica di Siracusa, il quale ha parlato dei principi universali del sodalizio pitiano, un’associazione nata negli Stati Uniti d’America dove conta più di 3000 logge e da pochi anni impiantatasi anche in Italia con sede principale proprio a Siracusa, dove si originò la leggenda di Damone e Pitia, personaggi simbolo dell'amicizia e della fratellanza tra gli uomini, unico valore che può garantire la crescita civile e spirituale della società. Presente anche il segretario organizzativo dell’associazione, GianCesare Cacciola. Avvincente l'intervento dell’avvocato Ettore Del Vecchio, che, in forma recitativa ed ispirata, ha messo in risalto il ruolo dei Pitagorici nella Siracusa del IV secolo a. C., uomini che “si astenevano, per quanto fosse possibile, da gemiti, lacrime, da adulazioni, preghiere, suppliche e cose simili. Questo non significa che fossero impassibili agli eventi della vita, ma che intendessero un'accettazione consapevole della stessa». L'amicizia profonda tra Pitia e Damone, la saggezza e la generosità di entrambi di fronte al pericolo della morte è un valore da recuperare in questi tempi di individualismo e di corruzione. E su questo valore ha focalizzato l'attenzione il Gran Cancelliere Stefano Di Mauro, valore che presume una presa di coscienza da parte dell'uomo sulla qualità della propria vita. Per Di Mauro, i Cavalieri di Pitia hanno il dovere di assumersi quelle responsabilità che la società odierna consente spesso ad ogni individuo di ignorare e il compito di portare avanti la regola dell'amicizia e della compartecipazione. Ha fatto seguito l’intervento di Giovanni Iozzia, giornalista televisivo catanese, che ha passato poi la parola a Carlo Lo Re, giornalista finanziario e saggista, il quale ha sapientemente tratteggiato gli accadimenti storici degli ultimi quattro anni di vita pubblica italiana dal punto di vista economico e sociale. Interventi non preordinati del pubblico presente, attento e interessato, hanno concluso la giornata congressuale.

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di Redazione (pubblicato il 13/06/2012 alle  19:18:47, nella sezione CULTURA,  977 letture)

Giovedì 14 giugno alle 18,30 la Galleria Roma di Siracusa proporrà una lettura politica de Il Gattopardo tra arte e mito dal titolo “Carte Segrete”,a cura di Salvo Sequenzia (nella foto). Quando Giuseppe Tomasi di Lampedusa intraprese finalmente il suo vecchio progetto di scrivere un romanzo ‘storico’ sul proprio casato, «sentiva di non aver più nulla da discutere né da insegnare né da imparare; voleva solo scrivere». L’opera che ne uscì non fu però un romanzo storico né un romanzo autobiografico, ma una storia che intendeva salvare qualcosa che stava ormai soltanto in lui al di là della storia, al di là della stessa autobiografia: il senso della morte che si era sedimentato nel suo spirito, dopo la perdita della casa avita, il palazzo Lampedusa. Tutto Il Gattopardo è immerso in una atmosfera di morte che l’ironia, l’umorismo, il vitalismo diffusi non nascondono, ma esaltano ancor più. E tutta la storia è come percorsa, attraversata da un tourbillon fecondo di “altre storie”. Che sono i romanzi “mancati” che Lampedusa avrebbe voluto scrivere, e che non completò mai, inscrivendoli, però, dentro Il Gattopardo, affidandoli ai recessi e ai labirinti di una narrazione mitica e fluviale, alle “stanze” di un universo mobile e denso in cui è dominante la rievocazione – anzi, le evocazione – di elementi mitologici legati al vitalismo, alla rigenerazione e alla morte attraverso l’insistente rappresentazione di motivi artistici e decorativi. Dall’esame delle “carte segrete” di Lampedusa – l’epistolario pubblicato recentemente da Gioacchino Lanza Tomasi e Silvano Nigro, abbozzi e appunti di viaggio, uno zibaldone di spunti, idee e riflessioni – affiora un volto nuovo, inedito e sorprendente, del romanzo. Da tale esame, che in modo particolare si concentra su metafore e su simboli che si ripetono in modo ossessivo entro le strutture narrative del romanzo, e che rimbalzano dall’epistolario allo zibaldone, emerge prepotentemente non solo l’antirisorgimentalismo del Lampedusa, ma anche il suo antifascismo. E anche alla Chiesa non vengono risparmiate dal Nostro note sarcastiche e polemiche. Sulla strada delle denuncia degli esiti del Risorgimento nel meridione, e sui “presentimenti” nefasti dell’avvento del fascismo, che prendono corpo, tra le pieghe del romanzo, nell’ironica e sarcastica rappresentazione delle parate, delle schiere dei balilla «mirmidoni», della meschinità e mediocrità di «iene» e «sciacalli» che costituiscono la classe dirigente del nuovo regime, la lezione politica di Tomasi di Lampedusa avrà un approdo felice negli esordi narrativi di Sciascia. “È sul terreno dell’antirisorgimento e della disillusione politica – sostiene il professore Salvo Sequenza - sulla condanna di ogni impostura e di ogni mistificazione del potere e dei suoi emblemi, e di ogni forma di governo di una comunità che si regga sulla menzogna e sulla violenza, che Sciascia entra in sintonia, a distanza, con Il Gattopardo”.

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di Redazione (pubblicato il 13/06/2012 alle  13:18:52, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  742 letture)

Il fenomeno dell'abbandono dei cani è una gravissima piaga che caratterizza ogni giorno ed ogni mese dell'anno, ma nei mesi estivi raggiunge un apice spaventoso. Ogni anno sono oltre 140mila gli 'amici a quattro zampe' che rischiano di essere abbandonati, dei quali l'80% muore per strada. Le cause maggiori di tale inciviltà sono tante e tante sono le categorie dei soggetti che si macchiano di questo vero e proprio delitto: cacciatori che abbandonano i cani 'sfruttati' durante la stagione di caccia; vacanzieri che non sanno dove lasciare i propri animali e soprattutto proprietari di cani che mettono alla luce cuccioli 'indesiderati'. Tutto questo succede nonostante l’esistenza della legge n°189 del 2004 che prevede anche la pena d'arresto fino ad un anno per l’abbandono di animali, oltre che ad una ammenda che va da 1.000 a 10.000 euro per tale reato. Vale la pena di ricordare il noto aforisma di Arthur Schopenhauer: “Chi non ha mai posseduto un cane non sa cosa significhi essere amati”, ma soltanto l’uomo è capace di ricambiare questo amore con l’azione criminale dell’abbandono.

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di Redazione (pubblicato il 12/06/2012 alle  13:31:43, nella sezione CRONACA,  730 letture)

Il versamento nel torrente Cantera di circa 400mila litri di cherosene senza che da parte di nessuna azienda ci siano stati segnalazioni di anomalie ai propri oleodotti, mette ancora una volta in evidenza impianti troppo obsoleti e una sicurezza precaria che comporta per il territorio gravi rischi per la salute pubblica. Tali impianti industriali sono troppo datati nel tempo e il più delle volte la mera convenienza economica allunga o elimina i tempi della necessaria manutenzione. “Come sia possibile pensare alla installazione di nuovi impianti in quest’area rimane veramente un mistero, sembra quasi che esita un retropensiero che individua il nostro territorio come la “pattumiera d’Italia” – afferma il consigliere di Fli Giuseppe Di Mare in una nota - altro che rigassificatore, altro che misure di compensazione, le paure aumentano sempre più, legate ad un’assenza di controllo sulle linee dismesse ed alla presenza concatenata di troppi impianti poco sicuri vicini. Si pensi piuttosto urgentemente alla manutenzione periodica, al monitoraggio dello stato delle tubazioni, ai regimi di sicurezza in un’area ad alto rischio sismico, altrimenti – continua Di Mare - non ci resta che sperare ed affidarci veramente nelle mani del Padre Eterno, l’unico che può salvare la nostra Città se si pensa ai rischi quotidiani che corriamo ed al grado di preparazione nell’affrontarli. Purtroppo vedere il torrente rosso, in quell’area che è il cuore della storia del territorio megarese ancora una volta rappresenta un oltraggio alla nostra storia, ma anche dimostra l’appiattimento totale di buona parte della classe politica, sociale, sindacale, che ha rappresentato questa provincia negli ultimi anni, in generale mostra il decadimento culturale di generazioni passate ed in parte anche moderne che hanno indirizzato il futuro di questa terra su un modello di sviluppo certamente oggi non più sostenibile”.

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di Redazione (pubblicato il 12/06/2012 alle  13:29:03, nella sezione CRONACA,  736 letture)

Il Consigliere Comunale di Futuro e Libertà Giuseppe Di Mare comunica che venerdì 15 giugno. il direttivo provinciale di Futuro e Libertà si terrà ad Augusta e darà il via ad un tour per le piazze della provincia per dar seguito alla petizione di Futuro e Libertà “fuori dalla pubblica amministrazione e dalla vita politica i corrotti”. Ci sarà un gazebo presso la sede di Via P. Umberto 210 per consentire a tutti i cittadini di apporre la propria firma ad una petizione pubblica affinché la politica si liberi di condannati, malfattori e corrotti. “La petizione – dice Di Mare – che Futuro e Libertà invita a condividere chiede che tutti i partiti e i movimenti politici si impegnino subito, con apposite ed inderogabili norme statutarie a NON CANDIDARE NELLE LORO LISTE E A NON INDICARE PER LA NOMINA AD INCARICHI PUBBLICI quanti siano stati condannati, anche in via non definitiva, per i seguenti reati: associazione per delinquere, anche di stampo mafioso, peculato, malversazione, concussione, corruzione, turbativa degli appalti, frode nelle pubbliche forniture, rapina, estorsione, usura e traffico illecito di rifiuti”.

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di Redazione (pubblicato il 12/06/2012 alle  13:23:07, nella sezione CRONACA,  697 letture)

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Mimmo Di Franco, cittadino augustano, il quale fa notare un disservizio comune spesso a tutti i lavori pubblici che si mettono in opera nel territorio e non solo nel comune megarese. “Alcuni giorni fa – dice Di Franco - è stata asfaltata via Gramsci ad Augusta. Dopo 2 giorni degli operai hanno scavato un solco per depositare dei cavi sulla stessa via. Possibile che non ci sia un coordinamento tra l'ufficio lavori pubblici e la ditta? La logica vuole che i lavori di interramento dei cavi sarebbero dovuti finire prima o che l'asfaltatura della strada doveva essere fatta dopo. Pare che i lavori di asfaltatura della via Gramsci fossero a carico del privato in quanto sono opere primarie e quindi compresi nel piano di lottizzazione della zona, purtroppo non sono stati concordati con i lavori dell'Enel. Il Comune dovrebbe controllare che il lavoro di rattoppo sia fatto a regola d’arte. Ci auguriamo maggiore attenzione per i prossimi lavori di scavo, specialmente quando è in programma l’asfaltatura completa di una strada”.

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di Redazione (pubblicato il 11/06/2012 alle  19:45:38, nella sezione SPORT,  1504 letture)

Due ex atlete della Rari Nantes Augusta, Giovanna Capuano e la kazaka naturalizzata augustana Svetlana Koroleva in Buscema, hanno vinto la medaglia d’oro ai campionati mondiali di master di pallanuoto che si sono svolti a Riccione. Le due atlete giocavano con le maglia del club Swim Priolo Gargallo, capitanato dall’augustana Giovanna Capuano che aveva avuto l’idea di partecipare alla competizione mondiale insieme al vulcanico presidente Luca Tricomi. Si è partiti in sordina, per puro divertimento, infatti dopo aver perso le prime due partite perché senza cambi, essendo solamente in 8, la squadra completava i ranghi rinforzandosi con l’atleta fuoriclasse kazaka Svetlana Koroleva e l’olimpionica medaglia d’oro e pluriscudettata Maddalena Musumeci, ex Orizzonte Catania. Da quel momento sono iniziati i dolori per le altre squadre.

Il percorso per arrivare all’oro:

PRELIMINARI

All Swim Priolo vs SC Argentario 3-15

All Swim Priolo vs English Roses 10-11

Dolphins Womens vs All Swim Priolo 6-9

SEMIFINALI

English Roses vs All Swim Priolo 4-7

FINALI

Dolphins Womens vs All Swim Priolo 2-8

I nomi delle campionesse mondiali del master W 35: 1 Marta Pulvirenti, 3 Mara Codalli, 4 Maddalena Musumeci, 5 Svetlana Koroleva, 6 Caterina Bonanno, 7 Giovanna Capuano, 8 Vincenza Falvo D’Urso, 9 Daria Orlando, 10 Francesca Rubulotta, 11 Anna Castorina, 12 Liliana Cammarata.

Allenatori: Alessandro Zoni e Luca Scollo.

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di Barbara Becheroni (pubblicato il 11/06/2012 alle  18:32:42, nella sezione CULTURA,  1040 letture)

L'idea di presentare un libro in un centro commerciale non è particolarmente nuova. La capacità di organizzarla in maniera squisita, è invece una piacevole sorpresa. Siamo all'Auchan di Melilli ed è il tardo pomeriggio di sabato 9 giugno. Mentre la consueta folla è impegnata a fare acquisti, nello spazio antistante la libreria Feltrinelli c'è un insolito movimento. È stata allestita una piccola arena, con un tavolo e sedie per il pubblico. L'evento è aperto da Patrizia Tidona, giornalista di Telestar, che presenta gli ospiti. Oltre all'autore del libro "... Io ho deciso" (Melino Nerella Edizioni), il consigliere alla Provincia Regionale di Siracusa Giuseppe Bastante, abbiamo la scrittrice Concetta Cimino, che con "Giustizia in contumacia" si è aggiudicata il Premio Vittorini 2010 e l'editore Silvio Aparo. "...Io ho deciso" è un libro molto particolare. Parte dalle esperienze autobiografiche del suo autore, che in gioventù aveva abbandonato la Sicilia per trovare quelle opportunità di lavoro che la sua terra gli negava. Quando ormai la carriera e la stabilità economica erano state raggiunte, decide di mollare tutto a causa di una situazione che si era verificata all'improvviso e tornare in Sicilia per ricominciare, affiancando l'impegno politico a tutto il resto. Nel testo leggiamo, con grande emozione, l'evoluzione del pensiero di Giuseppe Bastante e la sua dichiarazione di amore per la Sicilia. Gli interventi degli ospiti sono stati molto interessanti e sapientemente intervallati dalla lettura di alcuni brani del libro grazie alla splendida voce dell'attrice Rita Abela. Hanno inoltre partecipato anche l'assessore provinciale alla cultura Vito Brunetto e il consigliere provinciale Francesco Saggio.

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di Redazione (pubblicato il 11/06/2012 alle  16:09:47, nella sezione CRONACA,  782 letture)

La Guardia di Finanza di Siracusa, dopo mesi di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, ha scoperto una truffa ai danni dell’INPS di oltre 1 milione di euro. Ha infatti individuato 16 persone che hanno indebitamente ricevuto una pensione e una indennità di accompagnamento perché riconosciuti, ma senza esserlo, affetti da cecità “assoluta”. Un fenomeno assai diffuso in tutto il meridione, laddove vige una sorta di “welfare” alternativo che avvantaggia i soliti furbetti con la connivenza spesso di medici compiacenti. Dopo aver esaminato la pratiche di invalidità presso l’I.N.P.S. e l’A.S.P. di Siracusa, le Fiamme Gialle hanno predisposto pedinamenti e riprese video-fotografiche a carico dei sospettati. Nonostante la “cecità assoluta”, certificata dalle commissioni mediche competenti, in tutti i casi esaminati si è potuta riscontrare una simulazione dello stato di infermità da parte di soggetti in grado di badare alle attività della propria vita quotidiana, in completa autonomia e senza alcun tipo di aiuto. L’attività investigativa è stata rivolta anche verso i sanitari che, mediante le loro certificazioni, hanno attestato una condizione di cecità risultata del tutto infondata. Le indagini dei finanzieri hanno portato alla individuazione di un medico che svolgeva un duplice ruolo, oculista e componente della commissione medica provinciale. Il medico è stato denunciato per concorso nel reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. L’autorità giudiziaria ha avviato le procedure per il blocco delle pensioni e delle indennità illecitamente percepite. Il danno all’INPS è stato quantificato dai finanzieri in oltre un milione di euro. Nel Paese degli scaltri, quella dei malati virtuali è una macchina che produce favori non solo per i beneficiati diretti ma anche per vari politicanti, visto che la catena di montaggio delle false pratiche è alimentata da soldi o da voti. C'è solitamente un collettore delle domande (lo "spicciafacenne") e un utilizzatore finale, il falso invalido. Ad aiutare i furbi concorre una vera e propria giungla di passaggi burocratici: domanda all'Asp, visita medica, trasmissione del verbale all'Inps, verifica della commissione periferica del Ministero del tesoro, esame del verbale da parte dell'Inps. Un iter che arriva a durare anche due anni in Sicilia. Le commissioni di verifica delle invalidità vengono pagate a cottimo: tot euro a pratica per ognuno dei 4 medici, tre dei quali nominati dal direttore generale dell'Asp, ed arrivano a smaltire 40 pratiche a seduta. Un'attività redditizia, che a un medico della commissione può assicurare parecchi euro in un pomeriggio. Un'attività alla quale guarda con attenzione anche chi cerca consensi elettorali di tipo clientelare.

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di Redazione (pubblicato il 08/06/2012 alle  14:15:06, nella sezione CRONACA,  754 letture)

Ancora una volta (episodio analogo era appena accaduto il primo giugno) un forte odore (diciamo pura una puzza intollerabile) è stato avvertito nella mattinata di oggi nelle zone di Augusta, Priolo Gargallo, Melilli e nella zona Nord di Siracusa. In base alle prime ricostruzioni la puzza è stata causata dalla fuoriuscita di kerosene da una tubatura interrata gestita dall'Isab ma che fornisce materiale alla Sasol. E’ intervenuta la Capitaneria di Porto, la quale ha accertato che il liquido fuoriuscito ha anche raggiunto il torrente Cantera, sito nella zona di Megara Iblea, col rischio di versarsi in mare. Il liquido maleodorante è incolore per cui saranno necessarie le opportune analisi delle acque da parte dell'Arpa. E’ intervenuta anche una ditta che si occupa di bonifiche, mettendo in opera galleggianti e materiali antinquinamento con cui è stata delimitata la zona. La Provincia di Siracusa e l’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente), in seguito ai fenomeni di emissioni di fumi e cattivi odori ripetutisi più volte in questi ultimi mesi nel triangolo industriale Augusta-Melilli-Priolo, dichiara di aver aumentato la vigilanza sull’attuazione delle disposizioni del decreto varato per contenere le emissioni, ma a quanto pare tali fenomeni continuano puntualmente a ripetersi. Il dirigente della divisione Ambiente della Provincia, ingegnere Domenico Morello, ha recentemente affermato che la presenza di sostanze maleodoranti nell’aria in prossimità delle zone industrializzate, oltre a infastidire è causa di preoccupazione per gli eventuali effetti nocivi sulla salute. Ma nonostante si tratti di un fenomeno diffuso, le norme vigenti ancora non lo regolamentano. L’articolo n° 674 del codice penale, tra le fattispecie generiche, dispone che chiunque, in luogo pubblico o privato, ma di uso comune, getti o versi sostanze finalizzate a molestare le persone, a provocare emissioni di gas, vapori o fumo, è punito con l'arresto fino a un mese o con l'ammenda fino a 206 euro. La mancanza di norme e linee guida ha causato, dunque, una sottovalutazione del problema, che, pur non sempre associabile ad effetti tossici, è comunque molto sentito dalla popolazione, ingenerando preoccupazione e allarmismi. C’è da aggiungere infine che, dall’esame dell’origine di questi fastidiosi odori, si evince lo stato di vetustà e cattiva manutenzione delle condutture di gas delle società petrolchimiche presenti sul territorio, nelle quali, stante la grave crisi di tutto il settore, si investe ormai molto poco in tema di sicurezza.

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di Redazione (pubblicato il 07/06/2012 alle  20:17:48, nella sezione CRONACA,  644 letture)

Dalla sua pubblicazione, il Piano Paesistico regionale ha prodotto l’entrata in vigore di rigide misure di salvaguardia dell’ambiente. Di conseguenza sono state bloccate tutte le attività nella nostra provincia, quelle a carattere industriale e agricolo e quelle a carattere turistico-edilizio. In un momento di grossa crisi occupazionale quello che era un progetto di buone intenzioni rischia di impedire la realizzazione di opere che potrebbero impiegare tanta mano d’opera. Da questa considerazione viene fuori la richiesta avanzata dall’on. Titti Bufardeci al presidente della Regione Raffaele Lombardo, tendente ad ottenere la revoca immediata del provvedimento relativo al Piano Paesistico della provincia di Siracusa, ribadendo la necessità di avviare una vera concertazione tra Regione e Territorio in tutte le sue rappresentanze istituzionali, imprenditoriali e sociali, assegnando un termine a breve scadenza, da tre a sei mesi, per consegnare finalmente uno strumento condiviso da tutto il Tavolo Permanente per lo Sviluppo e il Lavoro, nella suprema considerazione che il Piano, così com’è congegnato e come è dimostrato dal numero di ricorsi oltre che dalle osservazioni, non piace alla stragrande maggioranza degli operatori del territorio siracusano. Sulle altre questioni in ballo, dopo tante polemiche e indecisioni, pare che, per quanto riguarda il rigassificatore, il governatore Lombardo avrebbe affermato che darà presto il via libera per la sua realizzazione. Cosi come per l’autostrada Rosolini – Gela (per i tre lotti) e per la Catania-Siracusa per le quali entro la prossima settimana è prevista una riunione con il commissario Cas dott.ssa Corsello e con il presidente dell’Anas dott. Ciucci. Bufardeci sarà presente al prossimo incontro a Palermo durante il quale si discuterà della qualità della progettazione delle grandi vie di comunicazione che competono alla provincia siracusana.

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di Gordiano Lupi (pubblicato il 05/06/2012 alle  16:14:57, nella sezione LIBRI,  804 letture)

Adriana Pedicini, I luoghi della memoria, Arduino Sacco Editore, p. 110, 12 euro. 

Arduino Sacco è un editore che non chiede contributi agli autori e che non gode di finanziamenti pubblici”, recita il sito Internet della casa editrice - spartano ma efficace - che denota una struttura ai limiti dell’amatoriale, ma ben venga in questi tempi grami dove tutti si spacciano per professionisti della letteratura. Viva l’underground, che forse sarà la nostra salvezza! A proposito di Arduino Sacco vi invito a leggere I luoghi della memoria di Adriana Pedicini, un libro proustiano come tutti noi modesti scrittori abbiamo tentato (o siamo in procinto) di scrivere, una sfida alla ricerca del tempo perduto che ogni amante delle lettere cerca di intraprendere con esiti più o meno felici. Adriana Pedicini tocca le corde giuste con questi racconti sul filo della memoria, realisti, autobiografici, ebbri di ricordi, zeppi di odori e sapori del tempo passato. L’autrice rievoca il sapore dell’infanzia, personaggi indimenticabili del passato, lutti indelebili, mancanze che lasciano il segno, frammenti di amori perduti, esami di scuola vissuti con nostalgia, un esempio paterno e una fanciullezza lontana. I critici veri, che sanno di letteratura, storceranno il naso, diranno che Adriana Pedicini racconta i fatti suoi, che non si fa così, meglio inventare, costruire trame, affascinare il lettore con il solito giallo o con uno dei tanti inutili noir. Lasciamo ai soloni il loro compito, da tempo non ascoltiamo le campane che suonano il funerale della letteratura, accogliamo con entusiasmo questo libro di racconti e ricordi, perché l’autrice narrando i fatti propri racconta il passato di un’intera generazione. Da leggere e meditare.

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di Redazione (pubblicato il 04/06/2012 alle  17:26:56, nella sezione CRONACA,  746 letture)

Il Consigliere Comunale di Futuro e Libertà Giuseppe Di Mare (nella foto) fa pervenire una nota nella quale affronta la delicata e annosa questione del porto commerciale di Augusta: “Ancora nel 2012 – sostiene Di Mare - dopo diversi anni dalla istituzione della Port Authority, dopo svariate amministrazioni cittadine che si sono succedute, dopo anni di annunci e promesse si torna nuovamente a parlare di porto moderno e dinamico, di piano regolatore portuale, di fondi europei da sbloccare, di apertura a nuovi traffici, in realtà siamo ai titoli di coda di una storia molto triste che sta vedendo il nostro porto sempre più perdere il ruolo di rilevanza che gli spetta”. “E’grave – continua l’esponente di Fli – che si utilizzi l’occasione di conferenze per affermare che l’impianto di rigassificazione “occorre che si faccia”. Mi risulta che più di una volta il Presidente della Port Authority sia stato invitato dalla Presidenza del Consiglio Comunale per relazionare l’Aula democraticamente eletta sullo stato dei lavori; ad oggi, però, nessun Consiglio Comunale è stato convocato nonostante la presenza di una mozione firmata da quasi tutti i Consiglieri per la convocazione di una seduta monotematica sul porto, mi auguro che a breve si ponga rimedio e che, alla luce anche del voto unanime del comitato portuale che autorizza il Presidente della Port Authority ad attivarsi per verificare le possibilità di una collaborazione con Catania, si presentino in Aula i responsabili a spiegarci cosa significa tutto ciò. Rimane l’amaro in bocca dinanzi alle solite conferenze organizzate con merito da chi le pensa, ma che di fatto si trasformano in inutili passerelle, addirittura due in meno di 10 giorni in città hanno visto protagonisti i vertici del porto augustano, gli stessi che (ribadisco) mi auguro presto si confronteranno con gli organi democraticamente eletti (e non nominati) dai cittadini. L’ultima trovata che riguarda il nostro porto è quella (per fortuna ritirata) della realizzazione di un muro, a mio giudizio inutile, che avrebbe privato ancora di più la Città del suo mare, rimane la perplessità di come si possa pensare ad un’opera del genere che avrebbe potuto cancellare secoli di storia. Dinanzi poi alle dichiarazioni del Primo Cittadino di Augusta – continua il Consigliere Comunale - verrebbe da chiedersi a cosa ha pensato in questi anni, non era forse lui il rappresentante del Comune in seno al comitato portuale fino a qualche tempo fa? O forse non ha nominato lo stesso Sindaco un nuovo rappresentante in seno a tale comitato che dovrebbe relazionare a lui direttamente?”. Di Mare infine si chiede che senso abbiano avuto gli episodi della società giapponese insediata ed andata via, le varie inaugurazioni di collegamenti di traghetti (Malta-Augusta, Chioggia-Augusta, Civitavecchia-Augusta), mai veramente realizzati, le varie “inaugurazioni burla” come quella del forte Vittoria, e conclude con l’amara riflessione che la cittadina megarese paga una scarsa attenzione politica da parte di tutti quei Ministri, Deputati nazionali e regionali che si sono succeduti negli anni e che non sono stati capaci di dar voce al consenso ricevuto e non hanno mai avuto un vero interesse a far decollare la Città di Augusta.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/06/2012 alle  19:13:35, nella sezione CRONACA,  1395 letture)

Amareggia la vicenda dell’avvocato Elio Salerno, illustre uomo di cultura nonché presidente della Commissione comunale per gli studi di Storia Patria, di cui la città di Augusta si onora. Apprendiamo dagli organi di stampa e poi dallo stesso interessato che non gli sarebbe stata comunicata la revoca del mandato di direttore, incarico conferitogli dall'Amministrazione comunale pro-tempore nel lontano 1970, del Museo Civico. Infatti lo stesso dichiara di avere appreso dal discorso del sindaco Carrubba, durante la cerimonia di apertura del Museo della Piazzaforte, cui era presente anche chi scrive, della riapertura al pubblico, dopo 45 anni dalla sua istituzione, del Museo Civico che sarà allocato nei locali della vecchia biblioteca, con i contestuali complimenti, sempre da parte del sindaco, al nuovo direttore Giuseppe Carrabino, presente in sala nell’occasione. Amareggiato quindi, per i modi e non nella sostanza visto che Carrabino è stato suo valido collaboratore quale componente della Commissione di Storia Patria e che è un cultore di storia e tradizioni popolari, Salerno, avanti in età ma lucidissimo, ha inviato al primo cittadino una lettera in cui tra l’altro scrive: «Ho appreso dalle cronache della stampa locale che mi è stato revocato l'incarico di direttore del Museo, carica questa conferitami nel lontano 1970 dalla Giunta del tempo. Dagli atti di archivio del Comune, leggendo la copiosa corrispondenza lei si potrà rendere conto della mia totale disponibilità prestata in questi 45 anni. E se l'attività dell'importante istituzione è stata interrotta non è dipeso dalla mia inerzia». Salerno ha invitato quindi il sindaco a comunicargli ufficialmente la revoca dell'incarico, possibilmente motivata, revoca della quale non è stato preventivamente informato. Una caduta di stile da parte dell’Amministrazione, un trattamento che Elio Salerno non meritava, proprio lui che ha dimostrato in tutta la sua lunga vita di uomo di cultura e storico appassionato un grande amore per la città di Augusta.

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di Redazione (pubblicato il 02/06/2012 alle  14:38:26, nella sezione CULTURA,  1659 letture)

E’ stata inaugurata venerdì 1 giugno, nei locali dell’ex Convento del Ritiro di via Mirabella, la mostra degli ex allievi e dei maestri dell'Istituto d'Arte di Siracusa del periodo 1960-1990, evento dal significativo titolo "Ritrovarsi in Via Mirabella 31", in omaggio alla vecchia sede dello storico Istituto siracusano in cui è stata allestita la mostra. Infatti, fino agli anni novanta, la gloriosa istituzione artistica era ospitata nei locali dell'ex Convento del Ritiro, prima immobile ecclesiastico che ospitava le Carmelitane, poi acquisito al demanio dello Stato con le leggi del 1866-67, come ha ricordato il professore Paolo Giansiracusa nella sua presentazione che ha reso al numerosissimo pubblico presente una dettagliata relazione storica degli eventi che hanno caratterizzato la vita di questa istituzione artistica che Arrigo Boito in uno scritto dei primi del novecento definiva “una scuoletta siracusana” ma non in senso dispregiativo, anzi come esempio di una realtà scolastica partita dal poco come scuola di artigianato e poi fiorita ad istituto d’arte statale che ha sfornato nei decenni docenti eccellenti e notevoli artisti. Alla mostra, nata da un'idea di Gigi Farieri, hanno aderito novanta espositori, tra ex allievi ed ex maestri della scuola, ed è stata arricchita durante la cerimonia di inaugurazione da una perfomance del musicista Paolo Greco dal titolo “Percussion Live”, un percorso sonoro al ritmo dei tamburi su musiche originali dell’artista e reso ancor più affascinante dalle danze orientaleggianti di alcune danzatrici locali. L'esposizione resterà aperta al pubblico fino al 15 giugno.

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di Redazione (pubblicato il 02/06/2012 alle  14:26:38, nella sezione CRONACA,  757 letture)

Roberto De Benedictis, vicepresidente del gruppo PD all’Ars, qualche giorno fa aveva attaccato il governatore Lombardo sulla vicenda del rigassificatore di Priolo, ritenuta emblematica del modo di gestire le cose da parte del presidente della Regione, che in troppe occasioni si sarebbe “distinto per opacità e reticenza”. “Evitando di assumere qualunque decisione di merito sul rigassificatore – aveva ancora sostenuto De Benedictis - è stato portato avanti un atteggiamento dilatorio, fuori da ogni regola e rispetto delle norme, nonché sordo a qualunque richiamo dei parlamentari come delle istituzioni della nostra provincia”. Una risposta polemica indirizzata all’onorevole siracusano arriva ora con una nota congiunta a firma di Giacinto Franco di AugustAmbiente, Luigi Solarino di Decontaminazione Sicilia, Eugenio Bonomo di Comitato NO Rigassificatore di Melilli e Paolo Pantano di Costituente Ecologista Siracusa, nella quale si afferma: "Egregio on. De Benedictis, in merito a quanto da Lei sostenuto ”sull’atteggiamento dilatorio del Presidente On. Lombardo sul rigassificatore, stiamo a precisarLe che il Presidente Lombardo ha ben sentito e recepito le corrette argomentazioni delle Associazioni ambientaliste, delle Popolazioni interessate e dei Tecnici non di parte, valutando al tempo stesso i risultati referendari, cosa che non hanno fatto certi politici ed i Sindacati. Da questo scaturisce l’atteggiamento dell’On. Lombardo che, in più occasioni, ha avanzato riserve sul rigassificatore, ed ancora oggi si rifiuta di firmare l’autorizzazione. Dopo la critica e le aggressioni verbali dell’On. Marziano alla On. Borsellino, rea di aver presentato un’interpellanza, in sede parlamentare europea, sulla pericolosità del rigassificatore di Melilli, arriva Lei con un intervento che, di fatto, condivide la svendita, per 80 milioni di euro, della sicurezza dei residenti nella zona industriale siracusana, come se non fosse bastata la svendita di Marina di Melilli. L’unico programma di interventi per l’occupazione e la tutela della salute delle popolazioni interessate, di cui parla Lei, esiste da tempo e non ha bisogno di compensazioni per il rischio-rigassificatore, ma necessita solo di volontà politica e determinazione da chi ci rappresenta a livello regionale e nazionale, cose che ad oggi non si sono verificate. Lo scopo vero del rigassificatore è quello di trasformare la nostra zona industriale in hub energetico, che significa poca occupazione e molti profitti per chi vuole realizzarlo. Non va dimenticato che l’impianto, di cui Lei sollecita l’autorizzazione, comporterà un notevole declassamento del porto commerciale e probabilmente lo smantellamento della Marina Militare, a causa delle disposizioni IMO (International Maritime Organization) e del potenziale aumento del rischio attentati. Ad un territorio che chiede, prima di ogni cosa, sviluppo e sicurezza, Lei propone un rigassificatore da realizzare tranquillamente in una zona a triplice rischio: sismico di 1° grado, militare nazionale, Nato (con relativi stoccaggi di armamenti) ed industriale. Avete dimenticato che detto impianto sorgerebbe in vicinanza di città, strade, autostrade, ferrovie e stoccaggi di tossici ed infiammabili, dove l’effetto domino è sempre in agguato”.

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di Barbara Becheroni (pubblicato il 01/06/2012 alle  14:22:15, nella sezione CULTURA,  1359 letture)

Chi ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo del Trio Calliope (nella foto) presso l’Istituto Musicale Privitera il 27 maggio, oltre ad essere rimasto colpito dalla bellezza di musica, canti e testi, deve di sicuro essersi chiesto come è nato uno spettacolo così cangiante e fuori dall’ordinario. Per soddisfare la curiosità, ne abbiamo parlato con una delle interpreti, Cristina Gianino, pianista di grande talento, giovane e simpatica.

Come nasce il Trio Calliope?

Si tratta di una formazione piuttosto insolita, che vede insieme un’attrice, Rita Abela, una soprano, Rita Patania e una pianista. Il Trio Calliope è venuto al mondo diciamo per caso. Circa quattro anni fa ho conosciuto Rita Patania e siamo diventate amiche, oltre ad aver fatto dei lavori insieme. L’idea del trio e di uno spettacolo basato sulla “contaminazione” tra varie specialità è venuto in mente a lei, che già conosceva Rita Abela. Così è nato il Trio Calliope, dove tre donne artiste si cimentano nelle proprie specialità dedicandosi a lavori che abbiano a che fare con l’universo femminile. Non a caso il nostro primo spettacolo si è svolto in concomitanza della ricorrenza dell’otto marzo, nel 2010 a Floridia.

Scegliete voi il materiale per un determinato spettacolo?

La scelta di tutto il materiale che presentiamo nei nostri spettacoli dipende esclusivamente da noi. Facciamo un collage di lavori di vario tipo. Ed è sorprendente rendersi conto ogni volta di quanto l’accostamento tra musica e parola riesca a migliorare entrambe. La musica illumina il testo e viceversa. Perché il canto nasce insieme alla musica, un testo di teatro invece no. Eppure mi rendo conto che seguire con i miei brani la voce di Rita Abela, anche se non è facile adattare la musica ai tempi della recitazione, dà vita a qualcosa di unico e irripetibile.

Parliamo di “contaminazione”.

Cominciamo col dire che circa da un secolo a questa parte, la “contaminazione” riesce a dare, quasi sempre, ottimi risultati. Il jazz che contamina la musica classica, per esempio, musica popolare e lirica, insomma, si inventa di meno e cambia il modo di proporre quello che si è già ascoltato e sentito da molto tempo. La nostra formula, in particolare, unisce la musica e il canto al testo di teatro. Mescoliamo brani e testi di epoche diverse, che siano però unite da un filo conduttore. Cosa che richiede, naturalmente, competenze musicali, canore e teatrali. Dietro uno spettacolo come quello di domenica c’è davvero tanto lavoro, sia di ricerca che di tecnica.

Qual è il filo conduttore dello spettacolo di domenica?

Ci siamo collegate alle tragedie classiche in scena quest’anno. In particolare le Baccanti, di cui abbiamo presentato un brano del coro su un tango di Astor Piazzolla, Michelangelo ’70, con un risultato incredibile, sembrava di essere dentro a un vortice di musica capace di strapparti dalla realtà. Poi vari monologhi femminili di tante tragedie: Medea, Elena (da Le Troiane), Antigone, per citarne alcuni, accostati a brani musicali come Sposa son disprezzata di Vivaldi e tanti altri che non riferisco per motivi di spazio. Il comune denominatore era che non appartenessero al periodo Romantico, perché, secondo noi, lo spirito non combaciava con quello dei testi teatrali proposti. Così siamo arrivate fino a Mozart per poi saltare direttamente agli autori del novecento, con un risultato che ci è parso ideale: musiche pulite, perfette nei pre-romantici e tormentate nel ’900.

Infine raccontaci qualcosa di te.

Ho cominciato a studiare il pianoforte a dieci anni, in casa lo suonavano sia mia mamma che mia zia, quindi per me è stato naturale. L’incontro che mi ha veramente cambiato la vita è stato quello con Agatella Catania, grande maestra di tecnica e interpretazione, che mi ha dato la scrittura per poter affrontare le musiche più diverse, mi ha dato tantissimo. Ora suono, oltre che con il Trio Calliope, anche con l’AM TRIO da circa sei anni, composto, oltre che dal pianoforte, da un violino e un clarinetto e interpretiamo musiche del novecento e contemporanea. Poi collaboro con l’orchestra siracusana diretta dal maestro Michele Pupillo, in cui ho curato come maestro collaboratore la preparazione del coro e dei cantanti nella Tosca e nella Cavalleria Rusticana, oltre a suonare. Insegno pianoforte a Siracusa, Floridia e Melilli.

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di Gordiano Lupi (pubblicato il 31/05/2012 alle  10:35:27, nella sezione LIBRI,  855 letture)

Francesco Guccini, Dizionario delle cose perdute, Mondadori, p. 140, 10 euro.

Premetto che sono un fan di Francesco Guccini cantante. Possiedo tutti i suoi dischi in vinile che ho cominciato a comprare nei primi anni Settanta, persino Radici, Francesco due anni dopo, Stanze di vita quotidiana, Via Paolo Fabbri. Ritengo che Guccini sia un poeta, degno di finire nelle antologie scolastiche, un cantastorie capace di raccontare in musica la nostra realtà, anche si lascia prendere da derive politiche non sempre condivisibili, ma questo fa parte delle idee e non è contestabile. Guccini è un mito per la mia generazione, un uomo imprescindibile, un personaggio fondamentale, uno dei pochi cantanti capaci di scaldare la platea di un concerto popolata tanto da ragazzi che da uomini della mia generazione. Tutto questo per dire che ho acquistato con entusiasmo il suo Dizionario delle cose perdute, edito da Mondadori, convinto che tra quelle pagine avrei trovato tutta la poesia delle ballate di Guccini. Mi è andata male, purtroppo. A ciascuno il suo, direbbero i latini. Se uno è bravo a suscitare emozioni usando la musica perché deve tentare di farlo scrivendo? Il libro di Guccini - introdotto da una pessima poesia di Raffaele La Capria che dovrebbe essere il logo della collana - è piatto, senza sangue, monocorde, procede con incedere nostalgico senza produrre fremiti di commozione. Un vero peccato, perché gli argomenti ci sarebbero stati, ma vengono trattati come in un tema scolastico di uno studente svogliato, scritti con una penna che non ha visto neppure da lontano l’inchiostro della letteratura. Il primo capitolo parla della pettinatura a banana che negli anni Sessanta andava di moda per i bambini piccoli, ma la narrazione ricorda una puntata del programma di Carlo Conti e non ha niente a che vedere con la scrittura. Si va avanti con il chewing-gum e di nuovo leggiamo un racconto pedissequo su tutto quello che gli americani hanno portato in Italia, ma senza un briciolo di partecipazione emotiva. In questi casi sarebbe utile interessare il lettore raccontando esperienze personali, non è possibile limitarsi a fare elenchi di cose perdute, non è questo il compito della letteratura. Il capitolo migliore è dedicato al cinema di terza visione, al rumore dei ragazzini, ai semi di zucca che adesso non mangia più nessuno, ma tutto il resto è noia, direbbe Califano. Un’occasione perduta per una rievocazione proustiana del tempo perduto. La cosa più bella è la copertina che riproduce un vecchio pacchetto di sigarette nazionali, ma che fastidio il nome dell’autore (richiamo per le allodole) a caratteri cubitali e il titolo quasi nascosto! Questo è proprio genere di editoria che non amo e contro la quale ho polemizzato in tre libercoli che nessuno ha letto. Visto che ogni tanto ci casco pure io, vuol dire che sono proprio bravi. Non come editori ma come venditori.

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di Gordiano Lupi (pubblicato il 31/05/2012 alle  10:16:28, nella sezione LIBRI,  884 letture)

Álvaro Vargas Llosa,Una principessa tra due mondi - La meticcia di Pizarro, Edizioni Anordest, p. 262, 15 euro.

Edizioni Anordest propone una collana di autori latinoamericani e ispanici molto interessante. Sotto il titolo di Celebres Inéditos vengono raccolte opere che hanno riscosso un grande successo di critica e di pubblico oltreoceano, ma che da noi sono praticamente sconosciute. Il primo titolo è La moglie del colonnello del cubano Carlos Alberto Montaner, di ambientazione italiana, un romanzo erotico classico ricco di implicazioni politico - sociali e molto critico nei confronti della Cuba castrista. Il secondo - uscito da pochi giorni - è Una principessa tra due mondi - La meticcia di Pizarro, frutto della felice penna di un figlio d’arte come Álvaro Vargas Llosa, un autore peruviano già noto in Italia per i polemici Manuale del perfetto idiota latinoamericano e Il ritorno dell’idiota, scritti con la collaborazione di Montaner e Apuleyo Mendoza.

Una principessa tra due mondi non è un romanzo, ma un saggio storico, una biografia di una donna eccezionale come Francisca, figlia meticcia del conquistatore Pizarro, principessa dei due mondi, perché erede della tradizione Inca ma al tempo stesso la prima donna costretta a inaugurare l’età moderna. Álvaro Vargas Llosa racconta la vita di Francisca, rievocando la storia del Perù, gli albori della formazione come nazione creola, erede di vecchie tradizioni Inca e pronta a farsi sedurre da nuove commistioni ispaniche. Una biografia che si legge come un romanzo, perché l’autore ci porta a braccetto durante le guerre di successione, le lotte intestine tra i capi tribù e la morte di Pizarro, realizzando un affresco epocale della nascita del Nuovo Mondo. Francisca è costretta ad abbandonare la terra natia ma si rifà una vita accanto allo zio Hernando prefiggendosi il compito di riscattare il nome e l’eredità del padre. Álvaro Vargas Llosa narra con partecipazione le gesta eroiche di una donna affascinante e misteriosa, raccontando la conquista del Perù e di tutta l’America Latina da un punto di vista femminile. Lo stile è fresco, asciutto, senza tanti fronzoli, una scrittura che affascina e coinvolge, irretisce il lettore come se stesse leggendo un romanzo storico. In realtà niente è inventato nella narrazione di Álvaro Vargas Llosa, che ricostruisce gli eventi della conquista basandosi su fonti rigorose e verificabili.

Il prossimo titolo della collana Celebres Inéditos sarà Le porte della notte del cubano Amir Valle, esule da tempo in Germania e autore celebrato di romanzi noir. Seguirà Fernando Vélasquez Medina con Ultima rumba all’Avana, una storia di crudo realismo cubano in sintonia con lo stile e gli argomenti trattati da Pedro Juan Gutiérrez. Non lasciatevi sfuggire le proposte di questa intraprendente casa editrice che sta lanciando anche giovani italiani di talento partendo con la nuova edizione de Il vuoto intorno, romanzo di Claudio Volpe, nella collana Pensieri d’autori, edito in prima battuta da Il Foglio Letterario e presentato al Premio Strega.

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di Redazione (pubblicato il 31/05/2012 alle  09:45:39, nella sezione CRONACA,  1538 letture)

L’augustano Gianni Balistreri, amministratore delegato della NICO S.p.A e de LA GINESTRA - Hotel Venus S.p.A., è stato eletto all’unanimità alla presidenza dei giovani imprenditori di Confindustria Siracusa per il prossimo triennio. Nel corso dell’assemblea svoltasi il 30 maggio, sono state rinnovate anche le altre cariche in seno al direttivo: vice presidenti Luca Di Gaetano (SBSETEC S.p.A.), Giuseppe Giardina Papa (GLEF S.r.l.) e Francesco Lombardo (Lombardo Autotrasporti); componenti del nuovo consiglio direttivo Orazio Agrò, Giovanni Aprile, Maria Josè Porrovecchio, Alberta Romano, Fabio Romano, Federico Romano. Inoltre fanno parte di diritto del direttivo Gianluca Gemelli già Vice Presidente Nazionale dei Giovani Imprenditori e attuale componente della Giunta di Confindustria e Roberto Bramanti past-president del gruppo di Siracusa ed attuale Vice Presidente Regionale dei Giovani. Slogan propositivo dei nuovo presidente è: “Accrescere la diffusione della cultura d’impresa, continuare la collaborazione con gli Istituti scolastici, puntare sulla formazione e sulla creazione d’impresa tra i giovani”.

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