Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di Redazione (pubblicato il 16/08/2013 alle  17:17:12, nella sezione EVENTI,  879 letture)

medfestAl via il MedFest di Buccheri, uno dei festival medievali più imponenti e conosciuti in Sicilia. Dopo diciotto anni non mancano le novità. Così come gli ospiti eccellenti che daranno lustro al programma 2013. Tra questi, Mauro Avogadro, attore ronconiano ma anche regista, assai noto a livello nazionale, più volte direttore artistico di diversi Festival e produzioni liriche (l’Opera Bastille di Parigi, Teatro alla Scala di Milano, il Regio di Torino, San Carlo di Napoli) ed Enzo Curcurù attore teatrale (Ronconi, Longhi), ma anche tanto cinema (“Magnifica presenza” di Ozpetek) e televisione (L’onore e il rispetto, Squadra Antimafia).

Mauro Avogadro in esclusiva per il MedFest firma la regia di una opera prima dal titolo “Sulla natura delle Donne. Parole e Musica”, con la partecipazione della Troupe Femminile Khachnedi di Tunisi, Scalinata di Sant’Antonio.

Enzo Curcurù invece evocherà i passi suggestivi di “Domus Muliebris” per le vie del Borgo.

Altro momento spettacolare di rilievo, il concerto degli Istamanera, gruppo folk etnopopolare di pizzica e taranta proveniente da Potenza.

Ma la novità più rilevante di questa diciottesima edizione, come afferma il sindaco Alessandro Caiazzo, è “il ritorno al passato per garantire una continuità futura”. Da oggi in avanti il MedFest affronterà in maniera saliente quelli che sono gli aspetti prettamente culturali e identitari del comune di Buccheri.

L’organizzazione del MedFest che quest’anno si svilupperà nell’arco di una sola sera, quella di sabato 17 agosto a partire dalle ore 19, ha previsto l’istituzione dei bus navetta che dall’ingresso del paese, area parcheggio, al centro storico, cuore del festival, faranno continuamente spola ogni dieci minuti circa. Le danze si aprono il 16 agosto, con il terzo Festival dei Tamburi di Buccheri, a partire dalle ore 18, Scalinata di Sant’Antonio.

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di Redazione (pubblicato il 16/08/2013 alle  17:16:24, nella sezione CRONACA,  748 letture)

migrantiNon si arresta l’ondata di sbarchi nella nostra provincia, sbarchi di disperati allo sbaraglio inframmezzati da tragedie come quella di Catania costata la vita a sei migranti. Proprio la zona sud orientale sembra essere diventata l’approdo più facile per il passaggio dall’Africa all’Europa. L’ultimo barcone con 163 persone, è approdato a Portopalo di Capo Passero, l’estremo lembo della provincia di Siracusa. Anche questi immigrati, come gli altri prima di loro, sono stati trasferiti nell’ex mercato ittico dove hanno ricevuto la prima assistenza. Ma il sindaco di Portopalo ha già lanciato un allarme sulle condizioni igienico sanitarie in cui sono costretti a operare forze dell’ordine e protezione civile che non dispongono di strutture idonee per l’accoglienza nel susseguirsi degli sbarchi sulle nostre coste. In funzione solo otto bagni chimici perché le fosse settiche dei servizi igienici sono colme: una situazione di grave disagio per tutti ma soprattutto per i migranti, tra cui donne e bambini. Anche il sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, dopo aver partecipato a un vertice in Prefettura sull’emergenza immigrazione, ha scritto al premier Letta sollecitando l’adozione di strumenti efficaci, di natura eccezionale e straordinaria. Nella nota Garozzo sottolinea la mancanza di strumenti finanziari, strutturali e logistici per affrontare il flusso degli arrivi, circa cinquemila dall’inizio dell’anno. Purtroppo le belle parole non bastano più. A Siracusa si sta vivendo una pericolosa emergenza di ordine pubblico, sanitario e sociale. Testimonial di tale disagio padre Carlo D’Antoni, parroco di Bosco Minniti, che ha lanciato un appello per la raccolta di viveri e vettovaglie per i tanti ospiti della sua struttura, da sempre schierata in prima linea nel supporto ai poveri e ai migranti. In tanto disastro una nota di colore ottimistica che rivela l’animo buono dei siciliani in contrasto con la grettezza razzista e leghista: durante uno sbarco sul lungomare di Pachino i bagnanti hanno dato una mano agli uomini della protezione civile per mettere in salvo decine di disgraziati. Un esempio di solidarietà cristiana e civile.

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di Redazione (pubblicato il 13/08/2013 alle  09:48:35, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  935 letture)

caniSi preparano tempi difficili, aggravati da una diffusa “disumanità”, cioè dal venir meno di quella pietas che dovrebbe dirigere pensieri e azioni dei cosiddetti credenti. Atti di intolleranza verso quel popolo di poveri cristi che fuggono dalla fame e dalla miseria rischiando (e rimettendoci spesso) la vita sono all’ordine del giorno, cattiverie verso ragazzi colpevoli di essere confusi sulla propria sessualità, crudeltà verso gli animali, come si evince da una serie di pazzesche ordinanze sindacali che accomunano vari sindaci e nelle quali si sanziona l’atto di dar da bere e da mangiare ai tanti randagi che le amministrazioni incapaci non riescono a contenere e a gestire. L’Enpa protesta contro l'ordinanza “affama-randagi” emanata dal Sindaco di Taormina che, con un provvedimento emesso lo scorso 4 luglio, vorrebbe impedire ai cittadini di alimentare i cani vaganti sul territorio comunale. «Il provvedimento non è soltanto illegittimo – spiega l'Enpa - perché nessuna norma di legge prevede il divieto di sfamare i “trovatelli”, come ribadito da pronunce dei Tribunali Amministrativi Regionali (ad esempio: Tar Puglia, Sez. Lecce, sent. n. 525/12), ma potrebbe configurare una ipotesi di maltrattamento omissivo, pretendendo di impedire di soccorrere un animale in difficoltà.» Questa norma è inaccettabile non solo da un punto di vista etico ma anche da uno giuridico, perché chi decide di svolgere una funzione suppletiva rispetto a quella del Sindaco, cui la normativa attribuisce la responsabilità per gli animali vaganti sul proprio territorio, si troverebbe di fronte a un divieto pesantemente sanzionato. In questi casi l’unico inadempiente – sostiene ancora l'Enpa – è proprio il sindaco perché, se nei vari comuni esiste un problema legato al randagismo, questo significa che non è stato affrontato e gestito secondo le previsioni normative. Normativa che individua nelle Regioni e nei Comuni gli enti preposti ad intervenire per la prevenzione e la gestione di tale fenomeno. Qualsiasi odiosa ordinanza di tal genere quindi può e deve essere impugnata immediatamente nelle sedi più opportune.

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di Raimondo Raimondi (pubblicato il 13/08/2013 alle  09:34:43, nella sezione ARTE,  1668 letture)

opera di sgarraLunedì 5 agosto si è inaugurata la mostra “Gesti del Sacro” dell’artista pugliese Gregorio Sgarra (nella foto a destra), presso la Galleria Civica d’Arte Contemporanea Montevergini di Siracusa. sgarra e raimondiIn un’atmosfera molto suggestiva l’ambiente appena illuminato dalla tenue e tremolante luce dei lumini permetteva di accentrare l’attenzione solo sulle opere. “Non è la luce che porta all’opera ma, al contrario, è l’opera che porta alla luce... a quella illuminazione che viene dal di dentro di ciascuno”, questo l’intendimento del pittore. Si tratta di una mostra che, unica nel suo genere nell’esperienza siracusana, coinvolge il visitatore, fino a portarlo ad una riflessione profonda. Fondamentale a tal proposito il lavoro del giovane architetto Salerno, che ha posizionato le opere sospese, lontano dai muri, illuminandole con un gioco di luci (quasi totalmente creato da candele) accentuando il senso di suggestione.

Gregorio Sgarra è un artista che nel raffigurare soggetti sacri, usa tecniche antiche mischiate e interpretazioni innovative. Così è possibile ammirare uno splendido volto di Cristo realizzato su una tavola di legno, o una maternità dipinta su di una vecchia anta di armadio. Nel panorama attuale dell’arte contemporanea Sgarra è forse uno dei pochi artisti giovani che ha saputo restare fedele alla pittura sacra, proponendola in modo semplice ma allo stesso tempo affascinante, senza pretese di creare scalpori o scandali, ma solo per amore della pittura e dell’arte.

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di Redazione (pubblicato il 13/08/2013 alle  09:29:03, nella sezione SPORT,  1621 letture)

christian napolitano e valentino galloSi è concluso ad Augusta, alla presenza di un numerosissimo pubblico, il torneo di pallanuoto misto, con partecipazione maschile e femminile. Il torneo, disputatosi nei giorni 8-9-10 Agosto, è stato organizzato dalla Pro Loco di Augusta, con il patrocinio della Marina Militare che ha ospitato l'evento e la collaborazione della Guardia Costiera Ausiliaria di Augusta. Anche quest’anno hanno partecipato i siracusani del Settebello, Valentino Gallo e Christian Napolitano (nella foto), reduci dal recente campionato mondiale che si è disputato a Barcellona dal 22 luglio al 3 agosto, nel quale si sono piazzati ai massimi livelli con un onorevole quarto posto. Oltre agli azzurri si è registrata la graditissima presenza dei pallanuotisti dell’Ortigia di Siracusa e delle atlete/i che militano in varie squadre del catanese.

Augusta, purtroppo, per vicissitudini politiche, non ha una piscina, chiusa nel 2008 per mancanza di fondi. Questo impianto sportivo ha ospitato le semifinali di Coppa LEN femminile. Grazie a dei ragazzi volenterosi come Ludovico Scollo, Andrea Barbarino, Samantha Papiro, Andrea Tringali, amanti di questo sport meraviglioso, ogni anno Augusta può rivivere momenti di pallanuoto misti a puro divertimento. I cittadini chiedono a gran voce una piscina agonistica che possa far tornare Augusta a quei livelli nazionali che le competono. Per la cronaca sportiva, il torneo è stato vinto dalla squadra Zio Ricky, guidata dall’ex campione Riccardo D’Antoni, ex centrovasca dell’Ortigia, che ha battuto in finale il Club Nuoto Augusta, squadra capitanata da Andrea Tringali, giocatore dell’Ortigia. Le altre squadre partecipanti erano il Settebrutto, la Rari Nantes Augusta, la Waterpolo Catania e la Master Siracusa.

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di Redazione (pubblicato il 08/08/2013 alle  10:27:49, nella sezione EVENTI,  972 letture)

concorsoL’Associazione Fotografica AUGUSTA PHOTO FREELANCE, presieduta da Romolo Maddaleni, organizza per i club cittadini Rotary – Kiwanis – Lions – Fidapa – Inner Wheel e Circolo Unione un concorso fotografico sul tema: “ Le immagini dell’estate 2013”. Il Concorso è aperto a tutti i soci dei club e ogni autore potrà parteciparvi con un massimo di n. 3 fotografie digitali. Le foto, sia a colori che in bianco e nero, dovranno avere una risoluzione tale da consentire la stampa in formato cm 30x40 e dovranno indicare il titolo dell’opera, il Nome e Cognome dell’autore, il Club di appartenenza e l’indicazione del luogo della foto. Non sono consentite fotografie manipolate pesantemente con programmi di fotoritocco. Ogni autore è responsabile di quanto forma oggetto delle foto presentate e salvo espresso divieto scritto, ne autorizza la eventuale pubblicazione gratuita, su catalogo, su TV locali e nazionali, riviste specializzate, CD/DVD e su Internet, da parte dell’Organizzazione o Enti Patrocinanti per attività senza finalità di lucro. Le opere dovranno essere presentate e consegnate a mano, in formato digitale entro il 6.9.2013, presso la sede di APF di Ronco Rossi 12, non verranno restituite e rimarranno di proprietà dell’organizzazione, che le utilizzerà per la realizzazione di un archivio fotografico.

L’ inaugurazione della mostra delle opere scelte, da una apposita commissione cui faranno parte n.1 socio per club partecipante e da n. 3 soci di APF, avverrà il giorno 29.9.2013 alle ore 17,00 presso i locali dell’Hotel Zuppello. Le foto rimarranno esposte dal 29/9 al 6/10 sempre presso i locali dell’Hotel Zuppello. Il giorno 6.10 saranno premiati le tre migliori opere, individuate da una apposita commissione tecnica formata dal Delegato Provinciale FIAF e da due noti fotografi professionisti locali. I tre premi consisteranno in coppe, targhe e medaglie; eventuali altri premi saranno comunicati preventivamente.

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di Gordiano Lupi (pubblicato il 06/08/2013 alle  13:35:18, nella sezione LIBRI,  1030 letture)

IO SONO LE VOCICi sono piccole realtà editoriali che meriterebbero il successo, non fosse altro per l’impegno da talent-scout e per la cura con cui confezionano nuovi libri. Sappiamo che non è facile perché la concorrenza è agguerrita, ma soprattutto perché in Italia si legge poco e male, soprattutto si leggono libri inutili, spesso proposti a suon di classifiche e di strombazzamenti mediatici dalla grande editoria. Spezziamo una lancia, allora, in favore della piccola editoria e sfogliamo i libri che in questo torrido mese di agosto ci sono stati recapitati da Edizioni Anordest di Villorba. Ce n’è per tutti i gusti, dal fantastico al minimalista, passando per romanzo di formazione e genere sentimentale.

Danilo Arona è un nome che tutti gli amanti del fantastico conoscono, anche se - come lui stesso mi ha confidato una volta - scrivere fantastico in Italia è come vendere gelati al polo. Arona ci prova ancora, comunque, con Io sono le voci (pagine 358 - euro 12,90), inquietante thriller dalle atmosfere sadiche e morbose, ispirato dal suo amore per il cinema horror nordamericano. Se Arona fosse statunitense avrebbe fatto successo da un pezzo, oppure scriverebbe libri per Stephen King, ma in ogni caso i suoi libri vengono pubblicati da editori di tutto rispetto, anche Anordest è ben distribuita, inoltre dispone di uno zoccolo duro di lettori che lo segue. Io sono le voci non è il solito romanzo sul solito serial killer, né la solita indagine poliziesca condotta dal solito commissario di polizia. Se amate le cose originali, leggetelo. Altrimenti vi consiglio l’ultimo lavoro di Faletti oppure Dan Brown, anche se già li conoscete.

Marco Candida è una scoperta di Giulio Mozzi, diamo a Cesare quel che è di Cesare, che per primo l’ha pubblicato a puntate sulla rivista on line Vibrisse. Per una volta sono d’accordo con lui e sono felice di aver consigliato all’editore trevigiano di pubblicarlo, anche se di questo non compare traccia da nessuna parte. Invece che Candida sia una scoperta di Mozzi viene messo in bella evidenza sulla fascetta di copertina, citare il nome del noto insegnante di scrittura creativa pare che serva a vendere copie. Magia da Re Mida. Ricordo un verso di Vecchioni: “Scambiare al mattino tutto Moravia per un Paperino/ oppure far credere alla gente che chi mi compra è intelligente”. Il ricordo di Daniel non è un romanzo facile, parte dall’amnesia di un uomo di 32 anni che cerca di ricordare il suo passato mentre si lascia soggiogare da una realtà piena di dubbi angosciosi. Un romanzo sulla ricerca interiore, sulla crisi d’identità personale e delle nuove generazioni, molto pirandelliano, da meditare al posto del solito Camilleri o di un Baricco d’annata.

Annick Emdin, invece è una mia scoperta, direbbe Pippo Baudo, e anche qui - visto che non lo dice nessuno - me lo dico da solo. Anordest pubblica l’intenso Lividi, un romanzo d’amore e rabbia, insolito, pasoliniano, non convenzionale, scritto con stile cinematografico, teatrale, tagliente, efficace. Sangue e lacrime, sesso e orrore, angoscia e passione, personaggi che si muovono come allucinati derelitti del presente in una New York cupa e perversa. Annick è nata nel 1991, ha un futuro davanti, ma al suo attivo ha già un sacco di lavori come scrittrice e regista di teatro. Il Foglio Letterario ha pubblicato la sua opera prima: Tempesta elettrica, nella prestigiosa collana Demian diretta da Sacha Naspini e Federico Guerri (insegnante di scrittura di Annick).

Il romanzo che amo meno tra le nuove proposte di Anordest è Smalltown Boy - un’altra storia d’amore di Marco Campogiani, ma è un mio limite, non mi appassionano le storie sentimentali, che invece vanno di gran moda. Il romanzo è stato finalista al Premio Calvino, è ben ambientato a Urbino ed è zeppo di citazioni musicali, inoltre lo stile di Campogiani non ha niente a che vedere con quello di Federico Moccia. Basterebbe questo per convincerci a comprarlo. Sceneggiatore e regista, ha vinto il premio Salinas, ha scritto e diretto La cosa giusta (2009). Se amate le storie d’amore giovanilistiche (non è in senso dispregiativo) è il libro che fa per voi.

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di Redazione (pubblicato il 02/08/2013 alle  17:21:29, nella sezione CRONACA,  1008 letture)

euriDal 1° gennaio 2013 è entrata in vigore la TARES (Tributo comunale sui rifiuti e sui servizi indivisibili), introdotta dal “decreto salva Italia”, in sostituzione della vecchia TARSU. Quest’ultima serviva esclusivamente a finanziare il servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani; la TARES, invece, coprirà anche i costi dei “servizi indivisibili” (illuminazione pubblica, sicurezza, manutenzione strade, verde pubblico, ecc.). La TARSU andava esclusivamente ai Comuni, la TARES andrà in parte anche allo Stato. E’ un’imposta basata sulla superficie dell’immobile di riferimento e sulla numerosità del nucleo familiare, per le utenze domestiche, e sulla somma di metri quadrati dell’immobile e tipologia di attività ospitata per le utenze non domestiche. Ha come obiettivo la copertura economica per intero del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti del Comune. Vi è poi una maggiorazione obbligatoria di 30 centesimi al metro quadro dell’immobile o dell’area occupata dal contribuente, imposta dal Governo, per la copertura dei cosiddetti «servizi indivisibili» che comporterà un aumento medio di oltre il 20% rispetto alla TARSU. I Comuni non potranno decidere sconti su questa maggiorazione. Ancora peggio sarà per commercianti ed aziende: secondo alcune stime, la nuova tassa costerà il 60% in più, con rincari record per bar (fino a 370%) e ristoranti (fino a 550%). Insomma una ulteriore imposizione fiscale a carico delle famiglie e del mondo produttivo che potrebbe indurre qualche operatore economico alla chiusura della propria attività. Per giunta quest’anno nel mese di agosto si sovrappongono la quarta rata della Tarsu relativa al 2012 e la prima rata della Tares relativa al 2013, costringendo famiglie dal basso reddito a un doppio pagamento spesso non sostenibile e comunque difficoltoso. Altro che incrementare i consumi per diminuire crisi e disoccupazione, con questi numeri, se avanza qualche euro, viene subito ingoiato dai gravosissimi balzelli dello Stato e degli enti locali (a fronte di servizi pubblici sempre meno validi ed efficaci).

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di Redazione (pubblicato il 29/07/2013 alle  11:29:52, nella sezione CRONACA,  1210 letture)

pilastri del mercatoMimmo Di Franco segnala degli inconvenienti preoccupanti nella via X Ottobre e nella sottostante via Capitaneria. “Mi ero già occupato - ci dice il cittadino Di Franco - e preoccupato di questo potenziale pericolo circa 2 anni fa, ma mi fu risposto genericamente, dall’ultima amministrazione, che era una preoccupazione infondata. Dopo qualche anno, ritorno ancora a sollecitare il dislivello del tratto di via X Ottobre lato sud vicino all’angolo di via Alabo, dove si evince un abbassamento della strada di circa 25-30 cm, lato ovest in corrispondenza dei 3 pilastri semivuoti di calcestruzzo che si trovano nel sottostante mercato di via Capitaneria. A parte la pericolosità del manto stradale sconnesso, molto pericoloso per i motorini e per le auto che, in alcuni casi, strisciano la parte sottostante della vettura con l’asfalto, quello che non fa dormire sogni tranquilli è lo scivolamento impercettibile della strada nel sottostante mercato. via X ottobreNon siamo ai livelli di massimo allarmismo, ma sicuramente un’indagine approfondita della staticità della strada andrebbe fatta anche perché quando succedono certe cose non si è avvertiti da nessuno ma accadono all’improvviso. In questo tratto vi sono delle case sulla strada e di sotto la zona è adibita giornalmente al mercato rionale. Si chiede agli uffici competenti, considerato che le piogge ogni anno, infiltrandosi, creano un vuoto nel terreno sottostante, di fare un sopralluogo della zona tranquillizzando i residenti della via sopra menzionata”.

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di Luca Raimondi (pubblicato il 29/07/2013 alle  11:06:22, nella sezione LIBRI,  1172 letture)

foto cavallaro basilePresentato ieri ad Augusta, presso il ristorante “A Massaria”, la nuova raccolta di racconti dell’avvocato-scrittore di Acireale Salvo Cavallaro (a sinistra nella foto a fianco), edita dalle Edizioni Carthago. Il libro, degnamente introdotto dal professore e poeta Carmelo Giummo e dalla direttrice editoriale di Carthago Susanna Basile (nella foto, a destra), propone quattro racconti. Il primo dà il titolo alla raccolta, “Date da mangiare ai pesci”, ed è il più lungo e spassoso, un “diario di bordo” di un viaggio negli Stati Uniti in cui un anonimo alter-ego dell’autore si riappropria delle proprie radici, del piacere di essere siciliano e vivere in Sicilia, nel momento in cui mette un oceano tra sé e la propria terra.  I pesci rimasti nella propria casa siciliana di cui non bisogna mai dimenticarsi. Gli affetti, i ricordi, i sentimenti, l’Etna e le granite, un bagaglio a mano da non perdere sotto le luci di Las Vegas o le esperienze mistiche messicane. I pesci però non sono statici, nuotano, migrano, esplorano. I pesci sono anche i ragazzi protagonisti del racconto, ragazzi che hanno un disperato bisogno di nuovi stimoli, nuovi sogni, nuovi amori, che soltanto attraverso il viaggiare è possibile trovare, laddove la realtà da cui provengono si dimostra non degna delle loro aspettative e non sazia del tutto le loro legittime aspirazioni. copertina del libroSalvo scoprire che neanche l’America è il santuario dove celebrare il culto della felicità e che anche lì si può sempre imbattersi in un Nico, personaggio-chiave del racconto, che pur avendo abbandonato la Sicilia per New York non è felice, lavora troppo, non apprezza niente perché lontano da quelle persone con cui avrebbe voluto condividere la propria vita. Si ripropone quindi il dramma – apparentemente senza fine – di una gioventù siciliana combattuta tra l’amore per la propria terra, l’impossibilità ormai quasi oggettiva di realizzarvi i propri sogni o anche soltanto di costruirvi una degna sopravvivenza, la necessità di emigrare e la difficoltà di vivere in modo pienamente soddisfacente in una nuova realtà che comunque rimarrà a lungo estranea, diversa, solitaria.

Questo primo segmento del libro si segnala per uno stile immediato e spontaneo. Più artefatti e letterariamente ambiziosi i successivi. Se il secondo racconto torna sul tema del viaggio in una chiave fantascientifica, operazione sempre coraggiosa per gli autori italiani (generalmente poco inclini a tale genere), il terzo racconta con toni grotteschi e pirandelliani una personalità che va in pezzi a causa dell’insegnamento del famoso Metodo concepito da Stanislavskij. Il quarto racconto si apre con una citazione di Kapuscinski che riassume un po’ il tema principale del libro, la visione della vita come viaggio di conoscenza degli altri ma prima ancora del proprio sé: “Un viaggio non inizia quando si esce né finisce quando si fa ritorno. In realtà inizia molto prima e mai finisce per davvero”. Il viaggio che propone questo racconto è infatti un viaggio interiore, relazionale e familiare, tra le quinte di quel grande teatro che è la vita: siamo ancora una volta dalla parti di Pirandello, autore significativo per Cavallaro non in quanto siciliano come lui, ma in quanto espressione letterariamente più alta – e non ancora superata - dei drammi e dei dubbi dell’uomo contemporaneo.

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di Redazione (pubblicato il 27/07/2013 alle  17:44:02, nella sezione EVENTI,  1276 letture)
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di Redazione (pubblicato il 27/07/2013 alle  17:37:30, nella sezione CRONACA,  960 letture)
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di Redazione (pubblicato il 25/07/2013 alle  09:43:48, nella sezione CINEMA,  935 letture)
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di Redazione (pubblicato il 23/07/2013 alle  20:15:31, nella sezione CINEMA,  965 letture)
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di Mimmo Di Franco (pubblicato il 23/07/2013 alle  13:57:08, nella sezione CRONACA,  1106 letture)
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di Michela Italia (pubblicato il 22/07/2013 alle  11:51:51, nella sezione EVENTI,  966 letture)
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di Redazione (pubblicato il 19/07/2013 alle  21:49:54, nella sezione CRONACA,  891 letture)
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di Redazione (pubblicato il 15/07/2013 alle  19:58:46, nella sezione CRONACA,  982 letture)
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di Redazione (pubblicato il 12/07/2013 alle  21:26:54, nella sezione CRONACA,  900 letture)

muosIl Tribunale Amministrativo Regionale di Palermo, con l’ordinanza 470/2013, ha rigettato le richieste di sospensiva presentate dal Ministero della difesa contro la Regione Siciliana, che aveva bloccato i lavori per la realizzazione del sistema di comunicazione satellitare della marina militare statunitense, noto con la sigla MUOS (Mobile user objective system), nella cittadina di Niscemi (Caltanissetta). Lo annuncia con soddisfazione lo Studio legale Giuliano incaricato, insieme agli avvocati di Legambiente, di rappresentare e difendere in giudizio il Comitato regionale siciliano dell’associazione ambientalista intervenuta ad opponendum nel ricorso contro il Ministero della difesa. Il TAR ha affermato la priorità e l’assoluta prevalenza del principio di precauzione e della tutela del diritto alla salute dei cittadini di Niscemi, “non assoggettabile a misure anche strumentali che la compromettano seriamente fin quando non sia giunta la certezza assoluta della non nocività del sistema MUOS”. Secondo il Tribunale esistono, inoltre, seri dubbi sull’incidenza e pericolosità del sistema in questione sul traffico aereo nella Sicilia orientale. “L’ordinanza del TAR, ha commentato l’avv. Corrado Giuliano, titolare dello Studio legale Giuliano, ha confermato il blocco dei lavori per la realizzazione del MUOS in corso a Niscemi e riaffermato, ancora un volta, il diritto alla tutela della salute dei cittadini siciliani. Ora, continua l’avv. Giuliano, spetta al Governo regionale e a quello nazionale, trovare una soluzione politica definitiva ad un problema la cui gestione si presenta sempre più complessa”. Il gruppo di legali che ha rappresentato in giudizio Legambiente è composto dagli avvocati Corrado V. Giuliano, Marilena Del Vecchio e dalla dott.ssa Donatella Crucitti dello Studio Legale Giuliano; dagli avvocati Nicola Giudice, Daniela Ciancimino, Antonella Bonanno, del Centro di Azione Giuridica Legambiente Sicilia.

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di Redazione (pubblicato il 12/07/2013 alle  21:01:39, nella sezione CINEMA,  836 letture)

Il tema dominante è quello della transizione, il passaggio da una condizione all’altra, un tema attuale, e non solo in Italia, ma ancor più nel nostro Paese dove il dibattito sullo “ius soli” (la cittadinanza come conseguenza dell’esser nati in un posto) rimarca come il passaggio da una frontiera – che può essere civile, morale, sociale e politica all’altra - è all’ordine del giorno. Ecco la filosofia che sottende i lungometraggi del XIII Festival del Cinema di Frontiera di Marzamemi, che saranno proiettati nella suggestiva piazza Regina Margherita del borgo marinaro siciliano dal 23 al 28 luglio.

«Partiamo con “Salvo” e chiudiamo con “Carlo!” – annuncia il direttore artistico, il regista Nello Correale -, due nomi di battesimo che in realtà richiamano due aspetti del cinema che hanno difficoltà a incontrare il loro pubblico». “Salvo” di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, proiettato in apertura il 23 luglio, è un film “importante” che viene da un festival importante qual è Cannes dove ha vinto il Grand Prix a La semaine de la critique e il Prix Révélation; “Carlo!” di Fabio Ferzetti e Gianfranco Giagni, omaggio ad uno dei protagonisti del cinema italiano, Carlo Verdone, verrà proiettato in chiusura il 28 luglio: «Questi nomi che danno inizio e fine al nostro programma testimoniano l’importanza e la significanza del nostro festival, che dà voce a un cinema indipendente, attento a particolari temi, che parla allo stesso tempo nuovi linguaggi, nuove forme cinematografiche». Sei i film in concorso, caratteristica del festival dalla prima edizione del 2000. «Siamo gli unici in Sicilia a fare un festival di lungometraggi in concorso» aggiunge il regista.

La transizione dicevamo, questo il leit motiv della XXII edizione del Festival del cinema di Frontiera. «La tematica della transizione, passare da uno stato all’altro, lo trovo come un tema molto ma molto attuale. “Salvo” di Grassadonia e Piazza lo incarna il tema della transizione: Salvo è un uomo nato per fare le peggiori cattiverie ma che ha in se i germi di un’altra identità che lo porteranno alla sua salvezza. La transizione che è presente anche nel film “Il figlio dell’altra” di Lorraine Levy, storia di due ragazzi, uno israeliano e uno palestinese, che si accorgono di essere stati scambiati alla nascita, costringendo ognuno a interrogarsi sulle rispettive identità e convinzioni. E la transizione da un approccio sociale ad un’altro sta alla base del film serbo “The parade – La sfilata”, sul tema dei diritti civili e dell’omofobia in un contesto difficile come è quello ultranazionalista serbo per una manifestazione come il gay pride di Belgrado».

“Il caso Kerenes”, Orso d’oro a Berlino, traccia una mappa emotiva, non solo sociale, della nuova Romania: «Calin Netzer, il regista, getta uno sguardo all’interno della borghesia, con un tema universale, il rapporto “eccessivo” fra una madre un figlio».

“Infanzia clandestina” parla di un tema molto forte come quello degli anni della dittatura militare in Argentina visti con gli occhi disincantati di un ragazzo, preda delle sue prima pulsioni sentimentali: «Gli anni tragici per l’Argentina raccontati con un tono quasi da commedia. Il sud America, subcontinente molto presente in questo festival, sta producendo cose molto interessanti».

 Ancora una chiave di lettura nuova del Sud America e dei suoi recenti orrori storici nel film cileno “No, i giorni dell’arcobaleno” di Pablo Larrain: «Anche qui c’è il tema del ribaltamento narrato attraverso una campagna pubblicitaria contro il regime da parte di un uomo che viene dalla borghesia compromessa con il regime militare ma che ha avuto il padre trucidato dal dittatore».

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