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LIDDO SCHIAVO: IL PARTITO DEMOCRATICO CHE VORREI
di Redazione (pubblicato il 11/11/2013 alle  20:52:14, nella sezione CRONACA,  994 letture)

Liddo SchiavoL’esponente del PD siracusano Liddo Schiavo ha fatto pervenire in redazione un suo scritto nel quale esprime il suo punto di vista sulla conduzione attuale e sul futuro del partito in cui milita:

“A qualche ora dall'esito degli Organismi congressuali e di garanzia nazionali del PD – scrive Liddo Schiavo - sul ricorso da me sostenuto, per l'invalidazione del Congresso provinciale di Siracusa, con la risoluta certezza che qualunque sia il responso io continuerò a credere e ad appartenere al Partito Democratico, nel quale mi riconosco per i valori fondanti, esprimo 10 punti che, a mio avviso, dovranno costituire la guida per la conduzione del Partito nei sistemi e nel metodo:

1) Il PD si era impegnato a dimezzare i deputati nazionali e regionali, di fatto si sono dimezzati i tesserati: 800.000 nel 2009, 300.000 nel 2013. L'abolizione dell'attuale sistema elettorale nazionale avrebbe dovuto essere il primo atto da compiere a distanza di ben 8 anni rimane ancora vigente.

2) I democratici i socialisti e i progressisti italiani vogliono un partito di riferimento del centro-sinistra e non sanno più come dirlo, hanno protestato mandando in parlamento 150 esponenti del Movimento 5 Stelle ma ciò non è bastato.

3) Per vincere e poter governare occorre recuperare consensi da tutte le parti nelle fasi del voto e non dopo. Per superare la soglia del 50 per cento occorre che chi nelle passate elezioni ha votato centro-destra, 5 Stelle o per i movimenti autonomistici oggi dovrà votare per il centro-sinistra. E' facile fare accordi con gli avversari dopo il voto ma ciò costituisce una risposta effimera, solo il voto può definire gli schieramenti che dovranno governare con un programma aperto e non settario.

4) Il PD deve essere una forza politica dinamica, sempre aperta alle sollecitazioni esterne e ai cittadini. Deve essere il punto di riferimento di tutti coloro che credono in una buona politica dove il pensiero differente non va ne annullato ne escluso ma deve costituire un valore da gestire e da inglobare.

5) La formazione della classe dirigente deve essere fondamentale. I valori da soli non bastano occorre definire il metodo. Tutti i giovani che si sono avvicinati al PD ed in esso hanno assunto posizioni negli enti e nella organizzazione interna o anche da semplici attivisti vanno seguiti e formati e non abbandonati a se stessi.

6) Il PD deve comprendere che è giunto il momento di esprimere una politica di difesa del lavoro e non più del lavoratore per la semplice ragione che non esistendo più il lavoro non esisterà neanche il lavoratore. Vanno riformati i centri per l'impiego che non riescono a dare risposte concrete, occorre sintetizzare le circa 2000 norme che disciplinano il lavoro, sistema che non ha eguali nei paesi occidentali, occorre rivedere tutto il sistema della formazione professionale oggi più utile ai formatori che ai formandi e soprattutto considerare il merito.

7) Occorre spendere meno in comunicazione ma spendere meglio. La comunicazione è alla base del consenso. Essa non va vista come pura propaganda, non va espressa con la reclame, come si trattasse di un barattolo di pelati o peggio di una griffe, va filtrata attraverso i sistemi della comunicazione pubblica, attraverso i principi di ascolto e di trasparenza.

8) Le nostre sedi territoriali devono sempre essere aperte agli iscritti, ai simpatizzanti e ai semplici cittadini non solo nei momenti nei quali impartiamo comunicazioni ma soprattutto nei momenti nei quali ascoltiamo le istanze che dal tessuto sociale provengono.

9) Un Partito con poche e semplici regole, aperto e dinamico, non fossilizzato in vecchie e superate concezioni dottrinali o dogmi invalicabili, dove ogni singolo cittadino può riconoscersi e agire nella applicazione del dualismo fra diritti e doveri.

10) Un Partito che metta in rilevanza la scuola, l'università, la formazione e che consideri il Terzo Settore non al terzo posto bensì al primo.