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AUGUSTA: IL COMMERCIO E MORTO E IL PAESE (FORSE) PURE
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 09/10/2013 alle  14:53:37, nella sezione EDITORIALI,  1362 letture)

saracinesche abbassate ad augustaI cartelli “chiusa attività”, “affittasi”, “ vendesi” si susseguono l’uno dopo l’altro sulle saracinesche abbassate, nelle strade una volta dense di commercio al minuto come la via Principe Umberto di Augusta. E’ l’ecatombe dei negozi, alcuni di antica tradizione, che sono stati falciati dalla crisi, dalle tasse, dalla mancanza di liquidità che costringe i cittadini a tirare la cinghia e spendere il meno possibile. Quante nubi si addensano sui commercianti augustani, anzi si tratta di un vero e proprio nubifragio in atto! Perfino i negozi dei cinesi, dove a poco prezzo si acquista ogni sorta di inutileria, sono oggi in sofferenza e perfino i supermercati devono fare i conti con le tasche vuote: resiste qualche hard discount dove si compra merce magari non di grande qualità ma certamente conveniente perché prodotta in paesi dove la mano d’opera costa stipendi da fame e guarentigie sindacali zero. La fascia sociale appena appena più abbiente si serve dei vari centri commerciali che sono alle porte di Siracusa.

Il commercio ad Augusta è morto e forse la città sta morendo, complice il commissariamento che ha reso tutto silente, rassegnato, come in attesa di chissà cosa, di quale miracolo o salvatore della patria. I commercianti vengono cacciati nell’oblio dei fallimenti, perché nessuno di essi può reggere a lungo la concorrenza della grande distribuzione e le tenaglie della crisi e delle tasse. Un mondo antico che si chiude, che si avvita su se stesso, portandosi dietro amarezze e disillusioni di chi ha retto un’azienda commerciale, magari tramandata da padre in figlio, per anni e che ora è costretto alla resa, alla prematura scomparsa, al suicidio commerciale, al karakiri senza onore e senza speranza. E’ una fetta di cultura che se ne va, che scompare nelle nebbie di una società massificata e arida, dove non vi è più posto per il rapporto personale e di fiducia che correva tra il commerciante o l’artigiano e i propri clienti, sostituiti dal prelievo solitario ed autistico della merce dalle mensole dei megastore, sostituito dai carrelli a gettone e in ultimo perfino dalle casse automatiche, dove lo stesso cliente si pesa la merce, la imbusta, viene istruito sulla procedura dalla voce metallica del computer e paga mediante bancomat o carta di credito salutato dalla macchinetta cibernetica con tutta la cordialità che una macchina può conferire al proprio messaggio preregistrato. L’incertezza del futuro, unita al default economico ma anche alla narcotizzazione di questo paese, non fanno presagire nulla di buono a meno che un scossone di dignità condito da legittima rabbia non risvegli le coscienze dei cittadini augustani.