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LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 03/10/2013 alle  20:05:08, nella sezione EDITORIALI,  1001 letture)

Le immagini televisive che giungono da Lampedusa non rendono l’orrore dei fatti. Forse ci siamo oramai abituati alle abusate cartoline di corpi allineati, immobili fantocci di carne pietosamente coperti da teli e cerate, fantocci inanimati che prima erano uomini, esseri viventi, magari dal colore della pelle più scuro, ma di sangue uguale al nostro, del colore rosso vermiglio che è comune a tutti gli appartenenti alla razza umana.

E‘ un mondo violento quello che ci circonda, violento in ogni sua espressione, violento è l’uomo fin dagli albori della cosiddetta civiltà, perché in natura si procede per rapporti di forza e la violenza non è che un uso eticamente non accettabile della forza. Il vero problema è che, nell'accezione comune, il termine "violenza" è associato al concetto di criminalità: il violento è colui che in qualche modo infrange una legge o un diritto usando in modo sconsiderato la sua forza sia esso individuo o gruppo o folla. Ma è violento anche l’individuo comune quando ogni giorno alla guida della sua auto infrange il codice della strada e, correndo o ubriacandosi, spegne giovani vite innocenti, o quando impreca contro chi non la pensa come lui.

E è violento chi non prova pietà verso questi poveri che fuggono dall’indigenza, dalla guerra e dalla fame, che in 500 su un guscio di noce affrontano il mare aperto e perdono la vita in modo atroce. Sono nostri fratelli che hanno riempito il mare nostrum, il Mediterraneo, di 6000 corpi annegati, rendendolo uno spettrale cimitero, in un’ecatombe epocale, in una nuovo e silente olocausto.

Non si può rimanere in silenzio innanzi alle immani tragedie di Lampedusa e Scicli, bisogna che del problema si faccia carico l’Europa intera, smuovendo le acque stagnanti dell’indifferenza e del pensiero a scarica barile.

Siano di sprone le parole di Papa Francesco: «Parlando di pace, parlando della inumana crisi economica mondiale, sintomo grave della mancanza di rispetto per l’uomo, non posso non ricordare con grande dolore le numerose vittime dell’ennesimo tragico naufragio avvenuto a largo di Lampedusa…Non ci può essere vera pace e armonia se non lavoriamo per una società più giusta e solidale, se non superiamo egoismi, individualismi, interessi di gruppo e questo a tutti i livelli... Preghiamo insieme per chi ha perso la vita: uomini donne bambini, per i familiari e per tutti i profughi. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie. Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle».