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SINDACI INADEMPIENTI SUL PROBLEMA DEL RANDAGISMO
di Redazione (pubblicato il 13/08/2013 alle  09:48:35, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  935 letture)

caniSi preparano tempi difficili, aggravati da una diffusa “disumanità”, cioè dal venir meno di quella pietas che dovrebbe dirigere pensieri e azioni dei cosiddetti credenti. Atti di intolleranza verso quel popolo di poveri cristi che fuggono dalla fame e dalla miseria rischiando (e rimettendoci spesso) la vita sono all’ordine del giorno, cattiverie verso ragazzi colpevoli di essere confusi sulla propria sessualità, crudeltà verso gli animali, come si evince da una serie di pazzesche ordinanze sindacali che accomunano vari sindaci e nelle quali si sanziona l’atto di dar da bere e da mangiare ai tanti randagi che le amministrazioni incapaci non riescono a contenere e a gestire. L’Enpa protesta contro l'ordinanza “affama-randagi” emanata dal Sindaco di Taormina che, con un provvedimento emesso lo scorso 4 luglio, vorrebbe impedire ai cittadini di alimentare i cani vaganti sul territorio comunale. «Il provvedimento non è soltanto illegittimo – spiega l'Enpa - perché nessuna norma di legge prevede il divieto di sfamare i “trovatelli”, come ribadito da pronunce dei Tribunali Amministrativi Regionali (ad esempio: Tar Puglia, Sez. Lecce, sent. n. 525/12), ma potrebbe configurare una ipotesi di maltrattamento omissivo, pretendendo di impedire di soccorrere un animale in difficoltà.» Questa norma è inaccettabile non solo da un punto di vista etico ma anche da uno giuridico, perché chi decide di svolgere una funzione suppletiva rispetto a quella del Sindaco, cui la normativa attribuisce la responsabilità per gli animali vaganti sul proprio territorio, si troverebbe di fronte a un divieto pesantemente sanzionato. In questi casi l’unico inadempiente – sostiene ancora l'Enpa – è proprio il sindaco perché, se nei vari comuni esiste un problema legato al randagismo, questo significa che non è stato affrontato e gestito secondo le previsioni normative. Normativa che individua nelle Regioni e nei Comuni gli enti preposti ad intervenire per la prevenzione e la gestione di tale fenomeno. Qualsiasi odiosa ordinanza di tal genere quindi può e deve essere impugnata immediatamente nelle sedi più opportune.