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IL MARE NEGATO, ETERNO PROBLEMA DI AUGUSTA
di Redazione (pubblicato il 03/07/2013 alle  10:33:37, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1339 letture)

costa pergolaCon le ristrettezze di parcheggio nella zona del Faro S. Croce di Augusta, cui si è tentato di far fronte consentendo l’accesso nella piazzetta più a nord (ma certamente insufficiente a contenere le auto dei bagnanti nei prossimi mesi di calura estiva) si riapre anche quest’anno l’eterno conflitto tra "liberi" bagnanti e occupanti privati a vario titolo dei litorali e delle strade che portano al mare, fatto che, complice un'estrema varietà di interpretazioni della legge, scatena gigantesche problematiche. La legge dello Stato recita (articolo 1, comma 251, legge 296/2006): «È fatto obbligo ai titolari di concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione». In pratica, chiunque può entrare gratis in qualsiasi stabilimento e, a maggior ragione, in qualunque insediamento, attraversarlo e raggiungere la battigia (la striscia di 5 metri prima della zona della risacca sugli scogli o sull'arenile). Questo almeno teoricamente, perché in pratica la faccenda si complica quando si passa all'interpretazione della legge.

Prima di tutto ci sono alcune leggi regionali che emendano, almeno in parte, l'articolo prima citato. Diverse regioni e tra queste la Sicilia hanno infatti stabilito che l’ingresso gratuito è obbligatorio solo se non vi sono altri accessi liberi nel raggio di 150 metri.

Su tutto il litorale augustano dal golfo Xifonio in poi, per un bel po’ di chilometri di costa, imperano ovunque i cartelli dissuasori “mare non balneabile” a causa della carenza di un depuratore che possa evitare lo sversamento direttamente a mare dei reflui delle abitazioni. Del collegamento al depuratore consortile IAS si parla da anni ma finora è tutta aria fritta. E intanto nel nostro mare, già provato da inquinamento industriale, mercurio e chi più ne ha più ne metta, si riversano anche i liquami civili (si fa per dire), aggiungendo una bella frotta di colibatteri fecali a tutte le altre schifezze galleggianti nelle fresche acque.

Cancellati dalle mappe catastali gli accessi al mare sono finiti per essere “inglobati” dalle ville progettate dagli architetti o nate “spontaneamente”, come si soleva dire “in economia”, a partire dagli anni settanta e sono diventati, anch'essi, proprietà privata, muniti di cancelli da galera con tanto di catene e catenacci o azionati da sofisticati dispositivi automatici, le cui chiavi o telecomandi sono in possesso di pochi eletti.

Ormai l'unica discesa a mare a disposizione dei cittadini è quella che porta al Faro Santa Croce ma le pessime condizioni della strada stretta l'hanno resa sempre più rischiosa e la carenza di parcheggi scoraggia tanti cittadini che ormai hanno rinunciato ad andare a Sant‘Elena. Ma la chiusura incontrollata ed indisturbata degli accessi al mare (vedi foto di un cancello ostruttivo in costa Pergola), che erano naturalmente pubblici, non ha soltanto negato un elementare diritto a chi non ha la fortuna di possedere una villa ma ha fatto sì che sugli scogli, che non possono certamente essere ritenuti proprietà privata, «fiorissero», piazzole di cemento armato su cui piazzare ombrelloni e sdraio, naturalmente con uso vietato agli estranei o meglio agli intrusi, e perfino scivoli in cemento per calare le barche. Spesso per ragioni di “privacy” le piazzole di cemento armato realizzate sugli scogli sono state munite di reti di recinzione in ferro, in dispregio di tutti i vincoli ambientali, paesaggistici e comunitari che gravano sulla zona costiera. “Non ci risulta che il Comune si sia mai fatto carico di questo problema” ci hanno detto molti cittadini. Per fare un bagno a mare ormai non c'è che un modo: essere ospite in una delle tante ville che si susseguono, protette dal verde e dai cancelli, su tutta la costa augustana.