\\ Home page : Articolo : Stampa
ORNELLA GIUSTO AL LYONS CLUB DI AUGUSTA
di Redazione (pubblicato il 03/07/2013 alle  10:32:50, nella sezione EVENTI,  1970 letture)

ornella giustoOrnella Giusto (nella foto col direttore di Diorama), attrice nata a Catania ma trasferitasi a Roma, ha deliziato i soci del Lyons Club di Augusta, riunitisi a Palazzo Zuppello per la tradizionale Charter, interpretando magistralmente alcuni passi della “Storia di una capinera” di Giovanni Verga. La Giusto, che ho conosciuto durante il Taormina BNL Film Fest 2004, nel quale frequentò un master class di recitazione con illustri docenti quali Peter Weir, Margarethe Von Trotta, Jane Campion, Francesco Rosi, Michael Douglas, Luigi Magni e altri, riconfermando la sua presenza un anno dopo in Lezioni di Cinema del Taormina BNL Film Fest 2005 con Virna Lisi, Malcolm McDowell, Hugh Hudson, Bob Rafelson, Irene Papas, Laura Morante, ha lavorato per il cinema con diversi registi di fama internazionale, italiani e stranieri, tra cui possiamo citare Giuseppe Tornatore (Malèna), Paolo Virzì ("My Name Is Tanino"), Emidio Greco ("Il Consiglio d’Egitto"), Guerino Sciulli, ("Sei Come Sei - L’Ospite" che ha partecipato ai Festival di Berlino, Mosca, Toronto e premiato al Festival di Montreal), e Mel Gibson ("The Passion"). Per la Rai ha interpretato "L’Attentatuni- il grande attentato e Soldati di pace" diretti dal regista Claudio Bonivento.

La “Storia di una capinera” è un romanzo epistolare. La trama, probabilmente ispirata a un fatto vero, racconta le vicende della giovanissima Maria, adolescente siciliana orfana di madre, che il padre, succube della nuova moglie, ha destinato ad una vita di clausura in un convento catanese. La monacazione forzata era all’epoca assai diffusa, e Verga focalizza la sua attenzione sulla figura femminile principale e sulle sue molteplici reazioni intime. Infatti, quando un’epidemia di colera costringe Maria a soggiornare provvisoriamente presso la famiglia, in campagna, alla scoperta appassionata della bellezza del mondo naturale segue l’incontro con Nino, un vicino di casa di cui l’ingenua ragazza s’innamora immediatamente. Lo scrittore usa la forma epistolare nell’opera, che si compone delle lettere tramite cui la protagonista confessa i propri turbamenti ad un’altra educanda, Marianna. In particolare, lo strumento della missiva serve a far emergere in primo piano la personalità tormentata della giovane, esaltando le componenti di pathos melodrammatico della vicenda, che Ornella Giusto nella sua lettura ha opportunamente messo in evidenza. Al divieto da parte della matrigna di frequentare Nino, seguono la malattia di Maria e il rientro a Catania e alla vita conventuale. Qui le sofferenze della protagonista assumono fosche tinte per la notizia che Nino si sposerà con la sorellastra Giuditta, il che altera definitivamente il suo fragile equilibrio psichico: Maria cade nella follia, e l’esplosione dell'ossessione maniacale della protagonista (che dal “belvedere” del convento può, per una perfida ironia della sorte, contemplare la casa dei due sposi) la conduce ad un estremo tentativo di fuga e alla reclusione nella “cella della monaca pazza”, dove la giovane morirà.