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BATTUTA D'ARRESTO PER IL PUNTERUOLO ROSSO
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 25/08/2011 alle  10:18:16, nella sezione CRONACA,  1438 letture)

Pare che, tutto sommato, il fenomeno del “punteruolo rosso” abbia subito una battuta d’arresto. Comunque non si sono avverate le previsioni pessimistiche che vedevano tutte le palme esistenti sul territorio distrutte, sbranate da quel piccolo ma fenomenale killer che è il “punteruolo rosso”, insetto in grado di nutrirsi del cuore della palma e di provocarne la morte in modo irreversibile. Sul territorio di Augusta si sono contate a centinaia le piante vizze o i monconi di quelle che sono state tagliate nel tentativo infecondo di bloccare la pestilenza. D’altra parte si era sottovalutato il fenomeno e si era perso troppo tempo per correre ai ripari e per salvare questo elemento di arredo naturale da sempre presente nel paesaggio delle nostre terre, così simili a quelle del Nordafrica. Alcuni hanno applicato la dendrochirurgia, il metodo che Michel Ferry, un ricercatore dell’Inra (Institut scientifique de recherche agronomique) propone da anni : “Si tratta di una tecnica tradizionale impiegata in alcune delle isole dell’arcipelago delle Canarie per estrarre il “guarapo”, la linfa, elemento base di una bevanda chiamata miele di palma. Gli abitanti del luogo tagliano alla base le foglie centrali, in modo che l’apice della pianta abbia la forma di una semisfera liscia. Noi utilizziamo lo stesso principio per curare le palme infestate dal punteruolo rosso: tagliamo i germogli attaccati dal coleottero, eliminiamo le larve e ricopriamo la superficie con del mastice da innesto”. Il ricercatore sostiene che le autorità, i tecnici e gli scienziati abbiano diffuso informazioni errate sul punteruolo. Il coleottero agirebbe infatti al contrario: colpirebbe per prima la base della palma e arriverebbe al tronco, al germoglio terminale solo dopo alcuni mesi. Sempre secondo Ferry, questo nuovo punto di vista permetterebbe di scoprire una pianta infestata precocemente, prima che il punteruolo contamini tutto l’arbusto e di conseguenza la palma verrebbe salvata. Troppi danni sono stati fatti utilizzando cure costose ed inutili ed eliminando decine di migliaia di esemplari di valore paesaggistico e patrimoniale. Questo metodo è stato applicato a Palermo e su una cinquantina di piante solo pochissime non hanno mostrato alcun segno di ripresa.