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ORA VOGLIONO PIGNORARE ANCHE CANI E GATTI
di Redazione (pubblicato il 20/04/2013 alle  15:12:39, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1047 letture)

amici animaliC’è del surreale che aleggia sull’Agenzia delle entrate d’Italia. Gli spettatori di Ballarò hanno ascoltato trasecolati le dichiarazioni di un ufficiale giudiziario che riteneva, a norma di legge, pignorabili gli animali domestici. Oggetti impignorabili sono la fede nuziale, gli utensili della cucina e il letto, nient’altro, quindi il cane o il gatto di casa si possono sequestrare all’inadempiente. Perché gli animali sono cose, e non elementi affettivi centrali nella vita di milioni di persone. Invece di agevolare con facilitazioni e sgravi fiscali, gli anziani che fanno di cani e gatti i compagni della propria solitaria esistenza, lo Stato ce la mette tutta ad opprimere, cosa che da sempre fa, dal medio evo fino ai nostri giorni. Non c’è assistenza veterinaria pubblica, anzi si fattura al ventun per cento di IVA, salvo l’operato delle Asl che a spese del contribuente hanno potere assoluto sui randagi, ma non propongono mai prestazioni private a costi agevolati. Così accedere alle cure è oneroso, anzi gli animali domestici sono considerati bene di lusso, tanto che molti, per paura, preferiscono evitare l’inserimento del microchip obbligatorio e la compilazione dei libretti sanitari. Insomma, le politiche finanziarie ritengono fruttuoso tartassare e minacciare chi combatte la solitudine grazie all’amore per il cagnolino o il micetto. I proprietari di animali dovrebbero essere rispettati come acquirenti di cibo, mangimi, foraggio, medicine, scatolette, prestazioni veterinarie, accessori contribuendo così al commercio e alla crescita del Pil. E soprattutto l’Agenzia delle Entrate dovrebbe capire che va contro ogni umanità considerare pignorabile un animale domestico che da e riceve un bene raro e impignorabile: l’amore. Cosa poi si possa ricavare dalla vendita di un animale adulto in tempi di crisi come questi è un mistero che andrebbe disvelato dai cervelloni che sovrintendono alla riscossione delle gabelle dai sudditi di questo sconquassato impero.