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EDITORIALE DI AGOSTO
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/08/2011 alle  17:24:42, nella sezione EDITORIALI,  1235 letture)

Agosto mese di ferie e di spese vacanziere. Col solleone il paese viene abbandonato e i deserti negozi del centro storico tirano la cinghia come sono ormai abituati a fare da tempo. Con l’apertura del nuovo megastore sulla strada di Monte Amara altre “male fruscule”, come si suol dire, si abbattono sui commercianti augustani. Prima i negozi dei cinesi dove a poco prezzo si veste una gran parte dei cittadini di una fascia economicamente debole che, in regime di euro, devono fare i conti con la propria tasca e acquistare oculatamente merce magari non di grande qualità ma certamente conveniente perché prodotta in paesi dove la mano d’opera costa poco. La fascia sociale appena più su si serve dei vari centri commerciali esistenti sul territorio limitrofo. Al massimo compra nei vari supermercati, sigle nazionali e network internazionali che si moltiplicano in maniera esponenziale. Mi si dirà: questo è il progresso, questa è la globalizzazione. Un po’ come gli indiani nelle riserve i piccoli commercianti verranno ricacciati nell’oblio dei fallimenti, perché nessuno di essi può reggere a lungo la concorrenza della grande distribuzione. Un mondo antico che si chiude, che si avvita su se stesso, portandosi dietro amarezze e disillusioni di chi ha retto un’azienda commerciale, magari tramandata da padre in figlio, per anni e che ora è costretto alla resa, alla prematura scomparsa, al suicidio commerciale, al karakiri senza onore e senza speranza. E’ una fetta di cultura che se ne va, che scompare nelle nebbie di una società massificata e arida, dove non vi è più posto per il rapporto personale e di fiducia che correva tra il commerciante o l’artigiano e i propri clienti, sostituiti dal prelievo solitario ed autistico della merce dalle mensole dei megastore, sostituito dai carrelli ricolmi e in ultimo perfino dalle casse automatiche, dove lo stesso cliente si pesa la merce, la imbusta, viene istruito sulla procedura dalla voce metallica del computer e paga mediante bancomat o carta di credito salutato dalla macchinetta cibernetica con tutta la cordialità che una macchina può conferire al proprio messaggio preregistrato. Bastonate, sono proprio bastonate da parte delle grosse cattedrali del commercio senza frontiere sulle fragili edicole votive di chi si appresta a chiudere per sempre i battenti della propria botteguccia. Ma in un periodo di vuoto della cultura e della memoria, in un momento così politicamente scorretto, a chi volete che importi tutto ciò?