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COLORI E SAPORI DI CUBA ALLA GALLERIA ROMA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/03/2012 alle  17:29:28, nella sezione EVENTI,  964 letture)

Sabato 31 marzo presso la Galleria Roma di Piazza S. Giuseppe a Siracusa l'architetto Salvatore Rapisarda presenta la mostra "Color y sabor de Cuba" dell'artista cubano Danys Ozuna Milò. Questo pittore - scrive Rapisarda in una nota critica - rappresenta campioni di umanità e di natura, scruta con occhio indagatore nello scenario dell’America meridionale che unisce le culture indigene a quelle ispaniche. Ci presenta volti vissuti dalla pelle corrugata, visi velati dal fumo dei sigari Havana, automobili d’altri tempi, campioni di sport , campioni di umanità. La prima impressione è che i dipinti appaiano come perfette imitazioni del vero, quasi copie conformi della verità visibile e tangibile dai nostri sensi. L’esattezza della fotografia, rivista nella sua elaborazione si traduce sulla tela come “vita fotografica della pittura”, un grado di rappresentazione come perfezione di una finzione perfetta, la più perfetta delle finzioni. Finzione come simulazione del vero e come gioco ambiguo dell’artificio artistico. La pittura si è voluta riappropriare di quel terreno rappresentativo della realtà che la fotografia le aveva tolto con il carpe diem immortalato da un semplice scatto, prima meccanico analogico e poi elettronico digitale. L’artista si prende la sua rivincita sul mezzo tecnologico e contemporaneamente si allontana dalla percezione reale attraverso aggiustamenti visivi che permettono alla retina di scovare dettagli dell’immagine modellata dal chiaroscuro cromatico. Morbide o contrastate luminosità riescono a trasportarci dalla terza alla quarta dimensione. Si avverte una certa inquietudine che scaturisce dalla forma che si manifesta, ora con calore ora con freddezza, rendendo l’immagine più simulacro di qualunque rappresentazione fotografica. Veniamo costretti a vedere la natura con occhi diversi, come se guardassimo i soggetti attraverso una lente d’ingrandimento. Ancora una volta l’arte assolve quella funzione alchemica che trasmuta la realtà in una trasognata poetica di ricchezza evocativa.