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MISFATTI AUGUSTANI
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 23/03/2012 alle  19:59:54, nella sezione CRONACA,  1258 letture)

Sette preziose tele del 700, appartenenti al patrimonio dell'ex convento e della chiesa di San Domenico, sono state presentate il 22 marzo al museo Bellomo di Siracusa. Una evento importante tutto siracusano, che ha visto protagoniste queste opere provenienti dall'ex convento di San Domenico, il che ha dato adito a numerose polemiche. Infatti da più parti si grida allo scandalo perché le tele restaurate potevano essere oggetto di una manifestazione ad Augusta, da dove provengono, magari in occasione dell’imminente festa di S. Domenico, patrono del paese. Di questo avviso Giovanna Fraterrigo, assessore alla Cultura del comune di Augusta, che si dichiara meravigliata che “una nota figura apicale della sovrintendenza, augustana, organizzi questa presentazione a Siracusa, invece che ad Augusta da dove le opere hanno origine. Mi sento scippata – dice l’assessore - come amministratore e come cittadina di un importante momento culturale. Sarebbe stato giusto che la presentazione, dopo il restauro, avvenisse ad Augusta, magari nei giorni delle celebrazioni di san Domenico”. Ma di che opere si tratta? Sono quindici “lunette” di proprietà del Fondo Edifici Culto. Pare addirittura che la Curia di Siracusa non sapesse nulla del restauro di sette di esse, né della loro esposizione a Siracusa. In un vasto arco di tempo, ma soprattutto dal terremoto del novanta che ha messo fuori uso tante chiese della cittadina megarese, centinaia di opere d'arte e molti arredi sono stati prelevati dalle chiese. Da San Domenico sono scomparsi cinque altari in marmo del 700, le balaustre che davano accesso alla zona dell'altare maggiore, un prezioso lavabo definito "pezzo di pregevole fattura, unico nel suo genere", antiche tele a carattere religioso ed altri oggetti sacri praticamente scomparsi. Si è riusciti a recuperare per l’ostinazione di padre Gaetano Incardona, arciprete della chiesa madre, solo l'altare maggiore che era stato smontato a pezzi e abbandonato assieme a tanti altri reperti nell'area a piano terra dell'ex convento, dove languono i lavori di restauro iniziati tanti anni fa e mai conclusi con tempi di lavorazione biblici e interruzioni continue dovute a carenza di fondi. L’area di cantiere ancora oggi contiene reperti non catalogati, alla mercè di vandali e ladri. Le quindici lunette rappresentano "I misteri del Rosario" che i cavalieri di Rodi regalarono ai domenicani prima di partire per Malta, per ringraziare la città dell'accoglienza ricevuta, e che furono sistemate nell’oratorio dell'ala Nord del convento di Augusta, assieme a una pala d'altare recentemente restaurata e riconsegnata alla chiesa. La Sovrintendenza di Siracusa pare abbia un certo gusto a depredare il patrimonio culturale, religioso e monumentale di Augusta e vanificare le costose operazioni di recupero nel tempo effettuate. Ne sono esempi il castello Aragonese di Brucoli restaurato e inaugurato dalla Sovrintendente di allora Mariella Muti, ma rimasto poi chiuso al pubblico; il forte Vittoria restaurato e affidato alla custodia della Port Authority e in atto anch’esso chiuso al pubblico; l'ex hangar per dirigibili e l'area circostante che sarebbe un magnifico parco ma che è in stato di abbandono e non fruibile, un monumento unico nel suo genere per il quale sono stati spesi fondi Arcus per una progettazione che forse non sarà mai realizzata per mancanza dei fondi necessari; il castello Svevo nel quale soldi pubblici sono stati sperperati per lavori parziali e probabilmente inutili e i cui bastioni di levante rischiano di crollare a mare perché pericolanti; la Torre Avalos, in zona militare, inaccessibile al pubblico e con seri problemi di staticità; ancora, l'eremo di Adonai e il mercato di Piazza Turati, nei quali i lavori di restauro sono stati fatti ma i siti non sono stati resi fruibili al pubblico, anzi appare chiaro che non si ha nemmeno l’idea dell’uso che di questi monumenti si potrebbe fare. Insomma, restaurare è una cosa importante, ma se non c’è anche un recupero dell’utilizzo e della fruizione, l’impatto del bene culturale sulla vita della collettività è zero così come è nulla è l’incidenza di questi preziosi reperti sull’offerta turistica del territorio.