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NICOLA BONO PRENDE LE DISTANZE DALL’INCHIESTA ORO BLU
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 05/02/2012 alle  15:58:04, nella sezione CRONACA,  1060 letture)

Il presidente della Provincia regionale, Nicola Bono, ha diffuso una nota riguardante gli incresciosi fatti che hanno portato agli arresti domiciliari di Gino Foti e Giuseppe Marotta. “Escludo categoricamente – dice la nota - di aver ricevuto nei giorni scorsi qualsiasi notifica di provvedimenti o di richieste relative all’inchiesta ORO BLU. La mia posizione nell’ambito di questa inchiesta è rimasta la stessa, ben nota, di un anno addietro originata dalla denunzia di alcuni imprenditori legati a SAI 8, e per questo fortemente interessati a screditarmi, che sono arrivati ad interpretare come pressione indebita la mia convinta e coerente azione politica ed amministrativa tesa a fare rispettare un contratto nell’esclusiva tutela dell’interesse pubblico. Con grande rispetto per l’azione della magistratura inquirente e per il suo obbligo di indagare su ogni notizia di reato che le pervenga, mi sono spontaneamente e immediatamente presentato al Pubblico Ministero al quale ho spiegato e documentato le ragioni della mia azione rigettando qualsiasi accusa. Rispetto a questo quadro l’unica novità è che il Giudice che ha esaminato gli atti inviati dalla Procura ha ritenuto che, nonostante una lunga ed attenta attività di indagine, non siano emersi a mio carico elementi tali da fare fondatamente ipotizzare un mio coinvolgimento nella vicenda. Sono pertanto stupìto ed amareggiato che la mia posizione sia stata accomunata ad altre che, a torto o a ragione, sono state invece valutate dal giudice negativamente. Non posso accettare che il processo a mio carico venga svolto sulla piazza e senza la mia partecipazione ed avrei avuto il diritto di vedere trattata la mia posizione nel processo e con la riservatezza dovuta alla fase delle indagini in corso e non fuori dal processo. In tal modo mi vedo costretto, mio malgrado, a riprendere pubblicamente fatti e questioni che avevo depositato alla conoscenza dei magistrati, tendenti a dare l’esatta dimensione degli avvenimenti, per la parte che mi riguarda. In particolare sono palesemente vittima di un attacco orchestrato dai responsabili dell’impresa gestore del sistema idrico integrato di Siracusa teso ad estromettermi dalla gestione dell’Ato idrico. L’amarezza è che questo obbiettivo effettivamente è stato raggiunto! Il risultato è che non solo in barba alla sentenza di merito del CGA il rapporto con il gestore continua, ma lo stesso non ha mai depositato né le fideiussioni oggetto dei miei interventi, né tanto meno quelle ben più onerose legate alla garanzia della corretta realizzazione del complesso di opere contrattuali da realizzare per l’importo di ben 500 milioni di euro. Inoltre da quando sono andato via io non è stato più versato un solo euro di canone, a fronte delle tariffe dei cittadini che invece si continua a riscuotere. Questo si che è davvero “Oro blu”, e cioè gestione senza costi e garanzie. Respingo, poi, con forza e con grande decisione anche il semplice accostamento, spero involontario, del mio nome alla vicenda dei veleni contro e dentro la Procura, che non mi riguarda neanche lontanamente e che in ogni caso non appartiene al mio modo di agire che è sempre stato pubblico e trasparente e mai sotterraneo e delatorio. Respingo con amarezza e con stupore l’effetto di accomunare la mia persona ad un più generale e generico malaffare della politica al quale non appartengo né ho mai appartenuto. Respingo, altresì, così come ho già fatto all’interno del processo, le accuse che la stampa riporta come essermi state mosse durante la conferenza stampa dal Procuratore della Repubblica e mi rimetto su questo, come sempre ho fatto, alla valutazione indipendente dei magistrati competenti all’esaminare le accuse”. “A chi strumentalmente chiede le mie dimissioni – continua il presidente Bono - rispondo che la mia vicenda muove al contrario proprio dalla attuazione delle pratiche della buona politica, e cioè dalla politica che non si vende, che non pratica attività spartitorie, che vuole il rigoroso rispetto di leggi, regolamenti e contratti, e che può essere fermata solo dal ricorso alla calunnia. Aggiungo, solo per inciso, che peraltro di fatto ho rinunciato alla presidenza dell’Ato, senza averne neanche avuta richiesta, proprio per consentire che l’inchiesta potesse avvenire, come è stato, senza alcuna difficoltà. Ripeto che dalle notizie diffuse dalla stampa non può che trarsi una sola conclusione: il Giudice nella sua terzietà ed indipendenza ha rigettato le richieste della Procura nei miei confronti ritenendole infondate”.