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EDITORIALE DI LUGLIO
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/07/2011 alle  10:03:06, nella sezione EDITORIALI,  1160 letture)

La vecchia scuola democristiana insegnava che la politica è l’arte della mediazione, della realizzazione del possibile, dello scongiurare scontri sociali troppo acuti, e questa concezione, questa visione ancestrale, torna oggi alla ribalta perché cruenti scontri sociali dovuti alla crisi economica sono alle porte. La gente, i cittadini, affronta problematiche quotidiane che riguardano soprattutto il lavoro, le capacità di prospettare un futuro, le difficoltà del vivere e/o del sopravvivere, le vecchie e nuove povertà, l’eterna crisi del meridione, le emarginazioni di varia natura. La politica dovrebbe saper dare risposte in tempi brevi, ascoltare i lamenti dell’elettore, risolvere i disagi del cittadino, ma questa nostra classe dirigente fatta di “onorevoli” a vita, la cosiddetta “casta”, di assessori regionali “unti dal Signore”, di deputati che vengono eletti in forza di un maggioritario dominato dalle alleanze e sempre meno bisognoso del singolo voto dell’elettore, non ha più tempo da dedicare all’attività di segreteria, a ricevere e sentire la gente, a costituire un punto d’appoggio per il singolo cittadino che, in forza di un’appartenenza, si trovi nella necessità di essere assistito e consigliato.  Si torna quindi a riconsiderare con occhi diversi un passato, mondandolo dalle frasche secche del clientelismo, per portare alla luce quanto di positivo una certa concezione della politica come “servizio” poteva avere, con l’umanizzazione dei rapporti tra il politico di turno e il cittadino elettore. Berlusconi appariva a molti come un riformatore. Ma alcune delle sue promesse sono state disattese durante il suo mandato, anche se in buona parte per i noti motivi di congiuntura internazionale, ma ugualmente Berlusconi ha pagato il conto di tutto questo alle recenti amministrative e perfino nei referendum. Insomma, siamo in una fase di stallo della politica e si naviga a vista con maggioranze risicate in questa nostra Italia sull’orlo di una crisi di nervi, in questa nazione che mantiene inalterate le sue contraddizioni e le sue sperequazioni, tra nord industriale e sud “turistico”, tra ricchi che spendono e poveri che non possono neppure risparmiare, tra lavoratori che non possono andare in pensione e giovani disoccupati ai quali è interdetto l’ingresso nel mondo del lavoro o ai quali vengono offerti soltanto contratti temporanei di sfruttamento o umiliante precariato a vita. C’è bisogno di tornare velocemente a più moderati ma nello stesso tempo più efficaci comportamenti della politica, di ricercare momenti di equilibrio rispetto alle tensioni estreme, di far prevalere regole e ragionamenti, di rafforzare la democrazia, mediante la rappresentanza degli interessi che, nella complessa pluralità di una società moderna ed avanzata, sono molti, moltissimi, e tali da poter essere meglio espressi probabilmente con un sistema proporzionale, per quanto corretto e meditato.