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VIA DALL’EUROPA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 27/01/2012 alle  13:28:08, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1052 letture)

Quando, tempo addietro, la Sicilia tentò di usare l’autonomia fiscale scritta nel suo Statuto, che è legge costituzionale, l’allora Commissario Mario Monti bloccò ogni iniziativa in tal senso, bollandola come “aiuto di stato”. Ora simili potestà sono accordate a regioni come la Navarra o la Catalogna o la Scozia, ma la Sicilia potrebbe accontentarsi di emettere una moneta complementare regionale, che però abbia valore legale all’interno del suo territorio, in doppia circolazione con l’euro. Questa moneta, emessa da una Banca Centrale Regionale in totali mani pubbliche, ed emessa totalmente a beneficio del Governo siciliano, emanciperebbe da sola la Sicilia dallo strozzinaggio europeo. Per liberarci del tutto dell’Euro, i tempi non sono maturi. La Sicilia oggi è ancora debole, e forse deve accettare i compromessi di una sovranità limitata. Nondimeno l’Italia ha il dovere restituire alla Sicilia le riserve auree confiscate al Banco di Sicilia nel 1926 e da quelle si deve ripartire per costituire delle riserve auree e valutarie autonome, con le quali cominciare a giocare la nostra piccola partita, di stato regionale autonomo, peraltro come già previsto dallo Statuto del 1946, che voleva proprio che la Sicilia gestisse in autonomia le proprie riserve. Se così perdiamo i fondi FAS e in genere tutte le misure strutturali dell’Europa, pensiamo che in tanti anni hanno creato solo assistenzialismo e mai vere infrastrutture allo sviluppo. Sarà interesse dell’Europa concederci alcuni aiuti di carattere infrastrutturale sotto forma di cooperazione allo sviluppo, esattamente come si fa con i paesi decolonizzati. È del tutto inutile fingere di essere in Europa, quando siamo praticamente nel Maghreb; rischiamo di restare sospesi con il peggio di entrambe le condizioni: quella di essere e quella di non essere in Europa. Dobbiamo essere una regione veramente autonoma, e non solo sulla carta o per i privilegi dei deputati dell’ARS. E non più europea, almeno nel senso di sudditanza. Circa il consenso dei siciliani, se ci facciamo un giro per i mercati o per i bar a chiedere che cosa ne pensano dell’Euro, è da ritenere che questa uscita sarebbe acclamata a furor di popolo. D’altra parte ci vuole un referendum, anzi un plebiscito. Chi ha paura di ricorrere al voto popolare per sapere cosa pensano i siciliani? Quindi via dall’Europa, senza rimpianti, senza neanche pensarci due volte, questa Europa per noi è come appartenere ad un club che ci impone un tenore di vita insostenibile. Si ricordi che un anno di accise petrolifere lasciate alla Sicilia azzera il debito della Regione e due anni compensano anche il debito degli enti locali. Tutto questo è un progetto, un’idea, qualcuno potrebbe dire un’utopia, ma è anche la nostra unica e ultima speranza.