\\ Home page : Articolo : Stampa
CI DOBBIAMO RIBELLARE
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 25/01/2012 alle  16:33:06, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  1388 letture)

Noi gente comune ci dobbiamo ribellare, non solo in Sicilia, sempre nel nome di quei valori che sono scritti nella Costituzione repubblicana, vero monumento di civiltà giuridica che stiamo archiviando un po’ troppo in fretta. Tutti quelli che oggi protestano e quelli che non hanno più nemmeno la forza di protestare saranno avvantaggiati da una vera autonomia. Con una nostra banca pubblica e regionale, la moneta emessa sarà sociale e gli istituti di credito con sede in Sicilia saranno assoggettati ad un nuovo regime etico, più vicino all’uomo e lontano dalla speculazione globale. I produttori e i coltivatori oggi affamati potranno vendere i loro prodotti nei supermercati siciliani e saranno competitivi sul mercato esterno. Gli autotrasportatori pagherebbero finalmente meno il carburante, e così anche tutti noi. Con la defiscalizzazione attireremo investimenti e occupazione. Gli imprenditori pagheranno meno tasse, gli studenti e i giovani troveranno lavoro in Sicilia, i pensionati e i lavoratori dipendenti avranno una busta paga più pesante. Insomma ci guadagneremmo tutti, tranne gli speculatori esterni e qualche potere forte nazionale. L’Italia non è solo “troppo grande per fallire”, è anche “troppo grande per uscire” dall’Europa. La sua uscita sarebbe un cataclisma al quale né l’Europa, né l’Euro sopravvivrebbero. Per la Sicilia, invece, è diverso: si tratta di una regione transfrontaliera e insulare, una terra di confine che può e deve ritagliarsi condizioni particolari nel proprio interesse, senza che questo traumatizzi l’economia mondiale. Se la Sicilia esce dall’Unione Europea va incontro ad un vero e proprio boom economico. Per l’Italia sarebbero maggiori redditi tributari, sia per quei pochi che dalla Sicilia prendono la via del Continente, sia per quelli prodotti nel Sud, senza parlare della vicinanza del nuovo mercato in espansione nel nordafrica. Se la sudditanza semicoloniale del Sud lo consideriamo un dogma, allora tutto questo può sembrare eversivo. Ma la vera eversione sta nella continua discriminazione dei Siciliani che, da 150 anni, sono cittadini di serie B. La Danimarca, che conta due regioni a statuto speciale, le ha viste uscire entrambe, una dopo l’altra, dall’Unione Europea. Le Isole del Canale e l’Isola di Man, formalmente piccole corone in unione personale con il Regno Unito, di fatto sue piccole regioni a statuto speciale, nell’Europa non sono mai entrate, come Gibilterra. Ci sono le regioni “ultraperiferiche”, che stanno dentro ma solo a metà, come le Canarie ad esempio, che sono fuori dalla linea doganale europea; poi ci sono eccezioni fiscali di ogni sorta, per regioni insulari come la Corsica, o di montagna come il Galles, o transfrontaliere o artiche. A quanto pare l’unica regione derelitta per cui non è possibile alcuna deroga in modo assoluto sembra essere proprio la Sicilia. Vuole dire che in questa Europa la legge “non è uguale per tutti”.