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SIAMO ITALIANI O NON LO SIAMO?
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 21/01/2012 alle  21:40:37, nella sezione CRONACA,  990 letture)

O siamo italiani, e allora avere pari infrastrutture è un nostro preciso diritto, o non lo siamo, e allora non di autonomia, ma di indipendenza a questo punto si deve parlare. Usciamo dall’Unione e da tutti i suoi obblighi, niente più direttive e regolamenti che si applicano automaticamente, niente più criteri di convergenza e patti di stabilità, niente più corridoi europei o obblighi di fusione del nostro mercato nel grande mercato continentale che ci vede per forza soccombenti. Creazione una zona franca di libero scambio al centro del Mediterraneo, questo è il nostro futuro, l’unico possibile. Un accordo simile a quello della Norvegia, non a caso anch’essa produttrice di petrolio, cioè dentro lo Spazio Economico Europeo e Schengen, ma fuori da tutto il resto, eurozona inclusa. Anche se su questo punto il discorso è un po’ complesso. Sulle materie che spettano all’Italia, dalla grande politica estera alle guerre, non possiamo mettere naso. Anche se lo Statuto – va ricordato – persino su queste materie ci concede un diritto di proposta. Quindi, al massimo diremmo la nostra, ma lasciamo fare al Paese di cui facciamo parte. Se l’Italia su queste materie, o su quelle comunque statali, vuole delegare in tutto o in parte le proprie funzioni all’Europa, su quelle, solo su quelle, seguiremo l’Europa anche noi, ma perché in essa vedremmo l’equivalente dello Stato italiano. Su tutte le altre materie, sulle competenze siciliane l’Italia non può delegare materie che non erano di sua competenza alle istituzioni europee. Sulle materie a noi riservate dall’Autonomia del 1946, decidono i siciliani. Oggi subiamo un’economia di rapina. Le nostre risorse, in buona sostanza, sono degli altri, che le comprano a quattro soldi mentre dovrebbero pagarle. Non possono fare a meno delle nostre risorse energetiche né della nostra posizione geografica. E anche dei nostri beni culturali e ambientali. Siamo in una posizione di forza e di monopolio, ma dobbiamo essere al di fuori del raggio d’azione dell’ Europa e della BCE. Tutto questo va fatto per salvare la democrazia e la libertà, anche quella di mercato. In questa visione così alta e radicale le pur giuste rivendicazioni del Movimento dei forconi appaiono poca cosa, pannicelli caldi anche laddove si riuscisse ad ottenere buona parte di quanto richiesto. Mercoledì e' previsto l'incontro tra il presidente della Regione Raffaele Lombardo e il premier Mario Monti. Ma già si dice che i presidi, seppure meno duri, continueranno. Nella bozza del decreto infrastrutture all'esame del Consiglio dei ministri sono state previste misure a sostegno dell'autotrasporto. La norma prevede un anticipo del recupero delle accise per gli autotrasportatori e salta inoltre il tetto dei 250mila euro per le compensazioni dei crediti d'imposta. I “forconi” ritengono queste misure ancora insufficienti e non hanno torto. Il nodo reale resta la defiscalizzazione del costo del gasolio per i camionisti e per i pescatori e gli agricoltori.