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FICARRA E PICONE A BREVE NE "LE RANE" DI ARISTOFANE
di Redazione (pubblicato il 11/06/2017 alle  20:01:35, nella sezione EVENTI,  737 letture)

fotoDal 29 giugno cominceranno al Teatro greco di Siracusa gli spettacoli de "Le rane" di Aristofane per la regia di Giorgio Barberio Corsetti con Ficarra e Picone, i due comici siciliani che interpreteranno questa commedia, innescando quei “meccanismi” della risata, che sono loro particolarmente congeniali, con cui si riescono ad affrontare con leggerezza temi scottanti e "politici". La comicità serviva, allora come ora, a “risvegliare” la coscienza di popoli stanchi, affamati, spenti. Salvo Ficarra e Valentino Picone si caleranno quindi nei panni di Dioniso e Xantia sotto la guida esperta del regista, che ha effettuato uno studio attento dell’opera, con una chiave interpretativa. rispettosa ma originale, utilizzando alcuni espedienti come le grandi marionette ispirate alle sculture di Gianni Dessì. Corsetti è giudicato dai suoi collaboratori un “simpatico stacanovista”, uno che ha coinvolto gli allievi dell’Accademia e che ha pure ad alcuni di loro offerto la possibilità di acquisire nuove competenze, come quelle relative alla conduzione delle marionette, personaggi questi ultimi, senza anima, che però sono in grado di raccontare, anche solo con la loro imponente presenza scenica.
La trama è nota: Dioniso, dio del teatro, decide di raggiungere l'Ade per riportare in vita Euripide. Riportare Euripide in vita è l'unico modo per salvare la tragedia dal declino. Dioniso e il suo servo Xantia chiedono ad Eracle quale sia la strada più rapida per giungere all'Ade; quest'ultimo, dopo qualche presa in giro, risponde che è necessario attraversare una palude, l'Acheronte. Il traghettatore Caronte fa salire Dioniso sulla sua barca per portarlo sull'altra riva, mentre Xantia è costretto a girare intorno alla palude a piedi. Durante la traversata, Dioniso e Caronte incontrano le rane che col loro gracidare intonano un canto in onore di Dioniso, ma senza accorgersi che il dio è proprio là con loro. Dioniso è presto infastidito dal loro canto e protesta, ma le rane continuano, non riconoscendolo nemmeno. Alla fine il dio imita il loro verso e questo le zittisce. Alla fine Dioniso e Xantia si rivedono alle soglie dell'Ade, dove incontrano un gruppo di anime e poi Eaco, che scambia Dioniso per Eracle (il primo infatti si era vestito a imitazione del secondo) e comincia a insultarlo e minacciarlo. Eaco era infatti furioso nei confronti di Eracle, che aveva rubato il suo cane Cerbero. Spaventato, il dio scambia i suoi abiti con Xantia, che è meno impaurito del suo padrone. I due vengono entrambi frustati, ma alla fine l'equivoco è chiarito. Euripide viene finalmente trovato, mentre è nel mezzo di un litigio con Eschilo a proposito di chi meriti di sedere sul trono di miglior tragediografo di tutti i tempi: ognuno dei due si ritiene il migliore. Comincia allora una gara, con Dioniso come giudice: i due autori citano a turno versi delle loro tragedie, e tentano di sminuire quelli del contendente. Alla fine viene portata in scena una bilancia e ognuno dei due autori viene invitato a recitare alcuni suoi versi; la citazione che "pesa" di più farà pendere la bilancia in favore del proprio autore. Eschilo esce vincitore da questa gara, ma a quel punto Dioniso, che inizialmente intendeva riportare in vita Euripide, non sa più a chi sia meglio concedere questo onore. Decide che sceglierà l'autore che darà il miglior consiglio su come salvare Atene dal declino. Euripide dà una risposta generica e poco comprensibile mentre Eschilo dà un consiglio più pratico. Infine Dioniso decide di riportare in vita Eschilo, che, prima di andare, affida a Plutone il compito di riservare il trono di miglior tragediografo a Sofocle, raccomandandogli di non lasciarlo mai ad Euripide.