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MORIRE DI PIOGGIA E FANGO
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 08/11/2011 alle  13:03:30, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  900 letture)

Una volta era la natura a rimediare i guasti dell’ambiente. Il vento spazzava via la puzza di uova marce delle industrie e il mare risistemava le coste e portava via i rifiuti e le plastiche. Ma ora non è più così. Ora la natura si ribella e punisce. La risposta del cielo è la pioggia a catinelle che viene giù in pochi minuti e la tonnellata di fango che tutto travolge. Un fenomeno nuovo col quale si dovrà convivere. L’Italia non è più il Paese dove venivano a svernare i diseredati e i vagabondi nordici. Oggi un sottopassaggio che prima era un riparo e un rifugio può diventare una trappola per topi dove morire affogati. Lo Stato non ha saputo occuparsi della sicurezza della gente. Il territorio devastato presenta problemi che vengono affrontati solo a cose fatte. Dopo che le case sono crollate. Dopo che i morti sepolti dai calcinacci o inghiottiti dal fango sono tirati fuori dai volontari. Cascate di fango su una Italia costruita con lo sputo, sulle campagne straformate dagli abusi edilizi. E si muore perché si lavora in nero nelle palazzine pericolanti o perché famiglie intere vivono negli scantinati, si muore o si sopravvive male, rovinati dal crollo dell’unica casa e delle nostre ultime speranze.