\\ Home page : Articolo : Stampa
NELL'AGOSTO DI 56 ANNI FA L'ECCIDIO DI BRONTE, PAGINA INFAMANTE DELL'EPOPEA GARIBALDINA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 12/08/2016 alle  16:12:06, nella sezione EDITORIALI,  634 letture)

nino bixioIn un torrido Agosto del 1860 il generale garibaldino Nino Bixio, personaggio che nella nostra infanzia studentesca a scuola veniva decantato come devoto braccio destro di Garibaldi, si presentò a Bronte con due battaglioni di bersaglieri, deciso a ristabilire l’ordine turbato dai popolani e dai contadini della ducea di Nelson che si erano ribellati rivendicando il diritto all’assegnazione delle terre ed al riscatto sociale promesso loro dai recenti decreti garibaldini. Bronte, insorse al grido “Abbassu li cappeddi, vulimi li terri”, ma le aspettative del popolo nei confronti dei “cappeddi” ( i latifondisti e i ricchi proprietari terrieri) furono represse con il piombo e nel sangue da quei garibaldini che avevano promesso loro terre, giustizia e libertà. Quello stesso piombo che, 34 anni dopo, nel 1894, il presidente del Consiglio Francesco Crispi ordinò di usare sui contadini siciliani che rivendicavano le terre, reprimendo nel sangue con centinaia di vittime innocenti l’epopea dei Fasci Siciliani. Appena giunto a Bronte il “liberatore” Bixio decretò lo stato d’assedio e la consegna delle armi imponendo una tassa di guerra, dichiarando il paese di Bronte colpevole di “lesa umanità” dando inizio a feroci rappresaglie senza concedere alcuna minima garanzia alla cittadinanza. Infatti, il 9 Agosto fu decretata la condanna a morte di cinque cittadini che niente avevano avuto a che fare con i tumulti, e che la mattina del giorno dopo, il 10 agosto, furono fucilati nella piazzetta della chiesa di San Vito. L’avvocato Nicolò Lombardo, vecchio liberale, Nunzio Spitaleri Nunno, Nunzio Samperi Spiridione, Nunzio Longhitano Longi, Nunzio Ciraldo Fraiunco, quest’ultimo lo scemo del paese che sopravvisse alla scarica di fucileria e fu finito con un colpo di pistola alla testa dall’ufficiale che aveva comandato il plotone d'esecuzione. I corpi delle vittime rimasero esposti ed insepolti per molto tempo. Inoltre presso la Corte di Assise di Catania furono comminate 37 condanne di cui 25 ergastoli a carico di altrettanti poveracci che avevano osato alzare la testa. Nino Bixio ribadì con assurda prosopopea: “Gli assassini e i ladri di Bronte sono stati puniti e a chi tenta altre vie crede di farsi giustizia da sé, guai agli istigatori e ai sovvertitori dell’ordine pubblico. Se non io, altri in mia vece rinnoverà le fucilazioni di Bronte se la legge lo vuole”. A questi personaggi, come Nino Bixio e Giuseppe Garibaldi, sono state intitolate in Sicilia una infinità di strade, piazze, scuole ed eretti monumenti. Ma la giustizia divina infine si abbattè su Gerolamo Bixio detto Nino, facendolo morire tra atroci dolori, sofferenze e tormenti, in preda alla febbre gialla e al colera, a bordo della sua nave, il 16 dicembre del 1873. L'eccidio di Bronte è appena accennato nei libri di storia delle nostre scuole asservite a una storiografia di comodo, intruppata e connivente.