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IL COMMERCIO SIRACUSANO IN CRISI IRREVERSIBILE
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 30/06/2016 alle  14:23:33, nella sezione CRONACA,  752 letture)

commercioSempre più incisiva la concorrenza dei negozi cinesi, dove a poco prezzo si veste una gran parte dei cittadini di una fascia economicamente debole che, in regime di euro, devono fare i conti con la propria tasca e acquistare oculatamente merce magari non di grande qualità ma certamente conveniente perché prodotta in paesi dove la mano d’opera costa poco e non ha garanzie sindacali. Poi ci sono i vari Auchan o similari, cioè le catene della grande distribuzione, dei network globalizzati. Mi si dirà: questo è il progresso, questa è la società attuale, che ci si può fare? Un po’ come i nativi americani nelle riserve i commercianti vengono ricacciati nell’oblio dei fallimenti, perché nessuno di essi può reggere a lungo la concorrenza della grande distribuzione. Un mondo antico che si chiude, portandosi dietro amarezze e disillusioni di chi ha retto per anni un’azienda commerciale, magari tramandata da padre in figlio, e che ora è costretto alla resa, alla prematura scomparsa, al suicidio commerciale, al karakiri senza onore e senza speranza. E’ una fetta di cultura che se ne va, che scompare nelle nebbie di una società massificata e arida, dove non vi è più posto per il rapporto personale e di fiducia che correva tra il commerciante o l’artigiano e i propri clienti, sostituiti dal prelievo solitario ed autistico della merce dalle mensole dei megastore, sostituito dai carrelli ricolmi e in ultimo perfino dalle casse automatiche, dove lo stesso cliente si pesa la merce, la imbusta, viene istruito sulla procedura dalla voce metallica del computer e paga mediante bancomat o carta di credito, salutato dalla macchinetta cibernetica con tutta la cordialità che una macchina può conferire al proprio messaggio registrato. Bastonate, sono proprio bastonate da parte delle grosse cattedrali del commercio senza frontiere sulle fragili edicole votive di chi è costretto a chiudere per sempre i battenti della propria botteguccia. Ma in un periodo di vuoto della cultura e della memoria, in un momento così politicamente scorretto, a chi volete che importi tutto ciò? Nessuno può resistere alla marcia del progresso, per quanto essa sia devastante, come ha dimostrato la storia dei pellirosse d'America, che dovettero soccombere e noi sappiamo come andò a finire, coi bisonti decimati, con la ferrovia che portò i colonizzatori e con i pochi sopravvissuti alle stragi rinchiusi nelle riserve a vivere di scarsi sussidi e a nutrirsi dei ricordi di passate battaglie e delle nostalgie di tempi migliori, sempre più avvolti nelle crudeli nebbie dell'oblio.