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EDITORIALE DI NOVEMBRE
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 29/10/2011 alle  09:19:59, nella sezione EDITORIALI,  1083 letture)

Ottobre è stato un mese segnato dalla violenza delle immagini. Da quelle drammatiche del sacco di Roma ad opera dei black bloc fino a quelle tragiche delle morti, che paradossalmente si sono susseguite a breve distanza di tempo, del feroce dittatore Gheddafi e dell’innocente campione motociclista Simoncini. E‘ un mondo violento, d’altronde, quello che ci circonda, violento in ogni sua espressione, violento è l’uomo fin dagli albori della cosiddetta civiltà, perché in natura si procede per rapporti di forza e la violenza non è che un uso eticamente non accettabile della forza. Il vero problema è che, nell'accezione comune, il termine "violenza" è associato al concetto di criminalità: il violento è colui che in qualche modo infrange una legge o un diritto usando in modo sconsiderato la sua forza sia esso individuo o gruppo o folla. Ma è violento anche l’individuo comune quando ogni giorno alla guida della sua auto infrange il codice della strada, o quando impreca contro chi non la pensa come lui. I contrasti sociali oggi sono più che mai acuiti da una crisi economica senza precedenti e portano anche il più pacifico degli individui all’esasperazione, a considerare chi la pensa diversamente un nemico e non un semplice avversario, a radicalizzare le idee e le opinioni, a creare quel muro contro muro che non mi pare storicamente abbia mai portato a nulla di buono. Probabilmente solo un bagno di democrazia può salvarci dal medioevo prossimo venturo, dalla barbarie di una società divorata dall’economia, dalla finanza, dal potere politico che sempre più assomiglia alle antiche baronìe con pochi eletti privilegiati ,altro che “governo del popolo”! La raccolta di firme per il referendum contro il “porcellum” ha registrato in pochi giorni oltre 1.200.000 firmatari, un dato entusiasmante di partecipazione popolare che contrasta con il recente risultato elettorale delle regionali in Molise dove è andato alle urne poco più del 50 per cento degli aventi diritto al voto. Come dire che, se si tratta di eleggere politicanti di mestiere, l’antipolitica la fa da padrone creando assenteismo elettorale, ma se si tratta di cambiare le cose la partecipazione è tanta ed attiva e raggiunge risultati impensabili. Sì, probabilmente è tempo di partecipazione e di democrazia diretta. E, come dicono le nostre donne, “se non ora quando?”