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L'EDUCAZIONE CIVICA DIFETTA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 29/05/2016 alle  18:48:52, nella sezione EDITORIALI,  791 letture)

editoriale fotoGovernare cittadini individualisti e poco educati (quanto al senso civico) quali i siracusani non è difficile. È inutile. Con questa battuta qualcuno ha voluto sintetizzare un certo atteggiamento nei confronti di quello che dovrebbe essere il "bene comune". Pensiamo che i nostri interessi, i nostri diritti e ancora di più qualsiasi nostra azione abbiano la priorità assoluta non solo su quelli di tutti gli altri, ma anche su quelli collettivi. Ogni cosa è lecita e consentita perché niente può e deve limitare e reprimere la nostra libertà individuale: non la legge o i regolamenti, né le multe o le sanzioni. Ci vorrebbe un vigile o un poliziotto per controllare ogni cittadino 24 ore su 24. Ma, in realtà, in una società civile, niente di tutto questo dovrebbe essere necessario perché il rispetto che ognuno di noi deve alla città in cui vive dovrebbe essere naturale e incondizionato. Purtroppo e mai come oggi assistiamo invece a un degrado sempre più preoccupante dei valori elementari su cui si basa la convivenza civile. Senza arrivare a parlare dei fatti drammatici di cui ci informa ogni giorno la cronaca, nel vivere quotidiano ci rendiamo conto che l'educazione, il rispetto per le persone, per le cose, per le tradizioni, per le idee altrui, costituiscono beni sempre più difficili da trovare. Mi riferisco a episodi che in apparenza possono sembrare marginali e trascurabili ma che sono invece emblematici della situazione che abbiamo appena descritto. Sui monumenti più rappresentativi, preziosi beni architettonici che i turisti vengono ad ammirare, non passa giorno senza che non compaiano scritte che li imbrattano e li deturpano. Il sabato sera in Ortigia mandrie di giovinastri (siracusani, mica immigrati) calano dalla periferia o dai paesi della provincia a bivaccare nei luoghi più reconditi, bevendo birre le cui bottiglie verranno lasciate per terra malgrado esistano numerosi contenitori per la spazzatura, mangiando panini e pizze i cui involucri verranno gettati per terra o addirittura lanciati dentro i ruderi dei templi greci, scorrazzando con i motorini nelle aree pedonalizzate, percorrendo in controsenso e a gran velocità le viuzze laterali per sfuggire alle telecamere della ztl. Dietro quelle che superficialmente si potrebbero classificare bravate, e che sono invece veri e propri atti vandalici, si nasconde un disagio più profondo e più grave, una povertà spirituale, una povertà di valori e di ideali che affligge le generazioni più giovani a cui è mancata la cosa più importante: la formazione che avrebbe dovuto renderli persone responsabili e consapevoli. È difficile individuare le responsabilità di questa situazione, né è possibile attribuire a una sola componente sociale la causa di questo disagio. Ma, di certo, è essenziale che la famiglia innanzitutto, la scuola, le associazioni, si riapproprino del loro compito più importante: quello di educare ai valori e alla vita. Insegnare che il rispetto verso le persone e le cose è alla base di ogni rapporto umano, che la strada verso la maturità passa anche attraverso i limiti da rispettare.