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“LA BANANOTTERA” : IL VALORE PEDAGOGICO CHE SALVA GLI UOMINI
di Lucia Corsale (pubblicato il 07/01/2016 alle  20:17:08, nella sezione LIBRI,  2010 letture)

coeprtina libroAmbientata nell’oceano, “La Bananottera” di Maria Lucia Riccioli, scandagliando accuratamente i “fondali” dell’animo umano, costituisce un’iniezione di autostima per i bambini, che temono le differenze considerate a torto debolezze. La favola, pubblicata da Verbavolant e arricchita dalle illustrazioni di Monica Saladino, aborrendo i tradizionali incipit “C’era una volta”, “Un bel giorno” è suddivisa in sbuffi, in luogo dei capitoli. Con un costante riferimento alle sensazioni provate dalle creature marine, autentica trasposizione di quelle umane, “ai pesciolini più piccoli tremavano le branchie”, “i tonni con le pinne paralizzate”, Maria Lucia Riccioli racconta di Nana, una balenottera speciale che, concepita in una notte di luna piena, ha assunto il colore giallo della luna. Un lieto evento salutato con amore da mamma Lena e da papà Fanone, ma che suscita sorrisetti maliziosi e pettegolezzi tra gli abitanti del mare i quali per un poco “non annegavano di chiacchiere”. Inizialmente, Nana non ha vita facile: per la sua particolare tinta non soltanto viene messa in disparte, ma è soprannominata “Bananottera” in riferimento a quella bananiera gialla che un giorno si trova a solcare mare e marosi. Per un caso fortuito, il primo ad avvicinare “La Bananottera” è Fino il delfino, che presto amerà sollazzarsi nel gioco d’acqua creato dallo spruzzo del simpatico cetaceo. Per risolvere una pericolosa situazione, proprio a “La Bananottera” si rivolgeranno, però, un giorno cavallucci marini, stelle, plancton e gli altri pesci.

maria lucia riccioliScritta in un linguaggio semplice e vivace, di cui è esemplificativa la dichiarazione di tonni e acciughe che nel nono buffo al cospetto di una nave grigia si augurano che la stessa non trasporti “ scatolette con dentro i nostri fratelli”, la favola di Maria Lucia Riccioli per l’ambientazione sembra immergerci nella fortunata serie animata statunitense “Sponge Bob”, la spugna allegra e spensierata che ha come amici Squiddi, Patrick e Sandy, nonché la lumaca marina Gaery, il suo capo Mr. Krabs e il rivale in affari di quest’ultimo, Plankton. Restando con i piedi per terra, “La Bananottera” rivela tratti anche de “Il brutto anatroccolo” di Anderson, in cui il lettore assiste alla stupefacente trasformazione del protagonista in un cigno. Ne “La bananottera”, però, a differenza di quanto accade al goffo anatroccolo impiumato di grigio, non si assiste ad alcuna metamorfosi fisica della protagonista, ma ad una crescita interiore degli altri abitanti del mare. E come in ogni favola che si rispetti gli animali, protagonisti de “La bananottera” incarnano virtù e vizi degli uomini. Certamente, non appare alcun leone, simbolo del coraggio, né la volpe con la sua proverbiale furbizia o il lupo incarnazione della prepotenza o, ancora, la pecora che pascola al prato della rassegnazione, ma creature marine:la murena, che, riferendosi al cetaceo, sibila: Forse sua mamma è una bananiera; il barracuda che, piccolo ma aggressivo, rincara:”O forse il suo papà”; il delfino che, cancellando l’ondata di disprezzo montata verso la bananottera, le tende una mano o meglio una pinna. Una carrellata di personaggi in cui compaiono anche gli umani, il capitano Remo e Zeferino. La favola continua… A voi gli sbuffi.