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"ORTIGIA SOTTERRANEA" DA RISCOPRIRE DOMENICA 20 SETTEMBRE
di Redazione (pubblicato il 15/09/2015 alle  15:03:09, nella sezione CULTURA,  1115 letture)

ORTIGIA SOTTERRANEA FOTODomenica 20 Settembre alle ore 10.00 l'associazione culturale "Per la città che vorrei" presieduta da Sergio Pillitteri dà appuntamento a tutti i soci, e non solo, per un'attività aperta a tutti i cittadini, dinanzi l'ingresso degli Ipogei di Siracusa, indirizzata alla scoperta di una "Ortigia sotterranea".

"Un'attività particolarmente interessante", spiega il presidente Sergio Pillitteri, "in quanto andremo alla riscoperta del nostro patrimonio archeologico sotterraneo a Siracusa, accompagnati dal prof. Giancarlo Germanà, docente dell'Accademia di Belle Arti di Catania. Alcuni dei luoghi più suggestivi di Ortigia si trovano al di sotto del piano stradale, nascosti allo sguardo di chi ne percorre velocemente le strade moderne."

Queste ampie cavità sotterrane, di formazione naturale, furono utilizzate in vario modo dall’antichità fino a tempi più recenti. L’ipogeo più esteso si trova sotto la moderna Piazza Duomo ed è costituito da una galleria principale dalla quale partono poi le gallerie minori. Il primo nucleo delle gallerie si riferisce ad un uso più antico come cava. Una delle gallerie secondarie si ricollega alla cisterna situata nel cortile del Palazzo Arcivescovile. Tale cisterna, che fa parte di un complesso idrico voluto dal vescovo Paolo Faraone (1619-1629), ha avuto un ruolo fondamentale per la sopravvivenza dei siracusani poiché serviva a raccogliere le riserve idriche del palazzo vescovile e dell’intera isola di Ortigia.

L’ipogeo di Piazza Duomo rappresenta anche un’importante testimonianza di tristi eventi più recenti. Durante l’ultimo conflitto mondiale, i siracusani trovarono rifugio durante i bombardamenti aerei proprio all’interno di questo ipogeo sotterraneo. In uno altro di questi ambienti sotterranei fu realizzato il bagno ebraico (Miqwé), situato nel cuore della Giudecca, uno dei principali quartieri medievali di Ortigia. Il termine Il Miqwéindica generalmente una “raccolta d’acqua”, come si trova anche nella Genesi, successivamente questo termine è stato usato per indicare un “bagno di purificazione”. Le condizioni necessarie per la realizzazione di un Miqwé erano: la presenza di vasche realizzate secondo misure prestabilite: ognuna deve avere una capienza di 12 – 20 litri, per un totale di almeno 500 litri d’acqua;le vasche devono essere scavate nella roccia e, quindi, fisse e non trasportabili e si devono riempire non artificialmente, ma naturalmente (una sorgente, un fiume o acqua piovana). Il Miqwédi Siracusa, oltre la sua grandezza insolita ed il suo ottimo stato di conservazione, soddisfaceva entrambe queste condizioni. La scoperta di questo luogo è avvenuta durante la ristrutturazione del Palazzo Bianca. Ad esso si accede tramite una scalinata di 52 gradini, che scendono fino ad un livello di 18 m. sotto la strada. Le vasche, disposte a trifoglio, sono coperte da una struttura a volta retta da quattro colonne. In queste vasche si purificavano obbligatoriamente le donne, un settimana dopo la fine del periodo mestruale (il periodo non fertile di un donna era considerato come un momento di peccato), coloro che si convertivano all’ebraismo, come tappa conclusiva ed il vasellame comprato da non credenti, che doveva essere purificato non essendo realizzato secondo i criteri prestabiliti dalle leggi (misure, materiale). Per gli altri la frequentazione del Miqwé era facoltativa. L’immersione avveniva in vasche profonde m. 1,40, che misurano m. 1,20 × m. 1. Il fedele doveva essere completamente nudo, le donne non dovevano portare neanche gioielli o trucco, e si immergeva per tre volte nell’acqua, riemergendo a vita nuova. Il rito era accompagnato dalla recita di benedizioni. Alla base di ciascuna vasca si trovava una piccola conca, che veniva utilizzata per l’espulsione dell’acqua, che non era resa meno pura dalla presenza di fanghiglia. Nel caso del Miqwé di Ortigia ci troviamo di fronte ad un lavoro di intaglio nella roccia. Le volte a botte non hanno nessuna funzione statica. La grandiosità del complesso fa pensare che si tratti di un luogo di rappresentanza, usato dalla comunità di Siracusa, che era una delle più prestigiose. Al suo interno si possono individuare tre vasche principali ed altre due secondarie. Le due vasche secondarie, realizzate in un secondo momento, erano chiuse da cancellate, di cui restano le tracce, e probabilmente erano destinate a personalità importanti. Nell’ambiente ricavato a sinistra della stanza centrale si trova un pozzo greco, il cui collo segue tutto il dislivello fino alla superficie. Questo fu scavato per individuare la falda acquifera, prima della costruzione del Miqwé.

La storia di questi ambienti sotterranei, nascosti nel cuore di Ortigia, è parte integrante di quella della città e la loro riscoperta può donare ai visitatori delle emozioni davvero uniche.