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ETNA COMICS: FACCIA A FACCIA CON RUTGER HAUER
di Luca Raimondi (pubblicato il 02/06/2015 alle  19:50:33, nella sezione CINEMA,  1027 letture)

Lo devo ammettere: nonostante adori i fumetti e siano presenti decine di star della sceneggiatura e del disegno, il mio primo obiettivo, entrando alla Ciminiere di Catania, era la star del cinema Rutger Hauer. Il nome più altisonante delle cinque edizioni di questo sempre più stupefacente “Festival Internazionale del Fumetto e della Cultura Pop” che risponde al nome di Etna Comics. Nel "taglio del nastro" era accanto ad Enzo Bianco e vedendo quella foto mi sembrava di essere tornato davvero in quegli anni delle "estati catanesi" in cui si vedevano per Catania i grandi nomi della musica e della cultura, ché perlomeno quest'aspetto damagogico tipo "panem et circenses" con Bianco non è mai mancato.

hauer 2C'è bisogno che ripercorra le gesta di Rutger? Un nome attivo nel cinema olandese già negli anni ’70 e approdato a Hollywood nel 1981 nello strepitoso film d’azione con Sylvester Stallone “Nighthawks” (“I falchi della notte”), entrando già nella memoria collettiva con uno dei suoi tanti cattivi di culto, il temibile terrorista Wulfgar. Di lì a poco, poi, eccolo nel ruolo della vita: il “replicante” Roy Batty, il cattivo (ma in questo caso con non poche giustificazioni esistenziali, a differenza del “male puro” incarnato nel precedente film) di "Blade Runner", il film di Ridley Scott che ha cambiato i canoni della fantascienza cinematografica pur fallendo al botteghino dell’epoca (rifacendosi soltanto negli anni, man mano che il suo status di “cult movie” cresceva in maniera esponenziale). Un film per me (e per tanti altri della mia generazione) a dir poco fondamentale, come in qualche modo anche i successivi “The Hitcher” e “Ladyhawke” (quest'ultimo inserito nel programma della manifestazione, riproposto in lingua originale). Un film che ha reso Rutger una leggenda, anche se la sua carriera poi ha vissuto fasi alterne, contraddistinta da ruoli sempre più marginali nei film della grande industria e da tantissimi B-movie interpretati per scopi puramente alimentari. Da sottolineare le collaborazioni con tanti registi italiani, alcune felici, in particolare quelle con Ermanno Olmi (due film con il regista bergamasco, tra cui il successo di matrice letteraria “La leggenda del santo bevitore”), altre meno azzeccate (basti citare il triste “Dracula 3D” di un Dario Argento ormai alla frutta).

Alle 12.00 di lunedi 1 giugno era prevista la cosiddetta “masterclass”. E lì purtroppo ho dovuto registrare la parziale delusione del pubblico. Hauer si presenta con un’oretta e passa di ritardo. Dice poche battute, poi si rintana fuori dalla “Sala Etna” perché, anziché spendere parole “live”, preferisce mandare una sua intervista di ben 50 minuti presa da YouTube, dall'audio peraltro pessimo. Mi dicono sia stato proprio lui a impuntarsi per far vedere quell'intervista anziché sottoporsi a una certo più interessante ed emozionante conversazione dal vivo. Con vivo sprezzo del pericolo, mentre il pubblico si sorbisce quell'intervista che avrebbe potuto tranquillamente vedersi anche nel pc di casa, lo vado a importunare. hauer3Per fortuna, sia lui che gli organizzatori sono accondiscendenti e ho la possibilità di scambiare due chiacchiere con lui, ponendogli un paio di domande. Sono reduce da un romanzo ("Tutto quell'amore disperso") che, per spiegare la passione cinematografica del protagonista, utilizza proprio una memoria relativa a “Blade runner”. Un lungo capitolo, il mio, che ricorda con nostalgia certe visioni in un cinema di paese enorme che, di lì a qualche anno, avrebbe subito la decadente parabola del “Cinema Paradiso” di Tornatore: prima i film porno, poi la chiusura. Poiché anche Hauer, dopo la strepitosa decade anni ’80, ha trascorso più tempo a lavorare per film “straight-to-video” che destinati alle sale cinematografiche, gli voglio chiedere proprio un suo punto di vista sulla diminuzione delle sale e sulla conseguente riduzione di spettatori. “I film che vengono distribuiti nelle sale devono sempre rispondere a delle regole, sono sempre più generalisti, devono essere per tutti. Per questo è sempre più difficile trovare bei film al cinema, bisogna semmai appoggiarsi ai festival per trovare delle perle. Indubbiamente internet consente una diffusione pazzesca, perché la vera difficoltà è sempre la distribuzione”. Grande fiducia dunque in Internet, e devo dire che fa un certo effetto ascoltare “Roy Batty” che esprime una certa fiducia nell’avvenire e nel progresso, a differenza del sottoscritto che ancora ricorda con nostalgia la celluloide delle pellicole: sembra lui il più giovane dei due, anche se ogni ruga sul suo volto sembra un canyon, senza il "filtro" di montaggio, fotografia, trucco. Rutger Hauer è qui anche per accompagnare un film italiano in cui appare, “Wax” di Lorenzo Corvino, girato tra Roma e la Costa Azzurra. Inevitabile dunque chiedergli cosa si provi, a livello umano e recitativo, a passare da grandi produzioni (nonostante non sia più un nome di grande richiamo, almeno negli Stai Uniti, negli ultimi anni è apparso comunque in film come “Batman Begins” di Nolan, “Sin City”, “Il rito” con Anthony Hopkins) a film di portata più ridotta. E ancora una volta Rutger esprime un entusiasmo giovanile nel voler abbracciare queste avventure che garantiscono, dice, maggiore libertà. “Hollywood è come un supermercato, anche se ogni tanto provano a girare film un po’ diversi, sono intrappolati in un sistema industriale che non gli consente quella libertà che, invece, hanno i film indipendenti. C’è una vera, benedetta, libertà, specie nei film che vengono distribuiti in modo alternativo, come appunto sfruttando internet, anche se certo le difficoltà non mancano. Ma non manca neanche il divertimento!” Purtroppo ho finito il breve tempo a mia disposizione e questo “giovanotto” di 71 anni dagli occhi azzurri profondi e intensi (che posso osservare a pochi centimetri di distanza) deve andare. Gli chiedo una foto perché, sai caro Rutger, “all those moments will be lost in time like tears in rain”… mi accosto adagio, rispettoso del suo spazio vitale. Con il suo braccio ancora possente mi afferra e mi stringe a sé. Intrappolato da Roy Batty! E neanche Harrison Ford avrebbe potuto divincolarsi…