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EDITORIALE DI OTTOBRE
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 01/10/2011 alle  09:18:19, nella sezione EDITORIALI,  965 letture)

Troppo semplice imputare tutti i nostri guai al “sistema”, alla “globalizzazione”, alla “crisi economica”, alla “bolla speculativa”. Termini che dicono tutto e niente, ma certamente tendono a non affrontare il tema delle responsabilità politiche di una intera classe dirigente di questo paese, di destra e di sinistra, che si è susseguita al potere negli anni senza mai riuscire a progettare un radicale cambiamento delle regole che coniugasse efficienza ed equità. E soprattutto sacrificando sull’altare del consenso elettorale a tutti i costi il futuro delle generazioni a venire. La politica è stata la cicala che ha cantato un’intera stagione e oggi muore di stenti, e lo merita. I cittadini sono ormai esausti, depressi, arrabbiati, saturi di un sistema inaccettabile nel quale lo “Stato” rapina più della metà dei loro guadagni, sia che si parli di lavoratori dipendenti che di imprenditori o professionisti, nel quale il costo del lavoro è diventato talmente proibitivo da non consentire la crescita occupazionale, nel quale i processi durano decine d’anni, nel quale non c’è certezza della pena, dove non ti fidi ad andare all’ospedale perché non sai come ne uscirai, sempre che ci sia il posto letto disponibile, nel quale la burocrazia offende il comune buon senso. Un sistema, cioè uno Stato, in cui si può arrestare un cittadino sulla base di sospetti e fargli fare 18 mesi di carcere preventivo, in cui se sei accusato di un reato ti sbattono in prima pagina e se sei in seguito prosciolto da ogni accusa ti toccheranno due righe in trentesima, in cui la gente non parla più al telefono per paura di essere intercettata, in cui le banche spadroneggiano impedendo l’accesso al credito agli imprenditori e ai cittadini, in cui si preferisce imbottire i cervelli di gossip e di scandali di infimo livello. Questo “sistema” non offre vie d’uscita e non potrà essere sopportato a lungo. Temete la rabbia dei giovani cui è stato estorto il futuro. I tempi sono maturi per una rivoluzione, speriamo democratica e incruenta, ma necessaria.