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TRENITALIA ABBANDONA LA SICILIA. SEMPRE PIÙ ARRETRATE LE INFRASTRUTTURE NELL’ISOLA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 16/02/2015 alle  11:43:09, nella sezione EDITORIALI,  887 letture)

infrastruttureIl rilancio economico, sociale, turistico e occupazionale del territorio del sud est passa inevitabilmente dalle infrastrutture, che sono il nostro principale punto di crisi e costituisce una priorità che va affrontata nel modo più urgente possibile. Il rischio è quello di perdere l’appuntamento con i finanziamenti che esistono e che devono essere sfruttati, cioè i fondi UE – Horizon 2014/2020, che comprendono, oltre allo sviluppo delle opere infrastrutturali, anche la gestione dei rifiuti e delle aree mercatali. La ferrovia è il tallone d’Achille della Sicilia specie ora che è stato annunciato il disimpegno di Trenitalia dal collegamento merci tra la l’isola e il resto d’Italia. Sui fondi europei bisogna voltare pagina; molte risorse 2007/2013 sono rimaste non spese e un’opera strategica come la banda larga, ovvero il futuro della comunicazione, non è stata realizzata. La Sicilia quindi deve darsi una mossa. Deve rivendicare la creazione delle infrastrutture come elemento essenziale per lo sviluppo ed evitare di essere tagliata fuori dal futuro, e innanzitutto deve premere su Trenitalia perché le merci devono viaggiare su ferrovia per arrivare in tempo sui mercati europei. La Regione siciliana non ha mosso dito sull’argomento né ha saputo contrastare le politiche di disimpegno economico che il Governo centrale sta portando avanti in Sicilia. La Sicilia non ha un piano dei trasporti ed è necessario che i cittadini dei territori si impadroniscano del loro destino e si organizzino spontaneamente per il rilancio dell’economia e unendosi e lottando insieme. Nel disimpegno di Trenitalia è coinvolta tutta la Sicilia. Il trasporto delle merci, per la tipologia dei nostri prodotti, soprattutto ortofrutticoli, non può viaggiare verso i mercati del nord e dell’Europa se non con la ferrovia che deve essere anche ben collegata con i porti e gli aeroporti. I mancati investimenti nelle opere pubbliche in Sicilia hanno provocato la perdita di migliaia di posti di lavoro. Per giunta, anche se si dovesse cominciare subito ad operare virtuosamente, i tempi di realizzazione delle opere sono troppo lunghi e su tutto aleggia il sospetto di illegalità e corruzione, fattori sempre presenti, come la storia insegna, nelle cose di Sicilia.