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L’AUTONOMIA SICILIANA: MAI APPLICATA A NOSTRO VANTAGGIO
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 09/02/2015 alle  17:25:36, nella sezione EDITORIALI,  635 letture)

O siamo italiani, e allora avere pari infrastrutture è un nostro preciso diritto, o non lo siamo, e allora non di autonomia, ma di indipendenza a questo punto si deve parlare. Usciamo dall’Unione europea e da tutti i suoi obblighi, niente più direttive e regolamenti, niente più patti di stabilità, niente più obblighi di fusione del nostro mercato nel grande mercato europeo che ci vede per forza soccombenti. Creazione una zona franca di libero scambio al centro del Mediterraneo, e precisamente in Sicilia, questo è il nostro unico possibile futuro. Sulle materie che spettano all’Italia, dalla grande politica estera alle guerre, non possiamo mettere naso. Anche se lo Statuto siciliano – va ricordato – persino su queste materie ci concede un diritto di proposta. Quindi potremmo diremmo la nostra, ma lasciamo fare al Paese di cui facciamo parte. Se l’Italia su queste materie, o su quelle comunque statali, vuole delegare in tutto o in parte le proprie funzioni all’Europa, su quelle, solo su quelle, seguiremo l’Europa anche noi, ma perché in essa vedremmo l’equivalente dello Stato italiano. Su tutte le altre materie, sulle competenze siciliane l’Italia non può delegare materie che non erano di sua competenza alle istituzioni europee. Sulle materie a noi riservate dall’Autonomia del 1946, decidono i siciliani. Oggi subiamo un’economia di rapina. Le nostre risorse, in buona sostanza, sono degli altri, che le comprano a quattro soldi mentre dovrebbero pagarle. Non possono fare a meno delle nostre risorse energetiche né della nostra posizione geografica. E anche dei nostri beni culturali e ambientali. Siamo in una posizione di forza e di monopolio, ma dobbiamo essere al di fuori del raggio d’azione dell’ Europa e della BCE. Tutto questo va fatto per salvare la nostra democrazia e la nostra libertà, anche quella di mercato.