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MORTO DI FREDDO AD AUGUSTA NELL’INDIFFERENZA GENERALE
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 29/01/2015 alle  21:10:02, nella sezione CRONACA,  1023 letture)

calabroAugusta 2015. Sembra impossibile che ancora oggi, nell’indifferenza di tutti e soprattutto delle istituzioni locali e dei servizi sociali ed assistenziali, un uomo, neanche un vecchio barbone, ma un disoccupato di 41 anni, possa morire in una gelida notte di gennaio per “ipotermia”, termine scientifico per dire morto di freddo e di stenti. Eppure è successo e chissà se Barbara D’Urso ne parlerà nei suoi pomeriggi di ordinario orrore. Il cadavere dell’uomo giaceva all’interno della fatiscente ex piscina comunale di Augusta, una struttura sportiva abbandonata e lasciata al degrado, ricettacolo di topi e spazzatura, un vero immondezzaio all’entrata del paese che si incontra appena lasciato l’avveniristico cavalcavia che attraversa il mare di fronte al castello svevo. Stefano Calabrò (nella foto) questo il nome del senza fissa dimora, che, da tempo senza sostentamento, aveva trovato rifugio all’interno dei locali che prima erano adibiti a segreteria dell’impianto sportivo, un manovale disoccupato che per un certo tempo aveva vissuto nel capanno in legno per bird watching delle Saline Regina prospicienti il lungomare Granatello. Aveva qualche problema per il quale era in cura al Sert e aveva più volte lanciato attraverso i media accorate richieste di un aiuto concreto alle istituzioni per poter risollevare almeno in parte la sua esistenza. Senza una casa, senza un lavoro, senza riscontri da chicchessia, si era ridotto a vivere in un giaciglio di fortuna, un’ombra, un invisibile come ce ne sono tanti nelle grandi città, ma ad Augusta, paese in cui si sa tutto di tutti, paese generoso che ha accolto i minori migranti, ebbene qui il fatto fa maggiore impressione, simbolo dei tempi brutti che stiamo vivendo, nei quali la carità cristiana è sempre più un optional e l’indifferenza la fa da padrona, quando addirittura in certa gente non scantoni nella cattiveria senza ripensamenti. E infine segno anche di un vuoto amministrativo che, in un anno e mezzo di commissariamento, ha fatto si che Augusta abbia toccato il fondo in ogni settore; economico, culturale e sociale. Si attende ancora, i cittadini onesti la attendono, una rinascita civile che stenta ad arrivare.