\\ Home page : Articolo : Stampa
SCOMPARE FRANCESCO ROSI, UN GRANDE REGISTA ITALIANO
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 11/01/2015 alle  17:34:31, nella sezione CINEMA,  657 letture)

francesco rosi con raimondo raimondiAlla veneranda età di 92 anni è scomparso uno dei nostri più grandi registi cinematografici, Francesco Rosi, nato a Napoli il 15 novembre 1922 e morto a Roma, dove si era trasferito diversi anni fa. Chi scrive ha avuto il grande privilegio di incontrarlo e intervistarlo a Taormina qualche anno or sono durante un’edizione del Taormina Film Festival. Rosi lavorò a fianco di Luchino Visconti per La terra trema (1948) e Senso (1953), con Aida Valli e, dopo aver sceneggiato Bellissima, del 1951, con Anna Magnani, e il successivo Processo alla città, del 1952, cominciò a diventare sempre più indipendente: dopo le pellicole melodrammatiche (Tormento, del 1950, con Amedeo Nazzari) arrivarono le collaborazioni a opere più importanti, come I vinti (1953), di Michelangelo Antonioni, e Proibito (1954), di Mario Monicelli. Nel 1956 fu coregista, insieme a Vittorio Gassman, di Kean - Genio e sregolatezza. Il 1958 segnò la sua completa emancipazione con il primo lungometraggio che porta la sua firma, La sfida, mentre l'anno successivo diresse Alberto Sordi nel film I magliari, nel quale raccontava la storia di un immigrato che, dalla Germania all'Italia, veniva a contatto con la camorra. Negli anni sessanta diede inizio al filone cinematografico d'inchiesta: Rosi si interessò all'evoluzione della società italiana, nel bene e soprattutto nel male. Puntò i riflettori sulla Sicilia nel suo capolavoro Salvatore Giuliano, del 1962, raccontando la vita del bandito e utilizzando una tecnica innovativa e molto efficace, fatta di flashback non in ordine cronologico. Arrivarono i primi grandi riconoscimenti, dopo gli applausi e la stima dei grandi registi della sua epoca: prima l'Orso d'Argento al Festival di Berlino e poi il Nastro d'Argento come miglior regista. Un anno dopo Rosi lavorò al suo secondo capolavoro Le mani sulla città con Rod Steiger, un'incursione più reale della realtà nell'Italia del boom economico e dei palazzinari, tornando a raccontare la sua Napoli, lo sfruttamento edilizio, la collusione tra malavita e Stato. Un colpo allo stomaco per il cinema italiano: il film per la sua tragica bellezza ottenne il Leone d'Oro al Festival di Venezia e due candidature ai Nastri d'Argento come miglior regista e miglior soggetto (scritto insieme a Raffaele La Capria). A quel punto Rosi entrò a pieno titolo tra i grandi autori italiani e la sua carriera culminò con un David di Donatello ricevuto nel 1965 come miglior regista.