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CHE LA CHIESA PAGHI LE TASSE NON E’ UN SACRILEGIO
di Paolo D'Orio (pubblicato il 15/09/2011 alle  17:34:58, nella sezione CRONACA,  1033 letture)

Che i vescovi pubblichino l’elenco delle loro attività esenti da contributi! Chiedere che la Chiesa paghi le tasse non è sacrilegio: vogliamo solo che la legge sia davvero uguale per tutti. Sarebbe moralmente apprezzabile, oltre che opportuno, se i preti italiani facessero conoscere quel che attiene alla Fede e quel che, invece, ingrossa il portafoglio, pur se “a fin di bene”. A proposito, poi, della “povertà” della Chiesa io sono curioso di conoscere se i vescovi hanno cancellato la vergogna dello I.O.R. (Istituto per le Opere di Religione), l’istituto ecclesiastico più volte coinvolto in scandali finanziari (fra i quali il crack del Banco Ambrosiano nel 1981 o il transito di 108 miliardi di lire in Certificati del Tesoro, scoperto nel 1993 dal giudice Francesco Saverio Borrelli, volto a finanziare illecitamente i partiti tramite la ENI.MONT.). Lo I.O.R. ha un patrimonio, stimato nel 2008, di 5 miliardi di euro; 44.000 sono i conti correnti riservati ad ecclesiastici e una ristretta quantità di enti privati. Rilevanti sono gli investimenti esteri, in prevalenza in titoli di Stato a basso rischio, e gli interessi medi annui oscillano dal 4 al 12%: rendimenti netti, non esistendo tasse nello Stato della Città del Vaticano. “Dite ai preti che voi conoscete Dio più ch’essi tutti non fanno”: così diceva Giuseppe Mazzini negli anni del Risorgimento, a constatazione e contestazione del potere economico e politico del clero in Italia. Io sono cattolico ma anticlericale, perché anticlericalismo non significa offesa alla religione bensì battaglia contro ogni tipo di potere, politico ed economico, oggi come ieri, della Chiesa italiana. Ma ci sono ancora i preti-Preti! Don Andrea Gallo, fondatore della comunità “San Benedetto al Porto” in Genova, intervenendo alla festa dell’Anpi a Toirano (SV) ha detto: “L’emendamento sulla richiesta di contribuzione del Vaticano all’economia del Paese non solo è giusto ma rappresenta anche un’occasione per la Chiesa stessa di recuperare la strada maestra della sobrietà e della vicinanza con gli ultimi”.