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VITTORIO RIBAUDO RESTAURA I SUOI MURALES DI BRUCOLI
di Redazione (pubblicato il 11/10/2014 alle  15:06:31, nella sezione ARTE,  1434 letture)

ribaudoIn questi giorni a Brucoli, ridente borgo marinaro, si può incontrare nuovamente Vittorio Ribaudo, pittore che ha attraversato la storia di Augusta dagli anni 70 ad oggi, le cui opere si trovano dappertutto nella cittadina megarese in collezioni pubbliche e private. Nel 2007 il pittore realizzò oltre quaranta murales nelle vie di Brucoli coinvolgendo i residenti e abbellendo i muri delle case con immagini colorate, per lo più scene di vita quotidiana di pescatori, scorci del castello e dell'Etna, del mare e della baia caratteristica, i cosiddetti fiordi di Brucoli. Da allora questi affreschi sono stati ammirati da migliaia di turisti e hanno contribuito a rivalutare il territorio. Questi murales, però, lasciati da anni senza manutenzione, in balia delle intemperie, della pioggia e del sole, presentano oggi evidenti segni di usura, rischiando di sbiadire e scomparire. Il Comune non ha mai preso l'iniziativa di curarli e restaurarli, anzi non ha neanche riconosciuto il loro valore artistico e decorativo se è vero, come sostiene Ribaudo, che a lui devono ancora essere corrisposti 2000 euro per l’acquisto di volumi regolarmente consegnati e riguardanti la vita del pittore tennista. Così il maestro Ribaudo ha cercato di trovare un aiuto economico privato per il restauro, ma, non avendo ricevuto risposte, trovando tutte le porte chiuse, ha deciso di ripristinare gli affreschi a sue spese, nella speranza di attirare l'attenzione per sensibilizzare gli enti locali a sostenerlo in quest'opera di conservazione. Così in questi giorni lo si può vedere a Brucoli, accinto alla encomiabile impresa di restaurare e valorizzare le sue stesse opere che altrimenti andrebbero perdute. Il tutto gratuitamente, col solo fine di lasciare un segno tangibile della sua presenza, nella speranza che qualcun’altro possa interessarsi alla conservazione delle sue opere anche in futuro, magari quando, tra cento anni gli auguriamo, il maestro Ribaudo non ci sarà più.