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QUALE AUGUSTA VOGLIAMO?
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 29/08/2014 alle  18:31:56, nella sezione EDITORIALI,  812 letture)

guagliardoA volte viene da pensare che i veri nemici di Augusta, bella e ridente cittadina che si affaccia su uno splendido mare e che racchiude in se le vestigia di un passato glorioso, siano i suoi stessi abitanti. Ineducati, poco rispettosi degli spazi comuni, ammiratori sfegatati di chi “si è fatto i soldi” con ogni mezzo spesso illecito, pronti a dir male del proprio paese e dei propri amministratori (votati per anni da loro stessi, espressioni di una democrazia malata e tesi al profitto personale piuttosto che al bene comune). Innesto queste considerazioni in una garbata polemica che su un social network ha contrapposto Marcello Guagliardo (nella foto a sinistra), artista di fama internazionale (meglio conosciuto come Giordani) che ha sempre portato lustro ad Augusta, e Palmiro Prisutto (nella foto sotto), sacerdote ambientalista che ha di recente varato una ennesima iniziativa di sensibilizzazione ricordando i tanti morti per cancro in questa zona dove è presente una grande concentrazione di insediamenti industriali.

Scrive Marcello Guagliardo: “So di andare controcorrente e di tirarmi dietro le ire di molti con il mio commento, ma non posso accettare che tutti i giorni vengano postate notizie negative, funebri, da un prete che dovrebbe darci coraggio, portarci gioia, speranza e preghiere. Invece, volente, o nolente, mi arrivano notizie che mi creano ansia, patemi d'animo, tristezza, depressione, pianto. Con questo non voglio dire di non condividere la battaglia ventennale di Padre Prisutto, anzi. Padre, noi vorremmo che ogni tanto lei scrivesse messaggi di speranza e non sempre e solo tristi necrologi o foto e/o immagini apocalittiche. Faccia un pò di catechesi ed evangelizzazione; questa società ha fame di messaggi positivi che parlino di Gesù, del Suo amore infinito. E poi Padre, non crede che i morti siano tutti uguali? Perché concentrarsi solo con quelli di cancro? Perché il prossimo venerdi non dedica la Messa ai 24 bambini profughi morti e scaricati nel nostro porto? Cosa hanno di diverso questi morti, da quelli da lei scelti?”. Poi aggiunge: “Mi corre l'obbligo, dopo il mio post di ieri, aggiungere che sarebbe buona cosa che il Don oggi facesse come Gesu' (anzi lui è agevolato perché ha a favore i media nazionali.): cacci a calci in culo tutti questi sepolcri imbiancati dal tempio di Dio, coloro che stasera metteranno in bella mostra le loro facce in Chiesa e si batteranno il petto. Li cacci, Padre. Faccia una buona azione. Non si lasci strumentalizzare e non lasci strumentalizzare la Parola di Dio. Porti a tutti noi parole di Speranza, Amore, Pace, Serenità. E basta con il pessimismo! Da lei non me lo aspetto. Papa Francesco sorride sempre. Ha sempre parole di Amore e Speranza per tutti. Lei è la nostra guida spirituale e come tale ha delle responsabilità inderogabili”. Infine: “Chiudo la diatriba aggiungendo un ultima considerazione, visto che sono stato interpellato come musicista a fare qualcosa anch'io per la città. In quale altro modo dovrei mandare un messaggio se non attraverso la musica? La musica parla al mondo e alle generazioni, attraverso il suo linguaggio universale compreso da tutti, in tutte le lingue. La musica è gioia, speranza, aggregazione e condivisione. Unisce gli uomini in un afflato smisurato comune che dovrebbe portare alla pacificazione del mondo, o se non altro alla calma dei cuori. … Nulla c'e' di più caro e di più bello per un artista che regalare un sorriso, un attimo di serenità alla gente. Impagabile sentirsi dire alla fine della serata : "Grazie per avermi fatto dimenticare i miei problemi per qualche ora". Questo è il nostro compito e la soddisfazione più preziosa, E' quello che chiedevo a don Palmiro e non sono stato capito. Volevo una parola, un sorriso, un conforto, una speranza che domani ad Augusta continuerà a brillare il sole. Invece… solo e unicamente l'Apocalisse!”.

prisuttoIl sacerdote Prisutto aveva recentemente inviato la seguente lettera al presidente Napolitano: “Egregio Sig. Presidente, alla luce degli avvenimenti di oggi, 27 agosto 2014, sento il dovere di scriverle questa terza lettera. Alle prime due la S. V. non ha ancora risposto. Non so se la sua Segreteria gliene abbia parlato. La S. V. oggi è andata a Venezia all’inaugurazione del 71° festival del cinema e nel suo discorso ha elogiato il lavoro degli artisti e il prestigio di questo particolare lavoro italiano. (Ha ricordato l'importanza per il nostro Paese della Biennale perché è una istituzione alla quale l'Italia deve molto del suo prestigio nella vita culturale e artistica internazionale). Mentre la S. V. era a Venezia, nella mia parrocchia è venuta una troupe del TG2, alla quale ho rilasciato l’intervista che andrà in onda il 28 agosto 2014 alle 20,30. Che un Presidente della Repubblica partecipi a certi eventi lo giudico giusto e doveroso, ma che lo stesso Presidente negli stessi giorni non prenda in considerazione la richiesta avanzata da una comunità sofferente per i tanti morti di cancro, questo mi lascia alquanto perplesso. Già al suo predecessore Cossiga, nella lettera inviatale per conoscenza due settimane fa, dicevo che un Presidente non può e non deve fare distinzioni di persone in base al reddito o alla notorietà. L’art. 1 della Costituzione non dice che esiste un lavoro di serie A ed un altro di serie B, ma la sua presenza a Venezia sembra confermare proprio questa distinzione, almeno fino a quando la S. V. verrà ad Augusta. Il cinema, molte volte, presenta storie inventate, verosimili, ispirate a fatti accaduti, ma resta sempre un “finzione”. Ad Augusta, invece, la storia è reale, nella sua tragicità. C’è in atto uno sterminio silenzioso di esseri umani. Sono lavoratori italiani che per svolgere il loro onesto lavoro hanno sacrificato la vita nell’anonimato, lontano dalle passerelle dorate del lido di Venezia. Mi ha dato un forte senso di fastidio sentire al telegiornale l’elenco degli attori e delle attrici presenti a Venezia. Noi le abbiamo già inviato un primo elenco dei nostri morti di cancro, ma questo elenco è già stato ricompilato con un numero di nomi ancora maggiore. Egregio Presidente, così come ha trovato il tempo di andare a Venezia credo che abbia anche il dovere di venire ad Augusta per riconoscere ed onorare la memoria delle vittime di questa strage silenziosa. L’Italia non è fatta solo di attori, cantanti, calciatori e atleti è fatta anche di operai, di casalinghe, di studenti; l’Italia è fatta anche di gente comune che ha una dignità pari a quelli a cui i media danno tanta importanza sol perché sono ricchi e famosi”.

In pratica si contrappongono due mondi: quello populista del prete, in linea con i principi del suo sacerdozio, che dal tono della missiva pare non tenere in debito conto l’importanza dell’arte e della cultura come immagine dell’Italia nel mondo, e quello del tenore e musicista che crede che solo “la bellezza ci salverà” e che ravvede in questo spargere ai quattro venti un’immagine di Augusta caratterizzata da connivenze mafiose, aria inquinata, mare sporco, cioè tutte connotazioni negative, un nocumento a qualsivoglia speranza di accreditare il paese ai fini del turismo, abbassando perfino il valore del suo territorio, che pure avrebbe i numeri per progredire. Due visioni contrapposte e, pur rispettando e per certi versi condividendo le iniziative del sacerdote tese a sensibilizzare gli organi di stato sulla terribile problematica, non possiamo esimerci dall’apprezzare la posizione concettuale di Marcello Guagliardo, che opera già ad Augusta nel suo campo, puntando sui giovani talenti, sulla cultura e sull’arte. Perché riteniamo necessario trattenere le giovani leve sul territorio, facendo loro intravvedere un mondo migliore possibile, qui ed ora, e non farle fuggire sottolineando i pericoli che incombono sulla loro salute. Ma ognuno scelga la sua strada, purché si sia in buona fede e si lavori per il bene comune e per un futuro migliore.