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LA SICILIA ALLA SBARRA: RISCHIO DEFAULT
di Redazione (pubblicato il 24/08/2013 alle  15:35:54, nella sezione CRONACA,  1121 letture)

siciliaLa Regione Siciliana è praticamente fallita, in default, come si suol dire con termine radical chic. Un fallimento che non può essere dichiarato perché farebbe schizzare in alto lo spread dell’Italia. Di fatto mancano i fondi per interi settori dell’amministrazione regionale: precari degli enti locali, forestali, precari della Regione, precari dell’Esa e dei Consorzi di Bonifica, precari degli Ato rifiuti, precari della sanità, e via dicendo. I Comuni sono in rosso e il Governo regionale ha tagliato non solo i fondi per pagare i presidenti, gli assessori e i Consigli provinciali, ma anche i fondi per pagare i dipendenti delle stesse Province e i dipendenti delle società e degli enti collegati alle Province. Il risultato è che i dipendenti delle nove Province non sanno che fine faranno e non sanno nemmeno se riusciranno a mantenere il proprio posto di lavoro. E’ la stessa fine, grosso modo, che faranno i dipendenti di quei Comuni che la riforma annunciata prevede di abolire, cioè i Comuni con meno di 5 mila abitanti. A settembre rischiano di perdere il lavoro gli insegnanti precari delle scuole provinciali e i 1850 dipendenti degli Sportelli multifunzionali (ai quali, nella migliore delle ipotesi, si prospetta il passaggio da un contratto normale a un contratto precario), gli infermieri precari degli ospedali pubblici siciliani e i dipendenti dei Laboratori di analisi cui non verrà rinnovata la convenzione. Il prelievo che lo Stato farà l’anno prossimo in nome del fiscal compact verrà attuato sull’unica entrata certa della regione siciliana: le tasse e le imposte pagate dagli stessi siciliani. Quindi, tra settembre e gennaio del prossimo anno, circa 100 mila lavoratori saranno a rischio, di conseguenza la Sicilia subirà un’ulteriore contrazione dei consumi con una perdita ulteriore di posti di lavoro. Per di più a fronte di una riduzione drammatica della domanda al consumo, Regione e Comuni aumentano la pressione fiscale sui cittadini, aumentando la tassa sui rifiuti e aumentando di fatto l’onere farmaceutico con la riduzione delle fasce di esenzione. Di contro in Sicilia i fondi europei non si spendono e gli unici investimenti sono rappresentati dai cantieri scuola, mentre non è ancora partita la legge sul microcredito, che nelle intenzioni doveva dare ossigeno alle imprese creando pochi ma duraturi posti di lavoro.

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