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INTERVISTA A CLAUDIO VOLPE, AUTORE DI "STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE"
di Gordiano Lupi (pubblicato il 10/04/2013 alle  18:55:59, nella sezione LIBRI,  1078 letture)

Claudio Volpe conferma le promesse con il suo secondo romanzo in uscita per la dinamica realtà delle Edizioni Anordest, dopo aver stupito la critica e aver ottenuto un buon successo di vendite con Il vuoto intorno (Il Foglio Letterario, quindi Anordest in seconda edizione). Claudio Volpe viene presentato per il secondo anno consecutivo al Premio Strega, con un altro romanzo corale che scava nel dolore, approfondisce le esistenze dei vinti, degli sconfitti, degli esclusi. “Stringimi prima che arrivi la notte è una storia di profondo dolore umano e di approfondita e acuta analisi introspettiva”, scrive Dacia Maraini, che ha creduto fin da subito nelle potenzialità del ventitreenne autore di Pontinia. Claudio Volpe racconta una storia complessa che analizza diverse esistenze, unite dal filo conduttore della sconfitta e del dolore, utilizzando tanto di quel materiale da poter scrivere quattro romanzi. La sovrabbondanza narrativa era una caratteristica anche de Il vuoto intorno, così come lo stile poetico, il lirismo letterario, la ricerca della frase a effetto sono una costante nell’opera del giovane autore. I vinti di verghiana memoria, protagonisti di un melodramma contemporaneo che ricorda il cinema di Luchino Visconti, sono una figlia adottiva innamorata di un padre debole e una madre medico in cerca di identità. Il romanzo affronta il dramma dell’anoressia con crudo realismo, ci porta nel mondo di Ana, alla scoperta di siti Internet dove si convincono le persone che mangiare è il male, che il cibo è da evitare, che il solo scopo della vita è dimagrire. Volpe analizza il rapporto di coppia, il dramma di una donna che non può avere figli, il tradimento nonostante l’amore, la difficoltà di cercare il proprio scopo nella vita. Il personaggio della moglie cardiochirurgo è caratterizzato da alcune liriche che la donna scrive nei momenti di abbandono, brevi poesie che non conserva, ma lascia cadere lungo le strade della vita. Una delle pagine più belle del romanzo - che presenta sequenze di pura poesia - è la commovente descrizione della morte di una piccola paziente davanti a una costernata dottoressa impossibilitata a salvarla. Un altro momento importante sono le memoria della guerra in Afghanistan ricostruite attraverso le lettere della protagonista. La dottoressa decide di andare a fare il medico in trincea per dimenticare il tradimento e per sentirsi finalmente utile a qualcuno. Non c’è realismo in queste pagine, ed è normale, perché l’autore non voleva fare un reportage bellico, ma continuare con lo stile poetico che caratterizza la narrazione.

Abbiamo incontrato Claudio Volpe per rivolgere alcune domande.

Perché una nuova storia di dolore?

Credo che il dolore sia presente nella vita di ognuno di noi, permea il nostro pensiero, la nostra esistenza, ed è al contempo ciò che più ci forma. Indagare tra le pieghe del dolore umano è ciò che più mi interessa perché mi permette di percepire e comprendere meglio oltre che me stesso e gli altri, anche il modo attraverso il quale le parole e la scrittura possono salvare e salvarci. in alcuni Paesi esistono forme di psicoterapia che si fanno mediante la letteratura, leggendo e confrontandosi con la realtà scritta dagli autori. Perché scrivere significa evidenziare diverse modalità di esistenza, permette di scoprire nuove frontiere e soprattutto di non sentirsi soli.

Stringimi prima che arrivi la notte può dirsi un romanzo morale? La tua scrittura vuol dare dei messaggi?

 Non credo che possa definirsi un romanzo morale, almeno spero che non venga inteso come tale. Credo che la scrittura non debba fornire o indicare forme di morale o di etica ma permettere di comprendere tutte quelle esistenti in una dimensione aperta al confronto e alla conoscenza dell’altro e di sé in relazione all’altro. Naturalmente la mia scrittura vuole dare dei messaggi ma non vuole avere la presunzione di obbligare al pensiero unico. Si tratta più che altro di una forma di fede verso gli uomini, una preghiera rivolta all’umanità affinché essa comprenda l’importanza della sua poliedrica ricchezza e si smetta di guardare il mondo dai confini ristretti del proprio “orticello” per comprendere come in realtà la vita e la realtà siano molto più complesse di quanto si possa pensare. La bellezza sta tutta qui: nell'amare la libertà di essere diversi l'uno dall'altro, di essere se stessi a sempre in un'ottica di condivisione e arricchimento reciproco.

Quanto è importante la lirica nella tua narrativa?

Per me la lirica è fondamentale, la vita di ognuno dovrebbe essere intrisa di lirismo, di poesia perché, amo ricordare, poesie in greco significa FARE nel senso materiale di costruire. Spero che la mia scrittura possa essere intesa come un costruire materiale, un incidere diretto sulle cose e sul mondo. Amo il lirismo anche nella prosa, adoro una scrittura che sia una cavalcata, una corda, un concerto di musicalità diverse. La scrittura che più mi emoziona è quella densa, violenta, contundente, quella scrittura che sembra essere fatta di materia, avere un corpo ed essere tangibile.

Ami raccontare le storie dei perdenti. Ti senti dalla parte degli ultimi?

Mi sento una persona normale come tante, uno che prova a fare lo scrittore e a raccontare quegli angoli di umanità disprezzata, derisa, umiliata. Scrivo contro la presunzione dei potenti. Scrivo per la bellezza degli uomini comuni.

Facendo i debiti scongiuri, qual è il tuo pronostico per lo Strega?

Non credo di riuscire ad essere selezionato nella rosa dei dodici finalisti. Spero solo che il mio romanzo venga letto con attenzione ed eventualmente scartato perché inferiore ad altri romanzi presentati al Premio. In ogni caso la mia soddisfazione è quella di essere stato presentato da critici letterari e scrittori come Minore e Milanese. A me interessa scrivere e comunicare. Poi quello che verrà verrà.

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