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LE “ASSENZE” DI SANDRA RIZZA ALLA GALLERIA NOT’ART DI SIRACUSA
di Raimondo Raimondi (pubblicato il 08/10/2012 alle  14:56:28, nella sezione ARTE,  1401 letture)

Presentata da Giorgia Romano la mostra “The Vacuum” della pittrice siracusana Sandra Rizza. Nata a Siracusa, città dove vive e lavora, la Rizza si avvicina alla pittura già in tenera età, a 14 anni si iscrive all'Istituto Statale d'Arte di Siracusa dove subito si impone per la sua originalità rispetto alle tendenze. Ha frequentato poi l'Accademia di Belle Arti di Catania, sezione scenografia, nell'anno 1983 e l'Accademia di Belle Arti "Mario Minniti" a Siracusa. Ha partecipato a numerosi concorsi di pittura vincendo anche molti premi. Dal 2008 si reca frequentemente a Roma per approfondire la sua sperimentazione artistica. Qui incontra i fotografi Claudio Abate e Stefano Esposito con i quali lavora e instaura rapporti d’amicizia. Sandra Rizza sperimenta e recupera i mezzi espressivi del fare arte con supporti spesso tradizionali, ma si avvale anche di installazioni utilizzando diversi materiali dislocati liberamente nello spazio espositivo. Queste ultime opere esposte alla Not’Art in piazza S. Giuseppe ribadiscono ancor più il senso della tematica dell’artista. Quel vuoto, quell’assenza – che è anche essenza – della femmina protagonista attraverso oggetti, le scarpe soprattutto e le scatole vuote, che la rappresentano in una magica atmosfera di erotismo rarefatto, sospeso in una indeterminatezza di tempo e di spazio che il fruitore di queste opere d’arte respira, rimanendone affascinato e stupito. Ha scritto Giorgia Romano: “Tra spazi urbani indefiniti, figure femminili frammentate, maglie più o meno fitte di trame e orditi da cui traspare un problematico senso dell’'esistenza, la voce dell’artista alla continua ricerca di una soluzione, dì punti fermi dai quali procedere per una nuova possibile ricostruzione, per un nuovo possibile equilibrio. Gli spazi senza volto rappresentati da Sandra Rizza lasciano percepire quanto gli esseri umani, attraverso azioni e interventi radicali, abbiano cambiato nel tempo - e continuino a modificare inesorabilmente - lo stato naturale delle cose, la dimensione primigenia. Luoghi senza identità capaci di suscitare precarie oscillanti sensazioni. Luoghi senza storia, forse senz'anima, che affidano al senso d'instabilità emozioni anch'esse costantemente in bilico. Stereotipa immagine della modernità di un non luogo opprimente. Paesaggi umani inconsistenti avvolti da silenzio temibile. Frammenti di figure femminili costrette, sospese, intrappolate parlano di un difficile rapporto tra donna, spazio, vuoto (vortice turbolento e ingordo capace di radere al suolo). Involucri svuotati anch'essi, gli uni sugli altri, gli uni accanto agli altri, accalcati come chicchi di melagrana, indicano la loro assenza più che la loro presenza. Alveare privo d'api e miele. Brandello di una frenetica metropoli universale senza voce né udito. Urgente precarietà di fragili apparizioni la cui sospensione nel vuoto contribuisce a sublimare la visione proiettandola altrove: le scarpe sospese a mezz'aria riassumono l'essenza del messaggio. L'artista tenta di stabilire un punto d'incontro nel quale possa convergere ogni forza nuova, ogni energia positiva e di indicare un percorso che si allontani dall'appannarsi dell'avvenire e dal meccanico funzionamento dei ruoli in cui l'individuo consuma tutto il suo senso. Credo che le opere di Sandra Rizza vogliano evidenziare e mettere in discussione una profonda e, purtroppo, indiscussa convinzione: quella di trovarsi nell'unica realtà possibile, nel solo mondo possibile, in cui ad ognuno anche i pensieri, le azioni, i desideri, appaiono come i soli possibili. A noi il compito di ricadere nella calda profondità di un ritmo umano.”

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