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LE "CONTAMINAZIONI" DEL TRIO CALLIOPE: INTERVISTA A CRISTINA GIANINO
di Barbara Becheroni (pubblicato il 01/06/2012 alle  14:22:15, nella sezione CULTURA,  1697 letture)

Chi ha avuto la fortuna di assistere allo spettacolo del Trio Calliope (nella foto) presso l’Istituto Musicale Privitera il 27 maggio, oltre ad essere rimasto colpito dalla bellezza di musica, canti e testi, deve di sicuro essersi chiesto come è nato uno spettacolo così cangiante e fuori dall’ordinario. Per soddisfare la curiosità, ne abbiamo parlato con una delle interpreti, Cristina Gianino, pianista di grande talento, giovane e simpatica.

Come nasce il Trio Calliope?

Si tratta di una formazione piuttosto insolita, che vede insieme un’attrice, Rita Abela, una soprano, Rita Patania e una pianista. Il Trio Calliope è venuto al mondo diciamo per caso. Circa quattro anni fa ho conosciuto Rita Patania e siamo diventate amiche, oltre ad aver fatto dei lavori insieme. L’idea del trio e di uno spettacolo basato sulla “contaminazione” tra varie specialità è venuto in mente a lei, che già conosceva Rita Abela. Così è nato il Trio Calliope, dove tre donne artiste si cimentano nelle proprie specialità dedicandosi a lavori che abbiano a che fare con l’universo femminile. Non a caso il nostro primo spettacolo si è svolto in concomitanza della ricorrenza dell’otto marzo, nel 2010 a Floridia.

Scegliete voi il materiale per un determinato spettacolo?

La scelta di tutto il materiale che presentiamo nei nostri spettacoli dipende esclusivamente da noi. Facciamo un collage di lavori di vario tipo. Ed è sorprendente rendersi conto ogni volta di quanto l’accostamento tra musica e parola riesca a migliorare entrambe. La musica illumina il testo e viceversa. Perché il canto nasce insieme alla musica, un testo di teatro invece no. Eppure mi rendo conto che seguire con i miei brani la voce di Rita Abela, anche se non è facile adattare la musica ai tempi della recitazione, dà vita a qualcosa di unico e irripetibile.

Parliamo di “contaminazione”.

Cominciamo col dire che circa da un secolo a questa parte, la “contaminazione” riesce a dare, quasi sempre, ottimi risultati. Il jazz che contamina la musica classica, per esempio, musica popolare e lirica, insomma, si inventa di meno e cambia il modo di proporre quello che si è già ascoltato e sentito da molto tempo. La nostra formula, in particolare, unisce la musica e il canto al testo di teatro. Mescoliamo brani e testi di epoche diverse, che siano però unite da un filo conduttore. Cosa che richiede, naturalmente, competenze musicali, canore e teatrali. Dietro uno spettacolo come quello di domenica c’è davvero tanto lavoro, sia di ricerca che di tecnica.

Qual è il filo conduttore dello spettacolo di domenica?

Ci siamo collegate alle tragedie classiche in scena quest’anno. In particolare le Baccanti, di cui abbiamo presentato un brano del coro su un tango di Astor Piazzolla, Michelangelo ’70, con un risultato incredibile, sembrava di essere dentro a un vortice di musica capace di strapparti dalla realtà. Poi vari monologhi femminili di tante tragedie: Medea, Elena (da Le Troiane), Antigone, per citarne alcuni, accostati a brani musicali come Sposa son disprezzata di Vivaldi e tanti altri che non riferisco per motivi di spazio. Il comune denominatore era che non appartenessero al periodo Romantico, perché, secondo noi, lo spirito non combaciava con quello dei testi teatrali proposti. Così siamo arrivate fino a Mozart per poi saltare direttamente agli autori del novecento, con un risultato che ci è parso ideale: musiche pulite, perfette nei pre-romantici e tormentate nel ’900.

Infine raccontaci qualcosa di te.

Ho cominciato a studiare il pianoforte a dieci anni, in casa lo suonavano sia mia mamma che mia zia, quindi per me è stato naturale. L’incontro che mi ha veramente cambiato la vita è stato quello con Agatella Catania, grande maestra di tecnica e interpretazione, che mi ha dato la scrittura per poter affrontare le musiche più diverse, mi ha dato tantissimo. Ora suono, oltre che con il Trio Calliope, anche con l’AM TRIO da circa sei anni, composto, oltre che dal pianoforte, da un violino e un clarinetto e interpretiamo musiche del novecento e contemporanea. Poi collaboro con l’orchestra siracusana diretta dal maestro Michele Pupillo, in cui ho curato come maestro collaboratore la preparazione del coro e dei cantanti nella Tosca e nella Cavalleria Rusticana, oltre a suonare. Insegno pianoforte a Siracusa, Floridia e Melilli.

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