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LA CRISI GRECA VISTA DA VICINO. INTERVISTA A PAOLO DANIELE SCIRPO, UN SIRACUSANO AD ATENE
di Redazione (pubblicato il 28/05/2012 alle  11:24:52, nella sezione COSTUME E ATTUALITA',  2043 letture)

paolo daniel scirpoLa Grecia è tornata suo malgrado al centro dell’attenzione europea e mondiale per la sua spiacevole posizione nella più generale crisi mondiale dell’economia. Per tastare il polso della situazione, ci siamo rivolti ad un giovane archeologo e scrittore siracusano, Paolo Daniele Scirpo (nelle foto), che, dopo la laurea in Lettere Classiche ottenuta all’Università di Catania, si è trasferito ad Atene, dove risiede da ben 11 anni e dove ha conseguito il dottorato di ricerca in Archeologia Classica discutendo una tesi sui "culti rodio-cretesi a Gela e Akragas in età arcaica".

Innanzitutto, quali sono i motivi che hanno spinto un siracusano a trasferirsi ad Atene?

Ho origini greche da parte di madre. E grazie a lei, ho toccato per la prima volta il suolo ellenico durante il mio primo viaggio fuori dalla Sicilia, ad undici mesi, per essere presentato ufficialmente alla sua parentela. Crescendo, ho appreso grazie a mia nonna la lingua greca (la dimotikì) e dopo il liceo classico (ovviamente nella sede storica in via Gargallo ad Ortigia) mi sono definitivamente dedicato allo studio della antichità classica. Quando presi la decisione di trasferirmi ad Atene per motivi di studio, sapevo benissimo che avrei lasciato una realtà a me familiare per un’altra altrettanto familiare. Conseguita la laurea a Catania in lettere classiche, decisi di realizzare il mio progetto di vita, e mi inscrissi al dottorato di ricerca presso l’Università Nazionale Kapodistriana di Atene (il più antico ed importante ateneo ellenico, n.d.r.) per tentare la scalata al difficile traguardo del mondo accademico. Ho avuto molte soddisfazioni da allora. Ho partecipato a convegni (ne ho organizzato anche nella mia Siracusa dedicato ad Archimede), partecipato a scavi e, sebbene la Sicilia e Siracusa in particolare mi mancassero, ho sempre mantenuto i contatti fra le due sponde del mar Ionio. La mia permanenza mi ha permesso di conoscere bene la società e la mentalità ateniese (e greca in generale) che non si discosta poi molto da quella di una comunissima società siciliana.

Come era la vita prima della crisi e com’è ora?

Vivendo qui fin dal 2001, posso dire di aver visto tutta la parabola ascendente e ahimé discendente del “secondo miracolo” greco. In effetti, con l’ingresso nell’Euro, l’economia greca s’è ringalluzzita e sebbene, a mio avviso, si siano fatte delle scelte che si sono rivelate sbagliate (come quella per esempio, del progressivo abbandono della produzione agricola), il paese è sembrato in netta crescita. Le banche elleniche avevano cominciato a diffondersi nei Balcani col risultato di uno sviluppo della alta borghesia….

E poi?

E poi… ci si è accorti che ancora una volta s’era commessa hybris. I conti pubblici sempre più in rosso sono diventati un geloso segreto da custodire e mascherare. La politica del carpe diem ha prevalso e si è iniettata a dosi massicce nella coscienza collettiva. Le industrie (quelle poche rimaste) si sono trasferite all’estero (soprattutto Bulgaria e FYROM), la produzione agricola s’è ridotta ed ha subito la concorrenza di altri prodotti similari stranieri (soprattutto cinesi) ma a basso costo. Il terziario per anni è stato lo sfogo collettivo che ha retto il peso della produzione ma in un paese non produttore, commerciare il nulla è peccato… I Greci sono degli ottimi commercianti ma hanno smesso di produrre quasi tutto, preferiscono piazzare prodotti cinesi o italiani (con le dovute differenze di prezzo), comprare auto giapponesi o tedesche che rafforzare o meglio rifondare una industrializzazione manifatturiera che possa dare lavoro a qualcuno. Il turismo è la sua corazzata, il suo immenso patrimonio culturale (archeologico e monumentale), il suo asso nella manica. Alle spiagge dorate di Mikonos ed ai boschi incantati della Macedonia, quasi tutti i paesi del Mediterraneo (Sicilia in primis) potrebbero ribattere con altrettanti posti incantevoli ma alla magia del passato, il fascino di un orgogliosa appartenenza ad una civiltà, fondante e fondatrice come quella ellenica, ben pochi avrebbero la possibilità di vantarsene.

Cosa pensa la gente dell’Europa?

La Grecia ha abbracciato da subito l’idea di Europa unita, un’Europa di popoli e culture diverse certo ma tutte con delle radici profonde nel mondo classico del quale la Grecia si sente a ragione la legittima erede e custode. È altresì vero che certe ferite antiche e recenti fanno ancora male nella coscienza collettiva ellenica, che in momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo) demonizza l’Europa, rea di averla abbandonata a se stessa ed alla sorte avversa. Spesso nei mass media, si utilizza il termine di “Europei” in senso dispregiativo, intendendovi il “diverso”, il non Greco, dimenticando che anche la Grecia è Europa, ma senza giungere al livello di un termine quale “barbaro” così come lo intendevano gli antichi.

Esistono ancora delle ideologie?

Nel paese dove è nata (e direi anche morta) la vera democrazia, è assurdo pensare che le ideologie sia di destra che di sinistra siano sparite, anzi. Quasi anacronisticamente, qui esistono ancora sia un Partito Comunista (di stampo marxista-leninista) che ha da sempre una buona rappresentanza parlamentare che un “movimento” di estrema destra («Alba d’Oro») che si inspira ai dettami del "Mein Kampf" in salsa balcanica.

La classe politica è adeguata?

A questa domanda rispondo senza esitazione: NO. È questo il motivo principale per cui è toccato alla Grecia essere ora il bersaglio ed al contempo il capro espiatorio di un crimine commesso in alto loco. Dalla fine della dittatura militare dei colonnelli nel 1974, con una nuova costituzione più democratica, la Grecia si affaccia al mondo con un nuovo volto pulito, fatto di speranza e voglia di fare. Fu così creata la Repubblica “dinastica”, dove i protagonisti quasi indiscussi furono i membri di due famiglie: Papandrèu e Karamanlìs. Alternandosi al governo, i loro due partiti, di sinistra, il «Movimento Socialista Panellenico (PA.SO.K.) e di destra Nuova Democrazia (N.D.) hanno accompagnato la nazione verso mete importanti ma si sono altresì rese complici di un patto tacito di impunità reciproca. La corruzione è così divenuta la moneta corrente, più della gloriosa dracma e del neonato euro, e in nome della suddivisione del potere, ci si è semplicemente scordati dell’interesse del paese. Certo anche i partiti di “opposizione” hanno fatto la loro parte, soprattutto a livello delle amministrazioni locali.

Si riscontrano ancora i valori umani che hanno reso viva la nozione di "humanitas"?

Per fortuna, l’immagine oscura che ho evidenziato è comunque alleggerita dalla presenza ancora di una parte sana della società ellenica. C’è in effetti, una voglia di cambiamento, soprattutto nelle nuove generazioni, e soprattutto tra i giovani che hanno avuto la fortuna di viaggiare e di conoscere altre realtà. Si vorrebbe importare (e non, ahimè, creare) un modello di sviluppo delle coscienze (oltre che dell’economia), basandosi sul rispetto del bene collettivo che è l’ambiente. Così si spiega come, nel giro di poco tempo, sia cresciuto il movimento ambientalista che cerca di attenuare le gravi offese che sono state arrecate negli anni passati alla fauna e alla flora locale.

Dal punto di vista lavorativo, cosa è cambiato?

È cambiato molto ed in peggio purtroppo. La disoccupazione è salita alle stelle soprattutto per le categorie dei giovani (18-35 anni) e l’emigrazione all’estero (Australia, USA, Germania) non è più un’opzione scartata a cuor leggero. Il settore privato già di per sé in crisi per la mancanza di investimenti, ha ridotto al limite il suo potere di assorbire il numero elevato di disoccupati che nel settore pubblico, antico sogno ormai proibito, non hanno speranza di accesso. Nel periodo che ho battezzato “Repubblica dinastica”, si è creato il falso mito del posto fisso nel settore pubblico e con quell’obiettivo le famiglie hanno speso tutte le loro energie per raggiungerlo con ogni mezzo, anche illegale. Qui i dipendenti pubblici fino a ieri avevano dei privilegi fiscali ed economici non indifferenti. Persino la categoria degli studenti (alla quale appartenevo anch’io) è tutelata dallo Stato ed ha forti agevolazioni che in Italia, ad esempio, i loro colleghi si sognano.

E nel tuo campo, l’Università?

Due dati importanti: innanzitutto, nella costituzione greca è stabilito che l’educazione è un bene pubblico e soprattutto gratuito, fornito dallo Stato senza alcun tipo di compartecipazione economica da parte del cittadino. Purtroppo la realtà differisce dalla meravigliosa teoria esposta nell’articolo, perché fiorisce (almeno fino a ieri) la para-educazione, ovvero un sistema di istruzione di supporto che invece, sostituisce (a pagamento) quello privato (gratuito) spesso incapace di assolvere al suo compito. È chiaro che l’Università, quale ultimo stadio della formazione, qui in Grecia è solamente pubblica e, come tale, soffre di tutti i malanni avuti in eredità dalle fasi precedenti (scuola elementare, medie e superiori). Certo ci sono delle piacevole eccezioni, dei punti di eccellenza, ma sono delle mosche bianche. Un'altra cancrena dell’Università è la sua politicizzazione. Gli studenti universitari sono il bacino di utenza preferito dai partiti che hanno delle rispettive sezioni giovanili ospitate con uffici propri all’interno delle facoltà. Questo di recente si è tentato di limitarlo ma senza grandi risultati. Il diritto sancito dalla nuova costituzione post-dittatura dell’«asilo» all’interno delle strutture universitarie è stato abusato fino all’inverosimile. Criminali e truffatori, anarchici e terroristi, sbandati e tossicodipendenti, hanno tutti trovato un rifugio all’interno della cittadella Universitaria a Zografou (demos di Atene dove si trovano la maggior parte delle facoltà) e del Politecnico (lì dove è iniziata la rivolta del 1974, in pieno centro, a pochi passi da piazza Omonia), senza che le forze dell’ordine potessero intervenire. Io stesso alcuni anni fa, sono stato vittima di un furto e non ho potuto denunciarlo perché il fatto era avvenuto alla mensa universitaria.

Il risultato delle recenti elezioni francesi è stato accolto con gioia o timore?

Con speranza, direi. Perché è sembrato un segnale di solidarietà da parte del popolo francese verso la Grecia. Un modo di avvisare la Merkel (e tutto il blocco di interessi dietro di lei) che l’austerity senza finanziamenti per lo sviluppo non basta a salvare la baracca.

Non si rischia di ignorare le responsabilità elleniche?

Ovviamente non si possono negare. Il popolo greco deve fare certo la sua parte, ovvero tante (ma ritengo giuste) riforme strutturali per eliminare tutti i difetti legislativi che hanno permesso il naufragio della sua economia. Il problema è che vengono richieste ex abrupto e tutte assieme. Faccio un esempio banale. Fino a pochi anni fa non esisteva nemmeno un catasto nazionale (edilizio e fondiario), quindi non erano tassati (o solo in parte) i patrimoni della maggior parte dei cittadini che dichiarava solo il minimo indispensabile. Il sistema sanitario, complesso e intricato, è stato uno dei maggiori grattacapi per i vari ministri, che hanno dovuto far fronte agli interessi della classe medica, dei farmacisti, delle industrie farmaceutiche e ovviamente quella dei pazienti.

Le elezioni del 6 Maggio cosa hanno indicato?

La ovvia delusione e sfiducia della gente verso la politica tradizionale e verso i due partiti (PASOK e ND) in particolare, data che l’astensionismo ha toccato la punta del 37%. Poi, per quei responsabili che sono andati a votare, è chiara la richiesta di un cambio di rotta.

Cosa dobbiamo aspettarci allora dalle prossime elezioni del 17 Giugno?

Una risposta chiara del popolo greco alla fatidica domanda: siamo Europa (e come tale dobbiamo fare la nostra parte nella costruzione di un’identità sovrannazionale) oppure no, non vogliamo esserlo?

L’Europa può vivere senza la Grecia?

No. Sarebbe un corpo senza anima. Sarebbe il fallimento dell’idea stessa d’Europa. La Grecia, d'altro canto, a sua volta non può vivere senza l’Europa. Solo come parte integrante dell’UE la Grecia avrebbe un futuro migliore ad attenderla, un ombrello sotto il quale difendersi…

Qual è la percezione che i greci hanno dell’Italia e della Sicilia in particolare?

Strano a dirsi ma il rapporto di malcelato amore e gelosia fra le due sponde dello Ionio, non ha ancora intaccato l’immagine tristemente nota della nostra Sicilia nella mente del cittadino medio greco. Se è vero che la classe intellettuale conosce ed apprezza la bellezza della nostra isola, la maggior parte invece ci accosta maldestramente al resto d’Italia….

Ti chiedono spesso perché non sei rimasto in Italia?

Sempre. Molti credono sia una sorta di paradiso, una visione certo formata dalla falsa immagine di splendore economico macchiato appena da qualche inconveniente come la presenza della chiesa cattolica e dalle stragi di mafia.

Quale futuro vedi per la Grecia?

Un futuro fatto di lacrime e sangue ma con una meta sempre sognata e mai raggiunta: la maturità di una nazione che è rinata in mondo dove gli ideali da lei fondati sono in parte cambiati, una nazione che, senza nessuna guida, s’è comunque data una rotta.

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